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La nuova Poesia sociale di Paolo Carfora sulle pagine del Dinanimismo.

Profughi

di

Paolo Carfora

NoTriv12apr-LudmilaZhizhenkoSiamo profughi d’inverno,
Esuli dell’autunno rosso,
Che sulla pira di brune foglie
La vita tutta ha immolato.

Siamo soli d’inverno,
Ammutiti dalla cenere
Piovuta dalla pira. Chi ha
il cuore di chiamarla neve?

Siamo superstiti d’inverno,
Una sorte meritata
Per i fuochi accesi
E i molti fumi spansi.

Siamo per sempre d’inverno,
Ora che l’ultimo ramo abbiamo
Strappato e più non resta
Con che accendere un fuoco.

Andiamo per l’eterno inverno:
la chiamavamo casa,
verde, umida dimora.
Deserto di cenere, tomba in malora.

Petrolio

di 

Paolo Carfora

Ma c’è un sangue
capace di lambire
Dell’acciaio le vene
E il creato tutto avvilire
Con ammorbanti pene?

Ma c’è un’acqua di morte,
Che sgorga da cupa fonte,
Giù, nell’abisso remoto
Laddove gli avidi
son chiamati in toto?

C’è:
Quel brodo di scheletri,
Che dell’antico sole
Conserva il vigore.
Una potenza ridestata,
Per dar vita a creatura
Artefatta e inanimata.

Arroganza di chi la vita ha ricevuto
E a materia morta vuol donarla
Per farne sua schiava, e scaduta
Abbandonarla.

Paolo Carfora, classe 1990. Nato nella nebbiosa Torino, cresce a sushi, libri e videogiochi, apprezzando questi ultimi più per la trama che per la componente ludica. La sua passione per la fantascienza nasce nel lontano 1996, quando inizia segretamente a prendere in prestito dalla videoteca del padre cassette di Star Trek, Alien, Blade Runner e altri grandi classici. Gli incubi che quelle pellicole instillano nella sua giovane mente non sono sufficienti a vincere la fascinazione di mondi alieni e distanti. Amante anche del genere Fantasy, durante gli anni del liceo gli viene affidata una rubrica sul giornale scolastico in cui pubblica a puntate brevi racconti del genere. Grande appassionato di fisica, la vita lo conduce però verso altri lidi.

Durante gli anni dell’università, passati tra estrazioni dentarie, otturazioni e devitalizzazioni, ha trovato rifugio nel pensiero di Laplace, Nietzsche, Heidegger e Günther Anders, la cui filosofia in particolare lo ha ispirato all’ideazione di un immaginario futuro distopico.

Laureatosi col massimo dei voti, inizia a lavorare come dentista, ignaro che sarebbe presto entrato a far parte di quella categoria conosciuta ai più come “studenti lavoratori”.

Superato per la seconda volta il test d’ingresso, determinato a espandere il campo delle sue competenze, si iscrive alla Facoltà di Medicina e Chirurgia, di cui frequenta attualmente il quarto anno in pari, nonostante gli impegni lavorativi.

Trascorre attualmente le sue giornate nella frenetica alternanza di studio e lavoro, riuscendo tuttavia a ritagliarsi tempo prezioso per la sua grande passione: l’invenzione di storie fantastiche.

Giugno 2021: firma il suo primo contratto per la pubblicazione del suo romanzo dal titolo: “Tecnosfera” con la CE non EAP Lekton Edizioni.

*Versi e biografia ricevuti direttamente dall’Autore.

**Quadro di Ludmila Zhizhenko, Artista russa che dipinge i suoi quadri col petrolio liberamente tratto da: https://www.labottegadelbarbieri.org/17-aprile-se-renzi-inquina-il-confronto/

***Sito di Ludmila Zhizhenko: https://www.lzhizhenko.com/

Giovanna Mulas: Estratto da InFrAmmentos (di me), autobiografico.

