Prosa in versi inedita di Daniela Schiarini

 

                                                   “NEL SENSO DI UN RIFLESSO”                                                            

 

18434_103344696353833_100000349098153_78158_7046252_n.jpgUn moto costante e perpetuo ci imprigiona, se, dimentichi di dar respiro all’anima nostra, viviamo “il mondo fuori dal mondo”, perché in realtà non lo percepiamo nella sua essenza.”

 

L’arsura che avvertiva

nella maturità della sua vita

pareva non dargli tregua.

Quale fonte avrebbe dissetato la sua anima?

Il mondo attorno a sé

scorreva lento

e Lui lo viveva

nell’immagine di fotogrammi a colori

che lentamente si susseguivano.

Alcun coinvolgimento.

Solo una recita

una minuziosa recita

che ripeteva la sua scena

ogni giorno

per concludersi al calar del  sipario.

 

Un’anima inaridita

nella sua esistenza

che trovava la sua fonte dissetante

in quel monito costante

che solo lei sapeva dargli.

Quanto della sua anima non era stato nutrito?

Quanto di affamato c’era

che adesso risvegliato

esigeva il suo compenso

per una vita,

quella dell’anima,

tenuta nell’inedia?

 

Un’anima assetata

rinvigorita dalla freschezza di quella fonte sconosciuta

unico senso per quel riflesso

che li vedeva specchiati

l’uno nell’immagine dell’altra.

Finalmente percepiva il mondo

non più come un fotogramma a colori

ma come molecola viva di un tutto

che aveva un nuovo sapore…

…e l’arsura diminuiva…

…e la sua  anima

seppur stentatamente

iniziava a vibrare.

 

Si lasciò andare alla Vita

Lasciò che la sua anima vivesse

Visse finalmente con Anima.

 

Daniela Schiarini

 

*Nudo dell’artista Carofalo Vincenzo

IN USCITA IL NUOVO NUMERO DI ISOLA NERA

DSCF0574.JPGIn uscita ISOLA NERA numero 57, periodico di Letteratura on line,

Direzione Giovanna Mulas e Coordinazione Gabriel Impaglione.

 

ISOLA NERA è TRE FORMAT IN TRE LINGUE DIVERSE, DIFFUSO NEI PUNTI FOCALI LA LETTERATURA DEL MONDO, CONSIGLIATO UNESCO. L’abbonamento a ISOLA NERA è gratuito, per abbonarti e ricevere i numeri della rivista nella tua casella di posta elettronica invia un’ email di richiesta a:  laredazionedellisola@yahoo.it

Lettere al direttore: mulasgiovanna@yahoo.it / direzioneisolanera@yahoo.it

Comunicati Stampa: ufficiostampaisolanera@gmail.com

info, domande, consigli: segreteriaisolanera@yahoo.it

Inoltre si ricorda che la scrittrice Giovanna Mulas il 10 settembre sarà a San Fratello, dove la gravità del dopo frana persiste, con un reading a favore della popolazione.

Accompagneranno i testi le musiche di Katia Pesti.
Con l’attore e regista Gianfranco Quero

SCRITTI DEI SOSTENITORI

39835_143279409027028_100000349098153_288146_7114229_s.jpgBRANDELLI DI CIELO

Inedito di ROSA ROCCO

Entrai nell’intangibilità, in quel livello di completezza, in quella esaustività di tutti i relativi e mi accorsi che non era un uomo che cercavo.

