Dinanimismo – per il Giorno della Memoria i versi di Maria Pellino

Auschwitz

Maria Pellino

Memoria-Brentonico_imagefullwideCi hanno puniti,
chiudendoci in gabbie di filo umano.
Hanno straziato madri
dal cuore perpetrato da pianti amari
e figli dal destino troncato
da chi ha ceduto
all’odio la propria anima.
Hanno mutato tegumento ebreo
in carne per farcire buchi disumani
e tingere fantasmi di rosso sangue.
Hanno incupito i sogni
di chi non riuscirà più sognare
al di là del recinto spinato.
Sollevandoci come upupe,
Hanno calpestato le nostre creste
come uccelli senza becco e senza canto.

*Versi ricevuti tramite e-mail da @MariaPellino

**Immagine postata dalla redazione del blog e liberamente tratta da: https://www.cultura.trentino.it/Appuntamenti/Se-comprendere-e-impossibile-conoscere-e-necessario

Dinanimismo 2009-2019: 10 anni di poesia…riproponiamo la prima ufficializzazione critica del movimento (Roby Guerra, 2010).

Dinanimismo e Neofuturismo letterario

di Roby Guerra – 2010 –

da “Controcultura, le Guide Super Eva”

Dinanimismo: 2010 verso una nuova letteratura futurista

profile_676971_1437979822Dopo il centenario futurista, tempo di software, dopo gli hardware del rilancio ufficiale del movimento: naturalmente, è più appropriato parlare di rilanci, per la peculiarità polifonica, aperta, oltre ogni ismo, d’ora in poi, solo segni, griffe, vettori relativi ma significativi, del futurismo dell’era di Internet.

Antonio Saccoccio (Netfuturismo), Riccardo Campa e Stefano Vaj (Transumanisti), Graziano Cecchini (FTM Azione Futurista), Paolo Ruffilli, Futurguerra, e Giovanni Tuzet (Neofuturismo), Valerio Zekkini (Futurismo postcontemporaneo), Luigi Tallarico, Antonio Fiore e Giorgio Di Genova (Futurismo Oggi…), Daniele Schinasi (il cosiddetto Neofuturismo visivo), Baldo Savonari (il cosiddetto Terzo Futurismo), Sandro Battisti e Marco Milani (Connettivisti) i link, nomi, promotori, artisti e critici in Italia, nei fatti, i background, l’organizzazione, qualità e competenza, documentate e facilmente verificabili, on e off line…

Le navicelle (post)futuriste scientificamente e storicamente oggi autorevoli, accreditabili che attestano, aggiornata, la continuità e-o la discontinuità futurista, di Marinetti e il cosiddetto Futurismo Storico (Primo, secondo o Terzo che sia, secondo certa storiografia, ammirevole ed eroica.., ma anche attardata e poco aggiornata):

Nomi e personalità, come si può notare, anche ultracelebri, provenienti dalla storia stessa della poetica d’avanguardia italiana, postGruppo 63 persino, come Ruffilli; futuristi doc del secondo novecento stesso, come Fiore e Futurguerra (già appunto del giro di Enzo Benedetto di Futurismo Oggi), all’epoca, anni 80/90, giovani o giovanissimi. Fino al futurismo anche mediatico e spettacolare di Rosso Trevi, quello culturale-scientifico di Campa.. Fino ai giovani Netfuturisti di Saccoccio, i più celebri nel web, ora sempre più anche off line, dopo numerose iniziative e eventi molto rilevanti (supportati anche dalla nipote di Marinetti, storica d’arte, Francesca Barbi).

Ad essi vanno aggiunti, ovvio, storici e critici d’area futurista, non artisti, ma che da decenni hanno istigato la rinascita del Futurismo: ovvero Claudia Salaris, Alberto Bertoni, Fausto Curi, Giordano Bruno Guerri, lo stesso -almeno parzialmente-Achille Bonito Oliva , Vittorio Sgarbi, Giovanni Lista e altri (oltre agli stessi Tallarico e Di Genova).

Ulteriormente, ora si diceva, è tempo di software: di sottomenu operativi, pur nello stile ormai condiviso o quasi del Nuovo Futurismo del duemila, come arte totale, secondo, poi, le previsioni dello stesso Marinetti, nonché nel secondo novecento di Adriano Spatola (ad esempio), tra i neoavanguardisti o lo stesso Andrea Zanzotto, di estetica tecnologica (qua anche un certo Barilli), di azioni futuriste o neofuturiste o netfuturiste, multimediali, elettroniche.

