19/06/2013

Uomo e Υβρις di Giovanna Mulas.



dollaro-usa.jpgJohn Swinton (1829-1901), gia’ redattore capo del New York Times, nell’emblematico discorso di commiato dai colleghi, tenuto durante il banchetto dell’American Press Association, ebbe modo di dichiarare:
“Una stampa indipendente non esiste.

Lo sapete voi e lo so pure io.
Nessuno di voi oserebbe scrivere le proprie opinioni e gia’ sapete anticipatamente che se lo facesse non verrebbero mai pubblicate. Io sono pagato un tanto alla settimana per tenere le mie opinioni oneste fuori dal giornale col quale ho rapporti, altri di voi sono pagati in modo simile per cose simili e chi di voi fosse così pazzo da scrivere opinioni oneste, si ritroverebbe subito per strada a cercarsi
un altro lavoro.
Il lavoro del giornalista e’ quello di distruggere la verità (“Dire la verità non e’ uno dei dieci comandamenti”, sosteneva David Finn, uno dei titolari della Ruder & Finn nel pezzo ‘Perché mentiamo’, N.d.A.), di mentire spudoratamente, di corrompere, di diffamare, di scodinzolare ai piedi della ricchezza e di vendere il proprio paese e la sua gente per il suo pane quotidiano. Lo sapete voi e lo so pure
io.
E allora che pazzia e’ mai questa di brindare a una stampa indipendente?. Noi siamo arnesi e vassalli di uomini ricchi che stanno dietro le quinte. Noi siamo dei burattini, loro tirano i fili e noi balliamo. I nostri talenti, le nostre possibilità, le nostre vite sono tutto proprietà di altri.
Noi siamo delle prostitute intellettuali.”.
Quindi il popolo, la massa inutile dei ‘trascurabili’ di Arthur Machen, costituisce la mandria dei montoni protagonisti di una storia edificante che Georgi Ivanovich Gurdjieff (1872-1943) raccontava ai suoi allievi: “C’era una volta un mago ricco e avaro che possedeva molte mandrie di montoni. Non assoldava pastori ne’ recingeva i pascoli.

I montoni si sperdevano nei boschi, cadevano nei burroni e soprattutto scappavano all’avvicinarsi del mago, poiché avevano sentore di quel ch’egli faceva della loro carne e del loro vello.
Cosicché il mago trovò il solo rimedio efficace. Ipnotizzò i montoni e suggerì loro per prima cosa che essi erano immortali e che il fatto di scorticarli era eccellente per la loro salute. Poi suggerì loro che egli era una buona guida pronta a qualsiasi sacrificio per i suoi cari montoni che non erano più montoni. A questi ultimi suggerì che erano aquile, leoni e perfino maghi.

E così il mago visse senza preoccupazioni: i montoni rimanevano sempre accanto alle mandrie e aspettavano con serenità il momento in cui il mago li avrebbe tosati e sgozzati.”.
E’ innegabile che la mentalità degli individui e della collettività può essere trasformata da un insieme sistematico di suggerimenti adatti; in fondo, l’educazione stessa non e’ altro che questo.
Lo schema e’ classico: indurre emozioni nel lettore, orientarle al fine di generare la voluta reazione di univoco biasimo morale che approda alla corale invocazione di un pronto ristabilimento della giustizia violata.
Tecniche di plagio che si giovano di parole chiave ad alto contenuto emotivo o ideologico come verità, libertà, diritti dell’uomo, democrazia, genocidio, purificazione, ecc., caricandole dei significati voluti, miranti a ottenere un effetto preordinato di legittimazione e giustificazione di un operato che, altrimenti, rischierebbe di svelare il suo volto cinico e pragmatico. Si tratta di ottenere, attraverso parole, immagini, voci, notizie false, provocazioni o stereotipi negativi, un rovesciamento della realtà, e venderlo come vero. Una volta innescato, il principio della violazione delle folle diventa irreversibile.

Sosteneva James Harff, ex direttore della Ruder & Finn “Noi sappiamo perfettamente che la prima affermazione e’ quella che conta. Le smentite non hanno alcuna efficacia.”
Apro una parentesi interessante. Consiglio la lettura di Noam Chomsky, uno dei piu’ noti linguisti del XX secolo, professore di linguistica e filosofia al MIT di Boston. Secondo il Chomsky, certa propaganda ha effetto solo se supportata dalla classe colta e quando non vengono ammesse deviazioni di alcun tipo dall’ideologia ufficiale.
Era la lezione appresa da Hitler, che prosegue fino ai giorni nostri.
Chomsky rileva che la societa’ democratica divide i cittadini essenzialmente in due classi: quella a cui compete la gestione degli affari generali, l’esigua classe specializzata, e gli altri; la grande maggioranza della popolazione che Walter Lippmann connotava col termine di ‘branco selvaggio’. Chomsky sottolinea che il gregge viene convocato solo in tempo di elezioni per tenere viva nelle pecore
l’impressione di vivere in democrazia e non in uno stato totalitario.
Una volta (ri)eletta la classe specializzata, il branco ritorna spettatore, anzi rimane stupido o obbediente e passivo, da trattare nuovamente come un bambino, gia’ per definizione irresponsabile, incapace di conoscere il proprio bene. In realtà, argomenta il C., il branco era stupido anche prima delle elezioni, per cui e’ d’uopo
guidarlo: occorre orientarne il consenso, operazione che consiste essenzialmente nell’addomesticarlo per il tempo ritenuto necessario.
La maggioranza della gente e’ guidata da emozioni e impulsi: il branco selvaggio deve essere mantenuto confuso. Coloro che possiedono razionalità devono suscitare emozioni necessarie e sovrasemplificazioni emozionalmente potenti per tenere gli ingenui sulla retta via.
Cio’ e’ diventato parte essenziale della scienza politica contemporanea.
Il nostro autore osserva, inoltre, che per mantenere dei rapporti così profondamente radicati nella menzogna, occorre falsificare completamente la storia. Altro scopo raggiunto mediante il controllo dell’istruzione pubblica.
Si avranno in tal modo sempre a disposizione argomenti per giustificare qualsiasi azione che la classe specializzata intenderà intraprendere (…)


