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Giu 11, 2020 - Senza categoria    No Comments

“L’Olimpia” di Luigia Sorrentino al “Napoli Teatro Festival Italia”.

Cattura1Come annunciato dalla stessa poetessa e giornalista sulla sua pagina facebook: “E’ ufficiale. Andrà in scena al Napoli Teatro Festival Italia, diretto da Ruggero Cappuccio, la mia drammaturgia: OLIMPIA, TRAGEDIA DEL PASSAGGIO, per la regia di Luisa Corcione.

Luigia Sorrentino continua precisando che: “Sarà un primo studio, perché il coronavirus ci ha impedito di realizzare il progetto iniziale. Abbiamo dovuto tener conto delle regole di distanziamento imposte dal governo, e di molto altro… comunque sarà bello, perché seppure lo spettacolo è stato drasticamente ridotto, avremo in scena attori del calibro di Emilio Vacca, Noemi Francesca, Peppe Voltarelli. Nessuna scena, ma architettura dei personaggi, con le opere di Luisa, Rosaria e Anna Corcione. Nella drammaturgia tratta da “OLIMPIA” (libro) si fa strada un nuovo personaggio: Empedocle. Spero sia uno spettacolo che ridia speranza nel futuro… è quello che mi auguro.”

Nel riadattamento di Olimpia, tragedia del passaggio, per la drammaturgia di Luigia Sorrentino, si dà spazio alla collaborazione artistica di varie discipline artistiche, da rendere così la pièce un lavoro multidisciplinare. Gli elementi scenografici e quelli di costume sono sostituiti da opere pittoriche, scultoree e istallazioni. Le musiche originali si uniscono alla Danza. Il collante resta la Poesia: un linguaggio che sembra perduto nel tempo ma comunque contemporaneo che dona il giusto bisogno di essere espressa in questo momento storico. L’arte cerca spesso di raggiungere la poesia; per raggiungere questo scopo, abbiamo eseguito una ‘chiamata alle arti’, perché sosteniamo che oggi, più di ogni altro momento, sia il tempo delle collaborazioni. Il tempo di fare “gruppo”. Bisogna lasciare alle spalle un passato fatto di individualismo, di isolamento e di tristezza emotiva per dare spazio a nuove forme composte da un’unica energia e un solo obbiettivo: la vera bellezza possibile. Nell’ Olimpia che metto in scena, l’artista si trova all’interno, nell’umidità del pensiero, dove nasce l’arte. Composto d’arte, ma non è ancora maturo per chiamarsi tale. La Figura di Iperione è emblematica. Viene al mondo dall’oscurità della madre terra ma una volta fuori si rende conto che il suo destino è quello di soccombere. Resterà confinato nella non luce, in quella sottile linea che divide la notte dal giorno. Poi Iperione si trasforma in Empedocle, che bene presto prenderà coscienza che non può difendere la sua sete di potere perché egli stesso è l’artista che sconfina, supera la soglia, il confine fra l’umano e il divino. Empedocle cercherà di innalzare ponti sull’acqua, per il suo spietato desiderio di fama e di conquista, ma non ce la farà. Olimpia, la deità arrivata nella città per restituire all’umanità il sé sacro, si contrapporrà a Empedolce, che ha cercato di raggiungere il Divino violando il sacro. Ma anche la sorte di Empedocle è segnata: Crollerà su se stesso e alla fine si lascerà morire roso dal senso di colpa. Questo Studio sul Testo della Sorrentino, fa comprendere che anche l’arte è destinata alla distruzione, come tutte le opere di ingegno dell’umano. Prendiamo per esempio l’artista sudafricano William Kenttridge, che ha realizzato un fregio sul Lungo Tevere a Roma “TRIUMPHS AND LAMENTS”. Kentridge ha dichiarato che “L’artista che non sa fallire, è un integralista”. Il fregio, realizzato con una tecnica volutamente effimera e fragile, offre una lettura della storia della città, che contrappone fasti e miserie, glorie e sconfitte.

Il palco/grembo, è il corpo di Olimpia: in essa tutti i corpi diventano armonici. La musica invece richiama il canto del ritorno alla città, nella consapevolezza che il passaggio dell’umano e dell’artista è al tempo stesso… CONTINUA SU: https://napoliteatrofestival.it/spettacolo/olimpia-tragedia-del-passaggio/?fbclid=IwAR2LX8d_JP-Ayt7lp3RIOkQLRWePYqbg4Uv_ebXB0NCxRAmbOzXAHcnAfEc

Mag 27, 2020 - Senza categoria    No Comments

Alessandro Canzian con “Dal sottovuoto – Poesie assetate d’aria” su Maledetta primavera – Biblioteca Universitaria di Genova.

