Spina di rosa (Maria Pellino) – Colpo al cuore (R. Magritte)

Spina di rosa

Maria Pellino

 

rené-magritte-le-coup-au-coeurDonna, spina di una rosa mai sbocciata.

Tu sterpaia che generi umanità,

sangue e lacrime ricoprono ferite,

 origami di fragilità sul tuo corpo.

Dal grembo a gocce zampillano

petali d’amore,

oasi di primavera

nel vuoto che scompagina il silenzio.

Parole mute fluiscono dal cuore

 spogliato di sogni violati

dal crudele ghigno della vita.

Memore si espande a profusione

 l’anima tua ribelle,

riverbero di un amore primordiale.

Impetuoso il tuo ondeggiare d’infinito mare .

 

*Versi ricevuti direttamente dall’Autrice tramite e-mail.

**Immagine – Colpo al cuore – Magritte – liberamente tratta da: http://www.artnet.com/artists/ren%C3%A9-magritte/le-coup-au-coeur-Na5UtKdLVNOm776HCW2iBQ2

 

Arte contro le Mafie: il Dinanimismo propone i versi di Dario Bellezza e un quadro di Emanuele Modica

Dario Bellezza

dall’antologia ‘Poeti contro la mafia’ 1994 a cura di Filippo Bettini

57242c7f-842e-40c4-97ad-a6b4de904015_800x600_0.5x0.5_1Rosso sangue, nero morte

Rosso sangue, nero morte

per me pari sono, in sangue

violenza, in nero lutto

e giorni lugubri, sangue che

si rapprende su corpi

innocenti e diventa nera

altra morte abbaiante

e ululante per campi distesi,

cimiteri in penombra,

sconsacrati. Ma anche, ironia,

un nastro di macchina

da scrivere, il mio può dare armonia

al foglio, alla poesia

e lasciano dietro

le immagini del dolore:

rosso un cuore, rossa una formica

calpestata dell’infanzia

colpevole, una mafia

senza rumore

che ti uccide senza risponderti di che colore

è: è rossa e nera,

in rosso e in nero travestirsi

per testimoniare l’oltraggio

in un tramonto rosseggiante

prima del disfarsi del giorno

nella tetra notte senza luna.

Chi non ha paura di morire

scagli la prima pietra: adoro

la lapidazione; così il sangue

non sarà più rosso e la morte

non sarà più nera

Dario Bellezza poeta e narratore, nasce a Roma il 5 settembre 1944. Fa il suo esordio come poeta, poco più che ventenne sulla rivista «Nuovi Argomenti». Roma, che fa da sfondo a tutta la sua esistenza personale e artistica, gli permette di conoscere e creare legami con Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Sandro Penna. Tra i libri più noti Morte Segreta (1976, Garzanti), vincitrice del premio Viareggio.

*Versi liberamente tratti da: https://www.raiplayradio.it/articoli/2018/03/Poeti-contro-la-mafia-71b869f0-127e-4fe9-8308-c5a9e9e43940.html

*Quadro di Emanuele Modica – Pittore salvato dal Padre ucciso dalla mafia – , postato dalla redazione e liberamente tratto da: https://palermo.meridionews.it/articolo/53782/modica-pittore-salvato-dal-padre-ucciso-dalla-mafia-mi-disse-lascia-il-fucile-il-pennello-e-la-tua-arma/

“sono io che m’arrendo alla tua dolce brama” – Mantra, versi di Giancarlo Fattori

