Browsing "COLLABORATORI E SOSTENITORI DEL DINANIMISMO"

Dài Girolamo Melis… in questo week-end prefestivo il dinanimismo ti segue

PAROLE DEL 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015…….

di Girolamo Melis

1361188059Ho conosciuto Alberto. 
Meno di trent’anni, incidentato, su sedia a rotelle 
e fa fatica a muovere anche il collo e le braccia. 
Si appassiona al discorso filosofico, 
si accalora e sembra sciogliersi, liberarsi. 
S’inganna chi lo ritiene appagato da quella sua 
libertà della conoscenza. 
Lui vuole fare l’amore. 
Ho conosciuto Saverio. 
Accetta che gli si costruisca intorno 
una specie di mito della forza, della bellezza fisica. 
Anch’egli incidentato, si mostra sorridente 
e virile. Vive la cultura del “modernismo milanese”, 
la moda, il disegno. 
Non appena resta solo in casa gli sembra di morire. 
Perché vive per farsi accettare come normale. 
Attira e cattura. Una star gli si è avvicinata 
E ha giocato con lui. 
Però Saverio è rimasto solo 
E quasi benedice i dolori fisici alla colonna vertebrale 
per attutire il Dolore vero.
Ora la Star è diventato lui. 
Ho conosciuto Rajid.
Era “spezzato in due”. E’ la case history vivente 
D’appassionato “prendersi cura” di un medico. 
Intorno a lui un giovane medico milanese 
ha costruito un progetto 
che oggi è una cosa molto seria. 
Rajid si è sposato con una ragazza di casa sua, 
hanno avuto un figlio. 
Ha casa e lavoro. 
Non gli ho mai visto il viso sereno: 
non si vuole mai far vedere da macchine fotografiche 
né interrogare come miracolato. 
Non si sente miracolato.
Ho conosciuto Valentina
un capo
una sapiente ellenica
se non fosse dilà dallo Stretto
sarebbe una Mulier Salernitana. 
Ho conosciuto Daniela. 
E’ perennemente in guerra con la sedia a rotelle 
e con gli uomini. 
Deve avercelo lei più lungo. 
Deve salire in cima. 
Deve sedurre e mollare. 
Ha riconoscimenti pubblici. 
Sento che preferisce essere “invidiata” che compatita. 
Ce la mette tutta anche per farsi odiare. 
Ma vorrebbe soltanto essere amata e amare. 
Ho conosciuto Alessio di Vicenza. 
Seducente, si direbbe bellissimo, atletico. 
Inchiodato alla sedia, continua a fare sport, 
soprattutto difficili. 
E’ stato sedotto dalla forsennata Egle, 
che l’ha concupito, sedotto e accasato. 
Vivono di pubblici abbracci 
e di complessi intrecci malinconici. 
Questa loro sfida della performance 
li ha portati da vari mesi alla determinazione 
di avere un figlio loro a tutti i costi. 
Ho conosciuto Mafalda, la più giovane, 
principessa della Vallée. 
Non vuole stare sulla sedia a rotelle. 
Vuole farsi vedere in piedi. 
Vuole muoversi alla stessa identica 
velocità dei suoi desideri. 
Anche lei è in perenne sfida di normalità, 
anche lei si propone come ragazza tra i ragazzi, 
però nessuno la incoraggia a partecipare 
alle gite scolastiche. 
Perché tanto attrae come “normale” 
tanto scoraggia come “peso a carico”. 
E allora le ho detto 
detto hatto 
“Mafalda, fallo tu il tuo tour operator
e inviti chi ti pare a partire da te”.
Ho conosciuto Alessio, 
il mio giovane amico fiorentino, 
furibondo, intollerante, accanito 
nella sua speranza armata di tornare in piedi, 
a camminare, a scopare, a correre. 
Non mente, ahimé, mai. Perciò i suoi giorni 
e le sue notti non trovano soddisfazione 
né nell’intelligenza né nello star bene con gli amici. 
Si nutre di verità.
Dio quanto gli garba la fica. 
Se ognuno di noi facesse bene alla sua vita 
quanto la sua vita fa bene a me, 
Alessio sarebbe già tornato da tempo 
a tuffarsi in mare. 
Ho conosciuto Paolo, 
il primo, forse l’unico chirurgo paraplegico. 
Tra i migliori oncologi, 
attraente, brillante, furioso con chi si lamenta. 
Ogni volta che sente la parola “problemi” 
Gli viene voglia di menare le mani. 
Ma finisce col sorridere. 
“Mi dovete spiegare, dice, 
che cosa significa problemi! 
Se sono riuscito io a diventare chirurgo e 
ad operare tutti i giorni 
ed essere perfino bravo e stimato, 
mi dovete spiegare dove sono i problemi?! 
Non ci puoi riuscire anche tu?! 
E se tiri fuori la storia delle barriere 
Mentre io passo lì davanti, ti stendo con la macchina…” 
Ho conosciuto Fabrizio 
ho conosciuto Loredana 
ho conosciuto Kolambus 
ho conosciuto “Giuduro” 
hoconosciuto Rodolfo

