27/01/2012
Giovanna Mulas a Tertenia, con gli autotrasportatori in protesta: quando l'arte di scrivere diventa sociale!!!
Ieri sono stata per qualche ora con gli amici autotrasportatori in protesta nella zona di Tertenia.
Tra auto di polizia e carabinieri, il gelo di una campagna agreste di gennaio, i camion vengono lasciati per adesso ai lati della strada, in fila indiana, ai fini di consentire il passaggio agli altri automobilisti.
Parlo con padri sostenuti dai gruppi indipendentisti uniti in loro sostegno, parlo con ragazzi che lamentano la quotidiana sopravvivenza alla vita, la totale assenza di sindacati e istituzioni in genere, la mancanza di coscienza di buona parte della popolazione ché non ancora toccata dal fango e il suo odore.
Mancanza di scambio di elementi tra governati e governanti: classe politica alfa già casta, non in grado anche solo di fermarsi ad ascoltare.
Dimentica, questa casta, del virtuale che rappresenta agli occhi degli uomini veri, dei lavoratori veri: casta di burattini senza filo, commessi viaggiatori, mancati piazzisti, rappresentanti di chi oramai non ha più bisogno di essere rappresentato, marionette di un teatro col sipario già calato, come le braghe, sulle vergogne, e per fortuna nostra, agli occhi del mondo.
L’isola è in ginocchio, il malessere è forte e lo respiro come mio da anni, lo conosco e rispetto: e vigorosa, prepotente quanto il diritto alla vita e al lavoro è la dignità di questi uomini e le loro famiglie.
Penso, con ansia crescente per miei figli e i giovani, tutti figli nostri, alle crescenti rappresentazioni fasciste di violenza caotica, che non resteranno senza conseguenze, penso alla superficialità, al costante sottovalutare la situazione degli omuncoli da circo televisivo, gli opinionisti dal sorriso facile, strafottente.
Gli stessi parlamentari borghesi, virtuali e corrotti, che ghignano senza credere, loro per primi, alle cazzate che sparano, offese costanti all’intelligenza del popolo.
AlicI Delle Meraviglie, bianconigli scaduti e affondati in quella poltrona fuori dal mondo, promossi da media complici mentre la polizia manganella chi andrebbe protetto, chi ha fame, chi urla, chi solo, davvero, fa Stato.
Io mi rifiuto di vedere un’Italia alla Capitan Schettino. La nave è già affondata e ancora cadrà: rappresenterà un bene per troppi, la caduta. Ma le masse popolari non sono e non devono essere un capitan schettino: la loro potenza, seppure ancora inconsapevole, non va sottovalutata, va temuta. L’italiano è quel pescatore che, ferito dalla violenza del poliziotto, ha saltato la barricata, ha spezzato un bastone e, furioso per le chiare ingiustizia e repressione, si è difeso.
Pure è un bene, per ora, che quel bastone si fermi ad una barricata messa su dalla polizia-Stato, è un bene che non vada oltre, per ora. Ma presto anche quella barricata cadrà, è fisiologico che cada.
E’ in quel momento che vedremo, voglio, l’italiano vero: orgoglioso, pieno della sua Patria, dell’essenza stessa di Patria, persa da troppo tempo o forse mai conosciuta, comunque schiacciata da indegni.
Pieno dei suoi diritti di Uomo, suoi semplicemente perché uomo, la cui reazione di passione diventa comprensione e quindi conoscenza.
Vedo, voglio, una Patria dove l’ultima delle madri di famiglia possa fare il ministro dell’economia e devo dire che la vedrei molto bene, nel farlo. Senza lacrime di coccodrillo lo farebbe, e non un figlio rimarrebbe senza un piatto.
Certamente lavorerebbe in un’ottica di bene comune quella madre, orizzontale.
Concreto e molto, molto lontano da Alici e bianconigli.
GM
Leggi e vedi immagini dal blog ufficiale: http://giovannamulas.blogspot.com/2012/01/tertenia-con-gli-autotrasportatori-in.html
*Scritto ricevuto direttamente da: Giovanna Mulas ( giovannamulas.blogspot.com )
10:12 Scritto da: zairo-ferrante in COLLABORATORI E SOSTENITORI DEL DINANIMISMO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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21/01/2012
Il Poeta non deve essere un artista ma un Uomo tra gli Uomini: il dinanimismo nelle parole del grande poeta Rainer M. Rilke.
