18/05/2012

Chi è Dio 3000 anni di gossip, e nessuno l’ha mai visto in faccia: GIROLAMO MELIS - LUISA ALLENA

DAI OK bassa 4_Pagina_01.pngConfesso di credere
Confesso di credere, con fede essenzialmente religiosa, che esiste un
solo grande miracolo e che non ci sono miracoli al plurale; ossia,
secondo l’espressione del poeta filosofo Kurd Lasswitz, che Dio non
ha bisogno di compiere miracoli.


Konrad Lorenz
Gli otto peccati capitali della nostra civiltà
Adelphi, 2003

 

Quanto m’annoio
Quanto m’annoio tra questi muri nudi
E dipinti di pallidi colori
E una mosca che corre a passettini
Sulla carta sui righi disuguali
Che sarà di me, o Dio, tu che conosci
Il mio dolore, tu che me l’hai dato
Abbi pietà dei miei occhi senza lacrime
Del mio pallore e il rumore della sedia incatenata
E di tutti quei poveri cuori che battono in prigione
E dell’Amore che mi fa compagnia
E soprattutto pietà di mia debole ragione
E di ciò che la vince, la disperazione


(Traduzione di G.M.)


Guillaume Apollinaire
Que je m’ennuis entre ces murs tout nus
In Alcools
Gallimard, nrf – 1969

**Scritti estratti dal libro "Chi è Dio - 3000 anni di gossip, e nessuno l’ha mai visto in faccia -" di GIROLAMO MELIS - LUISA ALLENA... che potete leggere gratuitamente accedendo al seguente link: http://gmj.melis.it/ebook/Chi%20e%20Dio/Chi%20e%20Dio%20-...

17/05/2012

Carlos Sanchez omaggia il poeta argentino Mario Trejo – Homenaje al poeta argentino Mario Trejo

Labbra Libere poesia di Mario Trejo

traduzione di Carlos Sanchez

 

Alla fine delle terre e i giorni

di orari partenze e arrivi

e aeroporti mangiati dalla nebbia

malato di paesi e chilometri

e rapidi hotel condivisi

Dopo le attese

la fretta

i volti e i paesaggi differenti

ed essere stati abbagliati dall’oblio

o apertamente baciati dalla vita

Dopo quella amata

e quell’ altra intravista appena

donne prese per la mia solitudine

e soffocate per le belle catastrofi

Dopo la violenza e il desiderio

di cominciar tutto di nuovo

dopo gli errori

e i malintesi quotidiani

e le precipitazioni torrenziali del tropico

le notti accarezzate dall’alcool

il tabacco fumato con tanta incertezza

Alla fine di un nome che non oso dire

e di qualcuno che io chiamavo Irene

con una certa voce

una certa maniera di inchiodare gli occhi

alla fine della mia fede nell’intendimento degli uomini

e nel cuore di città e paesi

che non sapranno mai di me

Dopo tanti tentativi di fuggire o affrontare

e comprendere che sono solo

ma non sono solo

alla fine di amori corrosi

e limiti violati

e della certezza che tutta la vita

non è più che brandelli

di un’altra che sarebbe dovuta essere

Alla fine del colpo d’ascia irreparabile del tempo

posso brandire solo queste parole

questa ostinazione di anni e distanze

che si chiama poesia.

 

 

Labios Libres

di Mario Trejo

 

 

Al cabo de las tierras y los días

de horarios y partidas y llegadas

y aeropuertos comidos por la niebla

enfermo de países y kilómetros

y rápidos hoteles compartidos

 

Luego de esperas

prisas

y rostros y paisajes diferentes

y seres encandilados por el olvido

o abiertamente besados por la vida

 

Después de aquella amada

y esa otra apenas entrevista

mujeres cogidas por mi soledad

y ahogadas por las bellas catástrofes

 

Luego de la violencia y el deseo

de comenzarlo todo nuevamente

y los errores

y los malentendidos cotidianos

y los hábitos torrenciales del trópico

y noches acariciadas por el alcohol

y tabaco fumado con tanta incertidumbre

 

Al cabo de un nombre que no me atrevo a decir

y de alguien que yo llamaba Irene

de cierta voz

cierta manera de clavar los ojos

al cabo de mi fe en el entendimiento de los hombres

y en el corazón de ciudades y pueblos

que nunca sabrán de mí

 

Luego de tanta tentativa de huirme o enfrentarme

y comprender que estoy solo

pero no estoy solo

al cabo de amores corroídos

y límites violados

y de la certidumbre de que toda la vida

no es más que los escombros

de otra que debió haber sido

 

Al cabo del hachazo irreparable del tiempo

sólo puedo blandir estas palabras

esta obstinación de años y distancias

que se llama poesía.

