Browsing "COLLABORATORI E SOSTENITORI DEL DINANIMISMO"

Improbabili similitudini: “Fleboclisi” di Zairo Ferrante

FLEBOCLISI

medicina-online-fleboclisi-terapia-endovenosac2a0terapia-e-v-fleboc2a0in-inglesec2a0intravenous-therapy-iv-etimologia-procedura-significato-vena-nutrizione-parenterale-sangue-arteria-catetereSuona meglio come flebo

il senso e il verso son gli stessi.

S’attacca addosso e con il sangue

scorre, passa,

scivola sul cuore, tra le ossa.

A volte calma a volte cura

è l’amore.

Lenta scorre e si consuma

così è un po’ la vita.

*Inedito di Zairo Ferrante – © 2020 tutti i diritti riservati –

**Immagine liberamente tratta da: https://medicinaonline.co/2018/03/29/fleboclisi-terapia-endovenosa-significato-procedura-rischi/

Il dinanimismo presenta: Sara Comuzzo “Dove i clown vanno quando sono tristi” (Bré Edizioni)

Nel 2009, all’interno del 1° manifesto del Dinanimismo, scrivevo: – Sempre più gente si allontana o evita di avvicinarsi a questa forma “Innata d’Arte” (ndr. la Poesia) e sempre più “Dotti” cercano di spacciare la Poesia come un qualcosa di non accessibile a tutti. Signori miei, “mercanti di classismo”, secondo me siete sulla strada sbagliata! La Poesia è Anima, anzi è la voce dell’Anima, è istinto, è voglia di vivere, è uno dei pochi mezzi (insieme alla Musica ed alle Arti visive e figurative) che permette, a mio avviso, di dialogare in silenzio con noi stessi.

Bene!

Oggi, nella Poesia di Sara Comuzzo troviamo tutto questo. Istinto, rottura degli schemi, forza, rivoluzione e una sana irriverenza. Ingredienti che la rendono una Poetessa della (per la) Gente.

Un vulcano che non può essere assolutamente contenuto in un vecchio salotto impolverato ed inquinato da “finti dotti” che si spacciano per Maestri.

ZF

Cattura*Sisifo
Sisifo rallenta un po’
si asciuga il sudore
salita.
[fottuta]
un’eterna
tutto
è

 

 

 

*Pozzanghere
Raccolgo pozzanghere,
le offro al Sahara
giusto per trattenere la pioggia
fuori dalla nostra storia.
In Irlanda, col tempo che fa,
nessuno si accorge quando piangi.

 

*Rovescio
La quarantena incomincia negli incubi
da cui non riesci a svegliarti.
La prossima volta,
mi mostrerai un centinaio di modi diversi
per dire la stessa cosa.
I miei libri – hai detto –
sono tenuti nel reparto Tristezza.
Al centro della guancia
sta sempre immobile
l’attesa di un rovescio.

BIOGRAFIA
Sara Comuzzo (Udine, 1988) ha pubblicato cinque raccolte di poesie e una di racconti. Sue poesie appaiono su siti, riviste e blog letterari in Italia e all’estero e sono state tradotte in portoghese,
spagnolo, russo e inglese. Ha studiato letteratura moderna e studi di genere alla Sussex University con una tesi sul teatro di Sarah Kane.
Collabora con YAWP nel reparto “Poesia”, come critica e traduttrice. Vive e lavora in Inghilterra.

*Versi Tratti da  “Dove i clown vanno quando sono tristi” (Bré Edizioni) e ricevuti direttamente dall’Autrice.

“Le sere di Maggio” da “I bisbigli di un’anima muta” di Zairo Ferrante (CSA ed. 2012)

*LE SERE DI MAGGIO

(Ad Aquara)…

di

Zairo Ferrante

 

Aquara_notteE nel cielo il sole si spegne

come candela nel mare.

E, rubine, le nubi salutano

uno spicchio color di limone

che nel vuoto si dondola.

E nell’aria…non aspro

fumo di fiamma bagnata, ma

profumo di rose appena rinate!

