Browsing "NOTIZIE SU E DAL DINANIMISMO"

Il dinanimismo rende omaggio a Serraino Fioravante, il Poeta silenzioso.

43715610_10212418756484369_5238466152304214016_n

Serraino Fioravante o semplicemente Fiore, un Maestro a trecentosessanta gradi per molti, un Confidente e un Amico per altri, un Faro culturale e un punto di riferimento per tutta la comunità di Aquara (SA). 

Un Uomo sempre fedele a sé stesso, Personalità poliedrica e socialmente impegnata. Custode di leggende e saperi dai più dimenticati.

Un vero “Architetto del pensiero”, abile a leggere, comprendere e collocare – nello spazio e nel tempo – uomini e cose.

Un “Gigante della parola”, sia scritta sia parlata, sia usata come arma sia come carezza.

Un raro Filosofo, in grado di far parlare pietre, angoli, vicoli e gradini.

Un Poeta silenzioso capace di respirare profumi e colori.

Un Sorriso e un Cuore gentili.

Un Compagno la cui assenza contribuirà sicuramente a rendere il mondo un posto meno bello.

ZF

44575381_10217897433530862_5282152347730968576_nLettera di Serraino Fioravante, Estratta da: “158” libro sui Comuni della Provincia di Salerno, scritto da Enzo Landolfi, “Printart Edizioni”

“Caro Lucido.
Mi scrivi che devo raggiungerti a Milano dove ora si deve e si può ricostruire l’Italia. 
Ma io voglio farlo qui, da Aquara. Dove si resta e non si resiste. Perché si resiste ad una minaccia e si resta per una bellezza. Difatti se guardo, finalmente libero, oltre la siepe e la torre antica ecco che subito si impone la poesia: immersi in una luce tiepida e familiare i contorni delle cose appaiono talmente nitidi e pacificati che vorrei ti giungessero come il volume sentimentale di una distanza. Qui i mattini sono una spremuta di sensi, i pomeriggi somigliano ad una dorata eternità, le sere incendiate dal tramonto della marina restituiscono serenità al riposo, e in cielo virgole di rondini futuriste tracciano un’audace e commovente grammatica del cuore. 
Qui anche la parola è viva, essa torna schietta e temeraria, incisa nella corteccia, in profondità di succhi, dai giuramenti degli amanti. La mia patria è il dialetto aquarese; grazie ad esso nominiamo le cose per la prima volta nella vertigine della loro fioritura, a sgomento sacro di uno stupore, a sedimento di un passaggio di tempo e di uno stato d’animo. 
Qui ogni dolore è un giunco, ogni inquietudine un lieve frangersi di onde lontane. 
Qui deponiamo il lutto e le vanità erranti e ci sciogliamo, individui superflui, nel vicinato, nella piazza come in un abbraccio di madre. 
Qui i deserti della mia vita verranno sempre dalle acque di queste fontane. Voglio invecchiare con il tempo del campanile e delle stagioni; essere ciclo che custodisce il seme e prepara il frutto, come fa questa terra che non tradisce chi la rispetta, potente e forte e saggia di radici; visionaria di ali, amante di ogni forestiero e di ogni orizzonte, tollerante e ricca del suo donare. Voglio fermarmi con i vecchi sui passetti, ascoltare le loro consegne, sentirne il lievito, come dai forni incendiati a rosa il profumo del pane e vedere aggiungersi al loro viso di faticosa dolcezza un’altra ruga di tenerezza. Voglio aggiungere un ramo al falò di Natale e bruciare in piazza Carnevale; stordirmi del mosto nelle cantine e fare l’alba nei frantoi aspettando l’olio nuovo. Voglio andare al fiume d’estate e d’inverno raccogliere la neve dai tetti per fare il sorbetto col vino cotto; ammirare come Nerone gli incendi dell’autunno e vedere quello che fa il miglior vento di primavera con le gonne a fiori delle ragazze. Voglio illuminarmi delle lucciole nei campi e della luna negli orti e sui tetti; andare per more e sedermi “‘mbieri” (ai piedi) a la croce fino a diventare sedimento di tutta questa geologia del cuore. Voglio accompagnare i nostri morti verso il futuro, baciare spose, litigare con gli amici ed averne cura, interrogarmi nelle notti con troppe stelle e nei giorni arresi alla pioggia. Nel giorno di festa voglio svegliarmi col colpo scuro del fuochista, seguire la banda durante la questua, portare il Santo in processione, sentirmi elemento chimico di una alchimia e consumarmi d’amore per tutto questo, per questo piccolo mondo antico che conosce la seduzione della vita, che non immagina una speranza ma lavora con il sole per stanarla. 
Come vedi la città non basta; il somigliare agli altri non basta, se non avrai conosciuto, più saggio più esperto più ricco dopo il viaggio, un Itaca a cui ritornare. 
La nostra Itaca, Aquara. 
Che San Lucido ti custodisca e ti protegga da ogni spaesamento. 
Ti saluto con tutta l’amicizia complice ed accelerata con la quale abbiamo divorato la nostra infanzia. Eravamo bellissimi.”

