Roby Guerra: intervista Sofia Rutbach Ericsson – Autrice di Armando Editore (Fratello Angelo- 2019)

sofia erikson armando editoreD-“Fratello Angelo”  , your latest book, is a profoundly psychological fairy tale, the fantasy – realm of the child – whose world is privileged to you – as a writer for children’s literature, has the power to generate – so to speak – a true living memory?

Yes, I would definitely say that the imagination of children has been a great influence for me. It was actually my son, who was 3 years old at the time, who gave me the idea of the book. He had recently lost his brother Alfie and pretended to go to heaven and visit him. He also played that his angel brother was here with us, and that he was a super hero. I believe that as a writer, you shouldn’t be afraid to write about sadness, loss, grief as well as imagination and games about a lost person. We should let children be children, let them use their imagination, and process loss in the way the want. The memories of people that we have lost could be used as a strength. I am actually happy that we got to have Alfie, although I would have liked to keep him forever. Sometimes I think that if I can survive without him, I can actually do anything!!
sofia rutbach ericsson-766111Q- More generally – as a writer – to which Nordic authors do you also refer?
One of my favorite writers is of course Astrid Lindgren and especially her story “Mio min Mio”, where the whole story in my opinion could be seen as “another World”, is it heaven? Or is it imagination? Or is it an adventure? I love it.
Q- Your book is also a special fairy tale, since the dedications, “every human has a twin Brother Angel?

The book is of course special since it reminds me of our son Alfie who died in May 2016. Of course it brings back sad memories but also the happiness of having had him, even for that short time. In a way I love working with the book Fratello Angelo, because I feel closer to Alfie. I also really hope to help other families who have lost a child. I think that if you have a book to read, it’s easier to talk about the sadness and the loss. I also want to show children that it’s ok to play games and use their imagination. In a way, I think that the book also can be seen just as you write, “every child has an angel brother”, like we can all find strength in different places. Some have religion, some have lost ones who give them strength and others have friends and family in their life who help them get through the day.

Set 6, 2019 - Senza categoria    No Comments

Aquara (SA)… terra di Mathias Aquarius (Fra Mattia Gibbone o Ivone di Aquara) – A cura del Dinanimismo e dell’Associazione culturale “l’Alveare” –

Aquara (SA)… terra di Mathias Aquarius (Fra Mattia Gibbone o Ivone di Aquara)

maestro di sacra teologia, gran filosofo, poeta e oratore.

 

– Il “Dinanimismo” e l’ “Associazione Culturale Alveare” alla riscoperta di Padre Mattia Ivone e di Giordano Bruno. Un viaggio tra Filosofia, Religione ed “Eresia”. –

 

Ritratto di Giordano Bruno

Ritratto di Giordano Bruno

Cattura3*Fra Mattia Ivone di Aquara, maestro di sacra teologia, gran filosofo, poeta e oratore [1591] Il p. fra Mattia Ivone di Aquara, detto per altro nome l’Aquario, maestro di teologia, decano del Collegio di dottori, fra i quali era aggregato, poeta, filosofo, oratore e gran teologo, reggente del Studio di Milano, di Roma, di Venezia, e di Napoli. L’anno 1569, fu pubblico Lettore di teologia nell’università di Torino, e nel posso di quella orò eccellentemente in lode della sacra teologia, e dedicò l’orazione a Girolamo della Rovere arcivescovo di quella città, il cui titolo è De excellentia sacra teologiae. In Napoli l’anno 1572 pubblicò un lezionario, il cui titolo è: Lectionum in primam philosophiam ut deci solet principum in neapolitano gymnasio habitum. In Roma, l’anno del giubileo 1575, pose in luce alcune lezioni addizioni e fragmenti sopra la Fisica. E l’anno 1577 fece lo stesso stampando in Roma alcune questioni. Fu definitore nel capitolo generale di Roma del 1580, e provinciale delle sua Provincia del Regno. Scrisse dottamente l’addizione sopra i dodici libri della metafisica. La formalità di S. Tommaso. Un libro delle contraddizioni fra il santo dottore ed altri teologi e filosofi. Un breve trattato della Memoria artificiale, e delle significazioni dei termini conforme alla dottrina del santo. Una postilla sopra i luoghi della sacra scrittura. Un libro della potenza dell’anima. Le lucrubazioni sopra le opere di Capreolo, migliorando assai le fatiche di quel grande uomo, le quali dedicò al pontefice Sisto V. Fondò il convento all’Ordine nella sua patria, e andò all’altra vita nel 1591, nel convento di S. Domenico di Napoli, nel quale aveva da S. Piero Martire trasferita la sua figliolanza. Parlano di lui Paolo Portario, il Piò, e Gozzeo di Ragusa.

Cattura2**Aquàrio (latinizz. Aquarius), Mattia (dei Gibboni). – Teologo domenicano (n. Aquara – m. Napoli 1591). Fu lettore di metafisica allo Studio di Napoli (15711574 e dal 1587) e maestro di teologia alla Sapienza di Roma (158287). Nelle sue opere, tra le quali le Additiones alle Quaestiones di Francesco Silvestri alla Fisica e al De anima di Aristotele (1576), si rivela fedele seguace di s. Tommaso, ma anche bene informato sulle discussioni cui i problemi più scottanti avevano via via dato luogo.

*** … Studente a Bologna nel 1558, per conto della provincia domenicana dei Regno di Napoli (Monumenta Ord. Fratrum Praed., X, p. 22), nel 1561 si trova “in conventu Mediolanensi sancti Eustorgii”, “magister pro secundo anno” (ibid., p.44); nel 1567 è “regens in conventu Sanctorum Ioannis et Pauli” a Venezia e vi sostiene dodici “conclusiones” alla presenza del legato della S. Sede presso la Repubblica veneziana, mons. Facchinetti, poi cardinale (Aquario, Super quatuor libros Sentent. I. Capreoli, IV, Annotationes, in fine); nello stesso anno sostiene ancora trenta “conclusiones … in publica Academia Thaurinensi, … cum esset ibi publicus theologus”, alla presenza del vescovo di Torino Girolamo della Rovere, poi cardinale (ibid.); in quell’occasione ebbe a discutere con l’averroista Francesco da Vimercate sull’argomento “num. intellectus viatoris possit cognoscere substantias separatas quidditative” (Aquario, Dilucidationes in XII Ubros primae philos., II, dil. III, p. 85); e a Torino nel 1569 pubblicò la prolusione al corso col titolo De excellentia sacrae theologiae; ma nello stesso anno 1569, ottenuta l’approvazione del suo “magisterium” (Monumenta, p.109), fu rimandato a Milano “regens” dello studio di S. Eustorgio; e “dum esset regens in Studio Sancti Eustorgii Mediolanensis” sostenne ancora cento “conclusiones” al capitolo generale dell’Ordine tenuto a Roma (Aquario, Super quatuor libros Sentent. I. Capreoli, loc. cit.;cfr. Monumenta, p. 111). A Milano rimase un biennio, e nel 1571 l’A. poté dare alle stampe in Napoli la prolusione al corso da lui iniziato in quello Studio, come titolare di metafisica: Lectionum in Primum Philosophiam, ut dici solet, privum in neapolitano Gimnasio habitum,auctore Frate Matthia Aquario, O. P., publico ac ordinario metaphisico (Neapoli, apud Mattheum. Cancrum, 1571).

