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“Per sempre” DAL LIBRO “Il Dio Dada” di Pietro Edoardo Mallegni

“Per sempre” DAL LIBRO “Il Dio Dada”

di

Pietro Edoardo Mallegni

0807L’incolume perdono che giace
sopra la disperazione non ci
renderà mai liberi.
L’amore è della carne,
ma la paura  è dell’ anima.
A lato del tramonto
dormiremo insieme
aspettando la fine.
Come è umano cercare il proprio
riflesso negli occhi di chi ci ama
per vedere quanto il tempo sia
stato crudele con noi. 

“Io e Pietro siamo degli spiriti liberi che non amano né capire né spiegare la poesia. I versi vanno sentiti e non capiti, ascoltati col cuore e con l’anima e non con le orecchie. Le parole vanno toccate e non lette. Questa è la poesia, questo vuol dire fare poesia, questo significa leggere poesia. E se alla fine il senso e il significato che il poeta voleva dare ai suoi componimenti non l’avrete capito poco importa, perché tanto sono sicuro che nel frattempo la vostra anima si sarà aperta e avrà partorito il suo personale senso e trovato il suo necessario e meraviglioso significato. Inconsapevolmente avrete composto il vostro personale verso, già diventato unico nel suo genere. Questo è il grande regalo che proviene dalle pagine de Il dio dada. Perché qual è il compito della poesia se non smuovere l’animo umano e far nascere altra poesia?” (dalla prefazione di Zairo Ferrante)

PER ACQUISTARE IL LIBRO “IL DIO DADA”:http://www.delbucchia.it/libro.php?c=626

*Versi ricevuti direttamente dall’Autore.

Il dinanimismo presenta i Versi della poetessa Rita Stanzione

Mappe

Rita Stanzione

 

11755834_10204750888682769_9006056066946061443_nDentro di noi

a cercare lo stormo del vento d’estate

l’impulso al volo

fra terra e cielo, acqua e sale

 

Settimo tocco: (quasi)

nella bontà della roccia si ripara

la cantilena dal mare,

si abbraccia

 

Ottava della sera – aria bruna –

tremoliamo nei nostri contorni di carne

 

dei gabbiani abbiamo appena le mappe
ci metteremmo in fila

ad aspettare

 

Nota biografica

 

L’autrice Rita Stanzione è nata e vive attualmente nella provincia di Salerno. Lavora nel settore dell’istruzione, dopo una formazione pedagogica, completata da studi nell’ambito delle scienze.
Si dedica alla poesia da pochi anni e trova nel segno scritto un canale espressivo molto gratificante. La sua scrittura cerca di sondare il mondo interiore, così come la natura che “ci attraversa” e ci plasma, non trascurando elementi fantastici, onirici e visionari. Le piace osare e sperimentare nuove forme per dare spazio al pensiero. Trova che la poesia sia presente ovunque: basta solo saperla tradurre.
Si diletta anche a comporre haiku e qualche aforisma. Pubblica le poesie in più siti letterari.

Ha ricevuto più riconoscimenti in concorsi letterari, esperienze che l’hanno ulteriormente incoraggiata nel suo percorso d’autrice.
Ha all’attivo alcune pubblicazioni, sillogi di poesie, dal 2012 ad oggi. Sue poesie sono presenti in raccolte di AA.VV. Alcune, tradotte  in altre lingue, in riviste e siti letterari di altri Paesi.

*Versi e biografia ricevuti dirrettamente dall’Autrice.

**Immagine postata dalla Redazione del blog e liberamente tratta dal profilo FB dell’Autrice

Nuova Poesia Futurista, Roby Guerra Fiori della Scienza XXX

LIBRO FIORI DELLA SCIENZA XXX

 

cover FIORI DELLA SCIENZA XXXhttps://www.bookrepublic.it/book/9788899365059-fiori-della-scienza-xxx/

 

Meteo Web Eu

 

 

 

Fiori della Scienza XXX… (La Carmelina edizioni, eBook) Poesie di Roby (o Roberto) Guerra, futurista, dal 1985 al 2015. 30°ideale anniversario compleanno… della nuova poesia futurista di cui l’autore è protagonista nel futurismo contemporaneo e che ripropone in chiave digitale dopo l’edizione cartacea del 2000. Aggiornata con due nuove raccolte, Il Canto di Hal 9000 e Lotta amata x il futurismo (dedicato al futurista americano Zoltan Istvan) . “A che serve scrivere se non è dinamite?” divinava Nietzsche: e Guerra conferma l’iconoclastia perturbante di Marinetti e i futuristi storici, riformulando le parole in libertà in versi microchip e ultraminimali al passo con l’era prima elettronica nascente e oggi post Internet. Un inno 3.0 alla poesia come scienza, in orizzonti neuromantici e translirici. “Ninna Nanna Robot…”.

