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Il Dinanimismo consiglia: Diario di chi? Il romanzo di Emilio Diedo (ed. Arstudio 2017 ).

9788898316397Un libro incentrato sull’Uomo e sul suo infinito dilemma: Essere o non essere? Un delicatissimo romanzo che, con estrema sensibilità, parla di Vita, di Morte e di Amore.

Una storia da leggere con la mente proiettata al  futuro.

“Diario di chi?”, l’ultima fatica letteraria di Emilio Diedo, Poeta e Scrittore sempre attento alle vicende umane e che oggi ha deciso di riassumere in Prosa tutta la complessa Poesia della Vita.

Zairo Ferrante

TRAMA DEL LIBRO: “Chi io sia me lo domando a raffica, ma mi rendo conto che potrei benissimo chiedermi: che cosa sono, che tipo di creatura sono? Sono o non sono, prima di tutto, un uomo? E se non sono uomo, che altro potrei essere? Forse un animale? O neanche quello? Cosa sono allora, un ibrido, una chimera? O cos’altro ancora? Riuscirò mai a darmi una definitiva risposta?”: https://www.libreriauniversitaria.it/diario-chi-diedo-emilio-arstudio/libro/978889831639

DIEDO EMILIO: (Camponogara 1956), poeta, saggista, autore di romanzi, racconti, fiabe e testi teatrali e critico letterario, vive a Ferrara. Collabora con giornali, case editrici e riviste culturali. Ha diverse pubblicazioni al suo attivo: per il teatro, Mariéta Penèa (1997, inedito), Madama Etron (2006); per la poesia: Mea culpa (1995, primo premio assoluto “Noi e gli altri 1996”), Risorgeremo(1996, autoproduzione), Tra mille e più (1996, autoproduzione), Fotoni (1997), Le ebbrezze di Chronos (1999 premio selezione “Janus Pannonius 2000”), Poesie (1999, silloge antologica con testi di R. Ferri e A. Moretti), Poesie (1999), Sbarchi d’arche (2001), La Fiamma sulla Croce (2002); per la narrativa: Farfalle d’autunno (1996), Lettera dal paradiso (1997, due edizioni, primo premio “Valle Senio 2004).  È presente nelle antologie: “Il Cantavita” del Movimento per la vita di Savigliano (1986 e 1987); “Quaderni di poesia” del Gruppo Artisti della Saccisica di Piove di Sacco (1995, 1996 e 1999); “Affacciàti sull’infinito” (1999); “Kelle” (2001); “Lavinia” (2003); “Maree” (2003), “Premio Licenza” (2003). Nella veste di poeta ha partecipato alla sesta “Biennale d’arte della Saccisica” ed è stato inserito nel catalogo omologo. Con quasi tutto il suo repertorio letterario è stato prescelto come espositore per la “Biennale d’arte contemporanea Città di Roma-Jubilaeum 2000”, occasione nella quale è stato decretato vincitore assoluto per la letteratura (poesia visiva, poesia, racconto, romanzo, editi ed inediti). È socio fondatore del Gruppo Scrittori Ferraresi, associazione ministerialmente riconosciuta previa registrazione prefettizia, di cui è attualmente segretario. È ideatore e segretario del Concorso letterario nazionale “San Maurelio”… CONTINUA SU: http://www.literary.it/ali/dati/autori/diedo_emilio.html