E una musica coccola

le sere di maggio.

E dal faggio lontano

s’appresta la notte

a salire sospinta

dal canto smarrito

di una civetta.

Che ancora è coperto

dall’ultima corsa

di giovani rondini

che, sospese nel nulla,

si lanciano fischi.

Ed io solo seduto

sul filo di vita,

la quiete mi godo

nelle sere di maggio.

E spenti i miei occhi,

nella mente ricerco

il bottone.

La chiave nascosta

per la fine del giorno.

Con mano tremante

lo pigio in silenzio

e son mille scintille

che cadono lente.

Si chiamano stelle

che sfiorano l’erba,

che danzano dolci

nei campi di grano.

Ed ecco, in un attimo

la morte è lontana!

Ritorno bambino

vicino ai miei sogni,

ritrovo le lacrime,

e rivedo le lucciole

in quest’aria volante

delle sere di maggio.

 

*Ad Aquara mia terra ed ai suoi Figli miei Amici e Fratelli.

**Immagine Aquara tratta da: https://it.wikipedia.org/wiki/Aquara#/media/File:Aquara_notte.jpg

Da Poeta a Poeta… da Carlos Sanchez a Gabriel Impaglione

Poverina Lei

di

Carlos Sanchez

A Gabriel Impaglione

94331240_10216503903965375_5703520619795054592_nMi chiedi di guardare questo mondo incerto
profetizzando cambiamenti profondi
nel branco delle belve semicivilizzate
che si proclamano padroni
chiedi che alzi la mia voce contro l’ingiustizia
che divori le mani gli occhi il cuore
che invochi un’uguaglianza che ignoro
una distribuzione equanime dei frutti
che il Signore ha creato
nella sua perversa fantasia messianica.
La mia povera poesia non sa produrre
alchimie così perfette
confinata com’è in questo corpo effimero
in questo operaio –senza protezione- della parola.
Ho visto accendersi così tanti fuochi
in questa fuggevole esistenza
spianati dal vento della polvere da sparo
dal boato assordante degli stivali
dalla forza degli imperi di turno.
La mia povera poesia non può rimediare
all’alluvione zoologica delle orde.
Non per questo il mio canto ammutolisce
non per questo si estingue.

Da “La poesia, le nuvole e l’aglio”
Librati, Ascoli Piceno, 2009

Pobrecita Ella
A Gabriel Impaglione

Me pides que mire a este mundo incierto
preconizando cambios profundos
en la jauría de las bestias semi-civilizadas
que se proclaman dueños
que alce la voz contra la injusticia
que devora las manos los ojos el corazón
que invoque una igualdad que desconozco
una repartición ecuánime de los frutos
que el buen Señor ha originado
en su perversa fantasía mesiánica
Mi pobre poesía no sabe producir
alquimias tan perfectas
confinado como está en este cuerpo efímero
en este obrero ─ sin protección ─ de la palabra.
He visto encender tantos fuegos
en esta escurridiza existencia
arrasados por el ventarrón de la polvera
por el ruido ensordecedor de las botas
por la fuerza de los imperios de turno.
Mi pobre poesía no puede remediar
el aluvión zoológico de las huestes.
No por eso mi canto enmudece
no por eso se extingue.

De “La poesía, las nubes y el ajo”
Librati, Ascoli Piceno, 2009

 *Versi ricevuti direttamente da Carlos Sanchez tramite social network.

“IN THE TIME OF PANDEMIC” una poesia di Catherine O’Meara musicata da Joe Natta.