Fiore Serraino

*Foto di Serraino Fioravante postate dalla Redazione del blog e liberamente tratte da: ( Ass. Culturale l’ortica https://www.facebook.com/ortica.assculturale/ )

 

FERRARAITALIA: Intervista allo scrittore Alberto Ronchi: quando l’art politik è pop al quadrato

alberto-ronchi-roberto-alperoli-670x469Alberto Ronchi è figura politica stranota a Ferrara: Già assessore verde nell’era Sateriale […] ha esordito in letteratura con un intrigante e molto pop all’americana alternativo libro di poesie: per Modo Infoshop… “Catastrofi Naturali. Liriche 1997-2016”.
Poesie spesso scritte negli anni della Politica attiva e top secret: per nulla corrose dal tempo, anzi: di matrice controculturale, ha in certo senso confermato il suo – a suo tempo, percorso politico culturale innovativo, certa pop culture come tra le espressioni più creative del nostro tempo, ben oltre le mere dimensioni puramente artistiche contemporanee: come dimostrò a Ferrara con il lancio (anche merito ampiamente suo) del Festival Ferrara le Stelle, come svecchiare una città troppo e sempre metafisica e conservatrice, oltre naturalmente a diverse altre iniziative da Ronchi promosse a Ferrara, in Emilia Romagna e a Bologna.

Alberto, lo scorso anno circa, a sorpresa un intenso e bel volume poetico controculturale (per una libreria cult di Bologna, Modo Infoshop) ispirato dalla punk generation e da certi padri Beat letterari come il grande Borroughs, la stessa Patty Smith, poetessa rock: anzi, i veri poeti del nostro tempo sono stati (e magari sono) proprio i vari Jim Morrison, oltre alla Smith, Syd Barrett e così via?
Sì, certo la musica e i testi di diversi esponenti del mondo del rock fanno parte del mio bagaglio culturale. Ho letto anche molta poesia, soprattutto anglo americana. La cosa curiosa è che ho fondamentalmente assorbito queste influenze nella traduzione italiana. Non parlo bene l’inglese, devo molto ai traduttori.

Alberto più in generale, spesso giustamente si denunciano i Media come persuasori occulti, ma proprio certa pop culture non segnala (oltre ai poeti rock) fin da Andy Warhol e i Beatles fino ai Kraftwerk futuristici, la stessa Street Art, molte nuove stesse espressioni artistiche nate direttamente nel Web, eccetera, una nuova cultura popolare post-post moderna, oggi si sdoganata, ma ancora sottovalutata dai puristi dell’arte e la letteratura?
Domanda impegnativa. Credo che viviamo una stagione culturalmente mediocre. I motivi sono tanti e occorrerebbe altro spazio. Nello stesso tempo ritengo che, come scrive Rosi Braidotti, il desiderio nostalgico per un passato, supposto migliore, è una risposta sbrigativa e assai poco intelligente alle sfide della nostra epoca. Quindi? Sarebbe già un passo in avanti se ricominciassimo a distinguere tra attività culturali e attività ricreative… [continua su: https://www.ferraraitalia.it/bordo-pagina-intervista-allo-scrittore-alberto-ronchi-quando-lart-politik-e-pop-al-quadrato-160802.html?fbclid=IwAR1JEZNOWfbTLhSgJn8yZ0QYuWx3AhLhgtmrUO74lY0ZtYnyZ9c3WTzdW94 ]

