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Il dinanimismo sostiene il restauro della Reggia del Carditello …da gioiello del Regno delle Due Sicilie ad ostaggio della camorra.

Reggia-di-Carditello-768x465Con questo breve post/rassegna è mia intenzione sostenere e pubblicizzare un importantissimo lavoro di restauro, che si pone come obbiettivo quello di restituire ai Campani e a tutti gli Italiani la Reale tenuta di Carditello.

Una grandissima e maestosa Opera d’Arte ignobilmente abbandonata al suo destino, in balìa dei “fuochi”, in quella terra per troppo tempo considerata  di “nessuno” e quindi ritenuta erroneamente persa e/o irrecuperabile.

 

Un segno, questo, di civiltà e di presenza.

Presenza di uno Stato che finalmente sembra ricordarsi che anche Lei, quella “terra di nessuno” – che in un tempo non lontano rappresentava un posto ricco, florido e avanguardista – esiste e deve essere tutelata e protetta insieme a Chi, onestamente ( e sono la maggior parte ), la vive e la “respira”.

Zairo Ferrante

La Reggia di Carditello sottratta alla camorra

7 MARZO 2016ARTE

Acquisizione e progetto di restauro

di Massimo Bray

Dal numero di marzo 2016

La Reggia di Carditello, creata nel 1744 da Carlo di Borbone, che vi aveva impiantato un allevamento di cavalli, sorge a San Tammaro (Caserta), nell’area nota oggi come la Terra dei Fuochi al centro di camorra, rifiuti, soprusi e degrado; un tempo era un territorio fertile dotato di un paesaggio straordinario e unico, in cui si coltivavano e si allevavano diverse e rare specie vegetali e animali.
Carditello faceva parte di un gruppo di ventidue siti (tra i quali la Reggia di Caserta, quella di Portici, la Reggia di Capodimonte e il Palazzo Reale di Napoli) appartenenti alla dinastia reale dei Borbone di Napoli: erano luoghi dedicati allo svago e alla caccia della famiglia reale e dove si sperimentavano nuove tecniche e prodotti agricoli (si pensi, ad esempio, alla mozzarella creata per la prima volta in una fattoria di Carditello).

Ammirata persino da Goethe

L’antico splendore di questa reggia, che fu insieme tenuta di caccia e azienda agricola altamente specializzata, secondo il volere e gli ideali illuministici di re Ferdinando IV di Borbone (1751-1825), è riconoscibile non solo in quello che resta delle sue architetture, giardini e arredi, ma anche perché divenne un modello per le pratiche agricole e zootecniche e si meritò l’ammirazione persino di Goethe… CONTINUA SU:http://www.lindiceonline.com/focus/arte/la-reggia-di-carditello-sottratta-alla-camorra/

Finalmente iniziati i lavori alla Reggia di Carditello. Minacce di morte all’ex ministro Bray

Massimo Bray, ex ministro per i Beni Culturali e oggi direttore dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, è un simbolo della rinascita di Carditello: sotto il suo mandato, infatti, nel gennaio 2014, dopo molte aste andate a vuoto, la Sga (società controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze) ha acquistato all’asta la reggia, per poi trasferirla al Ministero dei Beni e delle attività culturali, avviando un progetto di restauro e valorizzazione del sito.

Durante una visita di Bray alla Reggia di Carditello in restauro è stata ritrovata una lettera minatoria a lui indirizzata:

“Ti avevamo detto di non tornare a Carditello altrimenti saresti morto”.

Intanto la Reggia comincia la sua lenta rinascita.

Lo Stato sembrerebbe esserci per una volta anche qui nella Terra dei fuochi (grazie alla tenacia di persone come Massimo Bray). CONTINUA SU: http://www.artslife.com/2015/08/04/finalmente-iniziati-i-lavori-alla-reggia-di-carditello-minacce-di-morte-allex-ministro-bray/

Dal sito dei Beni Culturali:

La Reale tenuta di Carditello, detta anche Real sito di Carditello oppure, con riferimento alla palazzina ivi presente, Reggia di Carditello, faceva parte di un gruppo di 22 siti della dinastia reale dei Borbone di Napoli posti nella Terra di Lavoro: Palazzo Reale di Napoli, Reggia di Capodimonte, Tenuta degli Astroni, Villa d’Elboeuf, Reggia di Portici, Villa Favorita, Palazzo d’Avalos nell’isola di Procida, lago di Agnano, Licola, Capriati a Volturno, Cardito, Reale tenuta di Carditello, Reale tenuta di Persano, Fusaro di Maddaloni, Selva di Caiazzo, Sant’Arcangelo, Reggia di Caserta, San Leucio, Casino del Fusaro, Casino di Quisisana, Mondragone e Demanio di Calvi.

