VERSI “GIOVANILI in RIMA SDRUCCIOLA” di ZAIRO FERRANTE

thumbs.jpgIL VELO*
Tra balli e festa
l’unica cosa che il cavaliere
poté vedere,
fu solo una testa.
Una testa mascherata
da un velo circondata.
Un velo dalla luce dei suoi occhi illuminato.
Una porta si aprì
ed il velo con il vento capì
che voleva andar via di lì.
E come una piuma sul pavimento scivolò
e come una piuma sul pavimento si fermò.
Un velo immacolato senza ali
il cavaliere vide scivolare,
e così si seppe innamorare.
Il velo fu recuperato
ed alla dama consegnato.
L’amore fu poi consumato.
E fu un “trionfo di colori”
e fu un trionfo di dolori.
Ma il velo non venne mai ridato
e dal cavaliere venne conservato,
tra il comodino impolverato
ed il cuscino sempre abbracciato.
Un velo immacolato senza gioia ne dolore
il cavaliere volle conservare
e così si seppe innamorare.
Molti amori si consumarono
ma il cavaliere e quella dama
mai più si ritrovarono.
L’unico ricordo furono:
quel velo, i suoi occhi e quella notte.
Il velo venne sempre dal cavaliere conservato
e dalla dama ricercato
ma mai venne ritrovato.
Per poi essere catalogato
come cornice
di quell’amore infelice.
Un velo immacolato senza
rancore ma con amore
la dama cercava di recuperare
e così si seppe innamorare.
E passarono gli anni
e cent’anni son pochi
e la dama riebbe il velo conservato
dal gentiluomo poi restituito.
Ed intanto i Cherubini poterono solo pregare,
affinché il velo ritrovato
fosse solo segno d’amore e non di peccato.
Un velo immacolato con amore e senza peccato
gli Angeli videro cadere
e così seppero perdonare.
Ma anche Dio in questo caso
restò senza fiato
e così l’amore venne consumato
e così l’amore venne eternizzato.
Per colpa di un velo incriminato,
per colpa di un velo immacolato,
che Dio vide scivolare
ma senza contestare.
2000
Copyright©*Versi tratti dal libro di prosa e poesia “D’Amore, di sogni e di altre follie” di Zairo Ferrante edito da este-edition 2009.
**Quadro FARFALLA IN METAMORFOSI  dell’artista Argentina Verderame che gira il Mondo sempre in compagnia del suo Velo, dono dello stilista Gianni Molaro

VERSIONE ORIGINALE SAGGIO SETTEMBRE 2009

 

 

***Alcuni dei seguenti saggi di Zairo Ferrante sono stati inseriti, in versione modificata e/o corretta, ne “I bisbigli di un’anima muta”.

Libro del medesimo autore, edito da  CSA EDITRICE   (2011).

 

“DINaNIMISMO E POESIA INTESA COME DINaNIMA”

 

 

35369_138328736191550_100000432743504_291431_4148116_n.jpgSento la forte necessità di chiarire ulteriormente il significato dei concetti, da me espressi, di Dinanimismo (movimento poetico rivoluzionario delle anime) e di Poesia intesa come Dinanima onde evitare che il mio, continuo, parlare di “movimento poetico” possa essere frainteso o scambiato per un atto di presunzione.

Tranquillizzo tutti!

Non ho ha la pretesa di stravolgere la Poesia ed infangare chi abilmente scrive da anni per professione, sia perché nutro immensa stima nei confronti di Questi, sia perché non credo di esserne capace e per età e per cultura.

Il termine “movimento” deve essere inteso come una “quasi provocazione”  volta a far riflettere sul perché si assiste, specialmente da parte dei più giovani, ad un allontanamento dalla Poesia ritenuta sempre più spesso, una forma di scrittura incomprensibile o addirittura vecchia e fuori moda.

Ovviamente non ritengo possedere una risposta assoluta o inopinabile; ma quello che ho pensato è stato ingenuamente che forse non è stato l’uomo ad allontanarsi dalla poesia ma il contrario.