191768023_1888529484659076_3283686870485905141_n(…) Rivedo una Giò di cinque anni, in quel paese tra montagna e mare. E’ in casa dei nonni paterni e rovista, approfittando del desiderio di pace di nonna e zie, nei cassetti scarni, dove la fanno da padrone fazzoletti ripiegati in quattro e i santini, minuscole medaglie della Vergine, boccioli passiti di rosa e corredi senza tempo o nome, quei merletti bianchi odorosi di amido e naftalina. La bambina, tra una carezza ai gatti del vicolo e saltelli annoiati, attende il ritorno dalle campagne dello zio esperto cacciatore. E l’uomo finalmente arriva: con pernici e quaglie porta un corpicino di lepre; vera fortuna, si dice in casa, per la povera gente. Lo poggia sull’unico tavolo della dimora, affinché venga pulito e preparato per il pranzo.
Rammento confusamente che salii sulla poltrona dell’adorata nonna (una donnona cieca nell’ultimo periodo della sua vita; mi ripeteva che la cecità era una sua precisa scelta, stanca com’era di vedere le cattiverie degli uomini), sotto la cui lunga gonna da entroterra sardo amavo nascondermi,
e presi a consolare il leprotto per la sua cattura.
L’avevo raccolto piano (“Strano che si faccia toccare così…lo lascerò dormire così potrò accarezzarlo ancora e ancora e lui dormirà meglio perché capirà tutto il bene che gli voglio”), eppoi stretto al petto. Si racconta che ingoiai le strette, storte scale di vecchio legno, nove ne ricordo, per fuggire a nascondermi sotto l’alto letto dei nonni, il corpicino inanime cullato tra le braccia. E così venni trovata varie ore dopo, non saprei dirvi quante, imbellettata dal sangue del povero leprotto che continuavo a stringere convinta che, prima o poi, col potere di carezze e baci sarei riuscita a risvegliare da un sonno che, effettivamente, stava durando troppo anche per i miei gusti
(Forse il leprotto vuole farmi un dispetto).
Quando mi dissero che la bestiola era morta e con la morte, “…Giovanna, figlia mia, non c’è davvero nulla da fare…”, piansi a calde lacrime l’ingiustizia che mio zio aveva compiuto contro un innocente; quindi la bugia di un Amore in grado di poter tutto, nel mondo.
Non volli lavarmi dal sangue fino a sera e a nulla servirono i rimbrotti di nonna e zii, uno schiaffo di mia madre. Mi rifiutai di mangiare: piansi rabbiosa contro qualcosa e senza sapere davvero cosa; comunque colpevole di permettere la morte di un indifeso, innocuo leprotto.
E a lungo non rivolsi la parola allo zio Giuseppe, il cacciatore.
Oggi rido di questo aneddoto; forte emblema o forse profezia, preludio di ciò che, poi, sono diventata con la maturità: sovente pronta a combattere, a ‘insanguinarmi’ anche per le cause già perse.
Rabbia e pianto: il primo passo necessario a capire il mondo (…).
*Estratto da InFrAmmentos (di me), autobiografico: https://www.facebook.com/giovanna.mulas.58/posts/1888519461326745 .
(Ritratto di mio marito, Gabriel impaglione)

Il Borges italiano di Sandro Giovannini (Heliopolis…) – di Roby Guerra

Copertina BORGES ET ALII x e-bookPer la storica  casa editrice Heliopolis (Libri d’arte “rari” da molti anni, Tavolette incise e-o al laser, Rotoli “amanuensi”) è uscito Borges et Alii “una diversa avventura dell’elitismo” del filosofo, da sempre controculturale, Sandro Giovannini, in versione eBook con Asino Rosso edizioni.
Sandro Giovannini è un “intellettuale” ai vertici qualitativi della cultura italiana: fin dagli anni ’70.. a/da Pesaro,con il Centro Culturale Heliopolis, tutt’oggi attivo, poi appunto casa editrice, la rivista Letteratura Tradizione,   il Movimento Vertex, le magliette trendy antelitteram letterarie (Salone del Libro Torino 1989...), poi lanciata da Feltrinelli, una   presentazione al Salone del libro in Germania a Francoforte ( padiglione tedesco!),  anni 80, il progetto Nuova Oggettività negli anni duemila, coinvolgendo  centinaia  di filosofi e scrittori”  non solo italiani. Solo alcuni nomi a memoria: Cardini, Veneziani, Sgarbi, Sessa e – focus di questo libro ebook, anche il celeberrimo scrittore sudamericano e del Fantastico…. Borges.
E Borges et Alii, è un libro d’arte biografia , probabilmente la più ….esatta mai apparsa in Italia, diversa dalle numerose esegesi pubblicistiche…:  riflette e  dilatata,   la conoscenza personale di Giovannini a suo tempo di Borges stesso, nel 1977 ospite a uno dei numerosi convegni sempre a cura di Heliopolis…
Non a caso (e impressionanti le ampie segnalazioni “commenti” di Giovannini in merito),  le   affinità elettive di Borges con i vari Caillois, La Rochelle, Ortega, Tagore…… e la mitica Victoria Ocampo….
Il libro eBook è anche una biografia , parzialmente, delllo stesso Giovannini in tali interfaccia culturali ….
 …
Bibliografia personale e Libri d’arte  di Sandro Giovannini:
”  I quaderni di Heliopolis, 1980; “La sabbia e le piramidi”, poesia, I quaderni di Heliopolis, 1980; “Kalisuite”, poesia, I quaderni di Heliopolis, 1983; “Nel presente eterno – VII note al libro di Sessa su Emo”, saggio filosofico, Heliopolis Ed., collana ‘Tabulae’, 2014;   “Il piano inclinato”, poesia, Heliopolis Ed., collana ‘Tabulae’, 1995;  “Poesie complete – (1960- 2006)”, Heliopolis Ed., 2007; “…come vacuità e destino”, 50 saggi di critica letteraria e metapolitica, NovAntico, Pinerolo, 2013; “La capitale del tempo”, romanzo, NovAntico, Pinerolo, 2014; “N-SNOB. Altre evocazioni”, OAKS, Ed., Milano, 2021. Per una Nuova Oggettività. Popolo, partecipazione, destino”, Heliopolis Ed., 2011;  , 2013; “Non aver paura di dire”, Heliopolis Ed., collana ‘Tabulae’ + e-book , 2014. 
 