MANTRA

di

Giancalo Fattori

240px-Golden_Aumsei sabbia dipinta scultura di creta

il sentiero perduto il bivacco la meta

sei impasto di terra di lacrime e tempo

la tempesta in arrivo sei nube sei lampo

il silenzio il sole la cenere il fumo

sei la pioggia d’estate del mattino il profumo

om namô bhagavate vâsudevâya

om namô bhagavate vâsudevâya

sei la morte che brucia un veliero di ghiaccio

un ricordo confuso un sogno un abbraccio

sei sasso sei pietra sei pozzanghera al sole

un sorriso di donne un’aiuola di viole

il camino che arde il cibo che cuoce

il sapore del pane il canto la voce

om namô bhagavate vâsudevâya

om namô bhagavate vâsudevâya

un’aurora distratta nel silenzio del mare

sei madre sei pelle sei il lupo nel cuore

sei un tumulo antico un ramo una mano

mago della foresta uno sguardo lontano

sei la luna d’argento la radura di notte

sussurro e nebbia le flotte le rotte

il respiro che ho dentro il respiro che ho attorno

il rossore che avvampa sulle guance del giorno

om namô bhagavate vâsudevâya

om namô bhagavate vâsudevâya

sei un gioco d’amore ragnatele di sole

l’orologio che corre arabeschi e parole

sei l’acqua sei pelle sei una dolce preghiera

un autunno dorato le ombre della sera

un’amara illusione di gioia e dolore

il corpo le mani il giorno che va a morire

sei un sorriso dipinto l’universo che tace

una storia immensa che non si da mai pace

om namô bhagavate vâsudevâya

om namô bhagavate vâsudevâya

sei un volo d’uccello sei una terra di rame

sei un fuoco acceso sei l’aroma del pane

un profumo intenso di mare e mistero

la pelle che avvampa un cielo austero

sei la pioggia che cade sei la creta e la strada

una bianca conchiglia le tue labbra di giada

sei la notte che avvolge la tua voce che chiama

sono io che m’arrendo alla tua dolce brama

 

*Versi ricevuti direttamente dall’Autore.

**Immagine “simbolo dell’Om” postata dalla redazione e liberamente tratta da: https://it.wikipedia.org/wiki/Mantra

Il dinanimismo rende omaggio a Serraino Fioravante, il Poeta silenzioso.

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Serraino Fioravante o semplicemente Fiore, un Maestro a trecentosessanta gradi per molti, un Confidente e un Amico per altri, un Faro culturale e un punto di riferimento per tutta la comunità di Aquara (SA). 

Un Uomo sempre fedele a sé stesso, Personalità poliedrica e socialmente impegnata. Custode di leggende e saperi dai più dimenticati.

Un vero “Architetto del pensiero”, abile a leggere, comprendere e collocare – nello spazio e nel tempo – uomini e cose.

Un “Gigante della parola”, sia scritta sia parlata, sia usata come arma sia come carezza.

Un raro Filosofo, in grado di far parlare pietre, angoli, vicoli e gradini.

Un Poeta silenzioso capace di respirare profumi e colori.

Un Sorriso e un Cuore gentili.

Un Compagno la cui assenza contribuirà sicuramente a rendere il mondo un posto meno bello.

ZF

44575381_10217897433530862_5282152347730968576_nLettera di Serraino Fioravante, Estratta da: “158” libro sui Comuni della Provincia di Salerno, scritto da Enzo Landolfi, “Printart Edizioni”