ho conosciuto Maria 
ho conosciuto Quirino 
ho conosciuto Valentina 
ho conosciuto Cinzia 
ho conosciuto Yasmin 
ho conosciuto Ida 
ho conosciuto Tommaso 
ho conosciuto Rodolfo 
ho conosciuto Luca 
ho conosciuto Olena 
ho conosciuto Davide 
ho conosciuto CarloMaria 
ho conosciuto Franco 
ho conosciuto Mara 
ho conosciuto Roumi 
ho conosciuto PaoloOsiride 
ho conosciuto Livia 
ho conosciuto Giada 
ho conosciuto Roberto 
ho conosciuto Barb 
ho conosciuto Paolo 
ho conosciuto Raffaele 
ho conosciuto fighissima Rachele
e conosco i tantissimi 
che non ho mai incontrato. 
Ho conosciuto altre persone 
che si trovano davanti ad altre barriere 
e ho imparato che 
– più le barriere sono invisibili – 
più vengono rese invalicabili. 
E ho imparato a diffidare di me stesso 
ogni volta che per distrazione 
o per cecità o per natura o per cultura 
mi sono concentrato sulle 
barriere somiglianti ai normali ostacoli, 
e a dimenticare 
– ma soprattutto a scordare – 
la mia azione quotidiana 
per considerare inesistenti 
e insignificanti 
le barriere invisibili.

Peggio ancora, 
a considerarle barriere sociali, politiche, 
architettoniche, tecniche, progettuali. 
Pur sapendo che la barriera 
ce la portiamo dentro, 
incorporata, connaturata nella nostra 
umana natura. 
I momenti più difficili sono quelli 
in cui io, che ho così stima di me, 
mi faccio orrore. 
Però, però… 
Quando questa medesima 
sensazione di orrore mi prende, 
è allora principalmente che diffido di me. 
E mi stacco la tagliola dai piedi. 
Perché non voglio somigliare 
alla mia Umana natura 
e assolvermi, e perdonarmi, e giustificarmi 
in virtù dell’umanissima arte del vivere. 
E rifiuto di farmi orrore. 
Non voglio darmi questo sofisticato alibi, 
non voglio sottomettermi a questa 
comunissima strategia fatale: 
“Eh, sai com’è…fratello… 
così va il mondo… così siamo fatti…” 
E via blaterando, cioè assolvendoci 
d’egoismo e quant’altro. 
No, non mi faccio orrore, 
voglio piacermi, voglio provare piacere 
e piaceri, voglio scegliere la bellezza 
e farmi scegliere dalla bellezza. 
Voglio guardare per vedere. 
E voglio vedere per guardare. 
E voglio avvicinarmi per toccare. 
Muovere le labbra per esprimere 
e farmi sentire. 
Voglio spernacchiare 
gli abbracci televisivi e sociali 
e democratici e solidali 
e scegliere la carezza 
la carezza che indugia sulla pelle 
che stringe e che dà tempo ed elettricità 
sufficienti ad essere sentita 
a diventare corpo e rossore. 
E poi voglio pronunciare parole a caso 
ma a condizione che siano scandalose 
al punto da far ridere 
e sghignazzare 
gridare “PA!!!” e altri nonsense 
per muovere uno sguardo 
e un sopracciglio e magari 
farmi stritolare senza restare lì ammosciato 
ma stritolare anch’io. 
Poi voglio capire se a te fa bene lavorare 
perché riesco a scoprirti 
e perché guardandoti lo vedo, lo vedo che saresti 
molto capace a fare una certa cosa 
ma finché nessuno ti guarda non lo saprà mai 
e tu non la potrai fare mai. 
E allora voglio darmi da fare 
per trovarti lavoro, 
e voglio diventare io stesso capace 
di trovare lavori e gente e aziende 
che neanche si immaginano quanto sarebbe bello
e conveniente e redditizio 
farti lavorare e lavorare con te, 
e quanto la tua presenza farebbe bene 
alla produzione, e quanto aumenterebbe 
il ritmo e il piacere lavorativo degli altri… 
e poi vorrei darti un’occhiatina di nascosto, per beccarti quando 
– convinto che nessuno ti veda – ti freghi le mani