“L’estremismo” di Girolamo Melis. – guardando le stelle in quel lontano 2012 –

200px_Si_L_on_Chestov_noong_1927All’estremo dell’orizzonte terrestre, all’estremo della notte da cui traggono la luce, le stelle del mattino parlano a quelli di noi che hanno destino d’ascolto, il linguaggio della superfluità, della gratuità: il linguaggio estremo per la nostra cultura della convenienza, della funzione, dell’utile. E nella sua opera “estrema” – appunto, Il limite dell’utile – Georges Bataille ci parla dell’utile supremo, la Gloria. Il “per niente”, il “per non essere restituito”, ricambiato, il dono per donare… “dono” senza mano che porge, potlach originario, puro, pre-economico. Non il “per-dono”, il terrificante umano che Jacques Derrida ci presenta come la negazione del Grande, del Sacro. La bellezza, lo sguardo, il “celeste”, la gloria, il “dono-per-niente: questo è l’estremismo. Ciò che è estremo, ai limiti, al di qua dell’orizzonte, eppure – come il raggio verde espresso da rare e sublimi condizioni del cielo al tramonto – dell’oltre cui è chiamata la speranza. (E pensare che la tecnica, la concettualità, dunque la storia, l’economia, la politica, le leggi, perfino la scienza – abbandonata dal pensiero filosofico-matematico – tutto, tutto il nostro mondo del progresso ha inscritto il concetto stesso di estremismo – oltre alla parola – nel Male.) Eppure lo sguardo ci dice: All’estremo del linguaggio corrente, è la Poesia. All’estremo del convenzionale, è il pensare il non-pensato. All’estremo dell’indifferenza, è il prendersi cura. All’estremo del disprezzo, è l’amicizia. All’estremo del nulla, è l’amore. All’estremo dell’ottuso, è lo spalancato. All’estremo dell’ovvio, è Dio. E all’estremo di ciò che è situabile agli estremi? Come possiamo chiamare tutto questo “al di qua”? Voglio dire: tutto ciò che la geografia appena disegnata da me indica come un “tutto” di ovvio-ottuso-nulla-disprezzo-indifferenza-convenzionale-corrente, identificabile come il “tutto-comune”, dunque il mondo dell’umanità, come si nomina, come chiama se stesso, come si definisce? E come può non concordare sull’eccentricità se non addirittura sulla “alterità” di Dio, dello spalancato, dell’amore, dell’amicizia, del prendersi cura, del non-pensato, della poesia? E tuttavia non lo fa, poiché a tutti questi enti attribuisce certamente significati, dunque realtà diverse, se non opposte, al Tutto che abbiamo rappresentato come estremo. E non vedendo, non si offrono sacrifici a Dio, non si sceglie di porre la propria condizione-dimora nello spalancato, di morire per amore, di oblare se stessi per amicizia, di prendersi cura al limite della cura di sé, di tenere per valore il non-pensato, di perdere la propria vita quotidiana nel poetico. All’estremo è il rischio, il bando, l’insensato, il nemico del Nulla: Dio.

 Girolamo Melis 
**Foto: Lev Sestov

Nuovi versi per il Dinanimismo di Giancarlo Fattori

CANZONE PER ILARIA

di

Giancarlo Fattori

Stanza-di-Van-Gogh-Arlesora che faccio chiuso in questa stanza

il sole accende e filtra il mio destino

c’è una tempesta dentro le mie scarpe

c’è la tristezza quando sono in cammino

con la chitarra scaccio via una foto

che s’è sgualcita senza i miei domani

asciugo il pianto in un bicchiere di vino

in un silenzio qui tra le mie mani

 

qualcuno ha visto Ilaria passare

con un veliero tra i suoi capelli

qualcuno ha visto piangere il suo viso

o arricciarsi i pensieri più belli

ed io che corro lungo i marciapiedi

per non scontrarmi più con quella gente

lei ha l’aspetto di una mendicante

di questo a me non interessa più niente

 

 lei che leggeva sopra la finestra

il nostro fato e la pioggia estiva

quando una volta ero una notte migliore

e la mia barca era ancora viva

e lungo il viaggio il tempo si è fermato

nella sua sfera di cristallo e mare

le labbra al gusto di nuvole e grano

e la mia barca pronta a naufragare

*Versi ricevuti direttamente dall’Autore tramite e-mail.