Maledetta primavera – Biblioteca Universitaria di Genova
con: 

Con Letizia Lodi, Giovanna Olivari,Roberto Dedenaro, Fabiana Carpiceci, Massimo Bacigalupo, Alessandro Canzian (su “Dal sottovuoto – Poesie assetate d’aria”,

Samuele Editore 2020, collana Scilla, prefazione e curatela di Matteo Bianchi ), Michele Caprini.
VIDEO:

DAL SOTTOVUOTO. POESIE ASSETATE D’ARIA

a cura di Matteo Bianchi

testi di
dalsottovuotoAlessandro Agostinelli, Erminio Alberti, Lucianna Argentino, Franco Arminio, Alberto Bertoni, Maria Borio, Franco Buffoni, Anna Maria Carpi, Valentina Colonna, Flaminia Cruciani, Maurizio Cucchi, Francesco Forlani, Tiziano Fratus, Giovanna Frene, Tommaso Giartosio, Fabrizio Lombardo, Franca Mancinelli, Gerardo Masuccio, Stella N’Djoku, Roberto Pazzi, Umberto Piersanti, Giancarlo Pontiggia, Rossella Pretto, Eleonora Rimolo, Valentino Ronchi, Federico Rossignoli, Paolo Ruffilli, Anna Ruotolo, Gabriella Sica, Stefano Simoncelli, Tiziano Scarpa, Luigia Sorrentino, Mary Barbara Tolusso, Mariagiorgia Ulbar, Gian Mario Villalta.

Prezzo 6.99 euro

ISBN 978-88-94944-20-4

 


 

La solitudine, sia mistica sia solo forzata, è stata spesso il propellente invisibile che ha acceso il silenzio interiore, che ha smosso l’immobilità di fondo di svariate penne italiane. Una su tutte fu quella di Dino Campana: il poeta scriveva grazie alla contrapposizione tra “io lirico” e “moltitudine”, alla dialettica che si imponeva tra “tempo” e “fuori tempo” quale rapporto tra l’individuo e i ritmi della sua comunità di appartenenza.

Dal sottovuoto. Poesie assetate d’aria, antologia in uscita per Samuele Editore, mette nero su bianco la volontà di confrontarsi sul tema dell’isolamento, di una quarantena tanto improvvisa quanto obbligata. L’idea è scaturita dalle sparute riflessione trapelate sul web, ovvero dalla necessità sommersa di molti intellettuali di liberare un vuoto interiore che una volta confinato rimbombava con maggiore violenza. «Dovremmo pronunciare ogni parola vera come fosse un’agonia o un testamento», sosteneva Ceronetti in Poesia e solitudine (1986). Parimenti, un movente così decisivo per gli animi del 2020 non poteva essere ignorato a priori come un semplice “fattore esterno” – una trascurabile casualità – né ridotto alla solita boutade per stampare altra carta e battere cassa quando il silenzio non può più essere abbastanza. Da parte di Matteo Bianchi, il curatore della selezione, non c’è stata alcuna intenzione di strumentalizzare un momento drammatico, tantomeno di estetizzare un dolore condiviso; tutt’al più di anestetizzarlo facendolo vibrare. Non va tralasciato, infatti, il tentativo di opporsi al panico generalizzato, di scongiurare una paura che se fomentata avvelenerebbe irrimediabilmente il nostro futuro. «Eravamo già ciechi nel momento in cui lo siamo diventati, la paura ci ha già accecato, la paura ci manterrà ciechi», ammoniva Saramago in Cecità (1995).

Il curatore ha poi deciso di ordinare gli inediti quasi si trattasse di un sentiero, di un percorso per ritrovarsi attraverso le voci dei trentacinque autori coinvolti, consentendo un dialogo tra poesie provenienti da clausure personali, che nella fame d’aria manifestata si tendono l’una verso l’altra. Tramite le risorse intime di ciascun autore e la riaffermazione di ogni individualità, i versi in questione trasformano incontri, oggetti e gesti abitudinari in testimonianze emblematiche di una realtà oramai irreparabile. Leggendo i testi come fossero anelli intrecciati di un’unica catena – che cozzano e risuonano a seconda dell’armonia – ci si rende conto di quanto il bisogno autentico e senza soluzione di isolarsi, di allontanarsi da un rumore più o meno riconosciuto, fosse già insito in loro e cercasse talvolta appagamento per mantenerli in equilibrio.

Il 50% dei proventi del libro verranno donati in beneficenza alla Sanità o alla Protezione Civile, per dare un aiuto concreto.

EBOOK: http://www.samueleeditore.it/dal-sottovuoto-poesie-assetate-daria-ebook/

“And Radio Alveare Plays”: oltre 800 visualizzazioni in soli 2 giorni per la prima diretta poetica dell’Associazione culturale “l’Alveare”.

95891698_539431023630867_1270840540388130816_o“And Radio Alveare Plays” è il nuovo progetto dell’associazione culturale l’Alveare ( https://www.acalveare.it/ ). Un ciclo di incontri culturali e musicali trasmessi in diretta tramite la pagina ufficiale facebook della stessa associazione ( https://www.facebook.com/acalveare ).

Il primo appuntamento – una sorta di reading poetico dal titolo “POESIA, VINO E MUSICA (quattro chiacchiere poetiche tra amici) – è andato in onda GIOVEDì 7 MAGGIO alle ore 18:00 ed il video ( sempre visibile al link https://www.facebook.com/acalveare/videos/653433362168045 ) ha già raggiunto circa 800 visualizzazioni.