Ho pensato che, da alcuni anni a questa parte, il fare Poesia si sia allontanato dal fare immagine non riuscendo più neanche a “fare Anima”.

(A tal proposito, riporto le parole di James Hillman rilasciate in una Sua intervista tanto illuminante da divenire uno splendido saggio edito da BUR “Il piacere di pensare” conversazione con Silvia Ronchey  …I grandi epici, e anche i poeti di oggi non usano astrazioni. Cercano di esprimere il mondo interiore con immagini e suoni molto precisi e concreti. I nostri sogni non dicono <<paura>> o <<sesso>>. Nei sogni incontriamo eventi e immagini…..  Ciò che la psiche fa per prima cosa è presentare la sua interiorità nei sogni….non in parole, non in concetti, non in sentimenti: in immagini! Quindi se l’attività primaria e congenita della psiche è  <<fare-immagine>>, poiesis in greco, allora la psicologia deve essere prima di tutto uno studio dell’immaginazione…”)

Ecco che il mio parlare di “DinAnimismo” vuole essere un’esortazione a ritornare ad una Poesia capace di smuovere le anime servendosi, semmai, di parole semplici ed immagini immediate in grado di mettere il lettore in condizione di raggiungere, con la fatica dell’immaginazione e della riflessione, la “personale emozione”.

Poesia che adotti un linguaggio consono a quello dell’anima.

Non parole come serenità e tranquillità ma il “naufragare dolce” Leopardiano.

Non la parola Amore, ma immagini di gioia, fatica, difficoltà, ansia, etc. che unite danno una precisa sensazione, quella che l’anima definisce Amore.

Poesia  come fedele Cicerone, che accompagnandoci lungo la strada più ardua e difficile, ci conduca alla riscoperta dell’anima interiore ed esteriore fondendole in un’unica e dolce musica.

Ovviamente questa non è cosa semplice, e riconosco che non sempre sia facile per il Poeta  creare una Poesia o addirittura un intero libro fatto di “immagini pure”,  quindi quello che auspico è un “semplice tendere” della Poesia verso l’anima, da me definita come “Dinanima”, in modo da suscitare nell’animale-uomo l’interesse e soprattutto il piacere nel metabolizzare l’immagine e sviluppare l’emozione.

Contrastando, in questo modo, quella superficialità che sempre più frequentemente usiamo nell’approcciarci agli avvenimenti quotidiani che si susseguono nella nostra vita.

É un poco come  mangiare un piatto pronto da riscaldare al microonde o mangiare un piatto che ci siamo, con fatica, preparati con le nostre mani partendo dai singoli ingredienti  consigliatici da un amico.

Credo che solo in quest’ultimo caso si possa riscoprire il vero piacere del cibo e del mangiare.

Detto questo mi auguro che sia stato felice nello spiegarmi e spero vivamente che le mie parole vengano prese per quello che sono:  riflessioni di un ventiseienne innamorato della Poesia.

Inoltre auspico che queste poche riga possano far riflettere anche Coloro (ed immagino siano tanti) che non condividono il mio modesto pensiero, forse per Loro poco poetico ma almeno ingenuamente sentito.

 

Zairo ferrante

 

**Quadro di:  NICOLA VILLANO 

Come siamo: Versi e quadri di V. Carofalo

Non abbiamo più il tempo

per conoscere il mondo,

il mercato è pieno

di cose già fatte.

E’ nato un’uomo nuovo.

La gioia silenziosa,

il canto degli uccelli,

il sorriso di un amico,

il bacio di una donna,

l’eloquenza della parola,

è diminuita la distanza

che ci separa dalla prigionia,

ora tutto è guerra,

silenzio che disturba.

Non sto pensando a niente,

il passato non ha memoria,

il presente è di pietra.

Mi sono addormentato

nell’acqua del ruscello.

Nuda, con gli occhi di pianto

vieni verso di me,

sei cresciuta, il tuo pube è nero,

pari un disegno tracciato dl sole,

ho gli occhi bendati di felicità.

Sei una donna matura,

non chiedermi se il destino

è stato di madreperla,

non ti saprei rispondere,

lasciami l’ombra trasparente

delle stelle nei tuoi capelli,

non beffeggiare

questo volto ostile

alla luce del giorno.