Leggi il pezzo da Giovanna Mulas, il Blog ufficiale:
http://giovannamulas.baab.it/2013/06/16/uomo-e-υβρις/


*Articolo ricevuto direttamente da ufficio stampa Isola Nera per Giovanna Mulas.

18/06/2013

TRIPLA PRESENTAZIONE A FERRARA PER "AL DI LA' DELLA DESTRA E DELLA SINISTRA"

Giovedì 20 giugno 2013, a Ferrara, Bar Tiffany, Piazza Municipale, tripla presentazione dalle 18 30 alle 19.45 per il Movimento Nuova Oggettività, sedi a Roma , Milano, Ferrara. Tra i libri in particolare quello ferrarese appena edito da La Carmelina edizioni di Federico Felloni, “Al di là della Destra e della Sinistra….dopo il libro manifesto a cura di Roby Guerra (referente per Ferrara) e Sandro Giovannini (coordinatore nazionale, noto da decenni a Roma per la costante attività culturale, rivista Letteratura/Tradizione, Gruppo Vertex, attualmente anche collaboratore della prestigiosa rivista Via Biblioteca del Senato – Milano).

 

Nel volume, oltre a Guerra, anche altri scirittori ferraresi inclusi, ovvero Riccardo Roversi, Maurizio Ganzaroli, Emilio Diedo, Zairo Ferrante, Alberto Ferretti, Sylvia Forty, tutti presenti all’incontro, alcuni anche nell’originario Libro Manifesto. Tra gli altri autori, alcuni molto noti segnaliamo di Roma Capitale: Vitaldo Conte, Giuseppe Casale, Giovanni Sessa , Antonio Saccoccio, Lugi Tallarico, Mauro Biuzzi, Maria Antonietta Pinna, Antonio Fiore Ufagrà, Alessio Brugnoli (rispettivamente…, Belle Arti, università La Sapienza, Tor Vergata, benemerito della Repubblica italiana, curatore ass. Moana Pozzi, blog gruppo letterario Destrutturatori, premio Kipple 2011 science fiction.), oltre al celebre Graziano Cecchini (Fontana Rossa di Trevi, 2007, sua anche la cover libro). Ulteriormente…. Stefano Vaj (Milano, dirigente dei futurologi transumanisti), Luigi Sgroi e Luca Siniscalco (area Lettere e Filosofia), Daco (artista digitale di Belluno), i critici d’arte Marcello Francolini (Salerno) e PL. Casalino (Imperia) giovani scrittori Fabio Scorza, Giovanna Guardiani, Seconda Carta (Reggio Calabria, Pescara, Ogliastra..ecc, Giuseppe Manias, direttore Biblioteca Gramsciana di Ales (Oristano), luogo natale di Antonio Gramsci, inoltre Francesca De Carolis, redattrice culturale di…. Eccolanotizia… Giovannini e Guerra presentano anche: La Cetra Scordata, saggio su Mozart dello scrittore e musicologo romagnolo Paolo Melandri (presente l’autore) e il Libro Manifesto “Per una Nuova Oggettività “(2011) Heliopolis, oltre 80 autori (circa 100 gli aderenti nazionali complessivi al progetto, il compianto celebre Gian Franco Lami, La Sapienza di Roma, tra i curatori con lo stesso Giovannini) già evidenziato nella cultura italiana come una risposta dialettica e antagonista, programmaticamente anti-ideologica, tra Nuova Tradizione e Futurismo futuribile, al parallelo percorso del cosiddetto New Realism di Eco, Ferrarris, area Alfabeta e la cultura postideologica ““progressista”


Info:
Al di là della destra e della sinistra (per l’Italia del XXI secolo)- dopo il Libro Manifesto a cura di Sandro Giovannnini e Roby Guerra (LA CARMELINA EDIZIONI)
http://www.edizionilacarmelina.it/
http://www.edizionilacarmelina.it/?page_id=613
http://nuovaoggettivita.blogspot.com

**Fonte originale della notizia: http://www.eccolanotiziaquotidiana.it/roma-nuova-oggettiv...

15/06/2013

Nuovi Versi di Giancarlo Fattori...


MELANCHOLIA
frammenti

di
Giancarlo Fattori


100_1937 copia(1).jpg1.

Il ruscello serpeggia  verso il basso,

è un pensiero nero che si muove lento,

increspature di vene e arterie,

radura in fiamme come cuore dolente.

Fiume di sangue impetuoso

che si sporge sul baratro della terra,

sul vuoto all’orizzonte, e solo,

riposa il mio cuore come in sogno.

 

2.