39441258_1997763100254879_618953904599597056_oDalla pagina Facebook di Joe Natta:

“IN THE TIME OF PANDEMIC” è una poesia scritta dalla poetessa americana Catherine (Kitty) O’Meara durante la pandemia mondiale dovuta al coronavirus.
Quando l’ho letta su internet tradotta in italiano ho deciso immediatamente di musicarla perché, oltre a essere bellissima, in questi giorni difficili è un importantissimo messaggio di speranza e di rinascita.
Ho contattato Kitty tramite Facebook e mi ha dato gentilmente il consenso per usare il suo testo e trasformarlo in canzone.
Vi ricordo che il mio progetto “Musica e Poesia” (http://www.musicaepoesia.eu) è assolutamente senza scopo di lucro e fatto solamente per condividere le emozioni che la poesia riesce a donarci.
(Joe Natta – 28 Marzo 2020)

GUARDA IL VIDEO SUL CANALE UFFICIALE DI JOE NATTA: https://youtu.be/PI8P-o9vY-E

AL TEMPO DELLA PANDEMIA

Testo: Catherine (Kitty) O’Meara
Musica: Joe Natta

E la gente rimase a casa
e lesse libri e ascoltò
e si riposò e fece esercizi
e fece arte e giocò
e imparò nuovi modi di essere
e si fermò.
E ascoltò più in profondità.
Qualcuno meditava, qualcuno pregava, qualcuno ballava.
Qualcuno incontrò la propria ombra.
E la gente cominciò a pensare in modo differente.
E la gente guarì.
E, nell’assenza di gente che viveva in modi ignoranti,
pericolosi senza senso e senza cuore, anche la terra cominciò a guarire.
E quando il pericolo finì, e la gente si ritrovò,
Si addolorarono per i morti e fecero nuove scelte
e sognarono nuove visioni, e crearono nuovi modi di vivere,
e guarirono completamente la terra, così come erano guariti loro.

IN THE TIME OF PANDEMIC

Words: Catherine (Kitty) O’Meara
Music: Joe Natta

And the people stayed home.
And they read books, and listened,
and rested, and exercised,
and made art, and played games,
and learned new ways of being,
and were still.
And they listened more deeply.
Some meditated, some prayed, some danced.
Some met their shadows.
And the people began to think differently.
And the people healed.
And, in the absence of people living in ignorant,
dangerous, mindless, and heartless ways, the earth began to heal.
And when the danger passed, and the people joined together again,
they grieved their losses, and made new choices,
and dreamed new images, and created new ways to live,
and they healed the earth fully, as they had been healed.

 

 

FONTI:

Il blog di Kitty O’Meara: https://the-daily-round.com

Articolo del “The Oprah Magazine” del 19 Marzo 2020 dedicato a questa poesia: https://www.oprahmag.com/…/and-the-people-stayed-home-poem…/

Versi di Giancarlo Fattori… a Sarasvati.

INNO D’AMORE A SARASVATI

di

Giancarlo Fattori

Escultura_de_la_IndiaPer te mi arde in cuore il fuoco di Brahma,
la mente mi tramonta, si schiude già la luna,
torrente luminoso che spuma dopo spuma
spargi nardo e incenso sulla tua folta chioma:
raccogli questo canto, raccogli il mio dolore,
risveglia la mia mente com’è desta questa fiamma,
tramutala in incanto, tramutala in chiarore
che nella conoscenza s’accende e poi divampa.

Tu che sei più bella d’una goccia di rugiada,
tu che delle acque sei Dea, sei Regina,
trasfigura in una danza questa fulgida mia pena,
rendila fluente come scorre questo fiume
prima che divenga di luce una cascata:
tu traghetti il cuore tra una riva e l’altra,
spargi semi buoni, fertilizzi la mia terra,
e illumini la notte anche se è un fioco lume.

Gli amanti, nella notte, già perdono il respiro,
si fondono al divino che tra loro giace,
travolti dall’amore smarriscono il sentiero,
smarriscono sé stessi in tenero stupore,
s’inebriano del tuo profumo, del tuo canto,
del mondo trascendente che ammanta l’orizzonte,
e tu che t’ergi splendida come cielo teso a Oriente
m’intrecci carne e anima d’una mistica visione.

Sotto queste fronde io mi tendo come un arco,
m’immergo nel tuo flusso, t’attendo come sposa,
mi lascio trasportare da tutti i mutamenti,
m’insegni ad evocare il sacro suono antico,
scelgo l’infinito e questo fiume da vergare:
tu sei l’incantesimo d’un oceano in movimento,
attendo il tuo fragore spezzarmi la risacca,
t’accolgo, sulla pelle nuda lascio un varco.