e ridacchi perché sei meglio degli altri. 
E il padrone della baracca si vanta di te, 
poi va in giro a cercarne altri come te, 
e poi – la simpatica carogna – riceve qualche riconoscimento 
per quanto è stato buono. 
E poi gli picchietterei sulla spalla 
e lo costringerei a guardarmi negli occhi, 
e allora lui sarebbe contento d’essere stato svelato 
e direbbe sorridente: 
“Macché buono! Sai che ti dico: 
mi sembra d’essere diventato più bello!” 
E poi bisogna continuare. 
Perché domani mattina è più importante di oggi, 
e niente è bello per sempre 
tranne la Bellezza.

http://www.girolamomelis.it/2015/10/parole-del-2005-2006-2007-2008-2009.html

Roby Guerra da AsinoRosso: buon compleanno Cecchini RossoTrevi!!!

fontana-di-trevi-rossa_original-2In questi giorni, 19 ottobre, anniversario compleanno per … Graziano Cecchini e la sua celebre performance cosiddetta de La Fontana Rossa che per la prima volta riportò alla ribalta internazionale il Futurismo negli anni duemila.

Da quella data molti zampilli memi … sono decollati per il Futurismo contemporaneo: varie pubblicazioni in Italia, la grande mostra retrospettiva di Vivien Greene in Usa  al Guggenenheim Museum del 2014, il futurismo è tornato in auge almeno in certa misura anche in Italia e nella cultura contemporanea.  I media e certa storia dell’arte continuano a medit-azioni per cosi dire e molte iniziative ancora soprattutto storicizzanti  e diversamente museali, ma poco importa dal punto di vista oggettivo e scientifico (si sa… storici e critici non sono scienziati ma al massimo diversamente giornalisti culturali): la storia di RossoTrevi stessa esemplare in tal senso. La sua azione performativa storica sul serio, segnalata in tutto il mondo, persino dal New York Times, e poi Cecchini stesso in un raro e celebre catalogo (unico artista italiano) internazionale  proprio la Fontana Rossa, da molta critica italiana è ancora considerata come una quasi boutade situazionista. Come spesso abbiamo invece scritto, roba da Christo, Basquiat lo stesso Andy Warhol e in certo senso l’ultima grande opera futurista stretta, tutt’oggi ineguagliata.  Per l’arte contemporanea italiana, piaccia o meno, Graziano RossoTrevi… allo stesso livello dei vari Catellan… proprio per La Fontana Rossa e anche altre “inferiori” ma rilevanti successive azioni futurista, Piazza di Spagna, Free Tibet,  Rock Futurismo a  Firenze con i Marmi di Carrara riformattati i certo senso, il convegno Futurismo alla Biblioteca Gramsciana a cura di Giuseppe Manias, lo stesso Centenario del Futurismo di Ferrara del 20 2 2009, segnalato anche da RaiDue in tempo reale (19 2 notte con Graziano in particolare…), Transvision 2010 con i transumanisti.  Più recentemente Cecchini è tornato con ottimi risultati alla pittura contemporanea pura e diverse mostre, al passo con gli stessi Fiore, Lodola e altri futuristi visivi attuali.  Insomma, da Palazzeschi a  RossoTrevi la fontana futurista ha già segnato il nuovo futurismo del nostro tempo. Quanto a storici  e critici, alcuni anche d’area, i verifuturisti artisti, come noto, non li prendono mai sul serio, da Marinetti stesso in poi. Il resto è la solita Italia ancora passatista, ma questa è un’altra anti-storia!