 

 

 

Poesia e Scienza: “I Fiori della Scienza ” di Roby Guerra

…estratto da Meteo Web eu

 

 

 

Ninna Nanna Robot..”… il primo testo in assoluto scritto e tradotto. anche in linguaggio binario! Il critico Riccardo Roversi (Come riportato anche graficamente nel libro digitale) ha già segnalato l’autore tra i più importanti poeti futuristi degli ultimi 30 anni dalle colonne de Il Resto del Carlino. La retrospettiva appare assai interessante in tal senso: le raccolte degli anni ’80 alla luce del divenire storico e del 2000, sembrano effettivamente “profetiche”, intuizioni che confermano l’artista come (secondo McLuhan) antenna della storia o persino, alla luce ad esempio di ricerche recenti (ad esempio di L. Zemer e S. Zeky, La Bella e la Bestia. Arte e Neuroscienze , Laterza, o dello stesso Vitaldo Conte, docente Belle Arti di Roma, Pulsional Gender Art, Avanguardia 21) della dimensione estetica e d’avanguardia in particolare come in certo senso via parallela alla conoscenza scientifica del cervello o la mente umana….

 

 

 

VIDEO-TRAILER  CORRADO GOVONI FUTURISTA 50 POESIE ELETTRONICHE


OGGI HO VISTO DIO da “Come polvere di cassetti… mentre gli Angeli danzano per l’universo” ( di Zairo Ferrante per David and Matthaus ed. 2015 )

OGGI HO VISTO DIO

 

senza-tetto1-300x213Oggi ho visto Dio

dentro l’ingranaggio

della ruota della vita

poco oleata a denti

stretti e ben serrati.

Dio rideva nel sorriso

fermo, rosso e vero

al semaforo dell’incrocio

tra via morte e malattia.

Eppur oggi ho visto Dio,

quando ho appreso ch’Egli

non diverso era da me.

Quel me ch’ogni mattina,

di sottecchi, guardo in faccia

nello specchio, colle mani

appoggiate al lavandino.

E quando oggi ho visto Dio

mi sono accorto che mai

l’avevo fissato dritto

e scrutato negli occhi.

E così l’avevo rinnegato

per tutto il tempo e

nel tanto, infinito, tempo

in cui dall’uomo mi ero

allontanato, come mosca

con la carta appiccicosa.

Ma oggi, finalmente,

l’ho trovato questo Dio

che dell’uomo s’è vestito.

Con cravatte di pietà

e calzini d’umiltà…

Lui, proprio Dio, Uno,

Trino e Infinito che,

imperterrito, séguita

a radersi la faccia

ogni singola mattina

in infiniti specchi che,

sparsi per il mondo,

volti umani, per magia,

continuano a riflettere.

E davvero… oggi,

te lo dico, ho visto Dio.

di Zairo Ferrante

da “Come polvere di cassetti… mentre gli Angeli danzano per l’universo”

( ArteMuse divisione di David and Matthaus editore 2015 )

http://www.ibs.it/code/9788869840548/ferrante-zairo/come-polvere-cassetti.html

Descrizione

L’opera, che possiamo definire una raccolta di “versi, pensieri e speranze”, si divide in quattro parti. La prima è rappresentata da una breve “auto-presentazione” con la quale l’autore cerca di entrare in sintonia con il lettore. La seconda parte è formata da una raccolta di componimenti nei quali il poeta affronta svariati temi incentrati sull’Uomo e sulla sua soggettività che, lentamente, tende sfumare nell’oggettività e nell’universale. La terza parte è rappresentata da un breve saggio nel quale chi scrive si interroga sui suoi difetti, quasi a domandarsi: “È poi così difficile essere migliore?”. La quarta e ultima parte è composta da liriche incentrate sulle grandi Virtù, intese come obiettivo e premio a cui tendere nel corso della vita. La poesia si confonde con la preghiera e diventa intimo dialogo con gli “angeli”, esseri divini, sempre attenti e vicini alle faccende umane, dispensatori di valori positivi.