Hanno partecipato alla diretta: Geogia Gratsia, Arturo Stabile, Antonio Stabile, Nicola Pagano, Zairo Ferrante e Joe Natta ( de “Le leggende lucchesi”).
Durante l’evento sono stati letti alcuni versi di Poetesse e Poeti contemporanei selezionati dalla stessa Associazione, in collaborazione con il “Dinanimismo”, tra cui: Luigia Sorrentino, Marcia Theophilo, Michela Zanarella, Alessandro Canzian, Giovanna Mulas, Gabriel Impaglione, Roberto Collari, Cinzia Demi, Carlos Sanchez e Fabio Strinati.
Di seguito riproponiamo la scaletta poetica con i link di riferimento:
POESIA, VINO E MUSICA
quattro chiacchiere poetiche tra amici
poesia
1) LUIGIA SORRENTINO: http://poesia.blog.rainews.it/
da Inizio e Fine (Editore: “Stampa 2009” – anno pubblicazione: 2016).
II
per tutta l’estate gli alberi piansero
sangue vischioso
l’occulto si era disciolto sulla corteccia
bruna
venne a renderci omaggio
l’opacità delle cose ultime
l’ultima stagione ci lasciò
in un’angoscia secca
eravamo caduti nell’ordine
della fine
***
VI
quello che vedi è solo luce
un sole remoto espone il lembo
nel quale sei entrato
solo la luce scoprirà il mutato
colui che ignorava la propria fine
nell’alba di un nuovo inizio
avevi chiamato il mio nome
– chi aveva chiamato il tuo per primo? –
2) MARCIA’ THEOPHILO: http://www.marciatheophilo.it/
Foresta mio dizionario – dal libro “Amazzonia respiro del mondo (Ed. Passigli, 2005)”
Folle risata la tua, dall’eco affilata
manioca selvaggia, è il tuo riso
le tue carezze, il tuo acuto piacere
Kupaúba vive, va e viene
fino a che il sole scompare, di giorno
tra foglie, erbe, insetti, decomposte
materie vegetali; ci moltiplicheremo
il movimento non è deserto, è fiume
ruba, saccheggia, bevi ciò che vuoi
questo fiume è abbondante
non si ferma, ma continua
per cantare il suono delle parole
Açaná, Yaná, Nacaira
Caja, Pacaba, Maçaranduba
ogni parola un essere, parole che scrivo
io vedo un’aria piena di parole
foresta mio dizionario
parole vive e masticate
aspre di cammini già percorsi
Açaná, Tapajura, Igarapé
ogni parola un essere, risuona affilata.
Kupaúba aprì gli occhi e apprese a leggere.
SETTEMBRE VUOLE – Dal libro: L’istinto altrove (Giuliano Ladolfi editore, 2019)
Guardo una stagione
accorciare i giorni
e cambiare i colori delle foglie.
Tra l’aria che spoglia
i primi timori di pioggia
il sole resiste oltre le nuvole.
*
IL SILENZIO MI GUARDA E MI TOCCA
Il silenzio mi guarda e mi tocca
e io lo lascio entrare nella carne
come fosse una semina nei campi
in pieno sole.
Lo senti entrare anche tu nelle cose
rotolare nella pelle
ogni volta che respiri?
Davanti a te porto
quella voce che mi sfugge dalle labbra
e che non sa dire altro
che parole arrese e mute
come un soffio di vento tra i rami
che si aggrappa alla distanza.
4) ALESSANDRO CANZIAN: https://www.samueleeditore.it/
ESTRATTI DA: Il colore dell’acqua, di Alessandro Canzian, Samuele Editore, 2016
Un addio può non essere una lettera,
un messaggio siglato – nemmeno il
tempo del nome, per intero –,
una foto fra i libri a rinnegare
la dolcezza d’una gita. E nemmeno
ha senso dirti il bene
che mi resta, l’orrore dei gesti
che mi mancano, il buio dei capelli.
Non ha senso dirti che non trovo
lo zucchero in un supermercato
dove anche la cassiera «Signora
non sono riuscito a trattenerla
come non riesco a trovare lo scaffale,
mi aiuti, per favore» ma nessun
uomo può aiutare un altro uomo.
È un lunedì mattina con la tua
– la nostra, l’unica insieme – foto
in mano, al Carlet di Pordenone, senza
sapere cos’è il bene, o dove devo andare.

5) GIOVANNA MULAS https://www.facebook.com/giovanna.mulas.58

Canto pagano – tratta da: “Il mio giornale” sito on-line https://www.ilmiogiornale.org/canto-pagano-giovanna-mulas/
Del nettare (il muschio)
quel Bacco profumo
ha le labbra, bellezza
e gli alzàti miei cori,
lascivi,
sensuali, giulivi.
Come l’alga, odoroso,
glauco ora emergi, e riaffondi
(son labirinti, quei prodi)
e ora si, distogli i capelli
che la pelle ti chiede.
Ora si, ora
mio tu rispondi,
ora, si, ora
docile sei.