 

“Finalmente il vaccino”: quadro&versi di Antonio Fiore e Zairo Ferrante

“Finalmente il vaccino”

quadro&versi

di

Antonio Fiore Ufagrà e Zairo Ferrante

 

143502259_10222610655849285_5175621935946979519_n

Tempesta infinita

s’agita tra gli uni

e gli altri, inermi.

Barche alla deriva

crollano gli uomini

scorrono sul mare

bare rosse e bianche.

Pallide storie si fanno

confuse al meriggio.

Gomitolo di colore

nel caotico rumore

d’una stanza chiusa.

Sfiancato dalla disperazione

sul balcone della vita, seduto

s’arrende pure il più forte.

Poi luce, bagliore, un lampo.

Punto all’orizzonte, via via

sempre più grande, speranza

giunge ai viandanti stanchi.

Un nuovo inizio, riparte,

daccapo voltola il mondo.

*Quadro: Antonio Fiore Ufagrà – “Finalmente il vaccino”, 2021, acrilico e plexiglass su faesite, cm. 35 x 45.

**Versi: Zairo Ferrante – “Finalmente il vaccino”, 2021 – liberamente ispirati dal quadro di Antonio Fiore Ufagrà.

“Nuovo canto palindromo”: inedito di Rita Stanzione

Nuovo canto palindromo

di 

Rita Stanzione

 

001Sembra allegro quell’uomo

che invia delle stampe

per l’anno nuovo, l’arte

di amare l’arte, una poesia

che col pretesto

delle sue belle figure

retoriche, fa cadere i bottoni

cattivi dai fiori.

 

Non si toccano i fiori.

Solo a dirlo viene in mente

la Storia di pulsanti fatidici

e piani a difesa le polveri.

Ai visi in attesa, lui chiede?

di riempire il sereno

fare un giro sul petto

via, all’altra parte del mondo

in un canto palindromo

il mio o il tuo. Il loro che torna.

 

*versi ricevuti direttamente dall’Autrice tramite e-mail.

**Quadro Golconda – Magritte – liberamente tratto da https://www.frammentirivista.it/golconda-magritte-analisi/

DECLINAZIONI DELL’ACQUA di Maria Grazia Cicala (anteprima virtuale mostra fotografica)

DECLINAZIONI DELL’ACQUA

di

Maria Grazia Cicala

01_Ninfee pallidi e lieve..L’Acqua è il tema dominante, visivamente e allegoricamente. Si presenta come elemento primordiale e viene via via declinato nelle possibili implicazioni, personali e metaforiche. Acque di riparo e di tempesta, di profondità e di superficie; acque che sono origine, mistero, fluidità e quindi vita e sentimento.

L’Acqua viene eletta sublimatrice del passato e confidente, come se fosse in grado di custodire in sé i segreti degli eventi di cui è testimone. Essa è identificata come una difesa contro lo scorrere del tempo.