Roby Guerra da: http://www.asinorosso.it/graziano-cecchini-rossotrevi-la-fontana-rossa-futurista-2007-2015/

Je reviendrai… dalla Francia, Laura Mucelli Klemm

Je reviendrai

di

Laura Mucelli Klemm

 

12166046_970399083021971_813235565_nAux enfants du siècle perdu

les mains meurtries

qui cherchent des appuis

 

à l’ecchymose des coups portés

la larme rougie

qui sombre dans la nuit

 

à la prière des sages engloutis

la lumière arrachée

qui éclate dans la quête

 

au voyage de l’homme intrépide

l’océan blanc

qui s’éveille en profondeur

 

à l’amour du cœur flamboyant

les songes vivants

qui rejailliront dans l’azur

 

je laisse mon soupir

la clef vivante de mon temple

 

je reviendrai

à la jonction de nos grands yeux

 

Tornero’

 

Ai  figli del secolo perso

le mani dolenti

che cercano un appoggio

 

ai lividi dei colpi dati

la lacrima arrossata

che sprofonda nella notte

 

alla preghiera dei savi sommersi

la luce strappata

che esplode nella ricerca

 

al viaggio dell’uomo intrepido

l’oceano bianco

che si sveglia in profondità

 

all’amore del cuore ardente

i sogni vivi

che scaturiranno nell’azzurro del cielo

 

lascio il mio sospiro

la chiave vivente del mio tempio

 

tornerò

al congiungersi dei nostri grandi occhi

 

Laura Mucelli Klemm, Francia

Traduzione di Line Tarry, Francia

*Foto e versi ricevuti direttamente dalla Poetessa.

La poetessa francese Laura Mucelli Klemm traduce Zairo Ferrante

“Je t’écris” – “Ti scrivo”

de Zairo Ferrante 

Traduit par Laura Mucelli Klemm

12065501_971129406282272_212082662067908919_nJe t’écris ,maintenant silencieux en douceur,
pendant que je pars seul sur des chemins denses, de feuilles,
qui vert émeraude agitent
-des mouchoirs dans des gares peuplées-

et moi je t’écris, maintenant.

Et je te caresse lentement, quand le soleil
embrasse le sein des femmes étendues depuis des siècles
sur des lits de grain, encore belles, et douces, et légères.

Moi je t’écris, maintenant.

Quand le vent soulève des flocons de coton
grands comme des maisons, des palais et des tours en l’air,
suspendus dans le voile azur d’un souvenir .

Moi, c’est pourquoi, ici je t’écris.

Et j’effleure avec force des dés blancs et noirs
comme l’eau qui glisse sur de jeunes visages 
frais,brillant à la lumière d’un couchant.
Et ce sont des étoiles chaudes et rouges, ces notes qui
dansent sous la lune, à présent presque haute dans le ciel
qui scandent les heures qui se sont écoulées, pendant que
moi, passage fou et heureux,je t(e)’ (d)écrivais
et les siècles parcourus désespérément à te chercher
avant que soudainement je ne te rencontre.

Et voici que…en volant dans les anfractuosités de mon esprit,
couché sur des mouettes tournoyantes qui virent aiguës
mouillées par la rosée qui descend tiède de la mer au ciel,
moi encore je t’écris et je te dis… : « Dors à présent,
demain est déjà avec nous », alors qu’avec la main,
qui devine et qui douce s’accroche à la vie,
je laisse tomber le rideau, muet et même jaloux
de cette nuit qui pendant quelques heures encore
avide, dans ses bras, t’accueillera en te berçant.

Zairo Ferrante, Italie
Traduit par Laura Mucelli Klemm, France,13-10-15
Tableau de Evelyn De Morgan, Night and Sleep ,1878
Tous droits réservés

VIDEO ORIGINALE DI “TI SCRIVO” recitata da ELIANA FARINON LAZZARINO

Ti scrivo, ora dolcemente in silenzio, 
mentre parto da solo su strade folte, di foglie, 
che verdi smeraldo sventolano 
– fazzoletti in stazioni affollate –

e io ti scrivo, ora.

E ti accarezzo piano, quando il sole 
bacia il seno di donne distese da secoli 
su letti di grano, ancor belle, e dolci, e leggere. 

Io ti scrivo, adesso.

Quando il vento spinge batuffoli di cotone 
grandi come case, palazzi e torri a mezz’aria, 
sospese nell’azzurro velo di un ricordo.

Io, per questo, qui ti scrivo. 

E sfioro forte dadi bianchi e neri 
come acqua che scivola su facce giovani 
e fresche, brillando alla luce d’un tramonto. 
E son stelle calde e rosse, queste note che 
danzano alla luna, ormai quasi alta nel cielo 
a scandire le ore che sono passate, mentre 
io, folle corridore felice, ti (de)scrivevo 
e i secoli trascorsi disperatamente a cercarti 
prima ch’io d’improvviso t’incontrassi. 