6) GABRIEL IMPAGLIONE :https://www.facebook.com/gabriel.impaglioneii

Appello – tratta da “Margutte” sito on-line: http://www.margutte.com/?p=6651
“Se dicono patria / qui sono quelli che fanno musica dal fango”.
(Pedro Calzadilla)
Da ogni tuono e per il filo del tempo
e le penurie
Da ogni onda e sulla neve delle saline
o le pietre d’acqua delle cime
Sotto la gran costellazione del Sud in fiamme
Dal galoppo del vento tra i polveroni
e per i sentieri delle capre
Tra l’ erba che alza l’allegria come fiore silvestre
e la tenerezza che i primi voli tessono nell’aria
Da ogni casa dove la luna allatta l’insonnia
Dalla macchina inutile e i parchi recintati
Da ogni fiume di sole tra i salici
o per le strade che conducevano al pranzo
Da ogni palmo di fango dove il canto
partorisce l’uomo
arriveremo con la parola libertà nella bocca.

7) ROBERTO COLLARI: https://www.facebook.com/roberto.collari

IL BACIO DI MORFEO – tratto dall’antologia: “Dinanimismo 2009-2019 10 anni di avanguardia poetico-artistica (editore: “libri Asino Rosso” di Roberto Guerra)
Colgo il bacio del Morfeo
divino,
come fior leggiadro,
che profuma
del mio sempre.
Sogni ameni,
eterei,
quasi reali,
come le speranze
in germoglio
d’un idilliaco domani,
che una volta fiorite
aspettan solo
d’esser colte.
Adesso…
prima di destarmi
da questo lieve sogno…
Mi lascio
Andare,
in questo campo di sogni in fiore,
circondato da un dolciastro
sentore,
di antiche emozioni
sopite,
ma mai dimenticate.

8) CINZIA DEMI: https://www.facebook.com/cinzia.demi

Versi tratti da: “Ero Maddalena” ( Cinzia Demi – “Puntoacapo Ed.” 2013 ):
*
manca ancora molto all’alba
e vorrei che la notte non finisse
vado in controtendenza adesso
è più forte la voglia di ombre
la luce mi acceca
nella notte ritrovo il cuore
del mondo
il cerchio di fuoco acceso
dentro cui buttarsi
per sparire nel rosso
e rinascere
come terra da amare
*
sono fragile nel segno della mano
nei tratti arteriosi
delle finestre accese
posseggo un solo ricordo
misuro un solo cammino
vado anch’io come un’ombra
slanciata nel fragore del tuono
dio, se la morale
fosse un umore carnale
se si potesse mischiare
col riverbero a pelle
di voluttà di carne di ardore
Se mi aspetta un’altra vita – Da “Folignano City Blues” ( ed. Lìbrati, Rinascita – 2019)
Tanti specchi in casa
tanti dolci fantasmi
girando per la stanza
tanti incidenti
scappando dalle finestre
ululano le membrane
della tua pelle
l’ombra
prigioniera dei tuoi passi:
Dove stai cuore
che non sento il tuo palpitare? (*)
le speranze usate
le gioie rotte.
Magari la tua storia
interessa poco
in questa Apocalisse di storie
la tua povera persona
in questa moderna globalizzazione
resisti
abbandona i segnali di fumo
gli indigeni sono stati civilizzati
poverini
gli alberi dei boschi
hanno fornito carta
per fissare tanti concetti inutili
le parole camuffate
hanno perso il loro valore d’uso.
Se mi aspetta un’altra vita
che sia di pietra
di montagna.
(*) “Dove stai cuore/che non sento tuo palpitare?”: frammento di un tango.
SOLITUDINE
Solitudine meschina, diluita col tempo che tu passi
ad intrecciar gli sguardi nei vuoti occhi del domani,
che sondi fondali soli, e come ti muovi
nei torbidi momenti
dove il sole piano si sparpaglia,
dove l’ombra della notte sempre m’accompagna.
Quando l’alba sale nel suo scivolo e curva,
quando puntuale scende la smania
che come l’edera sui muri delle vecchie case,
penetra e circonda, quel poco chiaro
che agli occhi nostri vale una dottrina di fortuna:
è la solitudine che getta l’occhio nella sofferenza
dentro dissennati fievoli ricordi,
di giorni opachi, appannati giorni di pioggia.
Q U I
Voglio declamare una preghiera ma non per paura;
le luci sono affievolite e le coronarie
suonano ad intermittenza,
come una slavina il mio cuore imbambolato
come quegli amori spenti presto e chissà,
quanto la mia vita dura!

 

Giovanna Mulas nuovo importante Riconoscimento internazionale dalla Romania e l’Accademia Mondiale della Letteratura.

rossano (1)Per la scrittrice italiana Giovanna Mulas nuovo importante Riconoscimento internazionale dalla Romania e l’Accademia Mondiale della Letteratura. Il Prof. Trandafir Simpetru, Presidente dell’Unione Mondiale dei Poeti della Romania, e la Prof.ssa Corina Junghiatu, rispettivamente Presidente e Vice Presidente della World Literary Academy, congiuntamente alla World Poets Association (Associazione Mondiale Poeti) hanno premiato la Mulas 

per l’impegno sociale nel mondo, tramite la Letteratura.

*COMUNICATO RICEVUTO DIRETTAMENTE DA: Politiche culturali: Lo Staff Ph. la Mulas

“IN THE TIME OF PANDEMIC” una poesia di Catherine O’Meara musicata da Joe Natta.