“Caro Lucido.
Mi scrivi che devo raggiungerti a Milano dove ora si deve e si può ricostruire l’Italia. 
Ma io voglio farlo qui, da Aquara. Dove si resta e non si resiste. Perché si resiste ad una minaccia e si resta per una bellezza. Difatti se guardo, finalmente libero, oltre la siepe e la torre antica ecco che subito si impone la poesia: immersi in una luce tiepida e familiare i contorni delle cose appaiono talmente nitidi e pacificati che vorrei ti giungessero come il volume sentimentale di una distanza. Qui i mattini sono una spremuta di sensi, i pomeriggi somigliano ad una dorata eternità, le sere incendiate dal tramonto della marina restituiscono serenità al riposo, e in cielo virgole di rondini futuriste tracciano un’audace e commovente grammatica del cuore. 
Qui anche la parola è viva, essa torna schietta e temeraria, incisa nella corteccia, in profondità di succhi, dai giuramenti degli amanti. La mia patria è il dialetto aquarese; grazie ad esso nominiamo le cose per la prima volta nella vertigine della loro fioritura, a sgomento sacro di uno stupore, a sedimento di un passaggio di tempo e di uno stato d’animo. 
Qui ogni dolore è un giunco, ogni inquietudine un lieve frangersi di onde lontane. 
Qui deponiamo il lutto e le vanità erranti e ci sciogliamo, individui superflui, nel vicinato, nella piazza come in un abbraccio di madre. 
Qui i deserti della mia vita verranno sempre dalle acque di queste fontane. Voglio invecchiare con il tempo del campanile e delle stagioni; essere ciclo che custodisce il seme e prepara il frutto, come fa questa terra che non tradisce chi la rispetta, potente e forte e saggia di radici; visionaria di ali, amante di ogni forestiero e di ogni orizzonte, tollerante e ricca del suo donare. Voglio fermarmi con i vecchi sui passetti, ascoltare le loro consegne, sentirne il lievito, come dai forni incendiati a rosa il profumo del pane e vedere aggiungersi al loro viso di faticosa dolcezza un’altra ruga di tenerezza. Voglio aggiungere un ramo al falò di Natale e bruciare in piazza Carnevale; stordirmi del mosto nelle cantine e fare l’alba nei frantoi aspettando l’olio nuovo. Voglio andare al fiume d’estate e d’inverno raccogliere la neve dai tetti per fare il sorbetto col vino cotto; ammirare come Nerone gli incendi dell’autunno e vedere quello che fa il miglior vento di primavera con le gonne a fiori delle ragazze. Voglio illuminarmi delle lucciole nei campi e della luna negli orti e sui tetti; andare per more e sedermi “‘mbieri” (ai piedi) a la croce fino a diventare sedimento di tutta questa geologia del cuore. Voglio accompagnare i nostri morti verso il futuro, baciare spose, litigare con gli amici ed averne cura, interrogarmi nelle notti con troppe stelle e nei giorni arresi alla pioggia. Nel giorno di festa voglio svegliarmi col colpo scuro del fuochista, seguire la banda durante la questua, portare il Santo in processione, sentirmi elemento chimico di una alchimia e consumarmi d’amore per tutto questo, per questo piccolo mondo antico che conosce la seduzione della vita, che non immagina una speranza ma lavora con il sole per stanarla. 
Come vedi la città non basta; il somigliare agli altri non basta, se non avrai conosciuto, più saggio più esperto più ricco dopo il viaggio, un Itaca a cui ritornare. 
La nostra Itaca, Aquara. 
Che San Lucido ti custodisca e ti protegga da ogni spaesamento. 
Ti saluto con tutta l’amicizia complice ed accelerata con la quale abbiamo divorato la nostra infanzia. Eravamo bellissimi.”

Fiore Serraino

*Foto di Serraino Fioravante postate dalla Redazione del blog e liberamente tratte da: ( Ass. Culturale l’ortica https://www.facebook.com/ortica.assculturale/ )

 

FERRARAITALIA: Intervista allo scrittore Alberto Ronchi: quando l’art politik è pop al quadrato

alberto-ronchi-roberto-alperoli-670x469Alberto Ronchi è figura politica stranota a Ferrara: Già assessore verde nell’era Sateriale […] ha esordito in letteratura con un intrigante e molto pop all’americana alternativo libro di poesie: per Modo Infoshop… “Catastrofi Naturali. Liriche 1997-2016”.
Poesie spesso scritte negli anni della Politica attiva e top secret: per nulla corrose dal tempo, anzi: di matrice controculturale, ha in certo senso confermato il suo – a suo tempo, percorso politico culturale innovativo, certa pop culture come tra le espressioni più creative del nostro tempo, ben oltre le mere dimensioni puramente artistiche contemporanee: come dimostrò a Ferrara con il lancio (anche merito ampiamente suo) del Festival Ferrara le Stelle, come svecchiare una città troppo e sempre metafisica e conservatrice, oltre naturalmente a diverse altre iniziative da Ronchi promosse a Ferrara, in Emilia Romagna e a Bologna.

Alberto, lo scorso anno circa, a sorpresa un intenso e bel volume poetico controculturale (per una libreria cult di Bologna, Modo Infoshop) ispirato dalla punk generation e da certi padri Beat letterari come il grande Borroughs, la stessa Patty Smith, poetessa rock: anzi, i veri poeti del nostro tempo sono stati (e magari sono) proprio i vari Jim Morrison, oltre alla Smith, Syd Barrett e così via?
Sì, certo la musica e i testi di diversi esponenti del mondo del rock fanno parte del mio bagaglio culturale. Ho letto anche molta poesia, soprattutto anglo americana. La cosa curiosa è che ho fondamentalmente assorbito queste influenze nella traduzione italiana. Non parlo bene l’inglese, devo molto ai traduttori.