Poche parole per ribadire un concetto portante del Dinanimismo: " non c'è poeta e non esiste poesia che non sia fatta tra gli uomini e per gli uomini ".
Ecco che, a tal proposito, riproponiamo di seguito un estratto dell'ultima lettera che Rainer Maria Rilke scrisse al giovane, ufficiale e aspirante poeta, Kappus:
Parigi, Santo Stefano del 1908
Sì, mi rallegro di sapervi in questo mestiere stabile, con questo grado, questa uniforme, questo servizio, tutte cose tangibili e ben delimitate. In una simile cornice il vostro mestiere, esercitato su una truppa poco numerosa, e isolata anch'essa, assume un carattere di gravità, di necessità; non è più il gioco o la perdita di tempo della carriera delle armi, è un impiego vigilante che non solo non contraria la personalità, ma la fortifica. Un modo di vita che, a intervalli, ci provoca e ci oppone a grandi cose della vita: ecco quello di cui noi abbiamo bisogno.
Anche l'arte non è che un modo di vita. Ci si può preparare a essa senza saperlo, vivendo in una maniera o in un'altra. In tutto ciò che risponde a qualcosa di reale le siamo più prossimi che in quei mestieri che non si fondano su nulla della vita, mestieri detti artistici, i quali, scimmiottando l'arte, la negano e la offendono. Così è ad esempio del giornalismo, quasi di tutta la critica, di tre quarti di ciò che si chiama o vorrebbe chiamarsi letteratura. In una parola, mi rallegro che abbiate evitato tali vie e che siate solitario e coraggioso nella rude realtà. Che l'anno che viene vi mantenga su questa via e vi fortifichi.
Sempre vostro
Rainer Maria Rilke
* Estratto postato liberamente dalla Redazione del Dinanimismo e tratto da: " Lettere a un giovane poeta " R. M. Rilke ( Nova Delphi editore ) http://www.amazon.it/exec/obidos/ASIN/8890514922/viaginge...
**Foto e biografia di Rilke: http://it.wikipedia.org/wiki/Rainer_Maria_Rilke
13:00 Scritto da: zairo-ferrante in ARTICOLI DEL DINANIMISMO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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17/01/2012
" SCRITTO DI GETTO " di Roberta Murroni
La mia vita è su di un filo, appesa, in bilico sentimenti, uno strapiombo.
Amico, hai preso il filo tra le mani, ti sei issato e hai camminato fino ad acchiapparmi, stringermi, amarmi, strattonarmi, lanciarmi via e riprendermi.
Ti ho chiesto di non farlo, di non essere così, che avresti potuto conoscere la mia non gentile difesa. Hai continuato, col tuo gioco malato di chi non sa di essere fuoco e vive come acqua cheta, chi spera di essere felice con gli altri quando non ha attimi di tregua con se stesso.
Ho provato a consolarti, a dirti io ci sono, ma nessuna possibilità, nessun cordoglio, mai più orgoglio.
Ed eccomi qui, a raccogliere i cocci di me stessa, sempre camminando sul filo, in bilico tra la follia e la santità, mai abbassata ad un simile affronto, ti ho detto "se vuoi andare, via.." e sei andato, dopo un giorno tornato indietro, dicendo che stavi bene si, tu stavi bene, che ti eri sbagliato, che non ero io.
In bilico, da sola. Cammino. Diritta, senza fermarmi.
Non ho un amico davanti a me, da seguire con rispetto.
Mai l'ho avuto accanto a tenermi la mano ed ora, ringrazio me stessa, non è più dietro di me pronto a scaraventarmi ancora nel baratro.
*Scritto ricevuto da Roberta Murroni: http://www.robertamurroni.com/wp/index.php/work/
**Quadro: "NOI STESSI" olio su tela ms.15x35cm. dic. 2011 di - NICOLA VILLANO - ricevuto tramite social network dallo stesso Autore.
10:47 Scritto da: zairo-ferrante in COLLABORATORI E SOSTENITORI DEL DINANIMISMO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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