Va da sé, sottomenu anche specifici alla poesia o alla pittura o alla scultura o alla letteratura o alla musica, al teatro, insomma ai medium “storici”, “convenzionali”, sono dal punto di vista dell’informazione e della comunicazione importanti. Se il vettore condiviso di tutti i futurismi attuali è, ripetiamo, certa estetica letteralmente cibernetica, elettronica, o persino filosofia umanista-scientifica, non tutto è circoscrivibile all’arte elettronica o alla futurologia come scienza umana.

Se non altro perchè nei fatti, alcuni futuristi contemporanei parlano e producono ancora poesie o letteratura ad esempio: lo stesso Francesco Grisi (ex Futurismo Oggi anche lui di Benedetto), poi precocemente scomparso, era oltre che critico e scrittore futurista, anche poeta, come evidenziato proprio recentemente in un evento del centenario a lui dedicato.

Lo stesso Futurguerra, pur già prossimo a poesia neovanguardistica, visiva o sonora e videopoetica (con Fiori della Scienza assieme al videomaker Franco Ferioli, partecipò a una delle ultime edizioni della rassegna U-Tape del prestigioso Centro Video Arte di Ferrara, metà anni ottanta), esordì come poeta puro a inizio anni ‘80, con tanto di Manifesto neofuturista fondamentalmente letterario (Microchip!), come tale continuò fino al duemila e tutt’oggi, pur debordato a livello saggistico e d’arte elettronica, parla ancora di poesia…

Finalmente, all’orizzonte, già sono individuabili, spesso interfacciati, proprio nuovi scrittori, letterati , poeti giovani che si richiamano o attraversano il futurismo come letteratura, chi più chi meno, aggiornandolo, rivendicando anche nuovi loghi,a volte del tutto autonomi, come soprattutto i più noti di tutti, i connettivisti scrittori di fantascienza, oltre appunto a Futurguerra e al giro neofuturista di Ferrara, i vari Filippo Landini, Maurizio Ganzaroli, Sylvia Forty, Lamberto Donegà e lo stesso Giovanni Tuzet, oltre, almeno affini, agli stessi Eugenio Squarcia, Alex Gezzi, Riccardo Roversi, Emilio Diedo.

Oltre al giovane Zairo Ferrante e il suo gruppo Dinanimista (ad esempio la poetessa Barbara Cannetti), anche connesso con i neofuturisti ferraresi, di cui dopo, proprio per la particolare valenza archetipica su tutta la questione da rilanciare proprio come primo logo sottomenu letterario neofuturista ottimale, postcentenario.

I connettivisti, figli del web e del cyberpunk, fungono già come matrice per la scrittura appunto doc fantascientifica come linguaggio e immaginario tecnologico.

I Neofuturisti letterati di Ferrara si differenziano per la reinvenzione specifica della parola nell’era elettronica, in ottiche squisitamente sperimentali, insomma, tra la letteratura storica futurista e le news delle neo/post avanguardia del secondo novecento.

Tuzet in particolare sia come poeta, diversi volumi, sia come saggista, tra cui “A Regola d’Arte”, uno dei saggi più importanti sulla poetica e la letteratura futurista degli ultimi anni, sia come critico in diverse riviste o aree autorevoli italiane, come Poesia, Atelier, Pendragon…., con il suo logo di certa Poesia Logica, appare già fondamentale punto di riferimento, oltre appunto alla poetica visionaria/elettronica, oppure psicolinguistica e lacaniana, rispettivamente dei meno giovani Futurguerra e lo stesso Lamberto Donegà, a suo tempo con la rivista Poeticamente (sempre a Ferrara), promotori ante litteram del neofuturismo del duemila.

Ulteriormente, dopo Internet, ecco il futuro, l’avvenire allo stato nascente, già colmo di prove letterarie… scientifiche. Come sempre, anche in prospettiva, ecco spiccare i Netfuturisti di Saccoccio, lo stesso Giorgetti. Se qua siamo già persino in certo senso,oltre l’arte e l’artista, nel cuore postletterario postpoetico, Netfuturismo è anche Net-Letteratura.

Sia a livello di divenire teorico proprio nel web con la rete specifica netfuturista, sia soprattutto Saccoccio nella sua peculiarità di “Scienziato della Parola dopo il Web” (quindi in parole classiche come critico o storico letterario, anche off line sia ben chiaro con saggi contributi e manifesti anche poetico totali… fondamentali).