Il dinanimismo lancia: “Un Difensore dei diritti Umani sul profilo” – una foto contro ogni razzismo e discriminazione.

220px-Martin_Luther_King_-_March_on_WashingtonLa Poesia non odia, non discrimina, non emargina, non chiude porte o porti.

La Poesia non urla, non divide, non isola, non uccide, non respinge e non ama la violenza.

Non esiste futuro per una Società intollerante, non può esserci vero progresso in una Nazione che discrimina.

Abraham Joshua Heschel, Rabbino e Filosofo Polacco, diceva che: ” il razzismo è la più grave minaccia dell’uomo verso l’uomo,  il massimo di odio con il minimo di ragione”.

E, ancora, Martin Luther King, affermava che: “In questa generazione ci pentiremo non solo per le parole e le azioni odiose delle persone cattive, ma per lo spaventoso silenzio delle persone buone”.

Ecco perché dalle pagine di questo blog invito tutti voi – che ancora amate la Poesia e l’Uomo e credete in un mondo civile, ugualitario e nonviolento – a manifestare qui e soprattutto ora il vostro dissenso verso certa “politica”che ci vuole sempre meno tolleranti e sempre più razzisti.

I diritti umani non possono e non devono avere né razza, né colore e né nazionalità.

Difendiamo questo principio e, forse, riusciremo anche a preservare il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti.

Non servono grandi azioni, non bisogna essere dei supereroi, basta essere semplicemente Umani e ricordarsi che sono i piccoli gesti a cambiare il Mondo.

Ecco perché vi invito, per il mese in corso, a sostituire la foto del vostro profilo social con quella di un “Difensore dei Diritti Umani”.

Un piccolo gesto per ricordare a Noi stessi e ai nostri Amici che le idee non possono morire.

Un modo semplice per far capire a tutti che esistono solo Uomini e non “razze” o “Nazionalità”.

Zairo Ferrante

( per il movimento poetico Dinanimista )

Di seguito alcuni suggerimenti:

Martin Luther King ( 1929-1968 ), Aldo Capiti ( 1899-1968 ), Mahatma Gandhi (1869-1948), Eleanor Roosevelt (1884-1962), Nelson Mandela (1918-2003), Oscar Arias Sánchez (nato nel 1940).

Foto liberamente tratte da: https://it.wikipedia.org/wiki/I_have_a_dream , 

https://it.wikipedia.org/wiki/Aldo_Capitini , 

http://www.unitiperidirittiumani.it/voices-for-human-rights/champions-human-rights.html

Aldo_Capitini_with_books

11B-Mahatma-Ghandi_it Eleanor-Roosevelt-(gold)_it nelson-mandela_0_it Oscar-Arias-Sandrez_0_it

Il dinanimismo: versi di fine estate con Fernanda Pivano e Claude Monet

FERNANDA PIVANO – Morte di una stagione

CLAUDE-MONET-End-of-Summer-1890-91Piovve tutta la notte
Sulle memorie dell’estate.
Al buio uscimmo
Entro un tuonare lugubre di pietre
Fermi sull’argine reggemmo lanterne
A esplorare il pericolo dei ponti.
All’alba pallidi vedemmo le rondini
Sui fili fradice immote
Spiare cenni arcani di partenza
E le specchiavamo sulla terra
Le fontane dai volti disfatti.