Bianchi cavalli sono nascosti

dietro la siepe.

Per sei volte ho gridato

l tuo nome lungo il viale

del tramonto.

Ora sono stanco,

non ho voglia di cambiare

il vestito.

Enzo Carofalo: http://www.carofalovincenzo.com/

SECONDA TRADUZIONE DELLA POESIA”VIAGGIO NEL SILENZIO” di Zairo Ferrante

paesaggio 2.jpgVIAGGIO NEL SILENZIO di Zairo Ferrante

Soltanto sospinto dal vento
 
io sento il suo canto
 
e d’incanto mi perdo nel sole.
 
È mattino!

LIBERA TRADUZIONE della Poetessa Californiana Ute Margaret Saine
 
Only driven by the wind
 
I hear how it sings
 
and by its charm
 
find myself in the sun.
 
It’s morning!

http://zairoferrante.xoom.it/

*Quadro dell’Artista Carofalo Vincenzo

HAIKU DI UTE MARGARET SAINE

DOPO.... Carofalo.jpgL’amore nasce dal caos e sorge dal caso.  L’incontro si deve al      caso e al caso si deve il primo sguardo.  L’amore è un gioco d’azzardo.  Poi dal primo sguardo si trasforma nel suo contrario  diventando la mossa più efficace che sia, tutta fuoco, con= centrazione, determinazione, perfino ossessione: amore fuoco nel doppio senso, dell’ottica e della combustione.

 

lontananza

 

 

da quando mi ami
spalancato carcere
brezze/ risate

all’alba ti penso

tu mi accendi i sensi

pioggia li spegne

 

arrivata tua

nevicata di baci

stelline in volo

tratto da: “haiku di venerdì” di ute margaret saine taiparaita press maggio 2009

                              

 

BIOGRAFIA di Ute Margaret Saine: http://e-bookdinanimismo.myblog.it/archive/2010/09/18/versi-dalla-california.html

 

Quadro: “dopo” di Carofalo Vincenzo: http://www.carofalovincenzo.com/

 

DIVERSO DA CHI?

UN PERCHE’ DELLA POESIA

di Zairo Ferrante

 

Maria_Magdalene_crucifixion_detail.jpgE’ da tempo che promuovo l’utilizzo della Poesia come mezzo d’introspezione.

Un’introspezione non fine a se stessa, non puro egoismo.

Guardasi dentro significa si… cercare di capirsi, vuol dire certamente prendere atto dei propri limiti e dei propri “daimon”; ma la vera introspezione si compie solo quando si proiettano le proprie conclusioni all’esterno.

Introspezione vuol dire capirsi per capire, un pensiero è realmente positivo solo quando produce dei frutti tra la gente e per la gente.

Capire se stessi senza sforzarsi di comprendere, se non di aiutare, il prossimo è un lavoro vano ed in alcuni casi addirittura controproducente, perché può rendere schiavo dei propri limiti senza aiutare a superarli.

Ecco che la lettura di una Poesia con annesso lo sforzo cui siamo obbligati a sottoporci per comprenderla e per comprendere chi l’ha scritta, può regalarci un valido sistema per entrare in sintonia con i nostri possibili interlocutori, al fine di evitare che la società si divida sempre di più tra chi non è compreso e tra chi non vuole comprendere.

L’Anima esiste, è una qualità di tutti e se La si riesce a leggere e decriptare può davvero donare tanto.

A tal proposito vi propongo una lettera tratta dall’illuminante blog di Don Franco Barbero che, Lui stesso, con estrema gentilezza d’Animo mi ha permesso di “rubare”.

 

 

UNA LETTERA FIRMATA

Caro Don Franco

Sono una ragazza di 29 anni che ama una ragazza.

Non sono credente, purtroppo, a volte mi viene da dire, ma volevo ringraziarla con tutto il cuore per quello che fa, per quello che rappresenta, perché le assicuro che nelle sue parole di pace, di accettazione di accoglienza, tutti, credenti, non credenti, troviamo ristoro e serenità.