E, tra i Netfuturisti, più nello specifico, Saccoccio, infatti è anche poeta visivo (mix appunto tra Marinetti, i Paroliberi,, Govoni, Belloli, eccetera sino ancora al postGruppo63, postGruppo70, Zanzotto, Spatola, ecc., si vedano appunto diversi manifesti. E su scia simile, tra parole in libertà e poetica visiva lo stesso giovane talento NetBalla (Gianluigi Ballarani). Oltre alla più “classica”, di formazione umanistica, Maria Serena Peterlin, gli stessi Stefano Balice, Marco Raimondo, a livello critico Paolo Ciccioli, Elisabetta Mattia, Giulio Morera.

Oppure, e ora tracciamo certa mappa ovvio provvisoria, più peculiare come sottomenu proprio letterario, nel duemila nove, supportati anche da ebook pertinenti, focalizzati attrono all’editing neofuturista on line, Futurist Editions (curato dai neofuturisti di Ferrara in sinergia anche con Rosso Trevi) ecco nuovi scrittori che almeno attraversano il futurismo.

Il giro di Gian Luca D’Aquino, Manuela Vio, Claudio Braggio e altri, tra echi minimalisti, surrealisti, modernisti… o alla Wilde anche (tra Alessandria e Venezia) , la stessa scrittrice sarda Lorena Melis, echi anche simbolisti, il giovanissimo anche neoscapigliato Gidantka (Roma).

E, infine, e da questa news, la griffa link che suggeriamo, criticamente lanciamo come primo logo ufficiale della nuova specifica poetica e letteratura, parola futurista , ovvero il Dinanimismo del giovane talentuoso e dinamico.., scrittore salerinitano (ora in Emilia) Zairo Ferrante, già autore di alcuni libri e saggi autorevoli (cartacei e ebook), interfacciato con i neofuturisti di Ferrara e i transumanisti stessi. Ferrante, narra appunto del Dinanimisno, come divenire dell’Anima nell’era del computer.

16632_105674819445731_100000096404624_145868_1191639_nCome primo link ufficiale per la nuova parola e scrittura futurista, quel che si esalta è proprio la trasmutazione annunciata dell’ Anima nell’era del computer e della scienza, per così dire, finalmente oltre certa new age… ostilità ancora crociana… dei letterati italiani rispetto al mondocomputer.

Anzi, Ferrante, amplificando e soprattutto sperimentando nella parola e nelle elaborazioni teoriche, l’Anima non come compensazione, ma come X factor creativo e fondamentale sottostante lo stesso spirito scientifico e le sue infinite potenzialità finanche postumane, ha azzerato ogni querelle umanista obsoleta: dice sì al mondo nel suo divenire, senza perdere più tempo con troppi No da gamberi! 

In tale amplificazione Ferrante e il suo gruppo ormai, decine e decine di dinanimisti on line, ha codificiato, rilanciato le intuizioni stesse strettamente letterarie di Futuguerra, Donegà e Tuzet e altri, soprattutto al passo proprio con gli orizzonti desiderati alti e celebri dello stesso Enzensberger, lo stesso Barthes e – in Italia- tra non molti-, del solito forever young Paolo Ruffilli, oltre a Campa e ai già citati Spatola, Barilli, Zanzotto, e lo stesso giovane geniale Saccoccio

La parola al termine della scrittura, o dopo il suo grado zero, infine, si riconnette finalmente e consapevolmente nel Dinanimismo letterario all’archetipo: da dove viene anche il Futurismo e da dove si è moltiplicato ed espanso. Ferrante e i dinanimisti non a caso con riferimenti espliciti a certa psicanalisi futuribile (paradosso di paradosso) di Jung, Marie Louis Von Franz, James Hillman,riscoprono certa matrice postromantica della parola futurista, a suo tempo sorprendentemente intuita da un certo Francesco Flora, dai netfuturisti stessi, in altra articolazione più globale totale, con riferimento a Bergson.

Matrice aspaziale, ormai, eppure, in quanto Fare Anima (e Fare Poesia…) nel duemila, fondamentale.
Perciò, ecco il Dinanimismo, brevettato dallo scrittore Zairo Ferrante, come primo logo ufficiale (e virtuale, ovvio, incanto e dis-incanto i futuristi o futuribili contemporanei!) di certa nuova specifica letteratura o poetica neofuturista o futuribile nascente.

*Foto 1: Roberto Guerra, scrittore, poeta e critico letterario.