Pivano nasce in una famiglia che lei definiva vittoriana a Genova il 18 luglio 1917, da Riccardo Newton Pivano e Mary Smallwood, una donna di origini scozzesi. Ha un fratello maggiore, Franco.

La sua formazione avviene a Torino dove nel 1929 si trasferisce con la famiglia. Frequenta il liceo classico Massimo d’Azeglio dove ha come compagno di classe in quarta e quinta ginnasio Primo Levi e come supplente di Italiano Cesare Pavese. Pivano e Levi non vengono ammessi agli orali dell’esame di maturità perché i loro temi per lo scritto sono giudicati “Non idonei”. Nel 1938 Pavese le porta quattro libri in inglese che segnarono il suo destino di scrittrice e traduttrice, facendola appassionare alla Letteratura statunitense: Addio alle armi di Ernest Hemingway – che tradusse clandestinamente in lingua italiana –, Foglie d’erba di Walt Whitman, Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters e l’autobiografia di Sherwood Anderson.

… continua: https://it.wikipedia.org/wiki/Fernanda_Pivano

*Quadro: CLAUDE MONET-End of Summer-1890-91 postato dalla redazione del blog e liberamente tratto da: http://www.pausacaffeblog.it/wp/2015/07/estate-arte.html

Jolanda Insana – Come riconoscerli? (dall’antologia ‘Poeti contro la mafia’ a cura di Filippo Bettini) 

 

Come riconoscerli?

di

Iolanda Insana

jolanda-insanastanno troppo vicini a chi respira profondo in pieno giorno

e simulando pienezza non si fanno riconoscere

ma quando l’aria viene meno

le froge non fremono e s’accasciano svuotati

animali a sangue freddo per troppo sole essiccati

come riconoscerli?

esangui e senza sale sbavano ai colpi

della bassa macelleria e non sono svezzati

e succhiano rovistano aprono porte fanno rumore

sono affamati

hanno la mano rapace

un braccio più lungo e uno più corto

per spillare meglio quello che più gli piace

senza mai sollevarsi di terra

lesti calano a spegnere lo zolfanello che barbaglia

e a quel soffio s’ammorba la vita

si riconoscono alla zaffata

animali di merda per non cedere nulla

fanno di sé la massima cloaca

vento e gelo a queste anime minchie

che a occhi chiusi slappano

sulle ricchissime natiche del campo ingermogliato

scracchiando lordura

rompono i recinti e fuoriesce l’impeto di bestie

calde e maleodoranti che il gelo non raffrena

e scozzando contro l’aria zoccolano verso dove non sanno

ma nell’inseguimento la bestia sono io e non m’affreno

Iolanda Insana è nata nel 1937 in Sicilia ed è stata una delle più originali poetesse italiane. È nota per aver pubblicato volumi come Sciarra amara (1977), Fendenti fonici (1982), Il collettame (1985), La clausura (1987), Medicina carnale (1994), L’occhio dormiente (1997), La stortura ( 2002), La tagliola del disamore ( 2005)

*Versi postati liberamente dalla redazione di questo blog e tratti da: https://www.raiplayradio.it/articoli/2018/03/Poeti-contro-la-mafia-71b869f0-127e-4fe9-8308-c5a9e9e43940.html

*Foto tratta da: http://poesia.blog.rainews.it/2017/09/jolanda-insana-in-memoria-di-te/

– Giovanna Mulas – Amiche mie, Sorelle di cammini: soltanto e sempre siate; e gridate, gridate quanto Siete.