Lùt, neanche lui sapeva tirar fuori il residuo, le abilità
finalmente libere di me, la curiosità allestita su misura per l’altro.
Mi ritrovai nel profumo delle lenzuola appena ritirate dal sole, in mezzo a lenzuola, fragrante lino bianco ruvido. E nel bianco i miei pensieri si schiarirono e lì li vidi fuori di me, e cominciai a chiacchierare un po’ con loro: << Armanda doveva trovare, trovare la sagoma, la complessione di quell’amore essenziale che ti fa sentir paga e che più volte le era balenato.
Era alla ricerca di una stazione essenziale nelle sue proporzioni, giardino e panchina per poter attendere non il treno, ma il vagone scarno di quell’amore .
Doveva solo conferire una luminosità rivelatrice di aspetti, dei tanti aspetti di non so che cosa, che prendeva causa formale lentamente, che si disponeva pian piano; a lei, però, non era dato ancora conoscere.
L’angaria mi ha sorpreso e mi ha mostrato la strada.
No, non era un uomo che cercavo. La sensualità non va intesa solo come piacere venereo, ma può esprimersi anche in tratti di vivacità, occhi e bocca che si sorridono spontaneamente perché sei libera da limiti. Dovevo sgrassare ciò per essere felice, di una felicità che non si chiede, ma si acquista >>.
E lentamente con un’andatura stabile, capelli che navigano nel vento, piede innanzi a piede, con un occhiare sodo si accingeva la sua mente a considerare, quello che lei non aveva considerato.
Armanda iniziava a colorare le sue fiabe, o meglio iniziava a disegnare la sua fiaba usando come pennello l’armonico accostamento di suoni, di fatti, sfoltendo l’eccesso per evidenziare la radice, l’alterità che stimola la divergenza.
Il tempo si svolge, si espande disinvolto, lentamente ti estende e va riempendoti di un compendio stazzonato, palpeggiato accarezzare, privo di steccaie che tambussa fino a che l’orchestra con la sinuosità dei violini, con il cadenzato del pianoforte, il suono buttato del tamburo trova il fine, in un sax fluido e scorrevole e in un ottone pinzato che si sorprende e si conclude cedendo il passo ad una sonorità di gemiti, di vagiti e rantoli, elegante eufonia che si trasforma in follia di un silenzio per avere e tralasciare l’abitudine alla vita.
E allora slittai in un treno su prati di fiori campestri, di un vero color bianco affusolato d’attraente, sostenuti da steli semplificati, foglie contigue che si uniscono in una linea di verde puro con i loro tubendi.
Farti confortare dall’aria che dà finitura nello sfrecciare di un treno che la penetra e va nelle sue fesse divenendo generalità.
In questo processo lei si avvertiva un logos recente, motivato da nessuna esigenza di costume.
Parola che è un silenzio, parola che diventerà costrutto desueto, espressione reintrodotta, atteggiamento archeano simile ad una zona ben illuminata dal riverbero della luce.
Vorrei la parte di me che rimane inespressa.
Vorrei il brandello di cielo, viaggiare verso il consueto volume del piacere e poi sopra, sopra al qualsia volume di Lui, tardigrado e misurato, scoprire che è un mio compendio di circostanze, luoghi e tempi emotivi che diventano nel loro mescolarsi invenzione. Sintesi di tutti gli spazi vissuti, sintesi di oggetti, di tempi, di persone che ti hanno reso la tua vita.
Tutti gli spazi antropologici rendono altro luogo, altro tempo, altra circostanza, rendono brandelli di cielo.
Elementi questi senza bisogno di confini, che creano il silenzio senza paragoni.
Allora la vocalità cede il passo all’azzittirsi.
Silenzio dove si ascoltano accordi di suoni disumani di uno stravagante atteggiamento di silenzio.
Prima che tu sia c’è silenzio, dopo che tu sia stato c’è silenzio.
Mille cose ha da lavorare il silenzio.
E all’improvviso la mia biro sta tratteggiando particolari, passi stentati, barba e capelli in baruffa in un sorriso che raccontava con occhi, bocca. Dicevano tutto di lui, di quella malinconia giocosa e puerile, fragile e debole.
Stavo tratteggiando il mio dottore.
Così diventai quia, il fatto, incapace di filtrare perché quell’uomo era una fiacca fiorifera, pieno di contenuti ingiustificabili.
E io, contenuta e misurata, trovai gli elementi del senso, le conterie ( perle di vetro di diversa grandezza) di un viola scorrevole e le colorai piene di contezza consapevole della contingenza.

Lui…. era senso di movimento, sensuoso movimento della vita; era il qualificatore del vivere, era l’usanza del mio vivere, margherita sorridente e composta, gemmare di un gelso guardato a testa in su, estensibilità, determinatezza generativa di un’ entità produttiva di sistema.
Stato di cose che imponeva un talento, come chi nello stesso spazio ha creato i templi dal rossore agrigentino, come chi ha creato l’ulivo alle cui radici, ortiche nelle loro direzioni vivaci, vitali e dinanzi a loro, un papavero con il suo solo filamento e, infine, come chi pasteggia nell’abuso rabbioso un frutto a peponide globoso a scorza liscia marmorizzata, il rosso nel verde frammisto di semi in un cicalecciante pomeriggio d’estate. Un cocomero sopra un’incerata resa evanescente dal luccichio del succo, avendo dinanzi una cocomeraia con i fusti striscianti, foglie pelose lobate dall’uniforme bellezza agreste. Quantità e qualità di sensazioni vogliono dire funzionalità di ognuno, rispondenza alle esigenze fisiologiche di ognuno. Ad ogni capacità umana corrisponde un godere di vita inequiparabile.