A ogni mutamento il vento trasporta

le ombre delle foglie nell’oscura notte

a terra, lungo percorsi di argilla spoglia

nelle nebbie, nelle mie pieghe amare.

Questa pioggia non cessa di respirare

tra le dune di tempestose nubi,

e io respiro parole congelate nel tempo,

un respiro dopo l’altro, disegnate nel cielo.

 

3.

Nessun granello si sabbia tra i colori del sonno,

nessuno sogno nelle ore che scorrono lentamente,

un fulmine lontano, un solo vago bagliore nella solitudine.

Negli occhi il grigiore di un lungo inverno di nebbia,

il canto lieve d’uccello notturno come presagio:

cade la prima neve che attendo al margine d’un campo.

 

4.

 Su pagine bianche, spoglie,

il coraggio di scrivere ancora

le cose successe, trascorse,

quelle perdute per sempre,

quelle magiche, che non tornano,

che per te sono un passato remoto:

scriverle ancora come dorate incisioni,

solo nomi, su una lapide.

 

5.

Soltanto un altro struggente componimento,

quattro mura nude attorno alla solitudine,

nel buio piangere fino allo sfinimento,

sentirsi nulla per il mondo

sentirsi il mondo negli sguardi tuoi,

persi in un ricordo che sfiorisce lento.


*Versi e fotografia di Giancarlo Fattori e ricevuti direttamente dallo stesso Autore

13/06/2013

Al di la della Destra e della Sinistra. Dopo il Libro Manifesto Nuova Oggettività “AA.VV. La Carmelina, 2013”

AA.VV. Al di la della Destra e della Sinistra. Dopo il Libro Manifesto Nuova Oggettività 

 

“ La Carmelina, 2013”

 

A cura di Sandro Giovannini e Roby Guerra

 

Prefazioni di: Giovanni Sessa, Sandro Giovannini, Roby Guerra, Antonio Saccoccio, Graziano Cecchini, Luigi Tallarico, Zairo Ferrante

 

 

COVER-N.O..pngINTERVISTE A:

Luigi Tallarico ,Roby Guerra, Sandro Giovannin,,Antonio Saccoccio, Luigi Sgroi,,Giovanni Sessa, Francesco Sacconi, Paolo Melandri, Vitaldo Conte, Giuseppe Casale, Stefano Vaj, Marcello Francolini, Antonio Fiore, Alberto Ferretti, Emilio Diedo, Pierluigi Casalino (*di Alessia Mocci), Graziano Cecchini, Alessio Brugnoli, Zairo Ferrante, Sylvia Forty, Maurizio Ganzaroli, Riccardo Roversi-Zairo Ferrante – Luca Siniscalco, Fabio Scorza, Maria Antonietta Pinna, Giuseppe Manias, Giovanna Guardiani, Francesca De Carolis, Daco, Seconda Carta, Mauro Biuzzi

 

A sinistra (cosiddetta) la casta è alla luce del Sole: da oltre mezzo secolo domina la cultura italiana, crisi o non crisi, vulgata spesso paragramsciana (con buona e cattiva pace del grande filosofo metapolitico ante litteram italiano!) ma anche il recente New Realism dei guru mica banali Eco, Ferraris ecc. pare riflettere ancora il peccato originale del DNA comunista….e ideologico. Postmoderno e Internet revolution ancora esorcizzati, quasi più perspicaci Papa Ratzinger e – in senso massmediologico… lo stesso ex premier Berlusconi. Va da sè: anche dalle parti, invece degli amanti del crepuscolo o dell’aurora, specularmente qualsiasi radar non ideologico capta la medesima rimozione della Internet revolution e del postmoderno. Certamente e tutt’oggi, a volte una bellissima anche letteratura forse meno ideologica, ma gira e rigira sempre Spengler e il tramonto dell’Occidente in primo piano…. E non come necessario e complementare bordo dialettico e-o danzante per superare criticamente solidamente certo nichilismo minimalista, certo stesso postmodermo liquido.

Anche i migliori lanciano, quasi un tic, intermittenze evolutive, poi subito la mano non accompagna la palla volante, Zarathustra diventa una statua di sale, anziché in Libertà e danzante gli anni duemila: persino Veneziani e Solinas, pur eretici brillantissimi, rigira e gira, costantemente si autospecchiano… in certo solipsismo ben visibile, in troni socialmente accreditati, fanno gli imperatori senza esercito? In realtà anche a Destra cosiddetta, la Regina è nuda, perché combattere captando il novum venuto alla luce? per certi spiriti nobili ma poco corpo liberi, più eccitante la coazione del canto apocalittico (interiore… altro che Impero!), eterno pensiero senza azione futurista nazionale…

Tornando a Sinistra cosiddetta…. specularmente afasica.., oltre alla news New Realism, comunque segno relativamente propulsivo, altre sinapsi tipologia Cacciari soffiano lievi: dal web semmai e da nuove giovani avanguardie tecnoanarchiche o futuristiche atipiche input in progress…

Va da sé: dal libro manifesto del 2011, per il nostro movimento virtuale un up-date inedito: sia una risposta riflesso non condizionati… sintropica quasi al new realism, ma, eresia indigeribile ovunque, l’assioma quasi di un hardware davvero irriducibile alle peraltro inerzie del Novecento ideologico, pur inerzie malware se non virus certamente radioattive… L’anno zero, in Italy, di una mappa non spezzettabile, atomo in-divisibile persino anti-ideologico: il territorio viene dopo e più dinamiche a venire soggettuali e non vincolanti. Metapolitica, metacultura e soprattutto metasofia, oserei affermare.