31189813_957630014415699_1358964388195231092_nPregiudizi duri a morire e donne divise in scomparti: o sante o puttane. 
Una donna è maestra nel nascondere i lividi del dolore; del resto ci viene insegnato già durante l’infanzia: assistere senza lamentarsi, curare, proteggere, pregare e amare, soprattutto amare e poco importa se non veniamo ricambiate. E’ quella bambola sempre bellissima (‘bellissima’ nel comune, imposto, sentire), bionda e anoressica e rosa che ci viene regalata al primo Natale, a segnare il nostro cammino nella vita. Perfetta, infinita fatina senza pretese, senza parola, senza ragione. Silente, esiste senza disturbare, tuttavia pronta all’ascolto, a prendere e tenere dentro il mondo, lo stesso partorito da una Dea Madre e temuta Natura; comunque femmina. Ecco, questa bambola devi apprendere a lavarla e pettinarla, vestirla e magari anche truccarla, profumarla, farla passeggiare felice tra le boutique del centro. Riporla nel suo astuccio, ma non prima di averle insegnato ciò che ogni brava donnina deve saper fare: tramandare alle altre donnine il pettinare e accudire e amare, o non saranno buone madri, meritevoli mogli.
Lo stupore o meglio, l’orrore nasce, in noi o in chi ci circonda, quando non riusciamo più a mandare avanti il travestimento imposto, quando lo specchio ci riflette senza conoscerci davvero.
Dal momento in cui inizia a pensare, alla donna viene sollecitato in un modo o nell’altro, pure da parte delle stesse donne, di ‘curarsi’ dalla voglia di vivere, e gridare.
Ci viene detto che siamo stanche, che siamo diverse, che dovremmo curarci; nonostante non tutte, si sa, siano destinate a sopportare a lungo lo schiacciare della propria anima, lo schiacciarsi.
E la maschera cade, finalmente si rompe per liberare quel passero con le ali di aquila.
Amiche mie, Sorelle di cammini: soltanto e sempre siate; e gridate, gridate quanto Siete.
Volate alto, nonostante passeri.

*Scritto e foto liberamente tratte dalla pagina FB ufficiale di Giovanna Mulas: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=979110372267663&set=a.310123652499675.1073741826.100005061284078&type=3&theater

Il docufilm “ROSSOTREVI – DUE VOLTE NELLA STORIA” centra il triplete di finali!

29789947_1824406700937705_8066178646895918991_nGrande successo per ROSSOTREVI – DUE VOLTE NELLA STORIA, Il docufilm sui 10 anni di performance e provocazioni di Graziano Cecchini RossoTrevi ( da Rossotrevi 2007 a Rossotrevi 2017) che in 30 giorni risulta essere finalista al Barcellona planet filmfestival, al Bucharest short film festival e al The indipendent cinema showcase di Los Angeles.

La regia è di Marco Gallo  che ha intrapreso questo lunghissimo viaggio durato ben 6 anni! Con le interviste di Manuela Baldi all’artista futurista ed i contributi speciali di Maurizio Costanzo, Oliviero Toscani, Vittorio Sgarbi, Carmelo Sardo, Cesara Buonamicie Maurizio Battista.

IL TRAILER UFFICIALE:https://www.facebook.com/rossotrevi/videos/133932807204561/?fref=mentions

DURIEZ: LA PITTURA COME RICERCA DEL “DAIMON” UMANO di Zairo Ferrante

 

Feature-imgDa sempre sostengo che l’Arte debba essere prima di tutto “Dinanima”, ossia vibrazione profonda che riesce ad entrare in risonanza con l’Anima umana, richiamando emozioni e sensazioni nascoste che, una volta decifrate, saranno in grado di produrre ulteriore “dinanimismo”.

Un incessante – prendendo in prestito le parole del noto psicoanalista junghiano James Hillman – “fare anima” capace di metterci in contatto con il nostro “Daimon” interiore, con quella vocazione profonda che ci accompagna  sin dal nascita e che “ci motiva, ci protegge, inventa e insiste con ostinata fedeltà”.

Quel Genio innato che, se alimentato e coltivato, riesce a rendere realmente autentica la nostra esistenza  e che trova la sua massima espressione nell’atto creativo.

Una silenziosa spinta propulsiva che possiamo percepire – anche se sapientemente celata dall’Artista – nella maggior parte delle Opere di Duriez.

