L’uomo che vorrei essere – nuovi versi di Giancarlo Fattori per il dinanimismo.

L’UOMO CHE VORREI ESSERE
di 
Giancarlo Fattori
Magritte_1050_crL’uomo che vorrei essere
si toglie di dosso gli abiti
e sfida ogni possibilità,
non teme di porsi fragile
nel flusso d’un fiume labile
e accoglie in cuore le diversità.
L’uomo che vorrei essere
del despota ha riposto il camice
ripudia ogni carnefice
e lascia scorrere la vita in sé,
non possiede e non compete
non vuol prevaricare gli uomini
non obbedisce e non domina
e dialoga col mondo e i suoi perché.
L’uomo che vorrei essere
affronta il tempo in stile libero
s’abbandona alla vertigine
alle emozioni s’abbandona
e lascia a un altro uomo un sorso in più,
seduce e resta naturale
è bello come un temporale
si dipinge di stupore e ardore
di mutare strada ha l’ardire
e non rinuncia mai a un cielo blu.
 
*Versi ricevuti direttamente da (giancarlo fattori 2018)

“Tu musica” versi di Maria Pellino con quadro Vasilij Kandinskij

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Tu musica

di 

Maria Pellino

Dell’eterno tu

zampillo travolgente

impronta percettibile dell’universo racchiuso in un sogno

cogli

ricolmi  orizzonti di infinito lustro

e moti ritmati.

Puro artista.

L’ incanto precipuo spazia l’oltre.

Si svela a me un pensiero zelante

lo inseguo ed inizio a danzare sinuosamente.

Dispersa ritrovo il sentiero dell’anima.

Avverto l’ abbraccio di una melodia che mi avvolge

in lontananza scorgo l’arcobaleno di note

e tutto si riempie.

Il dinanimismo: versi di fine estate con Fernanda Pivano e Claude Monet

FERNANDA PIVANO – Morte di una stagione

CLAUDE-MONET-End-of-Summer-1890-91Piovve tutta la notte
Sulle memorie dell’estate.
Al buio uscimmo
Entro un tuonare lugubre di pietre
Fermi sull’argine reggemmo lanterne
A esplorare il pericolo dei ponti.
All’alba pallidi vedemmo le rondini
Sui fili fradice immote
Spiare cenni arcani di partenza
E le specchiavamo sulla terra
Le fontane dai volti disfatti.

Pivano nasce in una famiglia che lei definiva vittoriana a Genova il 18 luglio 1917, da Riccardo Newton Pivano e Mary Smallwood, una donna di origini scozzesi. Ha un fratello maggiore, Franco.

La sua formazione avviene a Torino dove nel 1929 si trasferisce con la famiglia. Frequenta il liceo classico Massimo d’Azeglio dove ha come compagno di classe in quarta e quinta ginnasio Primo Levi e come supplente di Italiano Cesare Pavese. Pivano e Levi non vengono ammessi agli orali dell’esame di maturità perché i loro temi per lo scritto sono giudicati “Non idonei”. Nel 1938 Pavese le porta quattro libri in inglese che segnarono il suo destino di scrittrice e traduttrice, facendola appassionare alla Letteratura statunitense: Addio alle armi di Ernest Hemingway – che tradusse clandestinamente in lingua italiana –, Foglie d’erba di Walt Whitman, Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters e l’autobiografia di Sherwood Anderson.