Alberto più in generale, spesso giustamente si denunciano i Media come persuasori occulti, ma proprio certa pop culture non segnala (oltre ai poeti rock) fin da Andy Warhol e i Beatles fino ai Kraftwerk futuristici, la stessa Street Art, molte nuove stesse espressioni artistiche nate direttamente nel Web, eccetera, una nuova cultura popolare post-post moderna, oggi si sdoganata, ma ancora sottovalutata dai puristi dell’arte e la letteratura?
Domanda impegnativa. Credo che viviamo una stagione culturalmente mediocre. I motivi sono tanti e occorrerebbe altro spazio. Nello stesso tempo ritengo che, come scrive Rosi Braidotti, il desiderio nostalgico per un passato, supposto migliore, è una risposta sbrigativa e assai poco intelligente alle sfide della nostra epoca. Quindi? Sarebbe già un passo in avanti se ricominciassimo a distinguere tra attività culturali e attività ricreative… [continua su: https://www.ferraraitalia.it/bordo-pagina-intervista-allo-scrittore-alberto-ronchi-quando-lart-politik-e-pop-al-quadrato-160802.html?fbclid=IwAR1JEZNOWfbTLhSgJn8yZ0QYuWx3AhLhgtmrUO74lY0ZtYnyZ9c3WTzdW94 ]

Il dinanimismo lancia: “Un Difensore dei diritti Umani sul profilo” – una foto contro ogni razzismo e discriminazione.

220px-Martin_Luther_King_-_March_on_WashingtonLa Poesia non odia, non discrimina, non emargina, non chiude porte o porti.

La Poesia non urla, non divide, non isola, non uccide, non respinge e non ama la violenza.

Non esiste futuro per una Società intollerante, non può esserci vero progresso in una Nazione che discrimina.

Abraham Joshua Heschel, Rabbino e Filosofo Polacco, diceva che: ” il razzismo è la più grave minaccia dell’uomo verso l’uomo,  il massimo di odio con il minimo di ragione”.

E, ancora, Martin Luther King, affermava che: “In questa generazione ci pentiremo non solo per le parole e le azioni odiose delle persone cattive, ma per lo spaventoso silenzio delle persone buone”.

Ecco perché dalle pagine di questo blog invito tutti voi – che ancora amate la Poesia e l’Uomo e credete in un mondo civile, ugualitario e nonviolento – a manifestare qui e soprattutto ora il vostro dissenso verso certa “politica”che ci vuole sempre meno tolleranti e sempre più razzisti.

I diritti umani non possono e non devono avere né razza, né colore e né nazionalità.

Difendiamo questo principio e, forse, riusciremo anche a preservare il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti.

Non servono grandi azioni, non bisogna essere dei supereroi, basta essere semplicemente Umani e ricordarsi che sono i piccoli gesti a cambiare il Mondo.

Ecco perché vi invito, per il mese in corso, a sostituire la foto del vostro profilo social con quella di un “Difensore dei Diritti Umani”.

Un piccolo gesto per ricordare a Noi stessi e ai nostri Amici che le idee non possono morire.

Un modo semplice per far capire a tutti che esistono solo Uomini e non “razze” o “Nazionalità”.

Zairo Ferrante

( per il movimento poetico Dinanimista )

Di seguito alcuni suggerimenti:

Martin Luther King ( 1929-1968 ), Aldo Capiti ( 1899-1968 ), Mahatma Gandhi (1869-1948), Eleanor Roosevelt (1884-1962), Nelson Mandela (1918-2003), Oscar Arias Sánchez (nato nel 1940).

Foto liberamente tratte da: https://it.wikipedia.org/wiki/I_have_a_dream , 

https://it.wikipedia.org/wiki/Aldo_Capitini , 

http://www.unitiperidirittiumani.it/voices-for-human-rights/champions-human-rights.html

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Carlos Sanchez: La poesia che ricongiunge il Poeta al Tutto, “in questo meccanismo perfetto”

In questo meccanismo perfetto

di 

Carlos Sanchez

uni3.630x360Il cielo è aperto
ad un universo cristallino
l’aria che respiro
viene da lì
dove ballano i pianeti.
Mi muovo
in questa terra
piccolina
per un momento
mi abbandono
senza arroganza
mi sento parte
di questo meccanismo
perfetto
con questo corpo
effimero.