Quadri capaci di smuovere l’animo umano e far rivivere le passioni che in esso “sonnecchiano”.

Oniriche istantanee che immortalano sbiadite figure umane intente ad esercitare il proprio “Daimon” interiore. Persone impegnate – e quindi perse – nel “fare anima”.

Cuochi che schizzano fuori dalla pentola proprio come il sublime profumo delle loro pietanze.

Piedi di un contadino che si perdono nella scala cromatica marrone-arancio della terra, insieme a quelle carote che con passione e fatica – testimoniate da una bottiglia di vino vuotata e da una vanga impugnata – ha creato  e fatto crescere.

Pescatori che  – noncuranti del lussurioso richiamo proveniente da soffici figure  femminili nude e divertite – attentamente fissano il proprio galleggiante, nell’attesa di quella vibrazione che possa fisicamente ricongiungerli alla loro primordiale passione.

Ragazze che disinteressatamente voltano le spalle al mondo mostrandogli una chitarra, unico vero specchio della propria anima e sincero catalizzatore della loro atavica creatività.

Questo ( e non solo ) è quello si può scovare passeggiando nel giardino abilmente creato da Jean-Pierre Duriez.

Opere mai banali,  caratterizzate da morbide e sinuose linee di colore – ad arte mescolate e sovrapposte –  che trascinano l’Osservatore in quel luogo né umano e né Divino, dove albergano tutte le Idee dell’Universo e dove l’Anima può realmente ricongiungersi  e danzare con la sua unica e ancestrale Vocazione; riconquistando, in tal maniera, il proprio posto nello spazio e soprattutto nel Tempo.

Ferrara – 22/03/2018

Zairo Ferrante © http://zairoferrante.xoom.it/

SITO JEAN-PIERRE DURIEZ: http://www.jeanpierreduriez.com/

Ritratto_Jean-PierreDuriezBiografia
Jean Pierre Duriez e i personaggi delle città di confine Jean Pierre Duriez dopo l’incontro con Picasso viene incoraggiato a seguire la sua passione, le Belle Arti di Parigi lo introducono ai linguaggi espressivi desiderati, ma non tarda ad esplorare altri linguaggi, come la scenografia e la fotografia, l’editing, fino a scoprire una possibile altra vocazione.
Ma il ritorno alla pittura rimane la sua scelta di vita ed insegue attraverso i personaggi dipinti la sua voglia di rappresentare e rappresentarsi nel presente. Scopre a poco a poco che i suo personaggi, famosi o generici sono possibili abitanti di città di confine, città descritte dalla magnifica penna di Italo Calvino. Città che sanno ospitare identità contrapposte obbligandole alla metamorfosi necessaria.
Così i suoi Girgio De Chirico ritraggono il pittore che ha saputo rappresentare città metafisiche annunciano in anticipo la metamorfosi della città industriale destinate a tenere aperte le strade del futuro e quelle della nostalgia.
Anche i cuochi di Duriez si ribellano al loro status, mostrando tutta la fatica dello stare in cucina, il loro cucinare è anche trasportare la città dove stanno fuori del confine culturale che spesso la cucina e le tradizioni finiscono per disegnare.
Edgarda Ferri, nel suo libro Il Cuoco ed i suoi Re, ed SKIRA 2013, ci parla di Care^me che abbandonato durante la rivoluzione francese da suo padre sulla strada segue da giovanissimo la sua passione. Impara il linguaggio degli ingredienti, fino a diventare il cuoco prestato a Napoleone.
Ma con la restaurazione, quello non è il posto giusto, e va alla ricerca di nuove città di confine (città protagoniste della metamorfosi europea) si trasferisce a Londra per Giorgio IV e poi a San Pietroburgo alla corte dello Zar che desidera una Russia europea.
Ma la suo ricerca continua nella sua patria e oltre (diventa lo chef preferito dei Rothshild) riorganizza le portate e porta le pietanze fuori dalla confusione medioevale. Inventa il cappello a forma di fungo che nei quadri di Jean Pierre copre o esalta l’umore dei cuochi, personaggi del presente che verrà. I cuochi di jpd sono anche maghi della metamorfosi delle pietanze, e queste interpretano le pieghe (Deleuze) dei territori per evitare la deterritorializzazione delle identità sottostanti.
Duriez non ha paura di essere scambiato per un artista pop, ed a differenza di Andy Worhol non ha un collezionista come Peter Brant che lo incoraggia a tornare alla pittura, è lui stesso che alimenta la sua passione inseguendo luoghi e persone per nuove ispirazioni. Nell’incontro con il Musicista Francesco Grigolo, Milanese Doc, scopre che Verdi è senza nostalgia e lo dipinge evidenziando questo attributo.
Ma allora Verdi è Milano, Parigi, Londra, New York, San Pietroburgo, Napoli, Firenze, Venezia, e quando veniva chiamato dai teatri di queste città sapeva leggere la loro voglia di cambiamento? Si, la musica diventava partitura complessa che accompagna i drammi e le gioie dei personaggi e dei poteri.
Allora il pittore jpd non dipinge stati d’animo, ma la complessità del pensiero latente di artisti giganti, lasciandosi, anche, la libertà di dipingere personaggi dell’altra città?
Tradizione e metamorfosi vivono insieme nell’arte di jpd, perché questa è anche ironica, gioiosa e mostra la creatività del nomade che sa leggere il proprio tempo e sa vivere di città di confine dipingendo personaggi come paesaggi di una nuova ecologia, quella dell’anima.
E Jpd, come il cuoco dei Re sa comporre nuove armonie espressive colorando piatti dal sapore inusitato, anch’egli sa mescolare i colori del saper vivere della società liquida.