**Quadro “La stanza di Van Gogh ad Arles” liberamente tratto da: http://cultura.biografieonline.it/camera-van-gogh-ad-arles/

Il Dinanimismo presenta: foto e versi di Paola Palmaroli.

“Un uomo senza età”

di 

Paolo Palmaroli

foto P. Palmaro«Il mio amore smette di volare quando divora le sue ali

 

perché ha fame di infinito,

 

e ogni sua piuma ne è essenza e dannazione.

 

L’inferno del tuo desiderio

 

lo raggiungerò strisciando

 

senza farmi accorgere.

 

Questa è la mia maledizione.

 

Ho una sola certezza,

 

non aver mai pronunciato il tuo nome

 

sarebbe stata pura follia,

 

un limbo in cui affondare indolore ed eterno.

 

Di me resta quel che ha lasciato il tuo ultimo bacio,

 

agli angoli della mia bocca,

 

sangue raggrumato che non oso lavar via.

 

Non divorarmi,

 

ho supplicato,

 

tu hai fatto finta di non sentire,

 

perchè il mio amore

 

non avanza mai un pezzo di anima ne di carne da gettare ai cani,

 

perchè è impaziente e bulimico,

 

perchè anestetizza i giorni come le notti

 

mordendosi le ferite,

 

crudele e senza pietà per nessuno, neppure per se stesso.

 

Il mio amore è senza età

 

forte come lo sono le sue mani

 

quando si avvinghiano alla vita

 

e la prendono per il collo fino a strozzarla.

 

Il mio amore è deciso

 

come lo sono i passi quando rincorrono le ombre.

 

Il mio amore è disarmante

 

come lo sono i sogni

 

quando rimangono sospesi tra cielo e terra

 

sciogliendosi nella realtà.

 

Sarebbe più facile rinunciare alla luce del giorno

 

che non averti mai ne toccato ne bevuto.

 

Meglio scomparire con le prime luci dell’alba

 

che sopravvivere ad un istante

 

privo del tuo buio improvviso e suadente,

 

eclisse senza domani.

 

Tu sei quell’onda spezzata dal volo di un gabbiano

 

che rinuncerà ad avere rotte da seguire

 

pur di toccare l’eternità del proprio desiderio.

 

Io sono le ossa rotte,

 

le piume bagnate,

 

il volo interrotto,

 

la corrente impetuosa che vomita sulla rena

 

i resti del tuo osceno bisogno di sopravvivere,

 

quel che resta di un Noi rigurgitato e sputato contro vento.

 

Sei l’eco di un pasto annunciato,

 

mai consumato.

 

Tu sei quel sospiro che si emette prima di morire,

 

sei quel primo respiro urlato per non soffocare.

 

Sei tu amore, eppure non lo sei mai stato.»

 

Paola Palmaroli:  maturità scientifica, diploma di infermiera professionale, ha lavorato a Milano per 10 anni, poi trasferita a Pavia dove vive e lavora sempre come infermiera. Studi scientifici ma preparazione umanistica in famiglia, fin da piccola stimolata a scrivere e leggere.

*Foto e versi ricevuti da Paola Palmaroli tramite social network

 

 

 

 

“Coglierti” di Maria Pellino

Coglierti.

di

Maria Pellino

Degas, Illustrazione 5Coglierti vorrei in quell’attimo

 in cui i pensieri si raccolgono

ed un vuoto si rinnova

per la tua visibile assenza.

Reduce il mio cercarti

con occhi raggianti di luce trapelata

come ombre di nude carni

che accarezzano insolenti

il nettare di uno sconfinato amore.

Di calore le tue carezze

il mio capo infondono

a suggellare l’infinito librare

della tua impercettibile presenza.

*Versi ricevuti direttamente dall’Autrice tramite e-mail.