Dunque c’era desiderio ma non di un uomo.

Desideri che si evaporano in gesti inconsapevoli di mani, di gambe mettendo in chiaroscuro tutte le sensazioni nel momento in cui si provano. Oggi, invece, si vuol dare una geometria alla propria mente che dovrebbe essere quel principio immateriale, partecipe del divino e non una locuzione, gruppo di parole funzionanti come una unica unità grammaticale, o un modo figurativo, fondato sull’intento di fornire una rappresentazione analogica e originale di oggetti reali.

E’, pertanto, la sede intima delle sostanze vitali.

ROCCO ROSA:  ha già pubblicato un libro di narrativa intitolato “Profumo di padre” casa editrice “Il grappolo”. Presentato dal prof. Reina Luigi, preside della facoltà di letteratura di Salerno, presso il Comune di Baronissi (SA). Sono intervenuti il prof. Paolo Petraccaro (Università degli Studi di Salerno), la proff.ssa Boggi Cavallo Pina (Università degli Studi di Salerno).

http://www.facebook.com/profile.php?id=100000902770658&v=info

QUADRO DEL MAESTRO CAROFALO VINCENZO:

TRADOTTA LA PRIMA AZIONE DINANIMISTA

*CRY THE SKY
Ferrante Zaire Remix of “Rain in pine”
by Gabriele D’Annunzio

*traduzione dall’italiano all’inglese di  Giovanna La Franca

Silent. On the door of the gate I hear you say sounds natural,
but I hear new sounds that speak and tinnitus drops off.
Play.
Raining from the clouds gray.
It rains on dry plates and reddish,
rain on metal buildings and bristling,
it rains on the teaching of the bar myrtle,
shining the chains of rings received
on the thick stems of scented liquids,
it rains on our tired faces,
it rains on our rough hands on our investments
fattened on the sad thoughts that drowns
the soul serene, beautiful on the story yesterday beguiled,
beguiles me today or master.
Odes?
The rain falls on the asphalt with solitary clippettio lasting
and varied pools in the fog the second highest,
while tall. (V. 39)
Listen.
Responds to singing the tears of mothers
who spawns silent blackmail, or the ashen sky.
And the gun has a sound, and other gun sounds,
and the dagger more,
different instruments for countless deaths.
And we are surrounded by bad air,
the right people dying,
and your face is soft with tears as austere as mothers,
and your hair shine like the frozen lakes,
or resurrected creature
that you name Falcone.
Hear, hear.
The agreement of the political base
little by little more dirt under the weeping growing,
but there is a song that mixes the most raucous of salt down there,
moisture remote road.
Most deaf and dimmer dwindles,
it fades.
Just a note still trembles,
fades,
rises,
trembles,
turns off.
Share and hears the voice from the sea.
Or is heard throughout the world poureth down
the silver rain that extinguishes
the wrath handed the second seed sadder,
less sad.
Play.
The daughter of the octopus is mute,
but the young man blackmailed the future,
singing in the unanimous group ever with you,
never you!
And it rains on your grave Falcone.
Raining on your last road which seems the sky cries for pain,
not dead but suddenly the sky seems you made a living bait.
And all your song is in us fresh fragrant,
and the heart is like a sword in the chest intact,
including the eye lids are like bullets in the barrel,
teeth in the alveoli are glittering lights of anger.
And go from street to street, now joined,
now dissolved
(and remember your strength in ankles entangles us tie our knees)
you never,
never with you!
It’s raining on our faces angry,
it rains on our hands tight on our clean clothes
on future thoughts that the soul opens up novel,
on the lovely fable that yesterday beguiled,
beguiles me,
and continues today and Falcone.