In pillole: ecco la logica del senso di questo libro chip, scandalosamente pop-filosofico, il titolo è tutto un file di sistema o registro – strutturale alla macchina-libro…- 3 scansioni mirate, la parola come dialogica danzante nel vettore nucleare pocanzi anticipato come un trailer; la forme rigenerante dell’intervista o bioparola, vivente, in una specie di nanobolero, primordicamente epidermico, in feedback facile con il libro manifesto, nell’interfaccia microepocale con il New Realism speculare, poi già espanso nel complementare e già “militare” urfuturibile, fino all’oltredestra oltresinistra conclamati di innesti ex novo, linee di fuga e toccata spregiudicata, antivirus decisivo per non confabulare oltre l’ideologico, ma sperimentarlo live… laddove, come disse Ionesco, le parole sono fatti, anche la macchina libro desiderante!

PER ACQUISTO: http://www.edizionilacarmelina.it/?page_id=613

**RECENSIONE CON ESTRATTO CONTINUA SU: http://www.readmi.it/recensioni/recensione-al-di-la-della...

Un'infanzia di crete rosse e azzurre (Italian Edition) di Girolamo Melis: guardalo, sfoglialo, scaricalo ma... sopratutto leggilo!!!

81FmQV4ScUL._SL1500_.jpgLa Val d’Orcia di questo racconto non è un luogo geografico né tanto meno la sua etichetta di “Patrimonio dell’Umanità”. È forse il Luogo del tempo che non si trasforma in Storia ma fa nascere un Bambino che porta e dona al mondo il mistero del ventre materno, dell’ordine naturale che solitamente viene vanificato dagli Adulti fin dal primo vagito.
Il “personaggio” di questa Infanzia può forse nascere solo qui e farsi complici i genitori, la scuola, i contadini, il torrente, gli animali.
Certo, a guardarlo con gli occhi e i sensi dell’Uomo ridotto a consumatore di giorni e affetti, può apparire un ET. E forse lo è. La differenza è che non viene da Altri Pianeti, ma dal luogo profondo che abbiamo dimenticato, ma al quale apparteniamo. E il Bambino ce lo racconta, con una promessa: non diventerà mai Adulto.


PER SCARICARE IL LIBRO IN VERSIONE KINDLE EDITION:http://www.amazon.com/Uninfanzia-azzurre-Italian-Edition-...

09/06/2013

Letteratura o narrativa da scaffale?: di Giovanna Mulas

Dopo "Su letteratura, scrivere" e "Sul ruolo del maestro nella letteratura" vi presentiamo il terzo articolo della nota ed attivissima scrittrice Giovanna Mulas, già candidata al Nobel per la Letteratura e costantemente impegnata ( anche tramite il nostro blog del movimento dinanimista ) nel sociale e nella difesa dell'arte:


D'après_Maurice_Quentin_de_La_Tour,_Portrait_de_Voltaire_(c._1737,_musée_Antoine_Lécuyer).jpgQuanto la Letteratura e’ in grado di assecondare una riflessione ed il pensiero critico nel Lettore? E, al contrario, quanto certa narrativa ‘imposta’ puo’ indurre una societa’ a incoscienza, superficialita’?.
Occorrerebbe soffermarsi a considerare cio’ che significa, in termini di potere, la possibilità di imporre ad una societa’ una certa visione
della storia, quindi della realta’. L’intellettuale che non prende una
chiara posizione politica, ha già una posizione e promuove comunque una politica: quella del più forte.
Un Libero Pensatore sta con e tra la gente, pensa, spinge un popolo con le idee, si espone, si sputtana anche e se necessario. Ma il prezzo che si paga per essere liberi pensatori e’ molto alto. Si
conosce o si può intuire nel momento stesso in cui, all’inizio del sentiero, si decide di camminare a piedi scalzi. È come la vita, ed in
questo mi ritengo fondamentalista: non possono e non devono esistere
scorciatoie, ché la dignità – ciò che davvero fa l’Uomo – non le può
permettere.
Pure, non esiste schiavitu’ piu’ sicura di quella di chi si ritiene libero scambiando per liberta’ la lunghezza della propria catena.
Ne ho scritto a piu' riprese: analizziamo il lettore tipo della societa’ civilizzata a cellulare e web, best seller indotto. Mettiamolo al buio, terrorizziamolo: assenza storica di una politica sociale e culturale, disoccupazione ai massimi storici, corruzione, fame, suicidi, depressioni, mancanza di dignita’, nuova repressione giustificata con la crescita della violenza, individualismo. Dall’altro lato, nuova consapevolezza che ricchezza e potere sono sempre stati e restano concentrati in pochi, stessi elementi…  .
Ogni regola verra’ annullata: si tornera’ primitivi, inconsapevoli, sicuri dell’insicuro in una realta’ rovesciata. Facciamo in modo che le persone abbiano paura del presente e del futuro, si fara’ fare loro qualsiasi cosa: si rivolgeranno a chiunque prometta una soluzione.
Ritengo avvenga una sorta di mimetismo speculare: uno slittamento dell’identita’ da uomo a uomo, dal buio ad una parvenza di luce.
L’identita’ verra’ catalizzata dalla gerarchia rassicurante.
Quanta responsabilita’ in tutto questo da parte di politica e religione?. Cosa (e come) la politica, o la religione, sono in grado di fare per generare un coinvolgimento malato, confuso nelle masse?
José Saramago scrisse in ‘Cecità’, di cui consiglio la lettura: “(…) Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono.”.
Il dovere primo di un intellettuale è farsi voce del e per il più
debole: studio, ricerca costante di (una tra le) verità, riflessione messi al servizio dell’ altrui riflessione, consapevolezza quindi conoscenza, affinché si avanzi un pensiero a sostegno del bene comune.
Uno scrittore mosso dall'intelletto è uomo la cui mente analizza se stessa: spezza e ricompone, quando necessario distrugge e si distrugge affinche’, dalle proprie ceneri, rinasca utile alla societa’ in cui opera.