CatturaDa questo momento la vita dell’A. trascorre tutta tra Napoli e Roma. Come lettore ordinario di metafisica nello Studio napoletano, fra il 1571 e il 1574 egli dovette trattare gli argomenti che si trovano svolti nelle Dilucidationes in XII libros primae philosophiae Aristotelis, pubblicate più tardi a Roma nel 1584. Lasciato il convento di S. Pietro Martire, del quale era “figlio”, e divenuto “figlio del convento di S. Domenico Maggiore”, egli ebbe confratello almeno per un triennio fra’ Giordano Bruno da Nola, da poco ritornato da Campagna nel Salernitano ove era stato inviato per l’ordinazione sacerdotale, e “figlio” anch’esso dello stesso convento nel quale attese allo studio della filosofia tomistica fino al 1575. Ma verosimilmente e l’A. nel corso di quell’anno dovette abbandonare in fretta Napoli, in seguito a un perentorio ordine di sfratto da parte dei vicerè spagnolo, cardinale A. de Granvelle. Il cardinale G. A. Santoro ci dà notizia di questo sfratto nella sua Autobiografia (pubblicata,da C. Cugnoni in Arch. d. R. Soc. romana di storia patria, XII [1889], p. 354). Un grave conflitto era scoppiato fra il Granvelle e l’arcivescovo di Napoli, e il viceré, “implacabile nemico della Sede Apostolica”, ne trasse profitto per “humiliare la giurisdizione ecclesiastica”. Probabilmente l’A. avrà preso partito per l’arcivescovo, e il Granvelle si sarà vendicato togliendogli la lettura nello Studio e intimandogli lo sfratto dal Regno.

Nel 1575 l’A. era sicuramente a Roma, nell’Ospizio dei domenicani di S. Maria sopra Minerva, ove datava le sue Additiones in Quaestiones de physico auditu Rev.mi P. M. Francisci Sylvestri Ferrariensis, nonché la Disputatio pulcherrima de ideis, in qua ostenditur Aristotelem non adversari Divino Platoni, aggiunta alle Additiones in Quaestiones librorum de anima dello stesso frate Francesco Silvestri da Ferrara. E a Roma le stesse Quaestiones sulla Fisica sul De anima uscirono l’anno dopo, nel 1576; ma in testa all’una e all’altra opera l’A. si fregia del titolo di “pubblico e ordinario professore di teologia e di metafisica ‘in florentissimo Studio Neapolitano'”. Con questo titolo voleva forse indicare che era stato revocato l’ordine di sfratto dal Regno intimatogli dal Granvelle, tosto che questi fu sostituito nell’ufficio di viceré, oppure che, malgrado lo sfratto, se ne riteneva legittimo detentore? Non è possibile stabilire se Giordano Bruno, fuggito da Napoli a Roma, si sia incontrato di nuovo con lui nell’Ospizio di S. Maria sopra Minerva, ove anch’egli s’era fermato.

G. Carafa, De professoribus Gymnasii Romani, II, Romae 1751, afferma (pp. 464-465) che nel 1580 l’A. era professore di teologia nello Studio romano e teologo del cardinale Santoro. Ora sappiamo che il 21 maggio 1580 l’A. si trovava effettivamente a Roma per il capitolo generale di quell’anno, e partecipò all’elezione del nuovo maestro generale dell’Ordine, fra’ Sisto Fabbri da Lucca, ma in qualità di definitore della provincia del Regno di Napoli; il che fa supporre che a Napoli egli fosse già ritornato qualche anno prima. Tuttavia è certo che a Roma l’A. dovette trattenersi almeno sino alla fine del 1580, perché nel cod. Borgiano 149 che contiene gli Errores ex libro Zohar super Pentateucum et ex libris Portae lucis et Portae iustitiae, rilevati dal dottore Marco Marino canonico regolare, si trova una nota in cui è detto che lo scritto, in vista dell’impressione mantovana, era stato presentato al p. Bellumino, “qui restituit die V Octobris 1580, et fuit consignatus R. P. magistro Sacri palatij eodem die; is autem hunc revideri fecit a magistro Matthia Aquario nostro theologo, et mihi restituit die prima Decembris 1580”.

Dai “rotuli” dell’università romana, esistenti negli originali (Arch. di Stato di Roma, Università, Pergamene, prima serie) e in copia (Busta 94), risulta che l’A. fu nominato maestro di teologia al secondo posto nel 1582 (Busta 94, f. 19); non compare invece nel “rotulo” precedente del 1576 (f. 17) e in quello successivo del 1587 (f 21). Invece “Sacrae Theologiae Magister in almae Urbis Gymnasio” era nel 1584, quando a Roma pubblicò, come abbiamo visto, le Dilucidationes sulla Metafisica. Nel 1587 egli fece sicuramente ritomo a Napoli, ove riprese l’insegnamento di questa disciplina.

Nel quinquennio che trascorse a Roma come maestro di teologia alla Sapienza egli preparò la nuova edizione dei commento del tomista francese Giovanni Capreolo alle Sentenze,che vide la luce a Venezia nel 1588-89, quando l’A. era tornato ad essere “regius atque publicus metaphysicus in almo Studio Neapolitano”.

L’opera è dedicata a Sisto V, e nella dedicatoria al papa l’A. c’informa che il titolo di “princeps thomistarum” era stato dato al Capreolo da Bernardino Tomitano e da Arcangelo Mercennario; e quest’ultimo dice suo condiscepolo, “meus condiscipulus”. Alla fine del quarto libro delle Sentenze l’A. appone questa data: “Datum Neapoli in conventu Sancti Dominici 1587, die 4 Septembris”. All’edizione del testo del Capreolo segue il volume: “R. P. F. Matthiae Aquarii, O. P., rega ac publici metaphysici in almo Studio Neapolitano Annotationes super quatuor libros Sententiarum Ioannis Capreoli adiecto quoque pulcherrimo tractatu de controversiis inter D. Thomam et caeteros theologos ac philosophos“.