… continua: https://it.wikipedia.org/wiki/Fernanda_Pivano

*Quadro: CLAUDE MONET-End of Summer-1890-91 postato dalla redazione del blog e liberamente tratto da: http://www.pausacaffeblog.it/wp/2015/07/estate-arte.html

JEANNE di Giancarlo Fattori, scritta al Pere Lachaise, Parigi, sulla tomba di Jeanne e Amedeo Modigliani

modigliani-450-344x590Ti ho osservata adagiarti
sopra tetti spioventi
come se tu fossi il gelo del
Nord
nelle notti di pioggia
mi rimani vicina
e il tuo respiro s’incolla al
mio
tu sei come l’ombra
che ora fugge per strada
e quell’ombra è il mio
riflesso
il mio pianto dipinge
il tuo corpo sul muro
per riempire il vuoto che c’è
la strada si bagna
dei tuoi occhi socchiusi
la notte risplende
d’un triste tormento
il mio dolore
è di avere scordato
che per poco noi siamo
stati qui
 
*Ricevuto direttamente dall’Autore Giancarlo Fattori, scritta al Pere Lachaise, Parigi, sulla tomba di Jeanne e Amedeo Modigliani.
 

 

“Veleno” di Maria Pellino… sulle pagine del Dinanimismo per un mondo libero dalle mafie.

terra-dei-fuochiVeleno

di

Maria Pellino 

Cattura nell’aria la dolce brezza della vita
un antico dolore dal sapore di un presente
appassito e svuotato.
Esalano veleno terre sconfitte dal fuoco dell’ infamia.
Madri che cullano nel grembo fantasmi inviperiti,
al cielo innalzano grida di disperata fattezza.
Nel cuore ferite si aprono all’amaro sentire
 di una rassegnata verità.

@MariaPellino

*Versi ricevuti direttamente dall’Autrice tramite e-mail.

**Immagine liberamente tratta da: http://www.meteoweb.eu/2014/07/studio-iss-terra-dei-fuochi-non-viene-stabilito-nesso-causale-mortalita-inquinanti/296453/

Jolanda Insana – Come riconoscerli? (dall’antologia ‘Poeti contro la mafia’ a cura di Filippo Bettini) 

 

Come riconoscerli?

di

Iolanda Insana

jolanda-insanastanno troppo vicini a chi respira profondo in pieno giorno

e simulando pienezza non si fanno riconoscere

ma quando l’aria viene meno

le froge non fremono e s’accasciano svuotati

animali a sangue freddo per troppo sole essiccati

come riconoscerli?

esangui e senza sale sbavano ai colpi

della bassa macelleria e non sono svezzati

e succhiano rovistano aprono porte fanno rumore

sono affamati

hanno la mano rapace

un braccio più lungo e uno più corto

per spillare meglio quello che più gli piace

senza mai sollevarsi di terra

lesti calano a spegnere lo zolfanello che barbaglia

e a quel soffio s’ammorba la vita

si riconoscono alla zaffata

animali di merda per non cedere nulla

fanno di sé la massima cloaca

vento e gelo a queste anime minchie

che a occhi chiusi slappano

sulle ricchissime natiche del campo ingermogliato

scracchiando lordura

rompono i recinti e fuoriesce l’impeto di bestie

calde e maleodoranti che il gelo non raffrena

e scozzando contro l’aria zoccolano verso dove non sanno

ma nell’inseguimento la bestia sono io e non m’affreno

Iolanda Insana è nata nel 1937 in Sicilia ed è stata una delle più originali poetesse italiane. È nota per aver pubblicato volumi come Sciarra amara (1977), Fendenti fonici (1982), Il collettame (1985), La clausura (1987), Medicina carnale (1994), L’occhio dormiente (1997), La stortura ( 2002), La tagliola del disamore ( 2005)

*Versi postati liberamente dalla redazione di questo blog e tratti da: https://www.raiplayradio.it/articoli/2018/03/Poeti-contro-la-mafia-71b869f0-127e-4fe9-8308-c5a9e9e43940.html

*Foto tratta da: http://poesia.blog.rainews.it/2017/09/jolanda-insana-in-memoria-di-te/

– Giovanna Mulas – Amiche mie, Sorelle di cammini: soltanto e sempre siate; e gridate, gridate quanto Siete.