**Foto 2: Logo del Dinanimismo

Il Dinanimismo presenta: “L’esigenza del silenzio” – poesie a 4 mani di Michela Zanarella e Fabio Strinati – (Ed. Le Mezzelane 2018)

196-large_default

**Il tuo volto così riconoscibile
è per me una musica
trillante.
Osservo i lineamenti tuoi
e vedo i miei
come materia fondersi
in un neutro amplesso
negli assilli del piacere.
Vedo sulle tue labbra
alcuni miei versi
cuciti con le spille,
colori bianchi, tenui
come celati appena
tra le distratte onde
di un innamoramento
fuggitivo.
Ascolto la tua voce
che mi rapisce
tra le increspature
di pensieri al vento dispiegati.
Penso al nostro cuore
che si scinde
nella stessa direzione,
nell’appagamento
del bisogno
che si rinverdisce
nel punto del contatto.
Cerco il tuo richiamo
appena accennato,
tra un sonno nell’aria
e una vaga forma
di una follia che smania.

Prefazione di Dante Maffia 

Mi piacciono queste operazioni a quattro mani, è

come confrontarsi, sfidarsi, correre insieme a un

traguardo che prevede, quali che siano i risultati,

un premio di solidarietà e di considerazione

dell’altro.

Il lettore però farebbe un grande errore se

cominciasse a confrontare i testi, a metterli

controluce per verificarne il peso e stabilire un

premio da assegnare. Il viaggio è compiuto

insieme e il giudizio, anzi l’abbraccio, deve andare

a tutti e due, perché comunque hanno voluto

unificare lo spirito e gli intenti, sia Michela e sia

Fabio, forse per dimostrare che la poesia non

avrebbe bisogno di essere firmata quando sa

toccare le corde essenziali del sognare, dell’essere

angosciati e del morire, dell’essere inquieti e

gioiosi. Cioè i sentimenti più profondi e i nodi

complicati del vivere.

Ho letto con molta attenzione sia i componimenti

di Michela Zanarella sia quelli di Fabio Strinati.

Sono due mondi apparentemente lontani, che però

trovano subito il saldo e l’equilibrio nello scambio

che non segue una logica organizzata ma trova

sempre la nota giusta per “completare” il dettato

dell’altro e viceversa.

Michela Zanarella è ormai una presenza attiva e

di grande rilievo nella poesia italiana e forse anche

per questo motivo ha accettato il gioco con Fabio

Strinati che mostra una magnifica tenuta del verso.

I due poeti creano un canto a due voci ma che

presto diventa sinfonia nella quale si esplicitano le

emozioni sui grandi temi dell’esistenza. Infatti

l’argomentare è tenuto quasi su un piano

metafisico e fa sentire i rintocchi di un lirismo di

cui abbiamo un po’ perduto la conoscenza. Né a

Michela né a Fabio interessano le trovate o le

improvvisazioni ricavate dalla quotidianità, ma si

tuffano nel mare immenso del crepitio esistenziale

per trarne le ragioni più appropriate di un canto

capace di indagare sui misteri.

C’è, in ognuna delle composizioni, un’ansia che

si tocca quasi con mano, una trepidazione che

sembra nascere da lontano e che subito investe la

vita nelle sue diramazioni.

Le due sensibilità poetiche a un certo punto si

abbracciano in una sorta di profonde accensioni

che fanno scaturire “messaggi” cifrati e danno

avviso di scoscendimenti pericolosi.

Una poesia così ha bisogno di essere ascoltata e

direi vissuta in prima persona per intenderne tutta

la portata, ha bisogno di trovare adesione piena

per poterne cogliere il magma incandescente che vi

scorre e per poterne assaggiare le valenze umane e

culturali.

A un certo punto Michela scrive: “Mi capirai /

quando sarò lontana dal mondo / e mi

chiameranno solitudini / a farmi casa nel

silenzio?”. È questa l’esigenza del silenzio, o

presuppone altro? È questa e presuppone anche

l’individuazione di una possibilità per poter vivere

il silenzio (che è sempre vivo, come dice

D’Annunzio) nella pienezza dei suoi riscontri

segreti?

Un lirismo che non svicola in sfumature astratte,

ma che ferma la sua attenzione sui risvolti

esistenziali, com’è nella tradizione che va da

Leopardi a Goethe a Rilke.