A forza di sentirsi appellare come esseri immorali, depravati e incapaci di amare, a volte si finisce per aver paura di essere veramente così, ci si pone la domanda “ma sarà vero, se tutti me lo dicono ci sarà un motivo!”e, in conseguenza di questo ci si auto emargina, ci si toglie importanza, come se si avesse meno diritto ad una dignità personale, come se la propria esistenza non avesse valore in quanto tale, ma in quanto tollerata da una produttiva, sana  eterosessuale cerchia della società. Ci si sente, in altre parole, realmente esseri umani di serie b.

Anche per questo e per quel che può valere, le sono vicina e la appoggio, sperando che sempre più esseri umani possano camminare fianco a fianco come fratelli, con rispetto, con tolleranza, nel comune sforzo di ricerca della libertà e della dignità di ogni individuo.

Con rispetto e affetto

Enrica

 

LA RISPOSTA

Cara Enrica,

la sua presentazione fuoriesce da tutte le definizioni e categorie, ma è ciò che dà sostanza e valore a tutta la nostra gioia e fatica di vivere.

Le auguro di essere sempre “una donna che ama”. Solo il pregiudizio e la violenza impediscono ad una donna di amare un’altra donna, ad un uomo di amare un altro uomo.

Trovo straordinariamente intelligenti e realistiche le sue considerazioni. Chi non rientra nel modello unico, deve compiere un lungo cammino per non lasciarsi seppellire sotto una montagna di pregiudizi, luoghi comuni, sguardi e parole sprezzanti. Ma, soprattutto, esiste una congiura per convincere il “soggetto sbagliato” che, al più, potrà guadagnarsi un po’ di tolleranza. Così ancora si esalta la magnanimità di chi tollera i “diversi”.

Quante volte, essendo un prete anomalo, mi sono domandato se non ero io fuori strada, se le mie non erano deviazioni mentali, se non mi ero messo fuori dal sentiero del Vangelo. I sorrisi sprezzanti, l’emarginazione istituzionale, la povertà economica, i richiami e le deplorazioni ufficiali… mi hanno spesso richiesto molto energie per conservare quel tanto di autostima, di pace e serenità che sono necessarie per una vita dignitosa. Poi la fiducia in Dio, il sostegno di tante persone come lei, il mio piccolo lavoro quotidiano e lo sguardo attento al crescente movimento internazionale per i diritti, mi hanno dato la possibilità di sentirmi una persona né inferiore né superiore. Oggi, ormai vicino alla fine della mia vita, sento che di una esistenza resta solo l’amore ricevuto e dato.

La ringrazio, carissima Enrica, per la sua vicinanza e per l’appoggio che mi è prezioso. Lei ha davanti una vita intera da vivere con intensità e fiducia; una vita intera con l’orizzonte e l’impegno per la fraternità e la libertà di essere se stessi, se stesse.

Con profonda stima e con tanto affetto

          don Franco

don Franco Barbero

 

 

UNO SCHIAFFO ALL’ARRAMPICATORE

Ringrazio Girolamo Melis per essersi lasciato, a mia insaputa, pro-vocare (immagino da questo mio scritto*) e ringrazio anche mia Mamma per non avermi chiamato “Caprone Arrampicato Lassù” (nome ovviamento da me inventato).

ZF

giovedì 30 settembre 2010


ALL’AMICO ZAIRO FERRANTE, CHE – SENZA IMMAGINARLO – MI HA PRO-VOCATO…

di Girolamo Melis (http://girolamo.melis.it/2010/09/allamico-zairo-ferrante-che-senza.html )


…offro un haikù vagamente ma non casualmente pasoliniano.
Concepito – il y a quelques années – per schiaffeggiare un indecente leccaculo (tale A.L.C., ora quarantenne), della cui propensione il “leccàto” s’accorge, prova schifo ma tragicamente tollera.

A UN GIOVANE BELANTE (A.L.C.)

Inginocchiar e sdilinguar (per terga)
il dignitoso culo del Signore
è forse il meno ignobile afrore
ch’emàna da te.