Tutto ha inizio dalla Poesia Visuale di Carlo Belloli: Acqua. Una poesia di segni/segnali. Parole/segnali che traducono un’azione più che un’idea. La poesia visuale è un linguaggio internazionale inelitario. Spoglio di contenuti emotivi, di immagini, di similitudini, il poema visuale si compone sulla semplicità dei significati delle parole e sulla complessità dei segni. Per il poeta lineare le parole sono cose, le frasi oggetti; per il poeta visuale le parole sono segni, mentre le frasi appartengono alla prosa.

02_Ninfee seppiaDalla poesia visuale di Belloli: Acqua, io ne prendo l’idea, le riflessioni, i colori e gli incolori, la flora, ciò che vive nell’acqua, sull’acqua o che semplicemente vive l’acqua.

Le parole acquistano sonorità liquide e l’acqua diviene l’immagine dell’ambiguità e del doppio senso. Le superfici lacustri si appropriano delle immagini del mondo riflettendone una figura diafana, dai contorni confusi e il silenzio stagnante si riempie di parole non dette. (Francesco Spampinato)

“Per sognare profondamente bisogna sognare con della materia”, ha scritto Gaston Bachelard in L’eau et les rêves (1942). Nella sua indagine sul regno dell’immaginazione materiale, l’acqua è, fra i quattro elementi della tradizione empedoclea, la forza naturale da cui sorge la rêverie: “Il vero occhio della terra è l’acqua. Nei nostri occhi è l’acqua che sogna”.

Maria Grazia Cicala architetto

“Ri_Bellarsi: riappropriarsi del Bello”

08_Nubivago“Ri_bellarsi, ritornare al bello”, (Alessandro Bergonzoni), ossia riappropriarsi della bellezza attraverso un processo di rigenerazione del nostro essere dove l’acqua è l’elemento dominante della nostra vita.

Nei luoghi che ritraggo, l’implicito, il non visto, l’invisibile e il non detto si fanno dimensioni altrettanto importanti di quanto mostrato e detto. La dimensione liminare dell’immagine fa del fuori campo un simbolo, una metafora dell’invisibile e dello spirituale, di un qualcosa in grado di costruire e definire un “altrove più radicale”. Il fuori campo, nel suo dialogo ininterrotto con il campo, caratterizza un tipo di immagine da me intesa come soglia verso il possibile e il potenziale fino a configurarsi come luogo privilegiato di un’eccedenza celata.

Hanno detto di me…

11Fuori campo-Una mattina a CeiIl fiore della ninfea emerge dall’acqua stagnante in tutta la sua purezza per ricordarci che la bellezza è un’esperienza sensoriale e concettuale privilegio della natura umana supportata da una rinascita, da un viaggio di andata e di ritorno dal mondo sensibile che cerchiamo di comunicare trasmettendone i tratti più salienti, ritraendola attraverso molteplici simboli e forme. Maria Grazia fluttua tra le forme ed i colori che la luce fissa con intensità diverse durante il viaggio del sole in ogni nuovo giorno. La sensibilità dell’artista è perfettamente connaturata con la ricerca della bellezza, di un’armonia che le ninfee infondono all’ambiente circostante e che ci invita a fermarci per guardare fuori e dentro noi stessi. Una scelta ed un viaggio intrapreso per raggiungere la fonte della poesia e della bellezza come esperienza di vita. Le ninfee nutrono questo bisogno ancestrale di armonia, affinano i sensi e ci portano a scegliere in cosa credere ovvero se: “…. tutto ciò che è bello è vero” oppure, se: “…è vero ciò che è bello”, due approcci diversi che hanno reso l’uomo antico ciò che è oggi, con le sue contraddizioni moderne come bagaglio storico e filosofico. L’autrice di queste visioni affascinanti fluttua tra questi due significati agli antipodi ma con in comune il desiderio di ritornare al bello scegliendo un fiore come la ninfea per far poesia con gli occhi e con la mente. 14_riflessi CeiL’acqua sui cui galleggiano sublima la natura umana permettendoci di immaginare di galleggiare nel liquido amniotico da cui prende forma la vita così come la conosciamo e vorremmo che continuasse ad accrescere il nostro bisogno di bellezza. Un sentimento profondo che anima ogni visione proposta, instillandoci un incantamento che superi la sua stessa vocazione poetica per ritornare alle radici del significato stesso del concetto “bellezza” e restituirlo ad una quotidianità altro da sé.