Zanarella e Strinati sono coscienti di possedere le

qualità per inseguire il Mistero, per non

soccombere agli astratti furori e per non morire

dentro le dissolvenze delle attese inutili. Ecco

perché queste poesie sanno di pane casareccio e di

vino buono pur essendo nate nel fuoco ardente e

lampeggiante di un crogiolo di vita che ci riporta

agli imperanti sfaldamenti del secolo, quelli che ha

interpretato Fernando Pessoa, ma anche a Milosh,

Herbert e la Cvetaeva. Non sono citazioni a caso,

sono riferimenti di elezione, non per forza rinvii di

affiliazione, e ciò dimostra quanto lavoro, a volte

estenuante, sta dentro la costruzione de L’esigenza

del silenzio, che è anche implicito giudizio sulla

decadenza attuale dei valori fondamentali e sulla

perdita di identità.

Ma un altro aspetto vorrei sottolineare di questi

versi così densi e pieni di amarezza e anche di una

certa gioia fragrante e limpidamente vissuta come

traguardo del senso del vivere. Insomma, Michela

e Fabio compiono un viaggio insieme e ne danno

un resoconto non attendibile, fuori dalla verità

comune. Perché nelle loro parole c’è la verità di un

cielo che si è specchiato senza cercare la

deflagrazione. La metafora per fare intendere la

catena di metafore sottese in ogni pagina, il fluire

limpido e a volte magmatico dei pensieri e delle

emozioni, lo sforzo per poter entrare nell’invisibile

e trarne ragioni ineluttabili. Non è questo del resto

il compito dei poeti? Non è quello di squarciare

veli e di entrare nella magia di insondabili chimere

per offrire poi la dovizia di nuovi cammini?

Quante anime abbiamo dentro
cementate a noi
come alle pareti della vita.
Anime candide anime sporche
che ci fanno assomigliare a montagne verdi
o a marciapiedi vuoti nel buio della sera.
La mia la riconosco appena
perché non so da dove sale la notte
o dove la luce va in preghiera.
Gli occhi mi dicono
che forse è identica ad un cancello
che già ho aperto,
un cancello di nuvole e metallo
che ho lasciato al silenzio
prima di andare altrove.

profile_pictureMichela Zanarella
Michela Zanarella è nata a Cittadella (PD) nel
1980. Dal 2007 vive e lavora a Roma.
Ha pubblicato le seguenti raccolte di poesia:
Credo (2006), Risvegli (2008), Vita, infinito,
paradisi (2009), Sensualità (2011), Meditazioni al
femminile (2012), L’estetica dell’oltre 2013), Le
identità del cielo ( 2013) Tragicamente rosso (2015)
Le parole accanto (2017). In Romania è uscita in
edizione bilingue la raccolta Imensele coincidente
(2015).
È inclusa nell’antologia Diramazioni urbane
(2016), a cura di Anna Maria Curci. Autrice di libri
di narrativa e testi per il teatro, è redattrice di
Periodico italiano Magazine e Laici.it.
Le sue poesie sono state tradotte in inglese,
francese, arabo, spagnolo, rumeno, serbo, greco,
portoghese, hindi e giapponese.
Ha ottenuto il Creativity Prize al Premio
Internazionale Naji Naaman’ 2016. È ambasciatrice
per la cultura e rappresenta l’Italia in Libano per la
Fondazione Naji Naaman.
È alla direzione della Writers Capital
International Foundation.
Socio corrispondente dell’Accademia Cosentina,
fondata nel 1511 da Aulo Giano Parrasio.
Si occupa di relazioni internazionali per EMUI
EuroMed University.

48406477_2012719712370987_7859866176896106496_nFabio Strinati
Poeta, scrittore e compositore nasce a San
Severino Marche il 19/01/1983 e vive ad
Esanatoglia, un paesino della provincia di
Macerata nelle Marche.
Molto importante per la sua formazione,
l’incontro con il pianista Fabrizio Ottaviucci.
Ottaviucci è conosciuto soprattutto per la sua
attività di interprete della musica contemporanea,
per le sue prestigiose e durature collaborazioni con
maestri del calibro di Markus Stockhausen e
Stefano Scodanibbio, per le sue interpretazioni di
Scelsi, Stockhausen, Cage, Riley e molti altri
ancora. Partecipa a diverse edizioni di “Itinerari
D’Ascolto”, manifestazione di musica
contemporanea organizzata da Fabrizio Ottaviucci,
come interprete e compositore.
Strinati è presente in diverse riviste ed antologie
letterarie.
Da ricordare Il Segnale, rivista letteraria fondata
a Milano dal poeta Lelio Scanavini. La rivista
culturale Odissea, diretta da Angelo Gaccione, Il
giornale indipendente della letteratura e della
cultura nazionale ed Internazionale Contemporary
Literary Horizon, la rivista di scrittura d’arte
Pioggia Obliqua, la rivista “La Presenza Di Èrato”,
la revista Philos de Literatura da Unia Latina,
L’EstroVerso, Fucine Letterarie, La Rivista
Intelligente, aminAMundi, EreticaMente, Il
Filorosso, Diacritica, la rivista Euterpe, Il Foglio
Letterario, Versante Ripido.