*FOTO POSTATA DALLA REDAZIONE DEL BLOG E LIBERAMENTE TRATTA DA: http://www.piazzagrande.it/giornale/2014/06/giovani-senzatetto-emergenza-europea/

Eppure, mentre la tua ombra sorge… di Giancarlo Fattori

spice-paintings-550x439Eppure, mentre la tua ombra sorge,

 

io mi scocco dal tuo arco, e trafiggo

 

la terra, nel silenzio di rami intrecciati.

 

Il magma ti scorre sottopelle, fluisce

 

tracciando nel mio tempo petali di cenere.

 

Struggimento. Finestre a forma di volto.

 

Riflessi, sulla superficie calma delle cose.

 

Tu sei un’immagine austera, oltre quella porta,

 

un paesaggio di acque e pietra in cui rimango

 

a scrutare le scogliere, gli orizzonti,

 

sospirando con la pelle percossa da un brivido.

 

Un suono sei tu, la sorgente dipinta sui vetri.

 

**Versi ricevuti direttamente da Giancarlo Fattori: https://www.facebook.com/Giardini-Profumati-percorsi-rock-tra-luci-e-penombre-543502942466928/

**Quadro: “Spicy night by Kelly McCollam” ottenuto con le spezie, postato dalla redazione e liberamente tratto da: http://vitadaspezie.blogspot.it/2015/03/dipinti-fatti-di-spezie.html

Somiglianze…. versi del “cantore della natura umana”, Carlos Sanchez.

Somiglianze

di Carlos Sanchez

OLYMPUS DIGITAL CAMERAVa e viene 
sfidando quella legge 
che conosciamo 
resiste 
con suo corpo senza ali 
con la sua gialla certezza.
con suo destino marcato. 
Magari il vento 
gli diede coraggio 
magari il calendario 
che ignora.
Non sa 
che compie il suo destino 
che lancia un segnale silenzioso 
a noi 
che siamo foglie 
di un albero simile
appena più resistente
a un cambiamento di stagione.

Novembre, 2015

Semejanzas

Va y viene
desafiando esa ley 
que conocemos
resiste
con su cuerpo sin alas
con su amarilla certeza.
con su destino marcado
Quizás el viento
le dio coraje
quizás el calendario
que ignora.
No sabe 
que cumple su destino
que lanza una señal silenciosa
a nosotros
que somos hojas
de un árbol parecido
apenas más resistente
a un cambio de estación.

Noviembre, 2015

*Versi ricevuti direttamente da Carlos Sanchez tramite social network.

**Foto farfalla-foglia postata dalla redazione del blog e liberamente tratta da: http://www.casadellefarfalle.unict.it/ita/lepidotteri/charaxinae/consulfabius.htm

Tu sei come lo sciabordio delle onde:… di Giancarlo Fattori.

12111959_704105069723620_8128466426676308927_nVoce poetica, sensibile, attiva e soprattutto umile. Non ama vendersi o, peggio ancora, svendersi. Questo è Giancarlo Fattori. Un Poeta rimasto sempre fedele a sé stesso. Un Uomo che ha ricevuto il dono del sapersi ascoltare e del sapersi spiegare.

Leggete i suoi versi e sarà un po’ come guardarsi allo specchio.

ZF

  • Tu sei come lo sciabordio delle onde:

ti propaghi su terrazze sonore,

su visioni d’un immoto imbrunire.

Smesse le stagioni, subentrano gli anni.

Un bordone tu sei,

e velluto è il cielo,

cristallo è la luce,

refoli di vento è il tempo,

roccia è il buio.

Sopra te lo scorrere dei giorni si solidifica.

Sotto è sabbia nera, un’era fa fu vulcano,

di scorze di fuoco che ancora scorrono, imprigionate.

Di fronte il sonno: che tuttavia fa d’ogni sogno una magia,

 ruscello che si fa avviluppare da antichi tappeti di ghiaccio.

Mare, ma dalla forma di pietra alla deriva,

la cui armonia è immutabile nello spazio.

C’è ancora tempo, per destarsi.

Non ce n’è abbastanza, per completare la musica.

Essa, come te, freme, inesausta.