Sèntina è il tuo sentire
peccato originario
il tuo beeelare.

*Il supposto articolo provocante: http://e-bookdinanimismo.myblog.it/archive/2010/09/26/poesia-multiuso.html

POESIA MULTIUSO: L’AIKU-TERAPIA.

ANSIA,  ATTACCHI DI PANICO, FOBIE SPECIFICHE ED “AIKU-TERAPIA”*

 

di Zairo Ferrante

 

urlo.jpgL’ansia (da angère “stringere) è un disturbo molto diffuso.

A tutti è capitato almeno una volta nel corso della vita di sperimentare fisiologicamente tale “sentimento” di fronte ad una situazione nuova, relativamente difficile e personalmente inusuale.

La condizione patologica, a differenza di quella appena descritta, sembra essere dotata di una propria autonomia, manifestandosi apparentemente senza nessun motivo.

Inoltre la sua manifestazione patologica è di solito molto pronunciata, limitando l’esistenza ed interferendo normalmente con le normali attività quotidiane.

Si calcola che il disturbo ansioso insorge come sintomo unico ed intorno al quale si articolano vere è proprie costellazioni sindromiche, con una prevalenza, nell’arco della vita, del 30,5% nelle donne e del 19,2% negli uomini.

Il DSM IV  include nella classificazione dei disturbi d’ansia, insieme ad altre categorie, anche: gli attacchi di panico, l’agorafobia, la fobia specifica ed il disturbo ossessivo compulsivo.

L’attacco di panico viene di solito descritto come un episodio transitorio (di solito 20-30 minuti), in cui il soggetto sperimenta una sensazione di catastrofe imminente con paura di “imapazzire”o di perdere il controllo e che può associarsi all’agorafobia, in cui la condizione ansiosa si associa ai luoghi aperti.

La fobia specifica, invece, è rappresentata dalla paura intensa nei confronti di cose o situazioni che nella normalità non racchiudono nessun pericolo.

Infine, il disturbo ossessivo compulsivo è caratterizzato dalla presenza di pensieri, impulsi o immagini coatti (ossessioni) in grado di generare ansia; a cui seguono comportamenti o azioni mentali incoercibili che sembrano alleviarla (compulsioni), creando un circolo vizioso in cui ossessioni e compulsioni si susseguono andando ad influenzare non poco la vita di chi ne è affetto.1

Molte sono state  le terapie proposte ed attuate per queste patologie.

Si va da terapie farmacologiche (ad es. B-bloccanti, antidepressivi e IMAO) ad interventi psicoterapeutici.

Tra questi ultimi, molto utili si sono dimostrati i trattamenti cognitivo-comportamentali che consistono nell’esposizione,  reale o immaginaria, del soggetto ansioso allo stimolo o oggetto ansiogeno, come ad esempio la tecnica di Wolpe o desensibilizzazione sistematica (esposizione graduale in immaginazione ovviamente sotto guida psicoterapeutica esperta).

A queste tecniche se ne sono aggiunte altre con scopo terapeutico o preventivo, come il Training autogeno di Schultz, lo psicodramma analitico, la musicoterapia, la cromoterapia e, da poco introdotta, anche la poesia-terapia.

“La poesia-terapia o psicopoetry è una metodologia creativa ed alternativa a quelle tradizionali di aiuto alla mente, fondata su tecniche specifiche di utilizzo della scrittura poetica e della lettura di poesie, con finalità di consapevolezza e supporto a stati emotivi e cognitivi (pensieri) che sono importanti per la crescita ed il benessere psicologico di una persona e che può venire affiancata dall’utilizzo di altre tecniche, metodi e strumenti.”2

Ecco che in questa ottica vorrei introdurre il concetto, personale e per adesso non suffragato da studi scientifici (almeno per quanto mi è dato sapere), di Haiku-Terapia” nell’ambito dei disturbi d’ansia.