*Per acquistare il libro:https://www.ibs.it/esigenza-del-silenzio-ediz-integrale-libro-michela-zanarella-fabio-strinati/e/9788833280264

**Versi estratti dall’opera con il consenso dell’Autore.

Dic 16, 2018 - Senza categoria    No Comments

Buon Inverno con Jacques Prévert e Marc Chagall

marc-chagall-sopra-vicebsk-amministratore-generale-dello-stato-di-israeleCHANSON POUR LES ENFANTS L’HIVER

di

Jacques Prévert

 

Dans la nuit de l’hiver

Galope un grand homme blanc.

C’est un bonhomme de neige

Avec une pipe en bois,

Un grand bonhomme de neige

Poursuivi par le froid.

Il arrive au village.

Voyant de la lumière

Le voilà rassuré.

Dans une petite maison

Il entre sans frapper,

Et pour se réchauffer,

S’assoit sur le poêle rouge,

Et d’un coup disparaît

Ne laissant que sa pipe

Au milieu d’une flaque d’eau,

Ne laissant que sa pipe

Et puis son vieux chapeau.

Nella notte d’inverno
galoppa un grande uomo bianco
galoppa un grande uomo bianco

è un omone di neve
ha una pipa di legno
un omaccione di neve
inseguito dal freddo

arriva in paese
arriva in paese
vedendo la luce
si sente sicuro

in una casetta
entra e non bussa
in una casetta
entra e non bussa

e per riscaldarsi
e per riscaldarsi
si siede sulla stufa arroventata
e d’improvviso ecco che scompare

e rimane solamente la sua pipa
proprio nel mezzo di una pozzanghera
e rimane solamente la sua pipa
e il suo vecchio cappello.

*Traduzione in italiano tratta da: https://www.filastrocche.it/contenuti/canzone-dellinverno/

*Guarda Video: https://youtu.be/8ZOL5hk6r0w

***Quadro – Marc Chagall, Sopra Vicebsk – postato dalla redazione e liberamente tratta da: https://lasottilelineadombra.com/2016/01/15/inverno-neve-quadri-artisti/

 

Spina di rosa (Maria Pellino) – Colpo al cuore (R. Magritte)

Spina di rosa

Maria Pellino

 

rené-magritte-le-coup-au-coeurDonna, spina di una rosa mai sbocciata.

Tu sterpaia che generi umanità,

sangue e lacrime ricoprono ferite,

 origami di fragilità sul tuo corpo.

Dal grembo a gocce zampillano

petali d’amore,

oasi di primavera

nel vuoto che scompagina il silenzio.

Parole mute fluiscono dal cuore

 spogliato di sogni violati

dal crudele ghigno della vita.

Memore si espande a profusione

 l’anima tua ribelle,

riverbero di un amore primordiale.

Impetuoso il tuo ondeggiare d’infinito mare .

 

*Versi ricevuti direttamente dall’Autrice tramite e-mail.

**Immagine – Colpo al cuore – Magritte – liberamente tratta da: http://www.artnet.com/artists/ren%C3%A9-magritte/le-coup-au-coeur-Na5UtKdLVNOm776HCW2iBQ2

 

Arte contro le Mafie: il Dinanimismo propone i versi di Dario Bellezza e un quadro di Emanuele Modica

Dario Bellezza

dall’antologia ‘Poeti contro la mafia’ 1994 a cura di Filippo Bettini

57242c7f-842e-40c4-97ad-a6b4de904015_800x600_0.5x0.5_1Rosso sangue, nero morte

Rosso sangue, nero morte

per me pari sono, in sangue

violenza, in nero lutto

e giorni lugubri, sangue che

si rapprende su corpi

innocenti e diventa nera

altra morte abbaiante

e ululante per campi distesi,

cimiteri in penombra,

sconsacrati. Ma anche, ironia,

un nastro di macchina

da scrivere, il mio può dare armonia

al foglio, alla poesia

e lasciano dietro

le immagini del dolore:

rosso un cuore, rossa una formica

calpestata dell’infanzia

colpevole, una mafia

senza rumore

che ti uccide senza risponderti di che colore

è: è rossa e nera,

in rosso e in nero travestirsi

per testimoniare l’oltraggio

in un tramonto rosseggiante

prima del disfarsi del giorno

nella tetra notte senza luna.