31189813_957630014415699_1358964388195231092_nPregiudizi duri a morire e donne divise in scomparti: o sante o puttane. 
Una donna è maestra nel nascondere i lividi del dolore; del resto ci viene insegnato già durante l’infanzia: assistere senza lamentarsi, curare, proteggere, pregare e amare, soprattutto amare e poco importa se non veniamo ricambiate. E’ quella bambola sempre bellissima (‘bellissima’ nel comune, imposto, sentire), bionda e anoressica e rosa che ci viene regalata al primo Natale, a segnare il nostro cammino nella vita. Perfetta, infinita fatina senza pretese, senza parola, senza ragione. Silente, esiste senza disturbare, tuttavia pronta all’ascolto, a prendere e tenere dentro il mondo, lo stesso partorito da una Dea Madre e temuta Natura; comunque femmina. Ecco, questa bambola devi apprendere a lavarla e pettinarla, vestirla e magari anche truccarla, profumarla, farla passeggiare felice tra le boutique del centro. Riporla nel suo astuccio, ma non prima di averle insegnato ciò che ogni brava donnina deve saper fare: tramandare alle altre donnine il pettinare e accudire e amare, o non saranno buone madri, meritevoli mogli.
Lo stupore o meglio, l’orrore nasce, in noi o in chi ci circonda, quando non riusciamo più a mandare avanti il travestimento imposto, quando lo specchio ci riflette senza conoscerci davvero.
Dal momento in cui inizia a pensare, alla donna viene sollecitato in un modo o nell’altro, pure da parte delle stesse donne, di ‘curarsi’ dalla voglia di vivere, e gridare.
Ci viene detto che siamo stanche, che siamo diverse, che dovremmo curarci; nonostante non tutte, si sa, siano destinate a sopportare a lungo lo schiacciare della propria anima, lo schiacciarsi.
E la maschera cade, finalmente si rompe per liberare quel passero con le ali di aquila.
Amiche mie, Sorelle di cammini: soltanto e sempre siate; e gridate, gridate quanto Siete.
Volate alto, nonostante passeri.

*Scritto e foto liberamente tratte dalla pagina FB ufficiale di Giovanna Mulas: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=979110372267663&set=a.310123652499675.1073741826.100005061284078&type=3&theater

Mag 16, 2018 - Senza categoria    No Comments

Miranda Baccini e la solitudine ( della Poesia ) sulle pagine del dinanimismo.

Solitudine
di
Miranda Baccini
Marco-Josto-AgusIl silenzio mi avvolge.
Solo il fruscio del vento
sembra bisbigliare parole.
La tua voce mi giunge
da lontano,dal profondo
della tua anima.
Attraversando i cieli
come aquila è venuta
a risvegliare ricordi.
Parole dolci e amare
si rincorrono come
in un gioco.
Il silenzio diventa
folla vociante
nella mia testa.
I pensieri si accavallano
come marosi e schiumando
infrangono l’oblio.
Di nuovo odo il fruscio
del vento.
A gradini salgo 
verso il cielo lentamente
trattenendo il respiro
Là dove il silenzio
è musica.
*Versi ricevuti direttamente dall’Autrice.

Maria Pellino – amore e amicizia in versi – sulle pagine del Dinanimismo

Al mio amico

Klimt-Musica-IVersai, amico, lacrime per te, forse poche.
Ti pensai risoluto nell’anima a seguir la scia
che dal cielo vibra nel vuoto.
Come eterea polvere mi sentii avvolta
e cosparsa del tuo affetto,
sollevata di gioia per averti ritrovato
in un attimo di respiro.

Non sarò mai

Vorrei amare come una melodia ama la sua canzone

con le note districate al suo cospetto.
Vorrei essere la nota stonata
di una canzone maledetta.
Nel vuoto amerei
pause ed interludi.
Non sarò mai musica,
per nessuna canzone.

*Versi ricevuti direttamente dall’Autrice.

**Quadro Gustav Klimt: La Musica I (1895) postato dalla redazione del blog e liberamente tratto da: http://cultura.biografieonline.it/musica-i-klimt/

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