L’A. morì a Napoli nel 1591 e fu sepolto nel convento di S. Domenico Maggiore.

Di tutte le opere che abbiamo ricordate, maggiore importanza per intendere la posizione dell’A. nella storia del tomismo hanno evidentemente le Additiones alle Quaestiones di Francesco Silvestri sulla Fisica, insieme alle quattro successive Disputationes, e sul De anima,cui tien dietro l’ampia Disputatio de ideis, e inoltre le Dilucidationes sui dodici libri della Metafisica e le Annotationes al Capreolo con le Controversiae inter D. Thomam st caeteros theologos ac philosophos. Fedele a S. Tonunaso, egli ne segue in generale la dottrina quale era stata interpretata dal confratello francese fra’ Giovanni Capreolo. Ma in tutti questi scritti egli tien conto anche di teologi e filosofi dissenzienti; così, per esempio, sul problema dell’immortalità dell’anima e su quello dell’unione dell’intelletto possibile al corpo umano egli si diffonde con certa ampiezza ed informazione nelle prime dieci Additiones in tertium de anima,e nella dilucidatio secunda sul testo e commento 17 del libro XII della Metafisica (c. 3,1070a 25-27),e degli averroisti ricorda Tommaso di Wilton, Giovanni di Baconthorpe e Antonio Bernardi della Mirandola, degli alessandristi il confratello Tommaso de Vio, il Pomponazzi, Simone Porzio e il loro oppositore Iacopo Antonio Marta. Del tempo passato a Venezia, ricorda Filippo Mocenigo arcivescovo di Nicosia, “amator omnium virtutum et bonarum, artiurn”, che pure poneva nell’uomo due anime. Né dimentica Giulio Castellani, suo collega nello Studio romano.

Tra le Controversiae inter D. Thomam …meritano d’essere segnalate quelle tra l’Aquinate e Averroè (pp. 137-142) e quelle anche più notevoli fra Tommaso e il carmelitano inglese Giovanni di Baconthorpe. A proposito del quale, alla fine della “praelectio” inaugurale delle Dilucidationes alla Metafisica ci dà notizia di un’opera sconosciuta dello stesso “Averroistarum princeps et Carmelitarum ordiffis decus, cuius labores in his metaphysicis libris praelo adhuc non sunt mandati, sed manuscripti servantur”.

Ultima fatica dell’A. sono le postume Formalitates iuxta doctrinam D. Thomae Aquinstis ab adm. Rever. Patre Magistro Aquario, in almo Gymnasio Neapolitano Metaphysices Publico,Professore compilatae. Nunc demum opera adm. R. P. Alphonsi de Marco Aversani, in Regio Conventu Sancti Dominici de Neapoli Baccalaureo ordinario, finitae et in lucem editae, Neapoli 1605. A quest’opera sono aggiunti un breve trattatello De memoria et reminiscentia (che con l’opuscolo d’Aristotele non ha niente a che vedere) et de memoria artificiali inve artificiosa, e un’Epitome logices. Quest’ultima è un riassunto sommario e schematico dell’ “Ars vetus”. Il primo invece è formato da poche nozioni tratte specialmente da medici e da ricette per rafforzare la memoria indebolita, nonché da scarni accenni per accrescerne il potere, che rivelano una superficiale conoscenza della ricca letteratura illustrata da Felice Tocco (Le opere latine di Giordano Bruno asposte e confrontate con le italiane, in Pubblicazioni del R. Ist. di Studi Superiori pratici e di Perfezionamento, sezione di filosofia e filologia, Firenze 1889, pp.21-101) a proposito delle opere mnemoniche del Nolano. Di qualche importanza può essere un semplice accenno alla disputa fra Tommaso de Vio e Giovanni Pico della Mirandola al capitolo generale di Ferrara nel 1494 (cfr. Quétif-Echard, Script. Ord. Praed.,II, p. 14), per il modo come il domenicano seppe tener testa all’avversario che l’aggredì con un fuoco di fila di ben cento obiezioni.

Fonti e Bibl.: Monumenta Ord. Fratrum Praed., X, Romae 1901, pp. 22, 44, 109, 111, 180, 189;

J. Quétif – J. Echard, Script. Ord. Praed., II, Luteriae Parisiorum 1721, pp. 302 a.;

G. Carafa, De professoribus Gymnasii Romani, Romae 1751, lib. II,pp. 464 s.;

G. M. Masuchelli, Gli Scrittori d’Italia, I, 2, Brescia 1753, pp. 897 s.;

G. Origlia, Istoria dello Studio di Napoli, II,Napoli 1754, pp. 53 s.;

E. Cannavale, Lo Studio di Napoli nel Rinascimento, Napoli 1895, documenti (cfr. indice onomastico);

V. Spamipanato, Vita di G. Bruno, Messina 1921, pp. III a., 154, 178, 217, 227;

Dictionn. de Théologie Catholique, I, col.1725.

BIBLIOGRAFIA MINIMA ON-LINE DALLA QUALE E’ STATO OTTENUTO QUESTO POST:

* “CATALOGO DEGLI UOMINI ILLUSTRI FIGLI DEL REAL CONVENTO DI S. DOMENICO MAGGIORE NAPOLI” … http://www.bibliotecadomenicana.it/wp-content/uploads/2018/04/Catalogo-degli-uomini-illustri-figli-del-reale-monastero-di-S.pdf

** http://www.treccani.it/enciclopedia/mattia-aquario/

***http://www.treccani.it/enciclopedia/mattia-aquario_(Dizionario-Biografico)/

Versi di fine estate: “Il consumarsi del giorno” di Giancarlo Fattori

IL CONSUMARSI DEL GIORNO

(Dedicata a Elena S.)

di Giancarlo Fattori

RENOIR-In-summerNel consumarsi del giorno

l’eterno ritorno dolcemente sfuma:

vestigia dei blu più oscuri,

dei respiri più puri,

vertigine di noi più nera,

lo stordimento,

ai margini della sera.

Sei tu che mi svesti di fulgore,

quel turgido tremore

incatenato al nostro buio,

brughiera d’emozioni,

il ponte fra me e te

in un cercar di mani

 

e sguardi, lontani

nello svolgersi del tutto,

un eterno lutto che è

un susseguir di palpiti,

battiti d’ali nel vento,

mentre quel che sento

non è ancora un dolore nuovo.