**Immagine: quadro di Degas Edgar postata dalla Redazione e liberamente tratta da:https://www.deartibus.it/drupal/node/9862

“L’immagine di un sogno” di Giancarlo Fattori e “Il grande masturbatore” di S. Dalì

L’IMMAGINE DI UN SOGNO

di

Giancarlo Fattori

masturbatoreSei il mio sole tantrico

la forma di un’onda nel cielo

 

mi stringi forte all’ombra

un’armatura ammaccata

 

poi sorgi e cuci addosso confusioni

con le croste dei tuoi baci

 

domani sorgerai oltre i limiti

qualcosa da mutare

la percezione il respiro

 

la linea di confine che riverbera

le bolle della terra

la notte che sembra sfiorire

 

crolla questo gelido silenzio

con un dito conficcato dentro il cuore

 

il dolore è illusione

sfonda questo cosmo

questa eternità

 

la sacrale verità

che ti avvolge gli occhi

gracili, eterei

 

trattienimi più forte

 

brucia questo immenso

questo livido che mi dipinge i sogni

 

sei la vedica spirale

che trascina i sensi

fragili, immobili

 

un antico smarrimento

dentro sensazioni

cosmiche

 

un salto quantico nel buio

 

sei la splendida sorgente

l’acqua evanescente

un graffio in me

 

il mio viaggio nel bagliore

nel tremore di un secondo

sei

 

la mia ferita

un suono che consuma

un volo che frantuma

 

ogni mia realtà

*Versi ricevuti direttamente da @giancarlo fattori gennaio 2018 – tramite e-mail

*Quadro “Il grande masturbatore” di S. Dalì liberamente tratto da: https://www.cinquecosebelle.it/cinque-importanti-e-famose-opere-di-salvador-dali/

“Carla e un maglione slabbrato” di Fausta Dumano

37.533_ph_web”pronto Carla, sei  Roma? Ah scusa l’orario, ma tu oggi vedi PAOLO? Mi servirebbe un favore, solo tu puoi”.

Angela continua a parlare , senza dare il tempo a Carla di fiatare. “Ci vediamo alle nove a Termini, ti lascio le chiavi di casa di Paolo”.

Incredibile universo, pensa Carla, quelle chiavi di casa trenta anni fa erano mie, ai tempi dell’università vivevo con Paolo in quella casa, poi colpa mia, colpa tua ,colpa sua, colpa nostra, il solito ritornello… ci siamo lasciati . Con Paolo oggi siamo amici, così come con Angela, Siamo tornati tutti single, loro e pure io. Ma maledizione, di tutto il pianeta ,proprio io?

Un saluto veloce con Angela, il tempo di un caffè nero bollente, poi di corsa da Paolo. Manifestazione contro la legge Fornero ”Paolo devo darti una cosa. Dopo, si pranza insieme noi due, oggi hai impegni?”

Paolo la prende per mano, come se dietro l’ angolo ci fossero gli anni 70, nel vederli mano nella mano qualcuno pensa ad un ritorno di fiamma .

”Ho le tue chiavi di casa ,stamattina Angela…”.

“Allora compriamo del cannonau e si mangia li ”

……Mai tornare sui luoghi del delitto, Paolo in quella casa ha lasciato la storia ferma, tutto come un tempo, persino quel poster con il loro scatto immortalato da TANO D’AMICO, quelli della foto famosa erano loro.

In un cassetto  Paolo ha conservato i brandelli della loro storia, foto, lettere sbiadite, ops… anche quel maglione slabbrato che lei usava dopo l’ amore.

Cannonau, un ricordo, cannonau, un bacio, no non posso – dice lei – forse nel mondo fuori una nuova storia mi aspetta, sono confusa.

E nella confusione mentale due storie si intrecciano, da un lato Paolo, il passato sfuggito, dall’ altro  Filippo, un presente giovane con incognite.

Single bigama – ride Elisa – appena Carla le racconta la confusione.