39441258_1997763100254879_618953904599597056_oDalla pagina Facebook di Joe Natta:

“IN THE TIME OF PANDEMIC” è una poesia scritta dalla poetessa americana Catherine (Kitty) O’Meara durante la pandemia mondiale dovuta al coronavirus.
Quando l’ho letta su internet tradotta in italiano ho deciso immediatamente di musicarla perché, oltre a essere bellissima, in questi giorni difficili è un importantissimo messaggio di speranza e di rinascita.
Ho contattato Kitty tramite Facebook e mi ha dato gentilmente il consenso per usare il suo testo e trasformarlo in canzone.
Vi ricordo che il mio progetto “Musica e Poesia” (http://www.musicaepoesia.eu) è assolutamente senza scopo di lucro e fatto solamente per condividere le emozioni che la poesia riesce a donarci.
(Joe Natta – 28 Marzo 2020)

GUARDA IL VIDEO SUL CANALE UFFICIALE DI JOE NATTA: https://youtu.be/PI8P-o9vY-E

AL TEMPO DELLA PANDEMIA

Testo: Catherine (Kitty) O’Meara
Musica: Joe Natta

E la gente rimase a casa
e lesse libri e ascoltò
e si riposò e fece esercizi
e fece arte e giocò
e imparò nuovi modi di essere
e si fermò.
E ascoltò più in profondità.
Qualcuno meditava, qualcuno pregava, qualcuno ballava.
Qualcuno incontrò la propria ombra.
E la gente cominciò a pensare in modo differente.
E la gente guarì.
E, nell’assenza di gente che viveva in modi ignoranti,
pericolosi senza senso e senza cuore, anche la terra cominciò a guarire.
E quando il pericolo finì, e la gente si ritrovò,
Si addolorarono per i morti e fecero nuove scelte
e sognarono nuove visioni, e crearono nuovi modi di vivere,
e guarirono completamente la terra, così come erano guariti loro.

IN THE TIME OF PANDEMIC

Words: Catherine (Kitty) O’Meara
Music: Joe Natta

And the people stayed home.
And they read books, and listened,
and rested, and exercised,
and made art, and played games,
and learned new ways of being,
and were still.
And they listened more deeply.
Some meditated, some prayed, some danced.
Some met their shadows.
And the people began to think differently.
And the people healed.
And, in the absence of people living in ignorant,
dangerous, mindless, and heartless ways, the earth began to heal.
And when the danger passed, and the people joined together again,
they grieved their losses, and made new choices,
and dreamed new images, and created new ways to live,
and they healed the earth fully, as they had been healed.

 

 

FONTI:

Il blog di Kitty O’Meara: https://the-daily-round.com

Articolo del “The Oprah Magazine” del 19 Marzo 2020 dedicato a questa poesia: https://www.oprahmag.com/…/and-the-people-stayed-home-poem…/

Per non dimenticare “il giorno della memoria”

VERSI DI MARIA PELLINO

Nessun ricordo

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Nessun ricordo  restituisce oggi pace al grido del tempo sul ciglio della ferocia.

Un fiume di intrecci antropici, toppe di pelle sgualcita, svanisce
nel miasma macilento
 di una sorte inviolata.
Acre l’odore di gesti che si dimenano tra l’eco vivo delle paure.
Folle lo schizzo
di quel falso genio
che a sé  richiama
anime rese nefaste

dalla sua fragilità.

°Versi ricevuti direttamente dall’autrice tramite email.
°°Foto tratta dal film “Il bambino con il pigiama a righe”.

C’ERA UN MEDICO Inedito Zairo Ferrante

C’ERA UN MEDICO

Inedito 

Zairo Ferrante

Scienza-e-Carità-Pablo-Picasso-analisi-768x605Seduto in riva al fosso

in un posto chiamato malattia.

La brina lo bagnava, stanco

e il sole l’asciugava, fresco

– tra sudore e luci al neon -.

Una tenda, bianca come il cuore

candido, di quel bimbo che

negli occhi lo fissava.

E madri e padri, l’ascoltavano.

C’era un medico che curava.

C’era un Uomo che parlava.

Ma tutto passa in quest’anfratto

in questa briciola di galassia,

tutto si disperde al suono della legge.

Perfino la Parola, quella vera,

s’azzittisce e si smarrisce.

E ricordo un Uomo che parlava

con quell’Anima che guariva.

 ©Zairo Ferrante (Inedito – Ferrara – 2019) –   https://sito.libero.it/zairoferrante/    –http://www.italian-poetry.org/zairo-ferrante/

*Quadro: “Scienza e Carità” di  Picasso, postato dalla redazione eliberamente tratto da https://www.arteworld.it/scienza-e-carita-picasso-analisi/

Dic 8, 2019 - Senza categoria    No Comments

Sulle pagine del Dinanimismo ritorna Rita Stanzione con “Dove i fuochi dei pianeti”!

Dove i fuochi dei pianeti

di 

Rita Stanzione

                                                                              Un giorno di settembre, il mese azzurro,
tranquillo sotto un giovane susino
io tenni l’amor mio pallido e quieto
tra le mie braccia come un dolce 
sogno

(Bertolt Brecht)

 

mario-sironi_il-ciclista-1916_800x600Non si può dire, che avesse

conoscenze.