L’onda si frange sullo scoglio

chiamandoci per nome,

e io che mi chiedo

come tu possa volgerti

e guardare, e poi salir le scale

lasciando vana questa tetra

 

stanza,

osservando il pianto

che adesso m’imprigiona

a tendere le redini del tempo,

cogliendo tra i sospiri le erbe amare,

il sottile amore che inciampa,

che ancora si stupisce

della morte d’una stella,

dell’implodere del cuore.

 

**Versi ricevuti direttamente dall’Autore.

**Quadro “In Summer” di Renoir, postato dalla redazione e liberamente tratto da: http://www.pausacaffeblog.it/wp/2015/07/estate-arte.html

Ago 25, 2019 - Senza categoria    No Comments

Aquara Music Fest – Contest “Serraino Fioravante”: Premio della critica per il miglior testo agli “Spina” e Menzione D’onore al cantautore “Jean Riva”.

68453600_349449869295651_6571628407619059712_nLa prima edizione dell’Aquara Music Fest ( Ass. Culturale Alveare https://www.facebook.com/acalveare/ ) si è conclusa con l’assegnazione del “Premio della critica – Serraino Fioravante”  per il miglior testo agli Spina (Band della provincia di Salerno)  e con una “Menzione D’onore”, sempre per i suoi testi, al cantautore Jean Riva ( Iseo – Lombardia).

Di seguito riproponiamo i testi premiati e le motivazioni della Giuria Critica, composta da Maria Capozzoli e Zairo Ferrante:

Testo: SOBRIO – Autore: SPINA

 https://www.youtube.com/watch?v=S6UJ4HDxyQA 

https://www.facebook.com/michele.spina.14
68857133_2551953924897942_3426818521303089152_nNon sai che strano
perdersi dentro ai suoi discorsi
un po’ di più dentro al suo sguardo vago
profondo come il buio,
avvelenarsi tutti i giorni e per un attimo
sentirsi vivo.
Vivo.
Pensa che buffo:
guardare il mondo da una prospettiva da cui non l’avevi mai visto,
osservare tutto questo
per poi capire che la vita corre
anche se tu stai fermo.
Devi essere parecchio sobrio
o forse non devi esserlo per niente,
per convivere con l’odio tra la gente
devi essere talmente sobrio
da cogliere l’ambiguità del mondo,
capire l’autenticità di ogni momento:
devi essere parecchio sobrio
o forse non devi esserlo per niente.
Non sai che strano
scrivere per dimenticare di aver considerato il suicidio,
ma senti cosa dico!
Lo scrivo perché a dirlo ad alta voce
non ci sono mai riuscito.
Devi essere parecchio sobrio
o forse non devi esserlo per niente,
per convivere con l’odio tra la gente
devi essere talmente sobrio
da cogliere l’ambiguità del mondo,
capire l’autenticità di ogni momento.
Devi essere parecchio sobrio
o forse non devi esserlo per niente
oh, devi essere parecchio sobrio.
Devi essere parecchio sobrio
o forse non devi esserlo per niente
devi essere parecchio
niente.

MOTIVAZIONE: “Per aver trattato, con l’eleganza del verso, in puro stile cantautorale, l’essere in bilico dell’uomo tra ragione follia come unica chiave per comprendere l’ambiguità universale, contrapposta all’autenticità individuale; quest’ultima intesa anche come qualità capace di dare un senso all’essere Uomo, nell’inevitabile scorrere del tempo e della vita.”

 

69433404_353160308924607_4885393778711461888_nTesto: PIUME   – Autore:  JEAN RIVA 

https://www.facebook.com/jeanrivaofficial/

 

Com’è possibile fermare il tempo che passa?

Le foglie volano al fiume

Lasciate dai rami le piume

Com’è difficile amare la luce intensa?

Il sole è l’unica coperta

I campi hanno perso la testa

 

Stringimi ancora fra le tue braccia

che sia una nuova conquista

oppure una guerra persa

Sentirlo ancora dalle tue labbra

che noi non avremo mai freddo

l’inverno non sarà eterno

 

Stelle più umide

dal pianto coltivo la terra

la luna sorride alla sera

la vista diventa più nera

Tu cara e docile

ci lasci con la tua partenza

col tuo scialle vicino al camino

il tuo pensiero a noi sarà vicino

 

Stringimi ancora fra le tue braccia

che sia una nuova conquista

oppure una guerra persa

Sentirlo ancora dalle tue labbra

che noi non avremo mai freddo

l’inverno non sarà eterno

MOTIVAZIONE: “Per i suoi testi raffinati, ricercati e dal taglio spiccatamente intimista; che compiono una sintesi perfetta tra musica e poesia.”

Il Dinanimismo consigli: DISCERNIMENTO ATRABILE di Fabio Strinati (Ed. Macabor 2019)

DISCERNIMENTO ATRABILE   di Fabio Strinati

Prefazione di Francesca Montomoli

 

downloadAvvicinarsi a un libro, per chi ama la lettura, non è mai un gesto marginale o distratto, implica sempre interesse, curiosità o sorpresa. I meccanismi che ci guidano verso un libro, proprio quello e non un altro, sono molto più complessi e profondi di quanto saremmo mai disposti ad ammettere e questo vale a maggior ragione quando “scegliamo” di accogliere un testo di poesie. Si può notare, anche nel semplice movimento delle mani, quella che potrebbe definirsi una cura istintiva, un profondo rispetto, rispetto per la fatica che lo ha generato, per il dono di sé consumato dall’autore nel mettere a nudo in maniera indelebile piccoli o grandi frammenti della propria sfera interiore, per quel mettersi in gioco così arduo in un’epoca che distoglie lo sguardo dalla fragilità e tende a corazzare gli animi, un’epoca in cui, per molti, i poeti tornano ad essere “diversi”, avulsi dalla realtà, quasi sospesi in una sorta di limbo governato da correnti oniriche.

Ebbene, la misteriosa attrazione che ci conduce verso un libro non resterà delusa dal poemetto breve di Fabio Strinati e l’immaginario di quanti rubricano i poeti fra i sognatori di zucchero filato ne uscirebbe sconvolto.

Diverso dai lavori che lo hanno preceduto, frutto di un impulso quasi liberatorio, Discernimento atrabile è senza dubbio un’opera fuori dal comune, un piccolo universo avvolto in un’aria densa e catalizzatrice.