Chi non ha paura di morire

scagli la prima pietra: adoro

la lapidazione; così il sangue

non sarà più rosso e la morte

non sarà più nera

Dario Bellezza poeta e narratore, nasce a Roma il 5 settembre 1944. Fa il suo esordio come poeta, poco più che ventenne sulla rivista «Nuovi Argomenti». Roma, che fa da sfondo a tutta la sua esistenza personale e artistica, gli permette di conoscere e creare legami con Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Sandro Penna. Tra i libri più noti Morte Segreta (1976, Garzanti), vincitrice del premio Viareggio.

*Versi liberamente tratti da: https://www.raiplayradio.it/articoli/2018/03/Poeti-contro-la-mafia-71b869f0-127e-4fe9-8308-c5a9e9e43940.html

*Quadro di Emanuele Modica – Pittore salvato dal Padre ucciso dalla mafia – , postato dalla redazione e liberamente tratto da: https://palermo.meridionews.it/articolo/53782/modica-pittore-salvato-dal-padre-ucciso-dalla-mafia-mi-disse-lascia-il-fucile-il-pennello-e-la-tua-arma/

“sono io che m’arrendo alla tua dolce brama” – Mantra, versi di Giancarlo Fattori

MANTRA

di

Giancalo Fattori

240px-Golden_Aumsei sabbia dipinta scultura di creta

il sentiero perduto il bivacco la meta

sei impasto di terra di lacrime e tempo

la tempesta in arrivo sei nube sei lampo

il silenzio il sole la cenere il fumo

sei la pioggia d’estate del mattino il profumo

om namô bhagavate vâsudevâya

om namô bhagavate vâsudevâya

sei la morte che brucia un veliero di ghiaccio

un ricordo confuso un sogno un abbraccio

sei sasso sei pietra sei pozzanghera al sole

un sorriso di donne un’aiuola di viole

il camino che arde il cibo che cuoce

il sapore del pane il canto la voce

om namô bhagavate vâsudevâya

om namô bhagavate vâsudevâya

un’aurora distratta nel silenzio del mare

sei madre sei pelle sei il lupo nel cuore

sei un tumulo antico un ramo una mano

mago della foresta uno sguardo lontano

sei la luna d’argento la radura di notte

sussurro e nebbia le flotte le rotte

il respiro che ho dentro il respiro che ho attorno

il rossore che avvampa sulle guance del giorno

om namô bhagavate vâsudevâya

om namô bhagavate vâsudevâya

sei un gioco d’amore ragnatele di sole

l’orologio che corre arabeschi e parole

sei l’acqua sei pelle sei una dolce preghiera

un autunno dorato le ombre della sera

un’amara illusione di gioia e dolore

il corpo le mani il giorno che va a morire

sei un sorriso dipinto l’universo che tace

una storia immensa che non si da mai pace

om namô bhagavate vâsudevâya

om namô bhagavate vâsudevâya

sei un volo d’uccello sei una terra di rame

sei un fuoco acceso sei l’aroma del pane

un profumo intenso di mare e mistero

la pelle che avvampa un cielo austero

sei la pioggia che cade sei la creta e la strada

una bianca conchiglia le tue labbra di giada

sei la notte che avvolge la tua voce che chiama

sono io che m’arrendo alla tua dolce brama

 

*Versi ricevuti direttamente dall’Autore.

**Immagine “simbolo dell’Om” postata dalla redazione e liberamente tratta da: https://it.wikipedia.org/wiki/Mantra

Il dinanimismo rende omaggio a Serraino Fioravante, il Poeta silenzioso.

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Serraino Fioravante o semplicemente Fiore, un Maestro a trecentosessanta gradi per molti, un Confidente e un Amico per altri, un Faro culturale e un punto di riferimento per tutta la comunità di Aquara (SA). 

Un Uomo sempre fedele a sé stesso, Personalità poliedrica e socialmente impegnata. Custode di leggende e saperi dai più dimenticati.

Un vero “Architetto del pensiero”, abile a leggere, comprendere e collocare – nello spazio e nel tempo – uomini e cose.

Un “Gigante della parola”, sia scritta sia parlata, sia usata come arma sia come carezza.