 

*Versi ricevuti direttamente (giancarlo fattori, 2015)

Dài Girolamo Melis… in questo week-end prefestivo il dinanimismo ti segue

PAROLE DEL 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015…….

di Girolamo Melis

1361188059Ho conosciuto Alberto. 
Meno di trent’anni, incidentato, su sedia a rotelle 
e fa fatica a muovere anche il collo e le braccia. 
Si appassiona al discorso filosofico, 
si accalora e sembra sciogliersi, liberarsi. 
S’inganna chi lo ritiene appagato da quella sua 
libertà della conoscenza. 
Lui vuole fare l’amore. 
Ho conosciuto Saverio. 
Accetta che gli si costruisca intorno 
una specie di mito della forza, della bellezza fisica. 
Anch’egli incidentato, si mostra sorridente 
e virile. Vive la cultura del “modernismo milanese”, 
la moda, il disegno. 
Non appena resta solo in casa gli sembra di morire. 
Perché vive per farsi accettare come normale. 
Attira e cattura. Una star gli si è avvicinata 
E ha giocato con lui. 
Però Saverio è rimasto solo 
E quasi benedice i dolori fisici alla colonna vertebrale 
per attutire il Dolore vero.
Ora la Star è diventato lui. 
Ho conosciuto Rajid.
Era “spezzato in due”. E’ la case history vivente 
D’appassionato “prendersi cura” di un medico. 
Intorno a lui un giovane medico milanese 
ha costruito un progetto 
che oggi è una cosa molto seria. 
Rajid si è sposato con una ragazza di casa sua, 
hanno avuto un figlio. 
Ha casa e lavoro. 
Non gli ho mai visto il viso sereno: 
non si vuole mai far vedere da macchine fotografiche 
né interrogare come miracolato. 
Non si sente miracolato.
Ho conosciuto Valentina
un capo
una sapiente ellenica
se non fosse dilà dallo Stretto
sarebbe una Mulier Salernitana. 
Ho conosciuto Daniela. 
E’ perennemente in guerra con la sedia a rotelle 
e con gli uomini. 
Deve avercelo lei più lungo. 
Deve salire in cima. 
Deve sedurre e mollare. 
Ha riconoscimenti pubblici. 
Sento che preferisce essere “invidiata” che compatita. 
Ce la mette tutta anche per farsi odiare. 
Ma vorrebbe soltanto essere amata e amare. 
Ho conosciuto Alessio di Vicenza. 
Seducente, si direbbe bellissimo, atletico. 
Inchiodato alla sedia, continua a fare sport, 
soprattutto difficili. 
E’ stato sedotto dalla forsennata Egle, 
che l’ha concupito, sedotto e accasato. 
Vivono di pubblici abbracci 
e di complessi intrecci malinconici. 
Questa loro sfida della performance 
li ha portati da vari mesi alla determinazione 
di avere un figlio loro a tutti i costi. 
Ho conosciuto Mafalda, la più giovane, 
principessa della Vallée. 
Non vuole stare sulla sedia a rotelle. 
Vuole farsi vedere in piedi. 
Vuole muoversi alla stessa identica 
velocità dei suoi desideri. 
Anche lei è in perenne sfida di normalità, 
anche lei si propone come ragazza tra i ragazzi, 
però nessuno la incoraggia a partecipare 
alle gite scolastiche. 
Perché tanto attrae come “normale” 
tanto scoraggia come “peso a carico”. 
E allora le ho detto 
detto hatto 
“Mafalda, fallo tu il tuo tour operator
e inviti chi ti pare a partire da te”.
Ho conosciuto Alessio, 
il mio giovane amico fiorentino, 
furibondo, intollerante, accanito 
nella sua speranza armata di tornare in piedi, 
a camminare, a scopare, a correre. 
Non mente, ahimé, mai. Perciò i suoi giorni 
e le sue notti non trovano soddisfazione 
né nell’intelligenza né nello star bene con gli amici. 
Si nutre di verità.
Dio quanto gli garba la fica. 
Se ognuno di noi facesse bene alla sua vita 
quanto la sua vita fa bene a me, 
Alessio sarebbe già tornato da tempo 
a tuffarsi in mare. 
Ho conosciuto Paolo, 
il primo, forse l’unico chirurgo paraplegico. 
Tra i migliori oncologi, 
attraente, brillante, furioso con chi si lamenta. 
Ogni volta che sente la parola “problemi” 
Gli viene voglia di menare le mani. 
Ma finisce col sorridere. 
“Mi dovete spiegare, dice, 
che cosa significa problemi! 
Se sono riuscito io a diventare chirurgo e 
ad operare tutti i giorni 
ed essere perfino bravo e stimato, 
mi dovete spiegare dove sono i problemi?! 
Non ci puoi riuscire anche tu?! 
E se tiri fuori la storia delle barriere 
Mentre io passo lì davanti, ti stendo con la macchina…” 
Ho conosciuto Fabrizio 
ho conosciuto Loredana 
ho conosciuto Kolambus 
ho conosciuto “Giuduro” 
hoconosciuto Rodolfo