Non a caso, la scelta delle due parole che compongono il titolo riporta alla scuola ippocratica e alle sfere umorali che governano la vita e l’essenza.

Atrabile, un termine molto specifico seppure non limitativo, è in realtà la chiave che apre un affaccio su scenari variegati. Atrabile, l’umore nero, connesso alla paura, all’irrazionalità, alla malinconia, alla collera, alla frustrazione e discernimento che implica il raggiungimento della consapevolezza attraverso la fatica della comprensione.

Una poetica cruda, ruvida, volutamente criptica e inquietante, tesa a estrapolare, attraverso l’uso della sperimentazione e della percezione empatica, quelle dimensioni dolorose interiorizzate, se non addirittura rimosse, che nelle fasi alterne della vita segnano e accomunano ogni essere umano.

Un testo che ti afferra per i polsi e ti trascina con impeto in una foresta intricata, lasciandoti in balia dei potenti versi destrutturati senza il comodo ausilio della punteggiatura, senza la culla rassicurante di una tradizionale costruzione sintattica.

Un testo che inizialmente disorienta, che ti fa sentire sul collo l’eco di un respiro affannoso, che non può essere semplicemente letto.

No, occorre fermarsi, lasciarsi travolgere dall’irrompere incalzante delle parole. È necessario sciogliere i nodi e le catene che serrano le porte dei propri nascondigli segreti permettendo all’umore oscuro delle sofferenze vissute di filtrare e scivolare e scorrere.  È necessario lasciarsi raggiungere e permeare. Solo a quel punto i versi troveranno il giusto ritmo e si ricomporranno nell’animo come un enigma disvelato. Solo allora, il lettore potrà abbandonarsi sull’ultimo verso, ansimante, provato e appagato.

RECENSIONE DI: Michela Zanarella

La scrittura di Fabio Strinati è sempre in movimento, cambia pelle in continuazione. Il libro edito da Macabor, intitolato ‘Discernimento atrabile’, si presenta, infatti, come un’opera ‘camaleontica’. Già dal titolo ci si trova a dover decriptare una serie di significati. Il discernimento è la capacità di formulare un giudizio o di scegliere un determinato comportamento in conformità alle esigenze della situazione. Atrabile, nella medicina, secondo le teorie di Ippocrate, è uno dei quattro umori dell’uomo: il cosiddetto umore neromalumore. E’ proprio quest’ultimo a dare il primo indizio al lettore, per accedere ai versi del poeta. Paura, inquietudine, malinconia: uno stato di sofferenza interiore che ci avvicina alla filosofia poetica di Cesare Pavese con il suo mal di vivere, declinando in una scrittura decisamente frammentata, non di facile comprensione. I testi diventano grovigli ermetici di parole ed emozioni da districare: “Malanno, infermità della notte/ventre rifugio Saturno espansione mascherata/ribelle multipla cuori spaiati/errante segno zodiacale”. Gli echi di una poetica ‘leopardiana’ si sommano, si dissolvono e si dipanano nelle parole di Fabio Strinati. Francesca Montomoli, poeta e scrittrice, nella prefazione ricorda: “È necessario sciogliere i nodi e le catene che serrano le porte dei propri nascondigli segreti, permettendo all’umore oscuro delle sofferenze vissute di filtrare, scivolare e scorrere”. Ci si trova disorientati di fronte a questa sperimentazione creativa. Al primo impatto, verrebbe l’istinto di allontanarsi. Ma c’è qualcosa che ferma l’occhio e la mente: non è soltanto l’assenza di punteggiatura che non mette vincoli, che lascia una sorta di libertà di scelta su come e quando leggere. E’ la sequenza di parole a mettere curiosità, a spingerci oltre. Saturno, il sesto pianeta solare, con la sua simbologia diventa il protagonista del poemetto. In astrologia, descrive lo spirito delle persone, le ambizioni. E ha caratteristiche opposte al sole. Per questo motivo, è considerato uno degli astri ‘ostacolatori’, non consente alla vita di svilupparsi. Nell’oroscopo, invece, aiuta a capire quali sono i periodi migliori per compiere azioni che generano effetti a lungo termine. Nella mitologia, altro non è che il tempo. Nel mondo esoterico, il pianeta è associato al male e il simbolo che lo identifica in astronomia è la falce, riconducibile alla morte. Strinati sceglie Saturno come pianeta guida delle sue ambiguità espressive. Ma c’è anche da dire che l’esistenza funziona per cicli: vita e morte fanno semplicemente parte di un percorso che appartiene all’umanità. L’anima del poeta qui tenta di far sgorgare il vuoto, deve liberarsi da quel tormento che non dà pace e, per farlo, non ha altro che la poesia, unico appiglio per non lasciarsi travolgere dal vortice dell’oscurità. In questo gotico canto notturno… CONTINUA SU: http://laici.it/viewarticolo.asp?Id=3605&fbclid=IwAR1BuATsGiAHbNxc9G9r79axbFycr-wXos9Gf7L2FsEMcxgu7nJBVEypP68

Acquisto libro:http://www.macaboreditore.it/home/index.php/libri/hikashop-menu-for-categories-listing/product/83-discernimento-atrabile

ODE ALLA FATICA – piccola dilogia di un Giro – di Zairo Ferrante (Dedicata a Vincenzo Nibali) – .

*ODE ALLA FATICA

– piccola dilogia di un Giro –

di

Zairo Ferrante

(A Vincenzo Nibali)

 

184313952-893ff697-c57d-4f99-9c52-f495e6a2a904-th                    I

Un nastro d’asfalto taglia

la terra, grigio separa

il mare dal resto.

Il nulla dal tutto.

La gloria dal vuoto.

Una radio accompagna

fatica, sudore e ricordi

nell’attimo in cui,

 

muto,

 

il mondo s’accascia morente

sulle spalle degli uomini

che soli e in silenzio

abbandonati a sé stessi

accarezzano e pigiano

pedali e speranze

e ruote animate,

in salite e discese

tra campi di grano

imbionditi dal sole

e neve disfatta

come flebile segno

dell’inverno passato.

E l’ascolti il rumore

di catene che saltano

e cambi che inciampano.

E ricordi riemergono

e salgono al cuore, altri,

 

si fermano in gola

 

a bloccar le parole.

Ritorni bambino

rivedi  i tuoi occhi,

mentre loro, da soli,

imperterriti e stanchi,

continuano afflitti

a trascinarsi la Vita.

 

 

II

Si continua a sudare

rincorrendo a fatica

quell’ultimo istante

finito e mortale.