Ed ecco… volando negli anfratti della mia testa, 
disteso su volteggianti gabbiani che virano acuti 
bagnati dalla rugiada che cade tiepida dal mare al cielo, 
io ancora ti scrivo e ti dico…:”adesso dormi, 
che domani è già con noi”, mentre con la mano, 
che brancola e s’aggrappa dolce alla vita, 
calo il sipario, zitto e geloso perfino 
di questa notte che per qualche ora ancora 
avida, tra le sue braccia, t’accoglierà cullandoti. 

Zairo Ferrante

Giancarlo Fattori uno nuova poesia per il dinanimismo – parte II –

maedchen-bei-kerzenlicht-einen-brief-lesendLe parole che feriscono restano imprigionate,

mentre tu fosti prima pioggia, poi fango e fardello.

E io? Solo un’ombra come tante tremolante sui muri

dalle pallide candele di questa gelida stanza-cattedrale,

e tu, tu trascendi la luce, ché i tuoi silenzi sono vetrate trasfigurate dal sole.

 

Come nel lutto, si è soli di fronte all’amore, o alla mancanza d’amore.

 

La cera cola lentamente, è lacrima che spande fragranza di solitudine:

m’è vicina la terra, la cenere, la polvere, l’affresco scrostato, l’algido marmo,

il letto mortale, la foto sgualcita e sfocata di noi, scarmigliati, con un sorriso vago,

 

forse un tempo fummo anche felici, poi in me fu notte, incolore.

Riesco ancora a vederti, tra le penombre:

sembri un dipinto barocco, le labbra socchiuse, lo sguardo lontano.

 

*Versi ricevuti direttamente dall’autore tramite e-mail (giancarlo fattori 2015)

*Quadro di Jean Baptiste Santerre (1658 – 1717) “Giovane donna che legge una lettera alla luce della candela” postato dalla redazione del blog e liberamente tratto da: http://www.copia-di-arte.com/a/santerre-jean-baptiste/maedchen-bei-kerzenlicht.html

Girolamo Melis rilegge la Divina Commedia e ci regala un girone… forse nuovo o forse… chissà

Schermata 2015-09-17 alle 14.47.11 (1)… UN ANNO E MEZZO FA’ VIRGILIO MI ACCOMPAGNO’ AL “GIRONE DEGLI IPOCRITI”…

Voi non ci crederete ma sono ancora tutti lì, ve ne sono entrati altri e… Dunque non è cambiato niente?
Oh sì, il puzzo e il marcio scatarattano ormai nelle nostre case, nelle nostre vite……. CONTINUA A LEGGERE SU: http://www.girolamomelis.it/search?updated-max=2015-09-18T11:11:00%2B02:00&max-results=10

Giancarlo Fattori una nuova poesia per DINANIMISMO… parte 1 di 2.

art_5111_LNella sabbia, nel lucore del mattino,

la solitudine ara i propri contrasti.

Da me osservo le grinze di fine estate,

dolce-amaro senso di tristezza che è vento,

come quando l’aria di mare è satura:

si rilasciano relitti, si depositano sogni.

M’assale il ricordo, e mi consuma:

ogni seme dell’anima-corpo è fecondo

come ogni irruenza d’amore all’alba.

Assordante profumo di te nel silenzio.

Abbracci da cui non posso fuggire.

 *Versi ricevuti direttamente da Giancarlo Fattori 2015.

**Quadro: “Il Silenzio” del pittore-letterato J. H. Fussli, postato della redazione del blog e liberamente tratto da: http://www.artelabonline.com/articoli/view_article.php?id=5111

 

 

 

 

Di ritorno dall’estate i versi di Carlos Sanchez

Quando Lei ritorna

di

Carlos Sanchez

31 Segantini - ritorno dal bosco (1)E si lascia possedere 
col suo grande amore.
All’improvviso si lascia.
Nella casa tutto è uguale 
la polvere nel suolo si accumula 
la chiave pende dalla porta.
Se può entrare, si può uscire 
ma Lei decide di rimanere 
si posa sulle mie spalle 
e mi accarezza le labbra 
mi spettina con le sue mani 
gioca con la cagna addormentata 
balla al ritmo della mia musica 
fumiamo la stessa sigaretta 
insieme aspiriamo la stessa aria.
Lei sta qui nuovamente 
e si lascia teneramente possedere.
La vita è tornata.