Con Filippo sto bene, mi nutre di sesso e cultura, ma non posso legarlo a me, merita una donna più giovane, magari un figlio. Con Paolo mi nutro del passato, di come saremo invecchiati insieme, di come sarei stata felice se l’ avessi sposato, se non mi fossi intrappolata nel delirio che ho vissuto con l’ uomo chiamato marito da cui sono rimasta schiacciata nelle aule di un tribunale.

Con Paolo il sesso è nel ricordo del maglione slabbrato, confusa certo nelle emozioni, un cuore con le cicatrici.

Corre da Filippo, lui l’ aspetta con la moto a piazza Flaminio, un salto al chiosco dei libri usati, la loro droga, in moto fa freddo, ma lei sente caldo, poi quella casa che parla di lei, del suo disordine mentale, sta per dire ”meriteresti una storia più ordinata”… ma pinot, una sigaretta, un altro pinot e si ritrovano abbracciati in quel letto che sa di loro.

Si addormenta stremata ”non ho più l’ età per tutte queste emozioni ”. Si sveglia per ritrovarsi in un nuovo gioco di corpi intrecciati, manda un sms a Paolo ”non dovevi farmi fuggire 30 anni fa, provo tenerezza per quel maglione slabbrato, conservalo, forse un giorno…”.

*Scritto ricevuto direttamente dall’Autrice.

*Foto quadro  “Jeanne Hébuterne with Yellow Sweater”di Amedeo Modigliani, postato dalla redazione e liberamente tratto da:  https://www.guggenheim.org/artwork/2972

 

Nuove voci per il DinAnimismo: Miranda Baccini.

NEL SOGNO
di
Miranda Baccini
claude_monet_056_impressione_alba_1872Non parlare ascolta!
Non rompere l’incanto
di questa luna bianca,
flebile è il suono della notte
come un sussurro.
Il vento muove le foglie
svaniscono i pensieri.
Come una stella
il sogno ti accarezza,
stringimi forte fino a sentire
i battiti del cuore.
Che l’alba baci
con il primo raggio
della sua luce
i nostri volti.
*Versi ricevuti direttamente dall’Autrice tramite e-mail
**Immagine ” Impression soleil levant
(1872) di C. Monet” postata dalla Redazione del Blog e liberamente tratta da:http://www.settemuse.it/pittori_scultori_europei/claude_monet.htm

“L’illusione del successo” (ndr… e forse la morte del talento ) di Giovanna Mulas

859px-Gustave_Léonard_de_Jonghe_Der_Liebesbrief_1867Il ‘successo’ come oggi s’intende, costruito a tavolino, legato a mera apparizione mediatica quindi al guadagno (e non importa che il mostrarsi significhi decadimento in una scala morale, uccisione della dignità umana.
Ma oggi ha ancora senso parlare di dignità?) 

rimane pura illusione, destinata a stordirSi e stordire un pubblico già inebetito. 
Ogni seria divagazione non è concessa.
Eppure, il pubblico è leone alla fame: alla lunga fiuta la bugia, e fagocita all’istante; lunedì ama il vitello d’oro, martedì, al primo cedimento del falso mito, è pronto a fonderlo e senza indugio. A cagare in testa, come le colombe, alla magnifica statua eretta in pieno centro. Come è giusto che sia del resto, per quanti riempiono portafoglio e pancia di sterile ambizione.
Camminare a pieni scalzi, di solo talento, volontà e conoscenza; un buon riferimento per le generazioni che verranno. Davvero, si avverte nella gente un forte, forte bisogno di purezza, una richiesta di ascolto disinteressato e lo vedo come un buon segno, nel cammino in questa società che ci vive. Il bisogno porta alla ricerca, a domandarsi un Perché, a non fermarsi ad una sola verità, quella normalmente presentata preconfezionata, pronta. Già domandarsi un altro Perché manifesta il volersi affacciare, perlomeno il tentare di uscire dalla caverna; premio, prima o poi, il sole.

CONTINUA SU: https://giovannamulasufficiale.blogspot.it/2017/10/l-illusione-del-successo.html

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