“L’Haiku è una poesia dai toni semplici che elimina i fronzoli lessicali e le congiunzioni e trae la sua forza dalle suggestioni della natura e le sue stagioni; fu creato in Giappone nel secolo XVII e deriva dal tanka, componimento poetico di 31 sillabe (o meglio, 31 morae) che risale già al IV secolo. Il tanka è formato da 5 versi di 5-7-5-7-7 morae rispettivamente. Eliminando gli ultimi due versi si è formato l’haiku che per l’estrema brevità richiede una grande sintesi di pensiero e d’immagine.”3

Sintesi che, a mio avviso, potrebbe essere utile (ovviamente associata alle comuni terapie e sempre sotto la sorveglianza di uno Specialista) per prendere coscienza della situazione scatenante il disturbo e rappresentare un utile aiuto proprio nell’ambito di quei trattamenti cognitivi comportamentali sopramenzionati che, sfruttando l’immaginazione, cercano di mettere in atto una desensibilizzazione.

Inoltre, a differenza degli altri componimenti poetici a schema libero, l’Haiku impone la conta delle sillabe, quindi impegnarsi nella sua composizione può spostare l’attenzione dallo stato d’animo e dalla situazione ansiogena, donando un sollievo momentaneo.

Infine, non dovrebbe essere sottovalutata neanche la valenza simbolica che l’Haiku potrebbe assumere a livello inconscio in queste situazioni e che consisterebbe nel riuscire a racchiudere l’oggetto ansiogeno e la propria ansia in un contenitore idealmente piccolo e finito come quello di tre versi, donando ulteriore forza e motivazione a colui che lo compone.

 

*Questo articolo non vuole assolutamente assumere una valenza scientifica.

Si tratta di una semplice considerazione/teoria puramente personale che non deve assolutamente essere scambiata o andare a sostituire le comuni terapie.

Inoltre è necessario che chiunque creda di essere affetto da queste o altre patologie si rivolga ad un Medico di fiducia o ad un serio Specialista, che rappresentano le uniche figure in grado di poter fornire un valido aiuto in tali situazioni.

 

Fonti:

1) Giberti, Rossi: Manuale di Psichiatria VI edizione casa editrice Piccin.

 

2) http://www.benessere.com/psicologia/arg00/poesia_terapia.htm

     La cui biografia è tratta da:

     -Bartalotta G., 2003, Manuale di arte terapia poetica. La poesia per liberare il nostro inconscio,        Edup, Roma.

     

     -Revault J.Y., 2005, Guarire con la scrittura, Red Edizioni, Milano.

     -Monaco M., 2006, Dei giorni di sole e delle notti di pioggia:dalla poesia alla poesia-terapia, in press, Palermo.

 

3) http://it.wikipedia.org/wiki/Haiku

 

**Quadro: “L’urlo” di Munch

VERSIONE ORIGINALE DEL 1° MANIFESTO DINANIMISTA 31 LUGLIO 2009

Manifesto

del

DinAnimismo”

MOVIMENTO POETICO RIVOLUZIONARIO DELLE ANIME

(POESIA: LA VOCE DELL’ANIMA)

di

Zairo Ferrante


 

A chi mi rivolgo? A tutti, proprio tutti, a coloro che amano la Poesia, a coloro che La odiano, a coloro che fanno, a coloro che pensano di fare o di non fare Poesia, a coloro che dicono: “la Poesia non fa per me”, a coloro che pensano che la Poesia sia fortuna di pochi, qualità e virtù di certa cerchia ristretta di persone. Sempre più gente si allontana o evita di avvicinarsi a questa forma “Innata d’Arte” e sempre più “Dotti” cercano di spacciare la Poesia come un qualcosa di non accessibile a tutti. Signori miei, “mercanti di classismo” secondo me, siete sulla strada sbagliata!

La Poesia è Anima, anzi è la voce dell’Anima, è istinto, è voglia di vivere, è uno dei pochi mezzi (insieme alla Musica ed alle Arti visive e figurative) che permette, a mio avviso, di dialogare in silenzio con noi stessi. E partendo dal presupposto che tutti abbiamo un “Anima”, mi sembra facilmente intuibile che tutti abbiamo la capacità di ascoltarla e soprattutto capirla. Basta imparare la sua lingua, una lingua che può essere semplice o complessa questo non importa, una lingua che adotti termini “antichi” o che inventi parole nuove questo non è un problema, una forma che contempli le rime o che le fugga questo è personale. L’importante è che sia Poesia, l’importante è che sia Anima, l’importante è che si ascolti quest’Anima. Ormai signori miei, il mondo corre veloce.