ho conosciuto Maria 
ho conosciuto Quirino 
ho conosciuto Valentina 
ho conosciuto Cinzia 
ho conosciuto Yasmin 
ho conosciuto Ida 
ho conosciuto Tommaso 
ho conosciuto Rodolfo 
ho conosciuto Luca 
ho conosciuto Olena 
ho conosciuto Davide 
ho conosciuto CarloMaria 
ho conosciuto Franco 
ho conosciuto Mara 
ho conosciuto Roumi 
ho conosciuto PaoloOsiride 
ho conosciuto Livia 
ho conosciuto Giada 
ho conosciuto Roberto 
ho conosciuto Barb 
ho conosciuto Paolo 
ho conosciuto Raffaele 
ho conosciuto fighissima Rachele
e conosco i tantissimi 
che non ho mai incontrato. 
Ho conosciuto altre persone 
che si trovano davanti ad altre barriere 
e ho imparato che 
– più le barriere sono invisibili – 
più vengono rese invalicabili. 
E ho imparato a diffidare di me stesso 
ogni volta che per distrazione 
o per cecità o per natura o per cultura 
mi sono concentrato sulle 
barriere somiglianti ai normali ostacoli, 
e a dimenticare 
– ma soprattutto a scordare – 
la mia azione quotidiana 
per considerare inesistenti 
e insignificanti 
le barriere invisibili.

Peggio ancora, 
a considerarle barriere sociali, politiche, 
architettoniche, tecniche, progettuali. 
Pur sapendo che la barriera 
ce la portiamo dentro, 
incorporata, connaturata nella nostra 
umana natura. 
I momenti più difficili sono quelli 
in cui io, che ho così stima di me, 
mi faccio orrore. 
Però, però… 
Quando questa medesima 
sensazione di orrore mi prende, 
è allora principalmente che diffido di me. 
E mi stacco la tagliola dai piedi. 
Perché non voglio somigliare 
alla mia Umana natura 
e assolvermi, e perdonarmi, e giustificarmi 
in virtù dell’umanissima arte del vivere. 
E rifiuto di farmi orrore. 
Non voglio darmi questo sofisticato alibi, 
non voglio sottomettermi a questa 
comunissima strategia fatale: 
“Eh, sai com’è…fratello… 
così va il mondo… così siamo fatti…” 
E via blaterando, cioè assolvendoci 
d’egoismo e quant’altro. 
No, non mi faccio orrore, 
voglio piacermi, voglio provare piacere 
e piaceri, voglio scegliere la bellezza 
e farmi scegliere dalla bellezza. 
Voglio guardare per vedere. 
E voglio vedere per guardare. 
E voglio avvicinarmi per toccare. 
Muovere le labbra per esprimere 
e farmi sentire. 
Voglio spernacchiare 
gli abbracci televisivi e sociali 
e democratici e solidali 
e scegliere la carezza 
la carezza che indugia sulla pelle 
che stringe e che dà tempo ed elettricità 
sufficienti ad essere sentita 
a diventare corpo e rossore. 
E poi voglio pronunciare parole a caso 
ma a condizione che siano scandalose 
al punto da far ridere 
e sghignazzare 
gridare “PA!!!” e altri nonsense 
per muovere uno sguardo 
e un sopracciglio e magari 
farmi stritolare senza restare lì ammosciato 
ma stritolare anch’io. 
Poi voglio capire se a te fa bene lavorare 
perché riesco a scoprirti 
e perché guardandoti lo vedo, lo vedo che saresti 
molto capace a fare una certa cosa 
ma finché nessuno ti guarda non lo saprà mai 
e tu non la potrai fare mai. 
E allora voglio darmi da fare 
per trovarti lavoro, 
e voglio diventare io stesso capace 
di trovare lavori e gente e aziende 
che neanche si immaginano quanto sarebbe bello
e conveniente e redditizio 
farti lavorare e lavorare con te, 
e quanto la tua presenza farebbe bene 
alla produzione, e quanto aumenterebbe 
il ritmo e il piacere lavorativo degli altri… 
e poi vorrei darti un’occhiatina di nascosto, per beccarti quando 
– convinto che nessuno ti veda – ti freghi le mani