Di “L’effimera dolcezza di vivere” 
Editore Búho, Santo Domingo, 1997

Cuando Ella regresa

Y se deja poseer
con su gran amor.
Al improviso se deja.
En la casa todo está igual
el polvo en el piso se acumula
la llave cuelga de la puerta.
Se puede entrar, se puede salir
pero Ella decide quedarse
se posa sobre mis hombros
y me acaricia los labios
me despeina con sus manos
juega con la perra dormida
baila al compás de mi música
fumamos el mismo cigarrillo
juntos aspiramos el mismo aire.
Ella está aquí nuevamente
y se deja tiernamente poseer.
La vida ha vuelto.

De “La efímera dulzura de vivir” 
Editora Búho, SantoDomingo, 1997

*Versi ricevuti direttamente dall’autore tramite social network

**Immagine postata dalla redazione e liberamente tratta da: http://www.frammentiarte.it/dall’Impressionismo/Segantini%20opere/31%20ritorno%20dal%20bosco.htm Ritorno dal bosco o L’inverno a Savognino è un dipinto autografo di Giovanni Segantini realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1890, misura 64,5 x 95,5 cm. ed è custodito da un proprietario privato a San Gallo (notizia del 1970, circa).

AYAHUASCA (canto sciamanico in quattro atti) di Giancarlo Fattori

Versi ricevuti da Giancarlo Fattori

382106001_f7aef1ff29_mAYAHUASCA
(canto sciamanico in quattro atti)

1. Abbandonarsi ai profili argentati di queste mura
uno dopo l’altro scrivere del mare, dell’amore, del cosmo,
di me, di te, del sesso che prorompe come magma,
lava di vulcano sulla pelle, tra le dita, tra i capelli,
premonizione, visione, cose che rimangono sole, sepolte.
Tu, come rilievo della crosta-verità d’ogni giorno,
tu, come crepuscolo che cancella ogni luce,
tu città morente che rimane sospesa, affranta,
di alghe, di chiglie, di scaglie, di marmi assonnati.
Niente più che fumo disperso nel silenzio,
piccoli acquarelli, brevi erranti spiriti sfocati,
fogli stracciati trasportati dal sonno, dall’estasi.
Nessun luogo, per me, ma carbone che arde,
fiamma che si eleva come turgido membro al cielo,
suono notturno di una ferita che squarcia il buio,
come freccia, alabarda infuocata, uno stonato canto.

2. Perso, distratto, disciolto nel vento, nel rombo della tempesta,
nell’erba che t’accarezzo come fosse una chioma distesa nel tempo,
e non v’è ignoto che sulle tue labbra, incartapecorite nella visione,
che si frange su questo io che si dilata oltre misura,
fino a sfidare l’universo intero e la sua fame, la sua gloria.
Arcano mistero di pietra, dei colori che hanno un suono,
dei suoni che hanno colore, del cielo come coccio sbreccato.
Le tue labbra. Le mie labbra. Le mani. I capelli. Gli occhi.
Le ombre. Il vuoto profondo. La musica distorta. Il sesso.
Gli odori. La pelle. Le carni. Il seme. Il profumo di legno bruciato.
Non c’è silenzio. Non c’è pallore. Non c’è cuore che arde.
C’è la roccia, la porta che si apre, lo spirito che trascina lontano,
ci sei tu che diventi me che divento Dio che diventa morte
che diventa teschio che diventa polvere che diventa eternità.

3. Lasciami solo,
lascia che io scivoli
lungo i margini del mondo,
lascia che anneghi il dolore,
lascia che io lenisca
questa ferita spezzata,
lascia che io taccia
d’un tacere che sia addio,
che muoia di nuovo
di questa solitudine antica,
di pietra focaia,
di stella primitiva,
di mondo prima del mondo,
lascia che io sia tempesta
che mai non smette di far male,
che sia il serpente,
che sia la liana,
che sia radice,
che sia foglia,
che sia bevanda,
che sia estatico stordito sonno,
lascia che io sia
il sospiro sullo scoglio,
l’ardore di quell’onda
mentre sorge il nero divino,
sfumando il mio deserto,
le mie pliche di sabbia in mare aperto.