Dal Blog ufficiale:
http://giovannamulas.baab.it/2013/06/02/su-letteratura-scrivere/

*Scritto ricevuto direttamente da Giovanna Mulas

**Foto: ritratto di Voltaire postato dalla redazione e liberamente tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Voltaire

 

 

05/06/2013

Su Letteratura, Scrivere di Giovanna Mulas


giovanna mulas,scritti,dinanimismo,inediti.Quelli che considerano la scrittura come passatempo, fonte di guadagno
o mero esibizionismo non vadano a mascherarsi da ‘scrittori’:
schiacciano la nobiltà di questa Arte, la offendono e offendono chi è
vissuto e morto in dignità, chi vive e muore di talento senza
compromesso, di studio, costanza, di totale dedizione.

Penso che, semplicemente, occorre scegliere un volo e una montagna da
raggiungere. Quando si conosce la portata del proprio volo si puo’
dire di saper scrivere. Ma solo quando si comprende quanto la
Letteratura puo’ e deve fare per cambiare in meglio una societa’, ci
si puo' far chiamare scrittori.


Scrittori voce del popolo, affinché il pensiero critico faccia
discutere, creare, costruire. Autocoscienza necessaria, critica
costante sulla e della realtà, che tenda la mano ai movimenti sociali
in opposizione alla guerra, l’ingiustizia, alla disuguaglianza
sociale.
Un movimento di resistenza per la cultura della vita.

Scrivere è masturbarsi davanti al pubblico; farlo da insofferenti,
disturbati indisturbati, da prepotenti, strafottenti.
Nudo, puro e crudo, il buon scrittore non si censura né ammette
censura, è libero da tabù, stili, religioni, spazi, tempi o patrie, li
sposa tutti e nessuno. Asessuato, puttana e santo, crea il nuovo nel
già creato, entra nel tronco e pensa da tronco, nel cane e piscia da
cane, gode dove altri soffocherebbero, sente e vede dove altri
oserebbero solo spiare dal buco della serratura.


Quando e se pretenderai di scrivere di un albero, non entrare
nell'albero ma sii tu albero.
E vivi da albero, parla o non parlare, guarda e odora e ascolta e
muoviti oppure no, ma da albero.
O non pretendere di scrivere.

Non amo pagine dedicate ai 'Fans' o 'pagine ufficiali gestite da
fans': non credo nei fans, credo nei lettori pensanti e agli scrittori
che fanno gli scrittori, non i divi.
E ogni scrittore, forse, ha i lettori che merita.


Penso che esiste un limite, al dolore di ogni uomo, che non va
superato: pena la follia. Finis Terrae, valico incerto, un confine,
una staccionata -messa sul sentiero dalla vita, dal destino, dalla
Natura o dal delirio di un dio-, che non andrebbe saltata ma è
d’obbligo (forse, o forse no) il farlo. Penso che si debba insegnare
ai nostri figli a camminare fino al confine della terra.


Per Madosini Latozi Mpahleni, la mia Mama nera, la divinità suprema è
il Grande Albero che si fa Arte, Poesia: “Siamo tutti parte del Grande
Albero, e dalla posizione che occupiamo mai riusciremo a vederne ogni
angolo. Potremo immaginare ma mai vederli tutti nella loro totalità.
Questo serve per l’Arte: non si potrà mai vederla ma la si potrà
immaginare e vivere, ascoltare attraverso gli altri che ascoltano
noi.”. Nelle tribu' africane non esiste il cercare di essere meglio
di. Si pensi proprio alla musica e ai suoi strumenti. Il capo tribu'
da un pezzo di canna ricava tante parti uguali quanti sono gli
abitanti della tribu'. Ognuno di loro potra' suonare soltanto una nota
e sempre la stessa che, sola, apparira' sgraziata: un lungo -o
intermittente-, insensato fischio... ma unita alle note degli altri
membri della tribu', quel fischio creera' la melodia. Tutti loro
saranno uguali davanti alla musica, creandola. Tutti uguali davanti a
tutti. Nessuno di loro potrebbe vivere, senza gli altri. Liberarci da
quell’ autoreferenzialita’, dall’ambizione inoculata nell’Uomo alla
sua nascita e proprio da un Sistema che continua a volerlo numero,
Cosa, Non Pensiero, Acritico Non Essere…questa, vedo come sfida
quotidiana. Un lavorare all’albero, tornare a quei rami che ne fanno
parte: tutti uguali, tutti Uno.