Forse erano passaggi

labirinti muti dove riflettere un buongiorno

una coincidenza di vedute.

Più volte sentirsi pronunciare il nome

dall’anonimato di ombre discorsive.

Scherzare pure, solo per scherzo

avendo malinconia da tagliare con una lama.

 

L’hanno visto su una bicicletta

andare incontro all’autunno

con la barba più chiara e lunga di sempre.

Forse il vecchio e il cielo erano in sintonia

esclusiva, nel clima inquieto delle chiese vuote.

 

E laggiù in fondo –in apparenza fondo

c’è da sempre un arenile di perle;

hanno detto

si è finalmente disteso

dove i fuochi dei pianeti, ricominciano.

 

Rita Stanzione, nata a Pagani e vissuta un periodo a Milano, risiede attualmente a Roccapiemonte (SA). Docente, con alla base una formazione pedagogica, completata da studi in campo scientifico. Si dedica alla scrittura perché non vada perso il pensiero, per comunicare, per sperimentare, perché convinta che non sia stato già tutto raccontato. Oltre che di poesie, è autrice di haiku, altri componimenti simili e brevi racconti. Molti suoi testi sono presenti in siti e riviste di letteratura nazionali e internazionali (anche tradotti in altre lingue). Collabora con il Movimento letterario UniDiversità di Bologna, quale autrice della Collana viola e della rivista tematica bimestrale Quaderni. Ha avuto importanti riconoscimenti in concorsi letterari. Un suo testo è stato selezionato per la rubrica Bottega di Poesia de La Repubblica. Ha fatto parte della giuria, e tuttora continua l’esperienza, in premi letterari nazionali. Ha all’attivo più raccolte di poesie: L’inchiostro è un fermento di macchie in cerca d’asilo, Libreria Editrice Urso – marzo 2012; Spazio del sognare liquido ed. Rupe Mutevole collana Heroides – maggio 2012; Versi ri-versi, Carta e Penna editore – novembre 2012; Per non sentire freddo, ebook Editrice gds Diffusione Autori – dicembre 2012; È a chiazze la mia bella stagione, Libreria Editrice Urso – marzo 2013; In cerca di noi, Collana Viola dell’Associazione Culturale UniDiversità – dicembre 2016; Canti di carta, Fara Editore – febbraio 2017; Di ogni sfumatura, Libreria Editrice Urso – marzo 2017; Grammi di ciglia e luminescenze 60 Haiku, Vitale Edizioni – agosto 2017.

*Versi ricevuti direttamente dall’Autrice.

**Quadro il ciclista – Mario Sironi 1916 – postato dalla redazione e liberamente tratto da: https://letteralmente.net/frasi/bicicletta

Versi di ZHANG Ye Tradotti in Italiano da Zairo Ferrante – Verses of ZHANG Ye Translated into Italian by Zairo Ferrante

Versi di ZHANG Ye

Tradotti in Italiano da Zairo Ferrante

Verses of ZHANG Ye

Translated into Italian by Zairo Ferrante

bandiera-della-cinaTramonto nel deserto (e un’altra poesia)

Con un balzo

la gabbia di vetro che chiude l’orizzonte è stata frantumata

e un leopardo rosso fugge dalla sua prigione blu

 

Il suono del passo libero, duna su duna su duna su duna

Il leopardo rosso corre selvaggio, oltre le sabbie

mobili, bianche e ruggisce di gioia.

finché non si esaurisce

 

Non so per quanto tempo ha dormito.

Una gigantesca palma nera

dal cielo afferra il rosso leopardo.

Proprio come raccogliere un fagiolo.

Agilmente e abilmente, senza lasciare tracce.

 

 

 

Attraversando città di notte.

 

Il ruggito del treno muta in brezza quando ti raggiunge.

La brezza passa dolcemente senza toccare nulla.

Ma i fiori la riconoscono

e fremono e gridano

e io sono anche un po’ brezza

questa notte.

ZHANG Ye, è una nota poetessa cinese contemporanea. Nata a Shanghai nel 1948, di origine fenghua, nella provincia di Zhejiang, è professore dell’Università di Shanghai, membro dell’Associazione scrittori cinesi, direttore della “Chinese Poetry Society”, direttore del Comitato di poesia cinese, direttore dell’Associazione scrittori di Shanghai, direttore dell’Associazione scrittori di Shanghai. Ha pubblicato antologie poetiche come: Love of Poets, Colorful World, Green Crown, Song on the Way of Life, Ghost Man, Staring Across Time and Space e una raccolta di saggi: Solitude Is a Tune of Nature.

Le sue opere sono state selezionate in più di 100 antologie di poesia e tradotte in inglese, francese, giapponese, irlandese, rumeno, vietnamita, uzbeko, italiano e altre lingue.

Nell’autunno del 2000, è stata invitata da una delegazione di scrittori cinesi a Oslo, Norvegia, per partecipare alla Conferenza per lo scambio di letteratura sino-norvegese e per visitare l’Irlanda.