Giancarlo Fattori 

20/01/2020

*Versi ricevuti direttamente tramite e-mail.

**Immagine statua di Sarasvati liberamente tratta da: https://it.wikipedia.org/wiki/Sarasvati

“Le cose del mondo” (ed. Mondadori): Paolo Ruffilli, il poeta del vero tra e per gli uomini.

“Le cose del mondo”

Paolo Ruffilli

(collana “Lo Specchio”Mondadori)

– Recensione di Zairo Ferrante –


9962381Paolo Ruffilli, nel suo ultimo libro “Le cose del mondo”, edito da Mondadori nella storica e prestigiosa collana “Lo specchio”, ci regala  pagine di poesia assoluta.

Un progetto articolato, nel quale la fatica e l’impegno del Poeta si palesano verso dopo verso.

Nella prefazione della stessa opera, confezionata in modo impeccabile da un altro grande Maestro della poesia contemporanea ( ndr. Maurizio Cucchi), si legge che ci troviamo di fronte ad “… un’avventura poetica ed esistenziale che prende il via con la metafora del viaggio e degli incontri che il viaggio offre, della quotidianità onirica e a volte sgradevole di chi comunque si trova «straniero tra la gente»…” e “…Ruffilli si muove a diretto contatto con gli oggetti di cui si popola la vita, e che si impregnano del nostro passaggio, trovando il senso non banale della loro presenza, si tratti del cappello o del bicchiere, della barca o di un diario…”.

CatturaEd è, a mio avviso, proprio questo il miracolo compiuto dal Poeta, che in punta di piedi -anzi di penna -, partendo dal particolare, da oggetti semplici e quotidiani, giunge a spalancare le porte dell’infinito, accompagnando il lettore in una dimensione parallela.

Un luogo lontano ma allo stesso tempo vicinissimo, dove l’intima essenza di ognuno si mescola con il profumo del Tutto, dando vita ad un’affascinante danza fatta di ricordi, speranze e propositi che, pur se a volte intrisi di dolore e tristezza, riescono sempre ad aprire la mente e scaldare l’anima.

Una miriade di storie narrate alla maniera di Ruffilli, ossia cantate in poesia.

Un libro da leggere per ritrovare se stessi ed i propri affetti nelle cose del mondo.

ZF

tacco*Dalla prefazione del libro

Nel suo percorso poetico, Paolo Ruffilli ha praticato strade diverse, sempre confermandosi in una coerente, limpida solidità di pronuncia pur nella varietà di tematiche e argomenti. Questo libro Le cose del mondo (Mondadori) permette di seguirne il cammino per un arco di tempo pressoché quarantennale, trattandosi di un’opera unitaria composta a partire dagli anni Settanta, un ampio work in progress arricchitosi nel tempo. Un’avventura poetica ed esistenziale che prende il via con la metafora del viaggio e degli incontri che il viaggio offre, della quotidianità onirica e a volte sgradevole di chi comunque si trova «straniero tra la gente». Fino al ritorno, dal quale riparte la meditazione turbata sul senso delle cose e della vita, nelle incertezze e negli equivoci degli umani rapporti, tra vuoto, amore e violenza, mentre felicità «sempre si confonde / con la dissolvenza». Nel capitolo che dà titolo al libro, Ruffilli si muove a diretto contatto con gli oggetti di cui si popola la vita, e che si impregnano del nostro passaggio, trovando il senso non banale della loro presenza, si tratti del cappello o del bicchiere, della barca o di un diario. La sua fitta narrazione è affascinante, minuziosa, affabilissima, una sorta di insolito canzoniere dedicato a una realtà tanto essenziale nel vissuto quanto raramente indagata, come in queste pagine, con la concretezza maniacale dell’osservatore sensibile. Del poeta, appunto, che perlustra oltre la semplice superficie delle cose, e che qui prosegue con apparente orizzontalità il suo viaggio in un “atlante anatomico”, dedicandosi alla bocca o alla caviglia come al cuore o al cervello, non senza ironia delicata, producendosi nell’esercizio acuto e antiretorico di un corpo a corpo con il corpo stesso. Nella sezione conclusiva, infine, il poeta pesca nelle profondità e negli anfratti del dire, nella formidabile, paradossale e «visionaria immaginosa verità» della parola, alla quale chiede risposte, ben sapendo, nella sua saggezza, che troppi interrogativi rimarranno inesorabilmente aperti.