 

 

 

 

Mario Trejo è nato in Argentina nel 1926. Negli anni ’40 ha creato la FIG Alberto Vanasco Club, un movimento che ha promosso i primi avvenimenti ed incontri in Sud America. Il suo primo libro di poesie è stata Cellule del sangue (1946). Ha scritto in collaborazione e come coautore con Vanasco lo spettacolo Non c’è pietà per Ambleto (1954), Premio Buenos Aires. Nel ’50 entra a far parte della rivista Poesia di Buenos Aires, con Raul Gustavo Aguirre, Jorge Enrique Mobili, Edgar Bayley e Rodolfo Alonso, e altri ancora.

Alla fine del decennio, è stato responsabile di programmi televisivi Canal 7 (Argentina) Storie di giovani (Martin Fierro 1959) e Nudo Buenos Aires.

E’ stato collaboratore della Radio Televisione Française, con Mario Vargas Llosa. Ha lavorato per la rivista argentina contemporanea culturale, Luz y Sombra, Lettera e Linea, Cinedrama e coniugazione in Buenos Aires, è stato un giornalista del giornale La Prensa, e la rivista Primera Plana e confermato.

Nel 1964 ha vinto il Premio di poesia La Casa de las Americas con L’uso della parola.

Durante la residenza a Cuba, ha scritto la sceneggiatura per il film Sradicamento, lungometraggio diretto da Fausto Canel, premiato al Festival di San Sebastiano (1965). Nel 1967 ha interpretato se stesso nel film di Bernardo Bertolucci, La via del petrolio. Ha scritto e diretto, nel leggendario Istituto Di Tella a Buenos Aires, diverse opere, la più ricordata, Libertà e altri avvelenamenti (1967). E ‘stato anche l’autore di Libertà, Libertà, Libertà, diretto da David Stivel e Norma Aleandro nel 1968. Astor Piazzolla musicò straordinarie colonne sonore per alcune delle sue poesie, tra cui The Birds Lost ( I passeri perduti), la cantante Jeanne Lee e il trombettista Enrico Rava hanno interpretato sue poesie in inglese Quotations Marks e Let me be. Negli anni ’70, come giornalista freelance, ha lavorato per le agenzie Anasa (Spagna), A.S.A. PRES (Francia) e Harvey (Italia). Insieme con Allen Ginsberg ha tradotto Nicanor Parra nel 1990. Nel 2008 il National Endowment for the Arts gli ha editato una antologia con una prefazione a cura di Liliana Heer mentre La Fondazione Argentina per la Poesia gli ha assegnato il Grand Prix d’Honneur.

*Scritto e foto ricevuti direttamente dal poeta argentino Carlos Sanchez tramite social network.

11/05/2012

CI CHIEDANO SCUSA, di Giovanna Mulas

 

 

"...Messer Monti, Messere.

 

Origene che interpretava le rane degli Egiziani, nell’Esodo, come la fastidiosa petulanza di dialettici e sofisti; mi porta a farmi gracidare addosso, ancora una volta seppure in tempi diversi, le stesse rane del portico di Erasmo: “non c’è nulla di peggio della demenza”, gracidano gli arguti per i quali, nel profondo mai ammesso, Tutto è vanità.
Ma come pure Euripide ricorda, certe rane hanno due lingue: con una dicono il vero, con l’altra ciò che ritengono opportuno secondo la circostanza.
Si dice che i Sileni di Alcibiade fossero delle immaginette sacre fatte in modo da poter essere aperte e dispiegate. Da chiuse riproducevano l’immagine di un flautista, comicamente deforme, da aperte rivelavano la perfetta immagine divina.
La saggezza paradossale di certi gracidii continua a rivelarmi dei Sileni... al contrario.
Chiedeteci scusa.
Per certi spifferi -fastidiosi quanto le vespe sulla spaghettata di ferragosto- che arrivano costanti da oltre confine grazie a un pifferaio magico per il quale l’Italia, buona buona, dovrebbe solo fare i compiti a casa... ."

 

 

 

 

 

Leggi tutto il pezzo, dal blog ufficiale di Giovanna Mulas:  
http://giovannamulas.blogspot.it/2012/05/ci-chiedano-scusa.html

**Ricevuto da: Ufficio stampa Isola Nera

***Immagine liberamente tratta da " LE BACCANTI DI EURIPIDE E IL DECLINO DELLA POLIS CLASSICA " :http://www.homolaicus.com/storia/antica/grecia/grecia_classica/67.htm