(Paola Palmaro)

13246306_10207766931903802_5860052148743720414_oMaria Grazia Cicala, architetto, nata a Roma, cotitolare dello Studio Castagnetta e Cicala: Architettura -Interior Design –  Trasferita a Rovereto (TN  )nel 2015, come scelta di vita.

Ha seguito nell’anno 2013 il percorso di formazione Greenhouse Flex nella start-up aziendale di Progetto Manifattura sito in Rovereto (Trentino)

Oltre alle mansioni di architetto progettista, la sottoscritta ha collaborato come giornalista freelance per diverse Redazioni di Architettura-Design: Dell’Anna Editori, Semestreuropeo della Gangemi editori.

Per Dell’Anna Editori ha scritto su varie testate giornalistiche sempre in tema di Design e precisamente su CaseArchitettura, AmbienteCasa e Lady Sposa. (nell’anno 2013 come Responsabile di Redazione)

Su Semestreuropeo si è occupata di Best Practices nel campo del design e della creatività in genere.

E’ inoltre Curator of Design Exhibitions. Crea eventi culturali, relativi al design, design del gioiello contemporaneo, fotografia, arte. Sono in programma presso il comune di Nogaredo e di Bardolino due mostre personali di fotografia, nei mesi di marzo 2020 e giugno 2021 (rinviata causa emergenza sanitaria).

*Testo e foto ricevute dall’Autrice che ne detiene tutti i diritti -©2020 vietata la riproduzione senza esplicito consenso dell’Autrice.

Improbabili similitudini: “Fleboclisi” di Zairo Ferrante

FLEBOCLISI

medicina-online-fleboclisi-terapia-endovenosac2a0terapia-e-v-fleboc2a0in-inglesec2a0intravenous-therapy-iv-etimologia-procedura-significato-vena-nutrizione-parenterale-sangue-arteria-catetereSuona meglio come flebo

il senso e il verso son gli stessi.

S’attacca addosso e con il sangue

scorre, passa,

scivola sul cuore, tra le ossa.

A volte calma a volte cura

è l’amore.

Lenta scorre e si consuma

così è un po’ la vita.

*Inedito di Zairo Ferrante – © 2020 tutti i diritti riservati –

**Immagine liberamente tratta da: https://medicinaonline.co/2018/03/29/fleboclisi-terapia-endovenosa-significato-procedura-rischi/

Il dinanimismo presenta: Sara Comuzzo “Dove i clown vanno quando sono tristi” (Bré Edizioni)

Nel 2009, all’interno del 1° manifesto del Dinanimismo, scrivevo: – Sempre più gente si allontana o evita di avvicinarsi a questa forma “Innata d’Arte” (ndr. la Poesia) e sempre più “Dotti” cercano di spacciare la Poesia come un qualcosa di non accessibile a tutti. Signori miei, “mercanti di classismo”, secondo me siete sulla strada sbagliata! La Poesia è Anima, anzi è la voce dell’Anima, è istinto, è voglia di vivere, è uno dei pochi mezzi (insieme alla Musica ed alle Arti visive e figurative) che permette, a mio avviso, di dialogare in silenzio con noi stessi.

Bene!

Oggi, nella Poesia di Sara Comuzzo troviamo tutto questo. Istinto, rottura degli schemi, forza, rivoluzione e una sana irriverenza. Ingredienti che la rendono una Poetessa della (per la) Gente.

Un vulcano che non può essere assolutamente contenuto in un vecchio salotto impolverato ed inquinato da “finti dotti” che si spacciano per Maestri.

ZF

Cattura*Sisifo
Sisifo rallenta un po’
si asciuga il sudore
salita.
[fottuta]
un’eterna
tutto
è

 

 

 

*Pozzanghere
Raccolgo pozzanghere,
le offro al Sahara
giusto per trattenere la pioggia
fuori dalla nostra storia.
In Irlanda, col tempo che fa,
nessuno si accorge quando piangi.

 

*Rovescio
La quarantena incomincia negli incubi
da cui non riesci a svegliarti.
La prossima volta,
mi mostrerai un centinaio di modi diversi
per dire la stessa cosa.
I miei libri – hai detto –
sono tenuti nel reparto Tristezza.
Al centro della guancia
sta sempre immobile
l’attesa di un rovescio.