Non esiste libro che già non sia stato scritto.  Anche quelli non
riportati su carta,vivono. Ogni libro esiste e resiste e non è detto
che lo faccia in una delle realtà all’umana portata. Vive attendendo
quell’eletto visionario che riuscirà ad amarlo, ad ascoltarne la
storia per riportarla su carta affinché anche il mondo, questo nostro
mondo, possa finalmente conoscerne l’esistenza.


Per noi l’idea di aiutare equivale all’assistenzialismo, al mendicare.
Che posso saperne io di storiche ribellioni di un popolo
all’imperialismo, se non quello che ci è stato dato da mangiare e
leggere per una vita? Sono formattata, io. Siamo formattati e male,
amici miei. L’importante e’ esserne consapevoli. Chi siamo noi liberi
pensatori  per pretendere di unire, con le parole, i confini di un
mondo da sempre troppo piccolo?. Sognatori, pazzi, esploratori
d’utopia…e ancora: chi o cosa è, seppure è, uno scrittore?.  Già
definirci ‘noi liberi pensatori’ è chiuderci in una categoria, casta
protetta da cattedra e recensioni positive o negative poco importa,
l’essenziale è essere. Imbottiti dal più classico degli onanismi
intellettuali, introiettati. Micromondo fatto di narrativa da
bancomat, la fisica felicita’ di un bicchiere di quello buono,
salotto, salamelecchi, interviste, servizio in camera, specchi e
maschere, e maschere e maschere e, canne e riesumazione di Marx.
Implosioni mentali su come eliminare la violenza dal mondo con la
minore violenza possibile. Probabilmente occorre non farci distrarre
dai voli alti, ma nello stesso tempo aspirare ad essi. E lo vedo, il
mio mondo,  e mi da fastidio. In quel ragazzo sporco, addormentato sul
bordo del marciapiedi alle undici di una domenica mattina, faccia al
sole e saranno 30 gradi all’ombra, coperta logora tirata al mento, la
gente che continua a scorrere e correre attorno, fiume senz’ argini.
Che società è questa, in grado di rendere fantasma un ragazzino,
dilaniarlo, spegnerne la voglia di spaccare questo mondo che pare
uscito da una pellicola yankee di classe zeta?. TU SEI se consumi, TU
SEI se produci. Se crolli lasci di funzionare per il sistema. E noi
Liberi Pensatori, noi Scrivani. Da bolla protetta e colorata,
enfatizzata, mitizzata senza consenso ne’ merito, serrati a ipotizzare
poeticamente come cambiare il mondo con la letteratura, uccidendoci
della stessa e dimenticando, volutamente o meno, che il mondo ‘vero’
sta fuori da un albergo a cinque stelle: è giù da una cattedra di cui
non conosce l’esistenza. E non ne sente la mancanza. Forse il mondo
vero sta fuori da ogni autore, e per sua natura.

Penso che, semplicemente, occorre scegliere un volo e una montagna da
raggiungere. Quando si conosce la portata del proprio volo si puo’
dire di saper scrivere. Ma solo quando si comprende quanto la
Letteratura puo’ e deve fare per cambiare in meglio una societa’, ci
si puo' far chiamare scrittori

Perché in fondo siamo isole, amici miei. Ed io, ora, non voglio
ritrovare il sentiero del ritorno. Qui in me, in Noi, riposano gli
echi delle altre isole, poeti, porte, scale, senza stagioni dove
perdersi. Una tra le tante è l’isola che sono, che siamo, che dovremmo
essere:aperte ed integre, pronte anche a sanguinare pur di essere
libere.



Leggi questo e altro da Giovanna Mulas, il Blog:
http://giovannamulas.baab.it/2013/06/02/su-letteratura-scrivere/


**Articolo ricevuto direttamente da Giovanna Mulas per Ufficio Stampa Isola Nera
Cinque Pagine ufficiali in Facebook italia
Profilo ufficiale in Twitter

***Immagine  postata dalla redazione del blog e liberamente tratta da:http://www.bibliotecabelsitana.it/mix/storia_biblioteche....

02/06/2013

Foto di un tramonto silenzioso immortalato nei versi di Giancarlo Fattori.

ECHI DI SILENZIO

di

Giancarlo Fattori

 

IMG_2000.jpgSu questa terra dove giaccio addormentato

nessuno attende il soffiare del vento,

il mio riflesso si specchia sulle nubi in corsa;

 

e mi sento frammento di un tempo antico

 

come mani che accarezzano chiome lontane,

e consolo me stesso in questo pianto sommesso:

mi addolora stare solo, e tendo una mano

 

all’immagine che, nel sogno, ho di te.

 

Un giorno mi son perso,

non ricordo dove,

intorno a me un campo arso

al sole, dove manchi solo tu;

e non c’è luogo al mondo

che m’appartenga,

lungo il cammino

solo echi di silenzio.

(Giugno 2013 )

 

*Versi e foto ricevuti direttamente dall'Autore.