4. un bacio ti dipingo sulle labbra, 
e il sapore è di pioggia 
su un campo di grano; 
il fulgore della notte trafitta 
dai lampi come quello delle 
mie dita tra i capelli. 
Non è solo sogno e danza, 
ma raggio di luce, 
porta aperta al mistero, 
percorrere straniero sentieri solitari.
L’acqua diviene cenere
su un tappeto di baci assetati.
Pioggia sulle mie pietre.
E questo, che sembra nulla,
risuona come tutto.

(Giancarlo Fattori 1981, revisione 2015)

**Foto di uno sciamano Lakota postata dalla redazione del blog e liberamente tratta da: http://masadaweb.org/2009/06/02/masada-n%C2%B0-933-2-6-2009-stati-modificati-di-coscienza-sciamanesimo-parte-seconda/

I Versi del poeta argentino Martín (Poni) Micharvegas recevuti per mano di Carlos Sanchez

11403130_10204517735478654_4478082329712957051_nHo ricevuto questo bel poema di mio fratello maggiore, come risposta al mio ultimo libro “Continuerò a cantare” Come è la sua abitudine, l’originale sta scritto come lo pronuncia un argentino

He recibido este hermoso poema de mi hermano mayor, como respuesta a mi último libro “Continuaré a cantar” Como es su costumbre, el original está escrito como lo pronuncia un argentino. 
Carlos Sanchez


Martín (Poni) Micharvegas
Poeta, scrittore, musicista, pittore, medico, psicoanalista. Mio fratello maggiore.
Argentina, 1935. Da 1977 risiede in Spagna.

IL POETA NEL SUO POSTO

Non so perché la vita
abbia le mani cosí piccole
.Carlos Sánchez

il poeta ha trovato 
un posto, non un posto 
qualsiasi: ci sono lì uccelli 
variopinti, per esempio 
– molti ed insieme formano 
un arcobaleno -, altri lasciano cadere 
la sua terribile piuma nera 
sull’istante sempre fugace ) 
il poeta trovò il suo posto 
una tranquillità inquieta 
dove si sa vivo tra montagne 
che gelano o bruciano in estate 
la sua voglia di scrivere 
scrivere? iscriversi!
segnala quello critico funambolesco
correndo dietro 
il seminatore di seme-parole 
di parola-semi 
che dicono e non dicono 
fanno bilancio 
sulla steppa, la pampa 
il deserto, le sostanziose selve, 
il duro mare del vivere 
impressionerebbe come 
che fosse facile proferirlo, ma non 
lui sa e ce lo fa sapere 
( il suo cuore è una mite bussola 
ma pure 
una furibonda rosa dei venti )
lui dice e si dice 
e se conta, narra, recupera, perde, 
espressa, mette in dubbio 
lo fa da quel tavolo 
di quattro zampe solide 
con viso verso la baia dei suoi giorni 
dove sotto dormicchia
il cane filosofale della pazienza.

Madrid / 5034NE

Martín Micharvegas
Poeta, escritor, músico, pintor, médico, psicoanalista. Mi Hermano mayor
Argentina, 1935. Desde 1977 reside en España.

EL POETA EN SU SITIO
Non so perché la vita
abbia le mani cosí piccole
.Carlos Sánchez

el poeta ha encontradoun sitio 
(no un sitio
cualquiera:hay ayí pájaros
variopintos, por ejemplo-
muchos y juntos forman
un arco iris -, otros dejan caer
su temible pluma negra
sobre el instante siempre fugás )
el poeta hayó su sitio:
una tranquilidad inquieta
donde se sabe vivo entre montanias
que hielan o escuesen en verano
sus ganas de escribir
“escribir? escribirse!”,
seniala el crítico funambulesco 
galgueando detrás 
del sembrador de semiyas-palabras
de palabras-semiyas que 
dicen y no dicen
hacen bilancio
sobre la estepa, la pampa,
el desierto, las sustansiosas selvas,
el duro mar del vivir
impresionaría como 
que fuera fásil proferirlo, pero no:
él lo sabe y nos lo hace saber
( su corasón es una mansa brújula
pero también 
una furibunda rosa de los vientos )
él dice y se dice
y si cuenta, narra, recupera, pierde,
espresa, pone en duda
lo hase desde esa mesa
de cuatro patas sólidas
con rostro hacia la bahía de sus días
donde debajo dormita
el perro filosofal de la pasiensia

madrid / 5034NE

*Versi e foto recevuti direttamente da Carlos Sanchez tramite social network.

Pagine:«12345678910...36»