Un raro Filosofo, in grado di far parlare pietre, angoli, vicoli e gradini.

Un Poeta silenzioso capace di respirare profumi e colori.

Un Sorriso e un Cuore gentili.

Un Compagno la cui assenza contribuirà sicuramente a rendere il mondo un posto meno bello.

ZF

44575381_10217897433530862_5282152347730968576_nLettera di Serraino Fioravante, Estratta da: “158” libro sui Comuni della Provincia di Salerno, scritto da Enzo Landolfi, “Printart Edizioni”

“Caro Lucido.
Mi scrivi che devo raggiungerti a Milano dove ora si deve e si può ricostruire l’Italia. 
Ma io voglio farlo qui, da Aquara. Dove si resta e non si resiste. Perché si resiste ad una minaccia e si resta per una bellezza. Difatti se guardo, finalmente libero, oltre la siepe e la torre antica ecco che subito si impone la poesia: immersi in una luce tiepida e familiare i contorni delle cose appaiono talmente nitidi e pacificati che vorrei ti giungessero come il volume sentimentale di una distanza. Qui i mattini sono una spremuta di sensi, i pomeriggi somigliano ad una dorata eternità, le sere incendiate dal tramonto della marina restituiscono serenità al riposo, e in cielo virgole di rondini futuriste tracciano un’audace e commovente grammatica del cuore. 
Qui anche la parola è viva, essa torna schietta e temeraria, incisa nella corteccia, in profondità di succhi, dai giuramenti degli amanti. La mia patria è il dialetto aquarese; grazie ad esso nominiamo le cose per la prima volta nella vertigine della loro fioritura, a sgomento sacro di uno stupore, a sedimento di un passaggio di tempo e di uno stato d’animo. 
Qui ogni dolore è un giunco, ogni inquietudine un lieve frangersi di onde lontane. 
Qui deponiamo il lutto e le vanità erranti e ci sciogliamo, individui superflui, nel vicinato, nella piazza come in un abbraccio di madre. 
Qui i deserti della mia vita verranno sempre dalle acque di queste fontane. Voglio invecchiare con il tempo del campanile e delle stagioni; essere ciclo che custodisce il seme e prepara il frutto, come fa questa terra che non tradisce chi la rispetta, potente e forte e saggia di radici; visionaria di ali, amante di ogni forestiero e di ogni orizzonte, tollerante e ricca del suo donare. Voglio fermarmi con i vecchi sui passetti, ascoltare le loro consegne, sentirne il lievito, come dai forni incendiati a rosa il profumo del pane e vedere aggiungersi al loro viso di faticosa dolcezza un’altra ruga di tenerezza. Voglio aggiungere un ramo al falò di Natale e bruciare in piazza Carnevale; stordirmi del mosto nelle cantine e fare l’alba nei frantoi aspettando l’olio nuovo. Voglio andare al fiume d’estate e d’inverno raccogliere la neve dai tetti per fare il sorbetto col vino cotto; ammirare come Nerone gli incendi dell’autunno e vedere quello che fa il miglior vento di primavera con le gonne a fiori delle ragazze. Voglio illuminarmi delle lucciole nei campi e della luna negli orti e sui tetti; andare per more e sedermi “‘mbieri” (ai piedi) a la croce fino a diventare sedimento di tutta questa geologia del cuore. Voglio accompagnare i nostri morti verso il futuro, baciare spose, litigare con gli amici ed averne cura, interrogarmi nelle notti con troppe stelle e nei giorni arresi alla pioggia. Nel giorno di festa voglio svegliarmi col colpo scuro del fuochista, seguire la banda durante la questua, portare il Santo in processione, sentirmi elemento chimico di una alchimia e consumarmi d’amore per tutto questo, per questo piccolo mondo antico che conosce la seduzione della vita, che non immagina una speranza ma lavora con il sole per stanarla. 
Come vedi la città non basta; il somigliare agli altri non basta, se non avrai conosciuto, più saggio più esperto più ricco dopo il viaggio, un Itaca a cui ritornare. 
La nostra Itaca, Aquara. 
Che San Lucido ti custodisca e ti protegga da ogni spaesamento. 
Ti saluto con tutta l’amicizia complice ed accelerata con la quale abbiamo divorato la nostra infanzia. Eravamo bellissimi.”

Fiore Serraino

*Foto di Serraino Fioravante postate dalla Redazione del blog e liberamente tratte da: ( Ass. Culturale l’ortica https://www.facebook.com/ortica.assculturale/ )

 

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