Brandello di pezza

da mettere a toppa

della bisaccia bucata

che perde speranze

e semina sogni.

A destra la vita.

A sinistra l’oblio.

Al centro l’asfalto.

 

Da Solo

 

sull’orlo del fosso

staccato dagli altri

macina speranze

chilometri e lacrime

ricordi e respiri.

E tu l’accompagni

in silenzio t’immergi

nel mare bollente

di un cuore che palpita.

Percepisci la forza,

senti il sudore,

vedi la resa.

 

In silenzio anche tu

 

dal centro lontano

della tua mente

sospingi i pedali

e parti in salita.

Insieme con Lui

ingoiate secondi

che diventan minuti

e polvere e pietre

e mostri e discese.

Pedala, pedali

e insieme vivete

il medesimo  istante

sospeso sul fiato.

La strada è in salita

ma in fondo è la gioia.

Pedala, pedali

il Campione si alza

e rotola in alto

come stella e bandiera

a stagliarsi nel cielo

colorato di verde

e di bianco e di rosso.

Ha compiuto l’impresa.

 

Respiri, sospiri e sorridi.

Ti riprendi il tuo cuore.

Dai sfogo alle lacrime.

Ti fermi a pensare

e comprendi la Vita.

*Scritto pubblicato on-line su questo stesso blog il 29-5-2016 ed inserito anche nell’antologia “XXX V” AA.VV. a cura di I.v.a.n. Project ( Editore: Limina Mentis – 2016  – ISBN 978- 88-99433-51-2 ).

Zairo Ferrante Medico Radiologo, Poeta e Scrittore, è nato in provincia di Salerno nel 1983, ha vissuto ad Aquara (piccolo paese nel cuore del Cilento) fino all’età di 19 anni e, dopo aver conseguito la maturità Scientifica, si è trasferito a Ferrara, dove si è laureato in Medicina e Chirurgia e dove tutt’oggi esercita la sua Professione.
Autore di libri di Poesia e di prosa, nel 2009 ha fondato il “DinAnimismo”(Movimento Poetico/Artistico Rivoluzionario Delle Anime), un movimento poetico/artistico già riconosciuto come neo-avanguardia da una parte della critica letteraria. Ad oggi è possibile leggere suoi scritti su molteplici riviste e periodici culturali on-line e cartacei. Alcune sue poesie sono state inserite in antologie collettive ed anche tradotte in Inglese, Spagnolo e Francese.  Ha ottenuto diversi riconoscimenti e premi sia in Italia che all’Estero. 

LIBRI PUBBLICATI:
– “ITACA, PENELOPE E I MAIALI” (2019) – silloge – ( Autore: Zairo Ferrante – Editore: Il Foglio – ISBN:9788876067969 )
– “COME POLVERE DI CASSETTI – Mentre gli Angeli danzano per l’universo” (2015) – silloge – ( Autore: Zairo Ferrante – Editore: David and Matthaus/Divisione: ArteMuse – ISBN:978-88-6984-054-8 ).
– “I BISBIGLI DI UN’ANIMA MUTA” (2011) – raccolta di saggi e poesie – ( Autore: Zairo Ferrante – Editore: CSA-editrice 2011 – ISBN: 978-88-96703-52-6 ).
– “D’AMORE DI SOGNI E DI ALTRE FOLLIE” (2009) – raccolta di saggi e poesie –  (Autore: Zairo Ferrante – Editore: este-edition 2009 – ISBN: 978-88-89537-91-6)

SITO AUTORE: https://sito.libero.it/zairoferrante/scritto-zairo-ferrante/

*Immagine postata dalla redazione del blog e liberamente tratta da: http://www.repubblica.it/sport/ciclismo/2016/05/27/news/nibali_kruijswijk_chaves-140739050/

 

Il Dinanimismo segnala Joe Natta… il cantautore della Poesia.

image019Joe Natta, poliedrico cantautore lucchese, ha da qualche tempo lanciato un interessantissimo progetto dal titolo “Musica e Poesia”.

L’idea, volta a promuovere e diffondere Poesia in modo libero e gratuito, risulta essere completamente in linea con la filosofia del movimento Dinanimista.

Come riportato nel sito nello stesso Autore: “Dopo vari mesi di ricerche ho deciso di rendere omaggio ai grandi poeti di ieri e di oggi musicandone le poesie che più mi hanno colpito. La considero una riscoperta musicale volta a far conoscere, grazie alle canzoni, quegli autori che hanno fatto la storia della poesia e che vale davvero la pena leggere, perché capaci di regalarci le più svariate emozioni.

Perdersi fra le parole e i versi è una cosa bellissima quanto preziosa e allora perché non unire anche la musica?

Sono già state pubblicate poesie di famosi autori internazionali e degli italiani Cesare Pavese, Gabriele D’Annunzio, Giosuè Carducci, Olindo Guerrini, Alda Merini, Guido Gozzano, Alessandro Manzoni, Giuseppe Ungaretti e altri.

Ogni 3 giorni farò uscire una canzone sul mio CANALE YOUTUBE che si andrà ad aggiungere a quelle già pubblicate così che quella singolare mescolanza di passione e sentimento che viene fuori dalla musica e dalla poesia arrivi a più persone possibili, nella speranza di avvicinarle a questo fantastico mondo fatto di parole ed emozioni.

Fra i poeti che ho scelto di musicare cito Lope De Vega, Garcia Lorca, Percy Bysshe Shelley, Emily Dickinson, ma soprattutto gli italiani Vincenzo Cardarelli, Mario Luzi, Carlo Betocchi, Giorgio Caproni, Alfonso Gatto, Maria Luisa Spaziani,  Ugo Foscolo, Aldo Palazzeschi, Dante Alighieri, Iginio Ugo Tarchetti, Sergio Corazzini, Arrigo Boito, Dino Campana, Umberto Saba, Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo, Valentino Zeichen, Giosuè Carducci, Vittorio Sereni, Gianni Rodari, Marino Moretti, Giacomo Leopardi, Antonia Pozzi, Primo Levi, Giovanni Pascoli e tantissimi altri.

    Una cosa che tengo a precisare è che tutte le canzoni pubblicate, e quelle che lo saranno, sono rigorosamente ascoltabili

in modo GRATUITO tramite YouTube, senza passare da negozi virtuali o piattaforme di musica streaming.

Anche il canale stesso non ha pubblicità e non è affiliato a nessuna partnership.