BIOGRAFIA TRATTA DA: http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Eventi/visualizza_asset.html_2033054188.html

Il Dinanimismo consiglia: Diario di chi? Il romanzo di Emilio Diedo (ed. Arstudio 2017 ).

9788898316397Un libro incentrato sull’Uomo e sul suo infinito dilemma: Essere o non essere? Un delicatissimo romanzo che, con estrema sensibilità, parla di Vita, di Morte e di Amore.

Una storia da leggere con la mente proiettata al  futuro.

“Diario di chi?”, l’ultima fatica letteraria di Emilio Diedo, Poeta e Scrittore sempre attento alle vicende umane e che oggi ha deciso di riassumere in Prosa tutta la complessa Poesia della Vita.

Zairo Ferrante

TRAMA DEL LIBRO: “Chi io sia me lo domando a raffica, ma mi rendo conto che potrei benissimo chiedermi: che cosa sono, che tipo di creatura sono? Sono o non sono, prima di tutto, un uomo? E se non sono uomo, che altro potrei essere? Forse un animale? O neanche quello? Cosa sono allora, un ibrido, una chimera? O cos’altro ancora? Riuscirò mai a darmi una definitiva risposta?”: https://www.libreriauniversitaria.it/diario-chi-diedo-emilio-arstudio/libro/978889831639