PER LEGGERE LA PRIMA AZIONE DINANIMISTA: http://zairoferrante.xoom.it/virgiliowizard/articoli-e-poesie?SESSd6972d0e1a61b1b336f558b230c178a2=f45414da430242aabeca7a4860b51266

Versi dei collaboratori del dinanimismo

 

sogno.jpgESSENZA di Marco Nuzzo


Disincontrarti su stati piani
entrando tue tridimensioni
tangendoti invalicabili labbra,
affrontandoti nella retina,
in sicuro slancio di sguardi
colpisco e mi ritiro
vinto dall’isteria
che brama luce soffusa,
grandangolo sei
di tonificate attese
inespresse in essere;
processandomi i pensieri
tradisci ombre insicure,
paure forse,
aleggianti tra i fantasmi,
coltivate in mezzo agli occhi,
ma emozioni,
e sei vino e sei essenza,
scaldi i miei tramonti
poi null’altro serve.

 Quadro:“Sogno causato dal volo di un’ape attorno a una melagrana, un attimo prima del risveglio” di S. Dalì 

E’ COSì CHE L’ANIMA MUORE

L’Anima vive nelle cose del mondo. La Poesia vive nelle cose del mondo. L’uomo che preserva le cose del  mondo preserva l’Anima e la poesia.

Distruggiamo le prime e vediamo cosa resterà delle seconde, se non il ricordo.

Zairo Ferrante

Il video che segue è tratto da youTube…una vera poesia Ferrarese che lentamente muore:

Recensione Dinanimista

 

Gamberoni_jpgMEDIA.jpg“IO SIAMO” di CLAUDIO GAMBERONI (este-edition 2010)

Recensione di Zairo Ferrante


“Io siamo” è la raccolta poetica di Claudio Gamberoni edita da este-edition.

Opera prima espressione di una poesia realmente sentita, vissuta in prima persona.

Componimenti che, con una cifra linguistica crepuscolare, immortalano e descrivono i più alti interrogativi del genere umano.

Un libro che parla di anima con le parole dell’uomo.

Un’opera che, con estrema lucidità, regala l’impressione del tempo che scorre.

Un invito a scoprire l’universo che si nasconde nell’intimo di ogni lettore, ma anche un invito a condividere quest’universo con il resto del mondo.

Una spinta per un nuovo Umanesimo fatto di condivisione e di collettività.

Pagine effettivamente DinAnimiste in cui l’Anima Mundi regna sovrana arrivando perfino a sfidare la morte.

Versi che, con disarmante semplicità, collocano l’Io al centro dell’essere ed in cima all’esistere.


IO SIAMO


Io?

Chi, io?

Io non sono io.


Io siamo!


E come altro potrebbe essere

se anche tu, mio Dio, non sei,

non sei solo tu ma siete:


siete Padre, Figlio

e Spirito Santo.

Per Acquistare il libro: http://www.este-edition.com/prodotti.php?idProd=462

 

versi dinanimisti e collaboratori

 

ultima-cena-tintoretto-part.jpgTAVOLE IMBANDITE D’ARAGOSTE

-di Adriana Scanferla



Ben ammansito e docile

pulsa il cuore del popolo

L’animo religioso ubbidiente

annichilito ed estraneo

alla sua stessa terra


E ciechi gli occhi

incernierata la mente

Repressi gli istinti

sublimati in virtù


Esonda

suadente propaganda


In altri tempi ben più sanguigni

fu roboante enfasi gloriosa

ammorbatrice di trincee


Tavole imbandite d’aragoste

fiumi di coca e denari di Giuda


I Proci hanno usurpato la casa di Ulisse

stupidi fantocci senza decenza

a cui le stesse madri rifiutano il parto


Nella memoria contadina

il tavolo di legno scagliato

e il sacro pane da affettare col coltello

Intorno alla mensa una preghiera, una croce

Le tante ore passate

a trasformare la terra in pane

e il pane in amore.

Quadro: “Ultima Cena” del Tintoretto

 

VERSI DI UNA LETTRICE

Riportiamo di seguito i versi di un’assidua e giovanissima lettrice di questo blog con l’augurio, per lei, che questo possa essere solo l’inizio della sua fatica e con la speranza, per il dinanimismo e per la Poesia, che questo possa essere d’esempio per altri giovani lettori volenterosi.

vortici.jpgIl dipinto che cambia: ieri oggi domani

di LARA AVERSANO

Vortice blu:
olio su una tela già stanca,
alla ricerca di un disegno
al quale aggrapparsi.
Volano questi spazi
come nuvole d’inchiostro
che vive, che è sangue.
Così si ritrovano a tremare
gocce di colore rosso,
posate tra girandole:
la ricerca dell’Assoluto,
dell’ Infinito e del suo
esatto opposto.