**Foto di Giancarlo Fattori. 

 

31/05/2013

Giovanna Mulas:Sul ruolo del Maestro nella Letteratura

Apollo_dio-della-medicina-e-delle-arti-thumb.jpgIl Maestro, visto come guida etica e fisica, nel cammino dell’Arte, impervio quando fatto a piedi scalzi, in dignita’ e quella irragionevole purezza che solo l’animo del vero artista contiene; puo’ rivestire un ruolo fondamentale: fisiologico ad abbattere le  barriere che innalza, tra un qualunque Se’ ed il mondo, la superbia tipica della giovinezza, del talento immaturo.
Conobbi Peter Irwin Russell, grande poeta inglese in Italia dal 1983, che avevo ventiquattro anni.
Peter ammiccava da antico bohémien di 79 anni, coi suoi capelli arruffati e la barba candida, mani odorose di Gauloises (rigorosamente senza filtro) e Alfa (ne fumava ottanta al giorno), il William Lawson allungato con acqua. Cugino del Nobel Bertrand Russell, Peter stesso era autore pluripremiato, candidato due volte al Nobel per la Letteratura. Visse, semicieco ed in estrema poverta’, ignorato dalle istituzioni locali, a Pian di Sco’, col figlio malato di mente. Si spense nel 2003, una morte dovuta più a “la solitudine e l’abbandono, che per enfisema polmonare”.
Con un gruppo di amici giornalisti e poeti ci battemmo a lungo, per fargli ottenere la cittadinanza italiana e i relativi favoritismi economici che la stessa comportava. Nella sua libreria -un pezzo di storia della letteratura mondiale- tra gli oltre duemila volumi potevi assaggiare, odorare gli scambi epistolari con Ezra Pound, che il Poeta conservava gelosamente.
E le discussioni politiche, le critiche sociali ad uno Stato che ignorava e continua ad ignorare Cultura ed Arte e quei poveri incoscienti che osano farle grandi nel mondo, volando oltre la rete di contenimento.
Peter fu mio Maestro, e lo fu in maniera felicemente inconsapevole. Con le mie prime, irrisorie pubblicazioni cominciavo da affacciarmi nel panorama letterario nazionale; ero una salottiera di buon talento, testarda e superba, stordita da premi letterari e sterili primi applausi, coltivavo la rabbia del riscatto di chi nasce dal niente e col niente cresce.
Il vecchio Maestro mi ripeteva che ero un ‘passero con le ali di aquila’, e io ne ridevo.
Un discreto talento che ancora non conosceva le sue possibilita’, preferiva volteggiare tra gli specchi.
Eppoi gli anni, il tempo, gli eventi…tanti anni, e tanto dolore a piegare e piagare la ragazzina superba, prima di comprendere la portata del volo.
Questo, oggi, lo ripeto ai miei allievi:
siate piccoli passeri con le ali d’aquila.
Non temete il volo, ovunque questo vi portera’, nella vita; che sia alto o basso non importa. Chi dice che gli uomini non possono volare? E chi dice che una montagna, una qualsiasi montagna puo’ essere piu’ potente del volo di un uomo?
Soltanto voi potrete e dovrete scegliere il vostro volo, e la vostra montagna.
Quando sarai in grado di capire la portata del tuo volo, potrai dire di saper scrivere.
Ma solo quando capirai quanto il nostro dono puo’ fare per cambiare in meglio la societa’,
potrai dirti scrittore.

*Scritto ricevuto direttamente dalla Scrittrice Giovanna Mulashttp://giovannamulas.baab.it/ , il Blog Cinque Pagine Ufficiali in Facebook Italia Profilo ufficiale in Twitter

**Foto di APOLLO postata dalla Redazione e liberamente tratta da: http://arteesalute.blogosfere.it/galleria/2010/03/la-poesia-insegna-ai-medici.html/1

26/05/2013

Dedicato ai giovani che si sentono vecchi o, forse, ai Vecchi che sono giovani...