Questo progetto è un invito alla riscoperta della lettura, alla bella poesia, la cultura non ha prezzo e non vorrei mai lucrarci sopra, l’immaginazione e la fantasia devono rimanere patrimonio di tutti, sempre e comunque. Per finire godetevi queste bellissime poesie, con la speranza che la trasformazione in canzone sia di vostro gradimento.

Joe Natta…” CONTINUA SU: http://www.joenatta.com/musica_poesia_joenatta.htm

 

image009Joe Natta è un Cantautore che dal 2002 colleziona sorrisi regalando buonumore.

Vive a Ponte a Moriano in provincia di Lucca, ha al suo attivo 36 album ufficiali e moltissimi videoclip e concerti.

Autore e compositore SIAE, inizia la sua attività artistica alternando canzoni demenziali ad altre più ironiche e serie, scenette esclusivamente comiche ed altri lavori in cui, in modo ironico, cerca di sensibilizzare la gente su temi importanticome la violenza sugli animali, il precariato, la donazione di sangue, la rivalutazione del territorio locale, la solidarietà, la lettura, i poeti del passato e molto altro.

Nel 2017 abbandona definitivamente il genere demenziale per dedicarsi ad altri progetti musicali, in primis la realizzazione di molti album cantautorati che teneva dentro al famigerato “cassetto” da tempo.

Nel 2011 da vita al progetto musicale “Leggende Lucchesi” dedicato interamente alla riscoperta delle leggende e della tradizione orale di Lucca, della Garfagnana, della Versilia e a personaggi e storie legate al Folclore e alla cultura toscana.

Nel 2015 inizia un altro progetto musicale dedicato alla festa di Halloween con canzoni e videoclip in tema.

In uno di questi video compare il papà degli Zombi, il maestro George A. Romero.

Nel 2018 inizia un nuovo progetto dedicato alla riscoperta di grandi Poeti di ieri e di oggi musicandone le poesie che più lo hanno emozionato.

Fervente sostenitore della musica creativa NON fa “Cover” ne quantomeno “TRIBUTI” di alcun genere, solo brani originali.

Particolare curioso e simpatico è stata la presenza di Nonna Rolanda, nonna paterna di Joe, che ha recitato nei suoi corti e cantato alcune delle sue canzoni.

Un fenomeno multimediale davvero originale che ha conquistato il cuore degli internauti e che continua a farlo anche dopo la sua scomparsa avvenuta nel 2007.

Nonna Rolanda viene ricordata da Joe in una canzone dal titolo “Canzone per Nonna Rolanda”

Joe Natta sostiene EMERGENCY, UNICEF, WWF, AIL, AIRC, ANDARE OLTRE SI PUO’, LIBERA, LEGAMBIENTE e  AMREF e la donazione del sangue, ADORA LEGGERE, scrivere, il cinema in ogni sua forma (soprattutto quello di genere), la musica beat anni ‘60 e non guarda la televisione.

Continua su: http://www.joenatta.com/homepage.htm

Lug 19, 2019 - Senza categoria    No Comments

Il Dinanimismo consiglia due bionde eccezionali: le Poetesse Cinzia Demi e Maria Pellino.

61009661_10216147998105317_1241417931351392256_nCinzia Demi, abile Poetessa, nota e di caratura Internazionale ( vedi la recente traduzione per “Puntoacapo Ed.” di “Ecoul, doar el” – L’eco, solo lei – di Ion Deaconescu ); nei suoi versi si respira il profumo dei mercati, si assapora il gusto delle strade e si ascolta la voce della Gente. La Gente vera; quella che vive, s’innamora e si dispera.“Ero Maddalena”, un “piccolo” poema che ama, comprende e libera l’essenza dell’essere Donna. Un frutto fresco, da cogliere con delicatezza e da assaporare con la dovuta calma.

Nota critica di Zairo Ferrante

50962666_10213485169784345_8344828578013118464_nMaria Pellino, Poetessa alla sua prima pubblicazione ( ma già ampiamente presente on-line sia sul nostro blog che con “Nuovo rinascimento” ). Una voce nuova che canta d’amore e di dolore. Versi sempre puntuali e delicati, che sprigionano poesia tra le maglie di una elegante, a mai eccessiva, timidezza. “La curva immensa dei sogni”, un libro onirico che racconta il reale e difende l’Amore.

Nota critica di Zairo Ferrante

 

CatturaEro Maddalena ( Cinzia Demi – “Puntoacapo Ed.” 2013 ): A essere sacra è in primis la persona, quella particolare persona che Cinzia Demi fa rivivere nel suo flusso lirico di trasformazioni e graffi sulla pelle e sul corpo dolente visibile per frammenti e inquadrature di scorcio dall’alto o dal basso. (Dalla Prefazione di Gabriella Sica)… 

il vicolo si riempie
di luci  di voci  di suoni
è il giorno di Santa Rita
rose profumate a colori
(dio, dio, come son vestita!)
benedette da mani sapienti
donne in fila ai banchi
del mercato è salato il prezzo
del fiore in devozione
se mi vedono mi chiedono
chi sono cosa faccio
non reggerò l’emozione

Scheda libro: https://docs.wixstatic.com/ugd/465b88_e8bf12f4fe0ef3db48ce5b9394eb4b05.pdf

Cinzia Demi (Piombino – LI), lavora e vive a Bologna, dove ha conseguito la Laurea Magistrale in Italianistica. E’ operatrice culturale, poeta, scrittrice e saggista. Dirige con Giancarlo Pontiggia la collana di poesia under 40 Kleide per le Edizioni Minerva (Bologna). Cura per Altritaliani la rubrica “Missione poesia”. Tra le pubblicazioni: Incontriamoci all’Inferno. Parodia di fatti e personaggi della Divina Commedia di Dante Alighieri (Pendragon, 2007); Il tratto che ci unisce (Prova d’Autore, 2009); Incontri e Incantamenti (Raffaelli, 2012); Ero Maddalena e Maria e Gabriele. L’accoglienza delle madri (Puntoacapo , 2013 e 2015); Nel nome del mare (Carteggi Letterari, 2017). Ha curato diverse antologie, tra cui “Ritratti di Poeta” con oltre ottanta articoli di saggistica sulla poesia contemporanea (Puntooacapo, 2019). Suoi testi sono stati tradotti in inglese, rumeno, francese ed è lei stessa traduttrice per testi nelle lingue neolatine: è appena stato pubblicato “L’eco, solo lei” di Ion Deaconescu, in traduzione italiana dal romeno. E’ caporedattore della Rivista Trimestale Menabò (Terra d’Ulivi). Tra gli artisti con cui ha lavorato: Raoul Grassilli, Ivano Marescotti, Diego Bragonzi Bignami, Daniele Marchesini. Tra gli eventi culturali: “Un thè con la poesia”, ciclo di incontri con autori di poesia contemporanea, presso il Grand Hotel Majestic di Bologna, e il Festival “Populonia in Arte”.