Maurizio Cucchi

Paolo Ruffilli (Rieti 1949) è presente nelle maggiori antologie degli ultimi decenni. Tra i suoi libri di poesia: Piccola colazione (1987), Diario di Normandia (1990), Camera oscura (1992), Nuvole (1995), La gioia e il lutto (2001), Le stanze del cielo (2008), Affari di cuore (2011), Natura morta (2012), Variazioni sul tema (2014). Traduttore e curatore di classici italiani e inglesi, è anche autore di narrativa e saggistica. Il suo sito è www.paoloruffilli.it

*Per acquisto anche in versione e-book: https://www.lafeltrinelli.it/libri/paolo-ruffilli/cose-mondo/9788804715801?zanpid=27673183C250197299&zanpid=2658351237510337536&gclid=EAIaIQobChMIrdbT1ZWu5wIVGed3Ch1jFwuvEAQYASABEgINWPD_BwE&awc=9507_1580485066_c21eb3483207ebaef516084483b101c1

Per non dimenticare “il giorno della memoria”

VERSI DI MARIA PELLINO

Nessun ricordo

il-bambino-con-il-pigiama-a-righe-maxw-1280

Nessun ricordo  restituisce oggi pace al grido del tempo sul ciglio della ferocia.

Un fiume di intrecci antropici, toppe di pelle sgualcita, svanisce
nel miasma macilento
 di una sorte inviolata.
Acre l’odore di gesti che si dimenano tra l’eco vivo delle paure.
Folle lo schizzo
di quel falso genio
che a sé  richiama
anime rese nefaste

dalla sua fragilità.

°Versi ricevuti direttamente dall’autrice tramite email.
°°Foto tratta dal film “Il bambino con il pigiama a righe”.

C’ERA UN MEDICO Inedito Zairo Ferrante

C’ERA UN MEDICO

Inedito 

Zairo Ferrante

Scienza-e-Carità-Pablo-Picasso-analisi-768x605Seduto in riva al fosso

in un posto chiamato malattia.

La brina lo bagnava, stanco

e il sole l’asciugava, fresco

– tra sudore e luci al neon -.

Una tenda, bianca come il cuore

candido, di quel bimbo che

negli occhi lo fissava.

E madri e padri, l’ascoltavano.

C’era un medico che curava.

C’era un Uomo che parlava.

Ma tutto passa in quest’anfratto

in questa briciola di galassia,

tutto si disperde al suono della legge.

Perfino la Parola, quella vera,

s’azzittisce e si smarrisce.

E ricordo un Uomo che parlava

con quell’Anima che guariva.

 ©Zairo Ferrante (Inedito – Ferrara – 2019) –   https://sito.libero.it/zairoferrante/    –http://www.italian-poetry.org/zairo-ferrante/

*Quadro: “Scienza e Carità” di  Picasso, postato dalla redazione eliberamente tratto da https://www.arteworld.it/scienza-e-carita-picasso-analisi/

Il dinanimismo contro la violenza sulle donne; versi di Maria Pellino

Acerbo frutto 
di
Maria Pellino
violena_contro_le_donneRimarrai un acerbo frutto
Di schemi invisibili,
Un disordine di intensità
Che avviluppa le coscienze.
Dolce creatura di soave fattezze,
Ti accuseranno sempre di nuovi sacrilegi
E bruceranno il tuo intelletto abbandonando le sue ceneri sul ciglio delle strade.
La tua forza sgorga da un amore immensamente incomprensibile
Che nessun carnefice  potrà mai cogliere.
*Versi ricevuti direttamente dall’autrice tramite e-mail.
Pagine:1234567...42»