Ghost Man è un’antologia di poesie pubblicata dalla Irish Footprint Publishing House in cinese, inglese e irlandese. Nel settembre 2004 è stata invitata a Dublino, Irlanda, per la cerimonia di lancio dell’antologia poetica Ghost Man, per la quale il circolo poetico irlandese ha cantato grandi elogi.

*Versi in inglese ricevuti tramite e-mail da Dr. ZHANG ZHI, Presidente di IPTRC, caporedattore di THE WORLD POETS QUADRETS TRIMESTRE (multilingue) & Direttore di WORLD POETRY YEARBOOK (versione inglese)

ZHANG Ye
Desert Sunset (and another poem)
With a thump
the glass fence along the horizon is smashed
and a red leopard escapes from the blue jail

The free footstep tune wafts over dune upon dune
The red leopard runs wildly after the white quicksand and roars with joy
till it is exhausted

I do not know how long it has slept
A giant black palm
from the sky grabs the red leopard
just like picking up a red bean
nimbly and adeptly, without a trace

      Passing a City at Night

The roar of the train is reduced to a breeze when it reaches you
The breeze gently walks around without touching anything
But the flowers have recognized it
They quiver  and call out low
I am also a breeze tonight

 

                             (Translated by ZHANG Junfeng)

 

 

About the author:

ZHANG Ye, is an outstanding poetess in contemporary China. Born in Shanghai in 1948, with ancestry origin in Fenghua, Zhejiang Province, she is a professor of Shanghai University, member of Chinese Writers Association, director of Chinese Poetry Society, director of Poetry Committee of Shanghai Writers Association, director of Shanghai Writers Association. She has published poetry anthologies such as Love of Poets, Colorful World, Green Crown, Song on the Way of Life, Ghost Man, Staring Across Time and Space and an essay collection: Solitude Is a Tune of Nature. Her works have been selected into more than 100 anthologies of poetry and translated into English, French, Japanese, Irish, Romanian, Vietnamese, Uzbek, Italian and other languages. In the autumn of 2000, She was invited by a Chinese writers delegation to Oslo, Norway to attend the Sino-Norwegian Literature Exchange Conference and to visit Ireland. Ghost Man is a poetry anthology published by Irish Footprint Publishing House in Chinese, English and Irish. In September, 2004, she was invited to Dublin, Ireland for the launch ceremony of the poetry anthology Ghost Man, for which the Irish poetry circle has sung high praise.

*English poems received by e-mail from Dr. ZHANG ZHI, President of IPTRC, Editor-in-Chief of THE WORLD POETS QUADRETS TRIMESTRE (multilingual) & Director of WORLD POETRY YEARBOOK (English version)

Il Dinanimismo presenta il Poeta albanese Agron Shele. The “Dinanimismo” presents the Albanian poet Agron Shele.

Agron Shele (2)Agron Shele è nato il 07.10.1972, a Leskaj-Përmet (Albania), dove, dopo aver terminato gli studi superiori, si è laureato all’Università. Appassionato di letteratura fin dalla tenera età ha deciso di seguire questo percorso che, con il passare del tempo, sarebbe diventato il motivo conduttore della sua vita verso un responsabile sviluppo intellettuale.

Le sue principali creazioni letterarie sono: i romanzi Hapat e Klarës (I passi di Clara), Përtej perdes gri (Oltre la tenda grigia) e Imazh i rremë (Falsa immagine); il volume poetico Pasazh i pafaj (Passaggio innocente); la raccolta di saggi Ngjyrime Universale. ESE-I (Sfumature Universali. Saggi-I). Inoltre, è co-autore e curatore di due Antologie Internazionali: Korsi e hapur -1 (Corsia libera -1), Pegasiada dhe Korsi e hapur -2 (Pegasiada e Corsia libera -2), ATUNIS -2018, ATUNIS – 2019.

È membro della Lega degli Scrittori Albanesi, dell’Associazione Internazionale degli Scrittori e Artisti (IWA)  con sede in Ohaio (U.S.A) e della Società Mondiale dei Poeti (WPS). È coordinatore direttivo della Galassia Poetica “ATUNIS”.

La sua prosa e la sua poesia hanno destato l’attenzione della critica letteraria per la tematica psicosociale e la creatività innovativa, ma anche per l’elevato messaggio artistico e il talento individuale. Di conseguenza, ha pubblicato in diversi giornali, riviste letterarie nazionali e internazionali e varie antologie internazionali: Almanak 2008, 2014, 2016, World Poetry Yearbook 2009 – 2013, The Second Genesis, ecc.

Ha ricevuto istruzioni su progettazione, leadership e management con il sostegno di varie fondazioni internazionali come: REC, USAID, PNUD, UNICEF, ecc., al fine di una partecipazione attiva nella società civile albanese. È Presidente di due Associazioni “ Giovani e ragazzi” e “L’Ambiente comune”…. vedi: https://sq.wikipedia.org/wiki/Agron_Shele

 

1-            Ritornato dalle leggende

 

Quel fragore che viene dall’agitarsi del mare,

è il suo dolore

e la furia per le tempeste

sbattute tra le rocce,

che non trovarono la via di fuga

nel giorno dell’attesa,

disperso nel mantello trascinato strisciando

tra le radune deserte

e le ultime grida dei gabbiani sulle navi dimenticate.