Èvita i Vecchi di Girolamo Melis...
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Èvita quelle carogne dei vecchi.
Èvita i vecchi che i guai se li tirano. 
Èvita i vecchi che quando passano sulle strisce devono sempre alzare le mani per spiegarti che stanno per passare. 
Èvita i vecchi che invece di fare versi potrebbero sbrigarsi. 
Èvita i vecchi che fanno quelle facce sempre incazzate invece di ringraziare che non li stendi sotto il motorino. 
Èvita i vecchi che invece di tenere la bocca chiusa ridono con quelle dentiere che si ritrovano. 
Èvita i vecchi che, non contenti di aver rotto i coglioni per sessant’anni, vogliono arrivare a cento. 
Èvita i vecchi che non parlano per farti sentire in colpa. 
Èvita i vecchi che dicono quelle frasi lunghe che non finiscono mai. 
Èvita i vecchi che o non si capisce quello che pensano o ti fanno dimenticare quel che volevi dire. 
Èvita i vecchi che portano sfiga, ma non ce la fanno a reggerla da soli e la fanno cadere da tutte le parti. 
Èvita i vecchi che non fanno un cazzo dalla mattina alla sera e occupano sempre i meglio posti sul tram, sul bus e sui treni. 
Èvita i vecchi che, con la scusa di essere timidi, guardano sempre il culo delle ragazze. 
Èvita i vecchi che, a differenza degli orologi, non diventano mai antichi e non aumentano di valore. 
Èvita i vecchi che alzano l’età media della popolazione e ci fanno fare brutta figura all’estero. 
Èvita i vecchi che non sanno nemmeno cosa vuol dire sms. 
Èvita i vecchi che sono ancora lì a leccare i francobolli. 
Èvita i vecchi che sono ancora lì a lamentarsi per quella loro pensione di merda, invece di darla a noi. 
Èvita i vecchi che per la strada si fermano all’improvviso, tu gli vai addosso ed è colpa tua. 
Èvita i vecchi che, invece delle polo Lacoste, portano quelle magliette a righine, come se già non si capisse che sono vecchi. 
Èvita i vecchi che sono ancora lì a menarla con gli Anni Sessanta. 
Èvita i vecchi che passano il tempo alle ASL a discutere se è meglio l’artrite del Vecchio A o la cateratta del Vecchio B. 
Èvita i vecchi che guidano le Mercedes. 
Èvita i vecchi albesi che guidano-in folle col cappello in testa. 
Èvita i vecchi che si piazzano davanti alla TV per ore e consumano la corrente. 
Èvita i vecchi che vogliono tanto bene ai bambini. E allora? 
Èvita i vecchi che sono fissati con la minestra. Èvita i vecchi che sono tutti ammiratori di Gerri Scotti, alzano la audience e noi dobbiamo averlo tra le palle da decenni.
Èvita i vecchi che hanno sparso la voce di saper raccontare le favole ai bambini ma si addormentano prima loro. 
Èvita i vecchi che da giovani erano molto meglio di noi e non si accorgono di come sono conciati. 
Èvita i vecchi che prima almeno si mettevano in quattro intorno a un tavolino del bar a giocare a scopa con quattro bianchini, e ora stanno lì ognuno per conto suo, occupano quattro tavolini e non consumano un cazzo. 
Èvita i vecchi che si piazzano lì con la Gazzetta dello Sport in mano e non la mollano per ore 
Èvita i vecchi che ora non si ubriacano più in pubblico, lo fanno di nascosto in casa e non servono nemmeno a farsi pigliare per il culo. 
Èvita i vecchi che appena mangiato si addormentano e non aiutano nemmeno a sparecchiare. 
Èvita i vecchi che stanno svegli tutta la notte e fanno casino nei corridoi. 
Èvita i vecchi che ti guardano fisso come se si aspettassero sempre qualcosa o che se non si aspettassero più niente. 
Èvita i vecchi che sono specialisti a farti sentire una merda. 
Èvita i vecchi che quando cerchi di scippargli la borsa dalle mani mica la mollano, e gli viene una forza micidiale che sei costretto a staccargli un braccio, e allora cascano per terra, si fanno male, tutti intorno si agitano, la polizia ti prende e ci rimetti sempre tu.
 Èvita i vecchi che saltellano, caracollano, si danno quel tono dinamico per non far capire che non si reggono in piedi. 
Èvita i vecchi che prima erano tutti di destra e ora sono tutti di sinistra.
 Èvita i vecchi che non guardano in faccia nessuno e muoiono. 
Èvita i vecchi che muoiono e ti lasciano lì come una merda proprio mentre stavi per dirgli “ti voglio bene”.

**TRATTO DAL JOURNAL DI GIROLAMO MELIS ( già Giovane Amico del dinanimismo ): http://girolamo.melis.it/2013/05/evita-i-vecchi.html

23/05/2013

Ritratto di Famiglia... di Carlos Sanchez

Cronaca familiare

di

Carlos Sanchez



944425_4917691535378_148554035_n.jpgGrazie a questa fotografia
potresti ricostruire la festa
l’atmosfera di quel Natale.
C’è un primo piano sfocato
con brillo di bottiglie da sidro
di coppe di cristallo di Murano
piatti sparsi senza simmetria
su un tavolo forse di pino,
suggerito appena sotto i fiori
de un tovagliolo di filo di Scozia.
La zia Giulia suona il pianoforte
nostalgia di uno zio mai comparso,
nonna Maria col suo sguardo di comando
rattiene l’abbraccio dei miei nei loro valzer.
Indietro la cugina più grande
in uno dei suoi tanti smarrimenti.
Suo padre come sempre assente.
Il volto del nonno esemplare
insinua nella sua sana indifferenza
un regno di infinite scaramucce.
La zia Rosaria ostenta una creatura
nella culla delle sue braccia robuste:
Quello che appena è entrato in scena sono io
che adesso non ricorda a cosa pensassi.


In quel momento stavamo tutti
a contendersi un posto nella foto,
adesso lei è solo un pallido riflesso
un bollettino di guerra e di fantasmi.

Di “Alta Marea” Editora Quasar, Roma 2005

Crónica familiar

Por esa fotografía amarillenta
podrías reconstruir la fiesta
la atmósfera de aquella Navidad.
Hay un primer plano desenfocado
con brillos de botellas de sidra
de copas de cristal de Murano
platos esparcidos sin simetría
en una mesa seguramente de pino,
apenas insinuada bajo las flores
de un mantel de hilo de Escocia.
La tía Julia está tocando el piano
añorado un tío que nunca llegará,
la abuela María con su mirada
de expresiva alertando a las tropas,
                                                                                             mis padres en un abrazo tímido
de vals. Más atrás la prima mayor
en uno de sus tantos extravíos.
Su padre como siempre ausente.
El rostro del abuelo es ejemplar
insinúa en su sana indiferencia
un reinado de infinitas escaramuzas.
La tía Rosario ostenta una criatura
en la cuna de sus brazos robustos:
ese recién entrado en escena soy yo
que no recuerda ahora en qué pensaba.


En ese entonces estábamos todos
disputándonos un lugar en la foto,
ahora ella es sólo un pálido reflejo
un boletín de guerra y de fantasmas.

**Foto e Versi ricevuti direttamente dall'Autore tramite social-network

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