BIOGRAFIA
Sara Comuzzo (Udine, 1988) ha pubblicato cinque raccolte di poesie e una di racconti. Sue poesie appaiono su siti, riviste e blog letterari in Italia e all’estero e sono state tradotte in portoghese,
spagnolo, russo e inglese. Ha studiato letteratura moderna e studi di genere alla Sussex University con una tesi sul teatro di Sarah Kane.
Collabora con YAWP nel reparto “Poesia”, come critica e traduttrice. Vive e lavora in Inghilterra.

*Versi Tratti da  “Dove i clown vanno quando sono tristi” (Bré Edizioni) e ricevuti direttamente dall’Autrice.

“Le sere di Maggio” da “I bisbigli di un’anima muta” di Zairo Ferrante (CSA ed. 2012)

*LE SERE DI MAGGIO

(Ad Aquara)…

di

Zairo Ferrante

 

Aquara_notteE nel cielo il sole si spegne

come candela nel mare.

E, rubine, le nubi salutano

uno spicchio color di limone

che nel vuoto si dondola.

E nell’aria…non aspro

fumo di fiamma bagnata, ma

profumo di rose appena rinate!

E una musica coccola

le sere di maggio.

E dal faggio lontano

s’appresta la notte

a salire sospinta

dal canto smarrito

di una civetta.

Che ancora è coperto

dall’ultima corsa

di giovani rondini

che, sospese nel nulla,

si lanciano fischi.

Ed io solo seduto

sul filo di vita,

la quiete mi godo

nelle sere di maggio.

E spenti i miei occhi,

nella mente ricerco

il bottone.

La chiave nascosta

per la fine del giorno.

Con mano tremante

lo pigio in silenzio

e son mille scintille

che cadono lente.

Si chiamano stelle

che sfiorano l’erba,

che danzano dolci

nei campi di grano.

Ed ecco, in un attimo

la morte è lontana!

Ritorno bambino

vicino ai miei sogni,

ritrovo le lacrime,

e rivedo le lucciole

in quest’aria volante

delle sere di maggio.

 

*Ad Aquara mia terra ed ai suoi Figli miei Amici e Fratelli.

**Immagine Aquara tratta da: https://it.wikipedia.org/wiki/Aquara#/media/File:Aquara_notte.jpg

Da Poeta a Poeta… da Carlos Sanchez a Gabriel Impaglione

Poverina Lei

di

Carlos Sanchez

A Gabriel Impaglione

94331240_10216503903965375_5703520619795054592_nMi chiedi di guardare questo mondo incerto
profetizzando cambiamenti profondi
nel branco delle belve semicivilizzate
che si proclamano padroni
chiedi che alzi la mia voce contro l’ingiustizia
che divori le mani gli occhi il cuore
che invochi un’uguaglianza che ignoro
una distribuzione equanime dei frutti
che il Signore ha creato
nella sua perversa fantasia messianica.
La mia povera poesia non sa produrre
alchimie così perfette
confinata com’è in questo corpo effimero
in questo operaio –senza protezione- della parola.
Ho visto accendersi così tanti fuochi
in questa fuggevole esistenza
spianati dal vento della polvere da sparo
dal boato assordante degli stivali
dalla forza degli imperi di turno.
La mia povera poesia non può rimediare
all’alluvione zoologica delle orde.
Non per questo il mio canto ammutolisce
non per questo si estingue.

Da “La poesia, le nuvole e l’aglio”
Librati, Ascoli Piceno, 2009

Pobrecita Ella
A Gabriel Impaglione

Me pides que mire a este mundo incierto
preconizando cambios profundos
en la jauría de las bestias semi-civilizadas
que se proclaman dueños
que alce la voz contra la injusticia
que devora las manos los ojos el corazón
que invoque una igualdad que desconozco
una repartición ecuánime de los frutos
que el buen Señor ha originado
en su perversa fantasía mesiánica
Mi pobre poesía no sabe producir
alquimias tan perfectas
confinado como está en este cuerpo efímero
en este obrero ─ sin protección ─ de la palabra.
He visto encender tantos fuegos
en esta escurridiza existencia
arrasados por el ventarrón de la polvera
por el ruido ensordecedor de las botas
por la fuerza de los imperios de turno.
Mi pobre poesía no puede remediar
el aluvión zoológico de las huestes.
No por eso mi canto enmudece
no por eso se extingue.

De “La poesía, las nubes y el ajo”
Librati, Ascoli Piceno, 2009

 *Versi ricevuti direttamente da Carlos Sanchez tramite social network.
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