E la fatica per seguirlo è tanta. Difficilmente possiamo sottrarci a questa maratona, ed allora qual’è la soluzione?

Capirsi!!!

Ascoltare, le vere richieste della coscienza, in silenzio, scrivendo, dipingendo o componendo quello che l’Anima detta.

Ed a coloro che dicono ma io non ne sono capace, rispondo: Impossibile!!!

Hillman in Re-visione della psicologia (1975) scriveva: “La terapia o l’analisi non è solo un qualcosa che gli analisti fanno ai pazienti, essa è un processo che si svolge in modo intermittente nella nostra individuale esplorazione dell’anima, negli sforzi per capire le nostre complessità, negli attacchi critici, nelle prescrizioni e negli incoraggiamenti che rivolgiamo a noi stessi. Nella misura in cui siamo impegnati a fare anima tutti siamo ininterrottamente, in terapia.

La vera difficoltà, secondo me, sta nel capire che “stiamo facendo Anima”, ma quando riusciamo in questo, allora stiamo riuscendo anche a fare Poesia; e quando la Poesia viene fuori , è come un suono silenzioso, che farà sicuramente vibrare qualche altra corda. Questa vibrazione potrà essere percepita da un’altra persona che in quel momento capirà che “sa fare Anima” ed ecco che si farà nuovamente e diversamente splendida Poesia! Ecco la Rivoluzione: un altro nel mondo avrà capito che come tutti sa e può fare Poesia. Un altro nel mondo avrà ascoltato la sua anima. Un altro nel mondo non avrà paura del futuro perché sa che quel futuro non lo travolgerà.

Sparisse il lusso, le automobili, gli aperitivi, la tv al plasma, l’aria condizionata, il riscaldamento ed il petrolio, l’uomo non ritornerebbe agli albori perché a quel punto avrebbe il suo Futuro, avrebbe la sua Poesia, avrebbe la consapevolezza della propria Anima.

Mi auguro allora, che tutti un giorno possano avere una personale raccolta di Poesie, che racchiuda propri componimenti e componimenti di Altri.

Poesie messe insieme non perché appartenenti allo stesso autore, ma perché semplicemente appartenenti alla Poesia.

Poesie messe insieme non perché appartenenti ad una corrente letteraria ben precisa, ma perché semplicemente appartenenti all’Anima.

Poesia intesa come: “DinAnima” (crasi tra Dinamismo ed Anima).

Poesia, innata ed istintiva terapia del “normale”, sublime voce di Tutte le Anime, nemica del male del ventunesimo secolo; nemica della superficialità.

 Zairo Ferrante

Pubblicato su diversi riviste, blog e quotidiani on-line (estense.com, asinorosso, fai notizia, il diaologo.org, et Al.)

MARCO NUZZO

DSCF0404.JPGNon ti piacerei, vestito dell’inverno appena trascorso

Non ti piacerei,

vestito dell’inverno appena trascorso

ma tra lungimiranti coste

che alternano sprazzi di neve in agosto

disciolta

e caduta dalle spalle e dal petto

dove poggi soli diafani di visi/calore,

li mi apprezzerai,

aspettati al porto e tra le barche

o in fragili foglie

vellicate da brezze di mare,

quando cuoce la terra con l’aspro,

costante rigore

colato nel vento,

alle storie stonate e alla pioggia balsamica

domanda il mio nome

e poi chiudilo dentro anche nel freddo

raduna i miei passi sulla sabbia

e fanne castelli se vuoi,

ma senza gloria,

che nelle onde prima o poi moriranno…

Riempimi d’estate tra gli anni e pensami,

nelle nevi perenni, pensami

quando non ti piacerò più,

vestito ancora

del prossimo inverno appena trascorso.


– di Marco Nuzzo

*Foto di Zairo Ferrante http://zairoferrante.xoom.it/


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