Musica appare tra
spirali verdi azzurre.
Il sottofondo del dubbio
da scrutare ad occhi sgranati.
Le stelle viste come
sfere verdi e lucenti:
il surreale che mai è banale.
La contemplazione, per capire
dove ti possa portare il tuo inconscio,
cosa desidera e cosa vede, cosa sarà
della strada che sta percorrendo.

la finestra, intanto, si affaccia sulla città.

Vagano i vagabondi senza più meta,
solo una strada interrotta.
Poi gruppi di giovani in cerca di sentieri
che li possano salvare dal vuoto.

La città dorme,
le luci di San Francisco
adesso sono ombre.
Caramellati marciapiedi calpestati
da ogni sorta d’uomo
ora sono cubici deserti grigi.
Luna si vede spuntar fuori dalle nubi
e tu lo sai: stanno per piangere.

Davanti alla vetrata di una casa
il volto d’una bimba spicca
per la sua pallida carnagione
e dietro a lei la madre
le insengna il cielo; così piccina
la fanciulla s’appresta curiosa
ad indicar le stelle.

….

Alla tela immaginaria
aggiungi un omino stilizzato
e solennemente solitario
e così t’accorgi che il dipinto
lo sta portando verso una meta precisa,
passo a passo verso l’alba che mai
così lontana è stata ..
ma avrai tempo per raggiugerla.

Vortice bianco, olio su tela,
volano le api vicino agli alveari.

 

 



*Quadro: “Vortici” dell’artista Carmelo Scuderi liberamente tratto on-line da: http://www.morpheusweb.it/html/varie/about/quadri.asp
**Ricordiamo, inoltre, che Lara Aversano è anche su Facebook

RECENSIONE “UN’ALTRA VITA” di Paolo Ruffilli

altra%20vita-light.gif“UN’ALTRA VITA” di Paolo Ruffilli (Fazi editore 2010)

Recensione di Zairo Ferrante

Più che un libro è un felice sorpresa l’ultima prosa dello scrittore Paolo Ruffilli.

Avevo già letto e riletto i suoi versi e non avrei mai pensato che un Poeta avesse potuto racchiudere ed affidare tutta la sua “arte” ad una prosa semplice ma, nello  stesso tempo, profonda e scorrevole come quella scoperta in “un’altra vita”.

Un libro che si legge con scorrevolezza, curiosità e tanta avidità…. insomma, oserei dire (senza voler scivolare nella banalità), che ci troviamo di fronte ad un ulteriore capolavoro del notissimo Poeta veneto.

L’Amore che lo scrittore racconta viene magistralmente relegato in un contenitore apparentemente finito, quello delle stagioni e questo diviene un trampolino di lancio verso un dolce smarrimento temporale che, vivo, pervade il lettore già dalle prime pagine del libro.

Inoltre, la mancanza di nomi propri e di riferimenti temporali ben precisi trasformano queste storie in molteplici specchi in cui ogni uomo può, con immensa semplicità, vedere riflessa la propria anima.
A rendere il tutto più suggestivo è la Poesia, che zampilla felice sin dall’inizio  e che fa da cornice al sensuale consumarsi dell’amore.  

“…ecco le stelle di San Patrizio manto d’oro che il santo ha steso sulla nostra terra……” oppure “color, bianco, perla, grigio-azzurro e ocra……..c’era ad unirli perfino un sogno….. ciascuno l’aveva sognato per suo conto” o ancora “….ma la sua vita intanto le si agitava dentro scivolando tra le pieghe del ricordo” .

Tutte frasi che se prese singolarmente diventano splendidi versi di vita.

Vita che, per di più, viene felicemente illustrata in chiari “spaccati” di quotidianità come ad esempio: “tutte persone condannate al chiuso delle stanze, prigionieri di uffici, di aule e negozi. Con l’avversione ormai per l’aria aperta”.

Insomma, un libro che cinge d’alloro la già meravigliosa carriera di un “sempreverde” Maestro.

Un libro che può donare una dimora all’amore che l’ha perduta.

Un libro che può rendere consapovele chi quella dimora già l’aveva e forse non se n’era accorto. 

Zairo Ferrante

Per leggere la scheda del libro:  http://www.fazieditore.it/scheda_libro.aspx?l=1306