e ridacchi perché sei meglio degli altri. 
E il padrone della baracca si vanta di te, 
poi va in giro a cercarne altri come te, 
e poi – la simpatica carogna – riceve qualche riconoscimento 
per quanto è stato buono. 
E poi gli picchietterei sulla spalla 
e lo costringerei a guardarmi negli occhi, 
e allora lui sarebbe contento d’essere stato svelato 
e direbbe sorridente: 
“Macché buono! Sai che ti dico: 
mi sembra d’essere diventato più bello!” 
E poi bisogna continuare. 
Perché domani mattina è più importante di oggi, 
e niente è bello per sempre 
tranne la Bellezza.

http://www.girolamomelis.it/2015/10/parole-del-2005-2006-2007-2008-2009.html

Roby Guerra da AsinoRosso: buon compleanno Cecchini RossoTrevi!!!

fontana-di-trevi-rossa_original-2In questi giorni, 19 ottobre, anniversario compleanno per … Graziano Cecchini e la sua celebre performance cosiddetta de La Fontana Rossa che per la prima volta riportò alla ribalta internazionale il Futurismo negli anni duemila.

Da quella data molti zampilli memi … sono decollati per il Futurismo contemporaneo: varie pubblicazioni in Italia, la grande mostra retrospettiva di Vivien Greene in Usa  al Guggenenheim Museum del 2014, il futurismo è tornato in auge almeno in certa misura anche in Italia e nella cultura contemporanea.  I media e certa storia dell’arte continuano a medit-azioni per cosi dire e molte iniziative ancora soprattutto storicizzanti  e diversamente museali, ma poco importa dal punto di vista oggettivo e scientifico (si sa… storici e critici non sono scienziati ma al massimo diversamente giornalisti culturali): la storia di RossoTrevi stessa esemplare in tal senso. La sua azione performativa storica sul serio, segnalata in tutto il mondo, persino dal New York Times, e poi Cecchini stesso in un raro e celebre catalogo (unico artista italiano) internazionale  proprio la Fontana Rossa, da molta critica italiana è ancora considerata come una quasi boutade situazionista. Come spesso abbiamo invece scritto, roba da Christo, Basquiat lo stesso Andy Warhol e in certo senso l’ultima grande opera futurista stretta, tutt’oggi ineguagliata.  Per l’arte contemporanea italiana, piaccia o meno, Graziano RossoTrevi… allo stesso livello dei vari Catellan… proprio per La Fontana Rossa e anche altre “inferiori” ma rilevanti successive azioni futurista, Piazza di Spagna, Free Tibet,  Rock Futurismo a  Firenze con i Marmi di Carrara riformattati i certo senso, il convegno Futurismo alla Biblioteca Gramsciana a cura di Giuseppe Manias, lo stesso Centenario del Futurismo di Ferrara del 20 2 2009, segnalato anche da RaiDue in tempo reale (19 2 notte con Graziano in particolare…), Transvision 2010 con i transumanisti.  Più recentemente Cecchini è tornato con ottimi risultati alla pittura contemporanea pura e diverse mostre, al passo con gli stessi Fiore, Lodola e altri futuristi visivi attuali.  Insomma, da Palazzeschi a  RossoTrevi la fontana futurista ha già segnato il nuovo futurismo del nostro tempo. Quanto a storici  e critici, alcuni anche d’area, i verifuturisti artisti, come noto, non li prendono mai sul serio, da Marinetti stesso in poi. Il resto è la solita Italia ancora passatista, ma questa è un’altra anti-storia!

Roby Guerra da: http://www.asinorosso.it/graziano-cecchini-rossotrevi-la-fontana-rossa-futurista-2007-2015/

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