 

FRONTESPIZIO-LA-CURVA-IMMENSA-DEI-SOGNI“La curva immensa dei sogni” (Maria Pellino – “L’inedito letterario Ed. ” 2019): La poesia è un sogno. E molto spesso è un sogno che non si arrende. Perché la poesia riesce a riempire i vuoti che stanno nelle pieghe della carta, riempirne i bordi sino a colorarla di parole. Quella stessa carta che, ancora intonsa, esce dalle macchine che proprio la fanno quella carta. La costruiscono. Ed esce a rotoli. Giganti. E quello stesso foglio arrotolato, per opera del destino contiene già quei sogni dentro. Da sempre. Da quando lo fecero quel foglio. Da quando quella macchina macerante, pigiante e tagliente, che come un serpente sgomitola, sfogliò quella volta e poi avvolse quella grande bobina a modulo continuo… 

Lungo gli argini

Lungo gli argini

il fiume che scorre in te

assapora l’ebrezza della felicità.

Tu custodiscila in attimi di libertà

e voragine sia il sentire del tuo cuore

dove l’inaspettato possa espandersi a nuovi albori.

Nutriti dal tuo immenso

perdizione e virtù

di irragionevole follia.

Scheda libro: http://www.lineditoletterario.com/negozio/pubblicati-linedito/collana-minimalia/la-curva-immensa-dei-sogni/?fbclid=IwAR3lclaxveevRfjImSL3F18vmPYVJZ7hLXQE1FzP7cEi1AqF7KWibnqBFv8

Pellino Maria lavora come educatrice. Ama autori classici della letteratura, la poesia e la forma breve qual’è l’aforisma. Autrice di oltre trecento aforismi, di poesie dal 2013. Ha ottenuto diversi riconoscimenti quali due primi premi al concorso “Scrittori ed Artisti del nuovo Rinascimento”, menzione di merito per monologo teatrale e per poesia con immagine al concorso dell’Accademia mondiale della poesia. Ha ottenuto un premio speciale stampa. Dal 2013 ha partecipato ad altri importanti e prestigiosi concorsi sia nazionali che internazionali ed europei giungendo più volte in finale. Ottenuto il riconoscimento come una delle Autrici del Nuovo Rinascimento (ndr. anche Autrice nell’ultimo e-book celebrativo del Dinanimismo https://asinorossoferrara.blogspot.com/2019/07/dinanimismo-x-intervista-maria-pellino.html ) . Ha ottenuto diploma di merito, menzioni d’onore, premio della giuria, Premio arte e cultura 2018 in vari concorsi . Diploma d’onore con menzione d’encomio al concorso prestigioso Michelangelo Buonarroti. Due volte finalista della sezione aforismi al Premio nazionale di Filosofia 2015 e 2019.

 

Consigli di lettura dal Dinanimismo: il poeta Roberto Pazzi (Ferrara).

1024px-RobertoPazziIl Pazzi Poeta (ma anche Scrittore e Giornalista) è un Narratore visionario che continua imperterrito a frugare tra e nelle cose, alla ricerca del non-visibile. 

Versi che, come lame, squarciano il quotidiano per raggiungere la vera essenza delle cose, delle persone e delle situazioni. Piccole perle seminate tra le pieghe dei giorni, che continuano a scorrere inesorabili.

Zairo Ferrante

Di Seguito alcuni versi di Roberto Pazzi liberamente tratti da: http://www.italian-poetry.org/roberto-pazzi/

Il mio niente
Oggi verrei a casa tua,
farei questo lungo viaggio
solo per infilare questi versi
nella fessura sotto la porta,
non potrei rompere
il divieto di rivederci.
Niente, vorrei dirti,
solo questo niente.
Fu detto già tutto.
Da quando ci siamo separati
sopravviviamo,
siamo la rovina di quel tempo.
Ma questo mio niente dopo di te
mi sostiene e si rafforza,
cresce bene con gli anni,
si fa grande, muta la voce,
non vuole più stare con me,
esce sempre più spesso
a cercare altro niente,
inutilmente bello come fui.
I nostri occhi han fissato il sole,
non guardano più,
ricordano di aver visto.
A che servirebbe rivederti ?
Perderei il mio niente.
Di tutte le cose che potevo fare
ho sempre scelto una sola,
monco di troppe vite non fatte
tu sei il Niente che mi ha scelto.
E ti appartengo sempre.

Il treno ritarda
Il treno delle quindici e cinquantasei
partirà in ritardo, di venti minuti,
qualcuno stasera in una stazione
sotto i colli Euganei,
bestemmierà l’attesa,
qualcuno invece grazie al ritardo,
prima del Po,
riuscirà a prenderlo, quel treno,
e salirà trafelato e contento.

Per molti amati prima dei trent’anni
sono già defunto,
non li rivedrò mai più.
Per molti che mi vedranno fragile
vecchio non sono ancora nato,
devo ancora spuntare all’orizzonte.

Per altri, e sono i più,
non c’è nessuna linea,
nessuno orario da consultare.
Quel non essere per loro
è già la mia eternità.

Roberto Pazzi: Poeta, Scrittore e Giornalista.

Vive a Ferrara; nella città emiliana ha fondato nel 2014 la scuola di scrittura creativa Itaca, patrocinata dal Comune di Ferrara.

Ha frequentato il Liceo Ariosto della sua città poi si è laureato in lettere classiche a Bologna con Luciano Anceschi e una tesi in estetica sulla poetica di Umberto Saba). Dopo tre anni di docenza ad Urbino,ha insegnato nella scuola superiore e nell’università a Ferrara[1]antropologia culturale e filosofia della storia e a Urbino sociologia dell’arte e della letteratura.

Tradotto in molte lingue, ha esordito in poesia con una silloge apparsa sulla rivista Arte e poesia nel 1970, prefata da Vittorio Sereni. […] Dopo dodici anni di collaborazione esclusiva al Corriere della Sera, è opinionista di QN Quotidiano Nazionale (Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione) e all’estero è collaboratore di The New York Times. Leggi tutto su (+ fonte foto): https://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Pazzi#Biografia 

http://www.roberto-pazzi.it/roberto-pazzi/

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