DIEDO EMILIO: (Camponogara 1956), poeta, saggista, autore di romanzi, racconti, fiabe e testi teatrali e critico letterario, vive a Ferrara. Collabora con giornali, case editrici e riviste culturali. Ha diverse pubblicazioni al suo attivo: per il teatro, Mariéta Penèa (1997, inedito), Madama Etron (2006); per la poesia: Mea culpa (1995, primo premio assoluto “Noi e gli altri 1996”), Risorgeremo(1996, autoproduzione), Tra mille e più (1996, autoproduzione), Fotoni (1997), Le ebbrezze di Chronos (1999 premio selezione “Janus Pannonius 2000”), Poesie (1999, silloge antologica con testi di R. Ferri e A. Moretti), Poesie (1999), Sbarchi d’arche (2001), La Fiamma sulla Croce (2002); per la narrativa: Farfalle d’autunno (1996), Lettera dal paradiso (1997, due edizioni, primo premio “Valle Senio 2004).  È presente nelle antologie: “Il Cantavita” del Movimento per la vita di Savigliano (1986 e 1987); “Quaderni di poesia” del Gruppo Artisti della Saccisica di Piove di Sacco (1995, 1996 e 1999); “Affacciàti sull’infinito” (1999); “Kelle” (2001); “Lavinia” (2003); “Maree” (2003), “Premio Licenza” (2003). Nella veste di poeta ha partecipato alla sesta “Biennale d’arte della Saccisica” ed è stato inserito nel catalogo omologo. Con quasi tutto il suo repertorio letterario è stato prescelto come espositore per la “Biennale d’arte contemporanea Città di Roma-Jubilaeum 2000”, occasione nella quale è stato decretato vincitore assoluto per la letteratura (poesia visiva, poesia, racconto, romanzo, editi ed inediti). È socio fondatore del Gruppo Scrittori Ferraresi, associazione ministerialmente riconosciuta previa registrazione prefettizia, di cui è attualmente segretario. È ideatore e segretario del Concorso letterario nazionale “San Maurelio”… CONTINUA SU: http://www.literary.it/ali/dati/autori/diedo_emilio.html

“Premio letterario per Agnese – I Ed. 2017″… di seguito il verbale della Giuria con tutti i nome dei Premiati.

 

cattura2 (1)

 

” Dio ci ha dato i ricordi in modo che potessimo avere le rose di giugno nel mese di dicembre”, questo è quello che affermava James Barrie,  Scrittore Scozzese,  famoso per aver creato Peter Pan .

I ricordi, proprio come le rose di un giardino che ognuno di noi deve coltivare e, in un certo senso, anche meritare.

Un giardino che deve essere necessariamente innaffiato tutti i giorni, con dedizione, con amore e, in alcuni casi, anche con “fatica”.

Questo Premio?

Acqua per la nostra memoria, linfa per una Rosa immensa.

ZF

 

La Giuria* della prima edizione del Premio Letterario Per Agnese ha concluso l’esame dei testi in concorso ed ha attribuito i seguenti premi:

Sezione A – INEDITI DI POESIA:

Primo Premio alla lirica “Rinascita” di Lelia Ranalletta

 

Sezione B – VOLUME EDITO DI POESIA:

Primo Premio al volume “Delle Madri” di Marina Minet

 

Sezione C – RACCONTO INEDITO:

Primo Premio al racconto “Lettere ad A.” di Lucido Peduto

 

Il PREMIO SPECIALE “LIBERA” viene assegnato alla lirica:

“Del tempo in cui ti ho conosciuto” di Maria Natalia Iiriti

 

Inoltre, sono stati assegnati ulteriori riconoscimenti sotto forma di attestati di merito.

 

Per la Sezione Inediti di poesia:

“La speranza di un nuovo amore” di Sergio Santoro

 

 Per la Sezione Volume edito di poesia:

“Trilogia delle ore” di Emiliano D’Angelo

“Istantanee donna” di Davide Rocco Colacrai

 

Per la Sezione Racconto inedito:

“Vincenzina” di Vespina Fortuna

“Una vita in alto mare” di Livia Di Gioia

 

*GIURIA PREMIO EDIZIONE 2017:

Comitato d’onore

Ilenia Marino

Pasquale Brenca – Sindaco di Aquara

Giovanni Caggiano – Sindaco di Caggiano

Don Antonio Calandriello – Parroco di Aquara

Antonio Marino – Direttore BCC Aquara

Enzo Landolfi – Giornalista

Giuria Tecnica

Carmen Pellegrino – Presidente (scrittrice)

Teresa Vecchi                                                                                               

Fioravante Serraino

Katiuscia Stio

Milena Carducci

Marcella Lamattina

Zairo Ferrante

info SU: https://sebbenchesiamodonne.com/verbale-di-giuria/

Pagine:1234567...17»