 

Questo mare sussurra voci sconosciute,

la rabbia degli Dei

che le corone gettarono via per le lacrime delle ninfe

marmorizzate oggi in statue

promemorie della luce della vita

scritte in papiri dimezzati

e il ritorno della leggenda rinata.

 

Questo mare nasconde grandi burrasche

impronte e passi sublimi

verso il sorriso sospeso

nell’amarezza dell’aria

in serate mistiche

dove una mano si allungava verso sogni improvvisi,

il respiro trasformato in lunghe chiome di vento

risvegliato al frantumarsi delle stelle

e della meteorite bruciata nell’eterno,

impressa

nel profondo dell’anima.

 

2-            Candida luce

 

Candida luce,

levata tra le acque della mia anima

errante sulle ali degli uccelli in volo

come un tempo…

riflesso della vita risvegliata in subbuglio

come oggi…

rapita da limpidi versi ribellati.

 

Candida speranza,

Splendore della vita, inesauribile colorito

Tela estesa di colori scintillanti

bella

come i sogni delle notti senza ritorno

lampo,

di stella fiammante, ardente.

 

Candida parola,

elevata alle sedi più alti del pensiero

incisa sugli antichi oracoli di fiducia

versata

tra le onde delle muse, nella vena poetica

locata,

in ardenti orizzonti occidentali.

 

Candida vita,

specchio in frantumi di destini incrociati

mare profondo di afflizioni sottratte

come la neve…

sciolta ai primi raggi inquieti

come la foglia…

smarrita al fremito d’autunno.

 

3- Autunno a Tirana

 

Autunno,

nella Tirana che si perde in un baleno,

tra le bollicine allungate su vetri cristallini,

tra le panchine abbandonate dal trambusto

tra gli alberi spogli fino all’oblio.

 

 

Autunno,

e ritorno di lacrime in momenti di riflessione,

persi tra ricordi di vecchi amori,

ritorno doloroso delle anime fragili

pagina ingiallita del mio diario.

 

Autunno,

nella Tirana dai passi di un tempo

e della panchina rivestita sempre di verde,

dell’ultimo bicchiere versato su rilievi,

frammenti di labbra, cieli d’amore.

 

 

Autunno

e nostalgia dei tempi passati,

per lo splendore della luce nell’anima candida,

per la vita scivolata in abissi di riflessioni,

per la foglia abbandonata tra le rovine.

 

Autunno

e tracce in ogni battito di cuore

per lei… per qualcun’altro… per l’amore,

dei tempi a venire bussata rumorosa

… e dell’autunno pentagramma malinconico.

 

4-            Ti ho atteso … 

 

Ti ho atteso

quando all’autunno lacrimarono  gli occhi

per la caduta  dell’ultima foglia

nel grigiore del cielo spezzato dalle nuvole

e nei crepuscoli arrivati in anticipo

qui nel parco ormai dimenticato

sulla panchina rimasta sola, come un eremita.

 

Ti ho atteso

con i fiocchi bianchi della  neve,

nella danza di migliaia farfalle bianche,

che sfioravano leggermente la mia anima

e si scioglievano tra i ricordi lontani,

là nel marciapiede dei nostri passi

tracce nel tempo …,trasformate in tristezza.

 

Ti ho atteso

nel giardino illuminato dalla luna

e il bagliore della  luce vaga

apparsa così, come Monna Lisa

scesa dolcemente  nel mondo dei sogni

nelle tarde sere giunte all’improvviso attaccata al destino, nella punta di una stella.

 

Ti ho atteso

sul letto di un onda tormentata dal trambusto e dei suoni che si spezzano nell’arco del violino

nel colore rosso di un quadro di pittura

versato dalle sommità come un dolore nelle vene

vibrando così forte e allontanato come ombra tra gli orizzonti nascosti rimasti al tramonto.

 

5-            Eternità

 

Un  ritratto,

sovrapposto a frammenti di vita

nei confini orientali la ramificazione della genesi

rigenerata

in altri cieli,

dove i rami, sincronizzati alla tempesta senza suoni

si estendono al dolore

in silenzio

senza il loro soffio urlante,

spogli e abbandonati

dal raggio spezzato del sole.

 

Un miraggio

che divide i colori del tempo,

in infiniti riflessi,

del subconscio nascosto

dentro l’ultimo poro,

dove le radici si diramano tra i solchi dell’anima,

assorbendo il liquido  che scorre  impetuoso nelle vene

…alla più estrema particella

della visione della luce

che raggiunge la dimensione semi-vedente,

dei sensi inesistenti

dell’oltre memoria.

 

Un ritorno

dai cancelli abbandonati

dimenticati a se stessi,

in un velo di nebbia

che circonda il mondo

indossato da scheletriche ombre

eternamente vaganti

verso l’incomprensibile partenza

e il nuovo giorno in tempeste di rinascita.

 Traduzione italiana a cura di Dr. Albana Alia & Juljana Mehmeti

 

*Versi ricevuti direttamente dall’Autore tramite e-mail

 

 

 

 

 

 

 

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