Folignano City

orologi-automatici-da-uomo-e1481363729739En este mecanismo perfecto

El cielo está abierto
a un universo cristalino
el aire que respiro
viene de allí
en donde bailan
los planetas.
Me muevo
en esta tierra
pequeñita
por un momento
me abandono
sin arrogancia
me siento parte
de este mecanismo
perfecto
con este cuerpo
efímero.

Folignano City *Versi ricevuti direttamente dall’Autore tramite social network.

**Immagini tratte da: https://www.focus.it/scienza/scienze/luniverso-si-espande-piu-velocemente-del-previsto

L’uomo che vorrei essere – nuovi versi di Giancarlo Fattori per il dinanimismo.

L’UOMO CHE VORREI ESSERE
di 
Giancarlo Fattori
Magritte_1050_crL’uomo che vorrei essere
si toglie di dosso gli abiti
e sfida ogni possibilità,
non teme di porsi fragile
nel flusso d’un fiume labile
e accoglie in cuore le diversità.
L’uomo che vorrei essere
del despota ha riposto il camice
ripudia ogni carnefice
e lascia scorrere la vita in sé,
non possiede e non compete
non vuol prevaricare gli uomini
non obbedisce e non domina
e dialoga col mondo e i suoi perché.
L’uomo che vorrei essere
affronta il tempo in stile libero
s’abbandona alla vertigine
alle emozioni s’abbandona
e lascia a un altro uomo un sorso in più,
seduce e resta naturale
è bello come un temporale
si dipinge di stupore e ardore
di mutare strada ha l’ardire
e non rinuncia mai a un cielo blu.
 
*Versi ricevuti direttamente da (giancarlo fattori 2018)

“Tu musica” versi di Maria Pellino con quadro Vasilij Kandinskij

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Tu musica

di 

Maria Pellino

Dell’eterno tu

zampillo travolgente

impronta percettibile dell’universo racchiuso in un sogno

cogli

ricolmi  orizzonti di infinito lustro

e moti ritmati.

Puro artista.

L’ incanto precipuo spazia l’oltre.

Si svela a me un pensiero zelante

lo inseguo ed inizio a danzare sinuosamente.

Dispersa ritrovo il sentiero dell’anima.

Avverto l’ abbraccio di una melodia che mi avvolge

in lontananza scorgo l’arcobaleno di note

e tutto si riempie.

Il dinanimismo: versi di fine estate con Fernanda Pivano e Claude Monet

FERNANDA PIVANO – Morte di una stagione

CLAUDE-MONET-End-of-Summer-1890-91Piovve tutta la notte
Sulle memorie dell’estate.
Al buio uscimmo
Entro un tuonare lugubre di pietre
Fermi sull’argine reggemmo lanterne
A esplorare il pericolo dei ponti.
All’alba pallidi vedemmo le rondini
Sui fili fradice immote
Spiare cenni arcani di partenza
E le specchiavamo sulla terra
Le fontane dai volti disfatti.

Pivano nasce in una famiglia che lei definiva vittoriana a Genova il 18 luglio 1917, da Riccardo Newton Pivano e Mary Smallwood, una donna di origini scozzesi. Ha un fratello maggiore, Franco.

La sua formazione avviene a Torino dove nel 1929 si trasferisce con la famiglia. Frequenta il liceo classico Massimo d’Azeglio dove ha come compagno di classe in quarta e quinta ginnasio Primo Levi e come supplente di Italiano Cesare Pavese. Pivano e Levi non vengono ammessi agli orali dell’esame di maturità perché i loro temi per lo scritto sono giudicati “Non idonei”. Nel 1938 Pavese le porta quattro libri in inglese che segnarono il suo destino di scrittrice e traduttrice, facendola appassionare alla Letteratura statunitense: Addio alle armi di Ernest Hemingway – che tradusse clandestinamente in lingua italiana –, Foglie d’erba di Walt Whitman, Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters e l’autobiografia di Sherwood Anderson.

… continua: https://it.wikipedia.org/wiki/Fernanda_Pivano

*Quadro: CLAUDE MONET-End of Summer-1890-91 postato dalla redazione del blog e liberamente tratto da: http://www.pausacaffeblog.it/wp/2015/07/estate-arte.html

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