Questi siti non erano solo semplici luoghi per lo svago (soprattutto per la caccia) della famiglia reale borbonica e della sua corte, poiché, è importante sottolineare, che in alcuni casi costituivano vere e proprie aziende, espressione di imprenditoria ispirata dalle idee illuministiche in voga in quei tempi. Si citano per esempio gli allevamenti della Fagianeria di Caiazzo, la produzione della seta a San Leucio, la pesca al Fusaro, gli allevamenti della Tenuta di Persano e del Demanio di Calvi.
Il Real sito di Carditello è stato consegnato, nel maggio 2016, dal Polo museale della Campania alla Fondazione omonima, nata da un accordo tra il Ministero dei beni culturali e ambientali e del turismo, la Regione Campania e il Comune di San Tammaro.

Allora Dài!!! Diamoci del Tu.

LA POETICA DEL TU

di

Zairo Ferrante

la poetica del tu,zairo ferrante,aldo capitini,dinanimismo,mensile dài,girolamo melisLa ringrazio è stato davvero gentile!!!
Di nulla, si figuri e poi… mi dia del tu.
In queste poche parole è racchiusa tutta la poesia del genere umano.
Mi dia del tu: non un semplice invito, non una semplice richiesta, non una mera cortesia, ma una vera comunione e un messaggio pesantissimo.

L’invito al tu vuole essere un invito ad entrare in sintonia con l’altro, uguale a te.
Chi dice: “mi dia del tu”, sta dicendo: “fai pure, prego, sono un uomo anche io”.
Lo stesso Capitini (Filosofo e maggiore esponente del movimento Nonviolento italiano) attribuiva un’importanza fondamentale all’apertura interpersonale che poteva e doveva nascere dal Tu ed infatti in uno dei suoi scritti Egli affermava: “Oltre il Dio delle opere, sentiamo il Dio dei tu… Ma se il Dio che così si aggiunge alla nostra vita anche più alta, è il Dio che dice Tu a tutti e li vuole in eterno liberati, è chiaro che grande valore della nostra vita ha non solo l’atto creante valori, ma l’atto dei tu ai singoli esseri, quello aperto alla realtà liberata per tutti. Dire tu è atto divino. E così la vita religiosa non è tanto dire Tu con la maiuscola a quel Dio, ma dire tu con la minuscola ad ogni essere.”
Come a dire: non preoccupatevi del rapporto con Dio ma di quello con gli uomini suoi figli, quasi un invito a ricercare la vera essenza Divina nella collettività quotidiana.
Insomma, dare del tu significa sentirsi quel tu, significa trasferire e meglio proiettare la propria anima in quel tu e per quel tu.
Un’evoluzione dell’antico e semplicissimo, ma pur sempre valido, concetto: “Rispetta il prossimo tuo come te stesso”.
Ed è proprio in virtù di questi semplici “valori”, che oggi ri-lancio la mia provocazione e qui, ora,  invito tutti a dare un senso alla poetica del tu.
Il Tu che potrebbe contribuire a rendere migliore il mondo, quel Tu che potrebbe far riscoprire il vero valore d’essere Uomo, quel Tu che potrebbe insegnare il rispetto e smascherare l’orrido.
Non un semplice pronome, ma una poesia.
Non una semplice parola, ma uno stile di vita da abbracciare.
Non una semplice abitudine ma un mezzo per raggiungere la meta.
Sì, proprio quella meta che fino ad oggi è stata sempre mancata dai tanti ” Lei, Signori in cravatta “.

Allora Dài!!! Diamoci da fare.

Zairo Ferrante ( 6-9-2010 )

http://e-bookdinanimismo.myblog.it/tag/saggio%20poetico

**Ora, se vuoi, investi un attimo del tuo tempo e leggi anche questo scritto del giovane Girolamo Melis così forse scoprirai che anche TU puoi: girolamo.melis.it/2012/05/ora-ti-spiego-come-si-fa-ad-essere.html

L’inconsistenza della società: è arrivata l’ora di riscrivere Parmenide?

L’INCONSISTENZA DELLA SOCIETA’ E IL NON-ESSERE CHE DIVIENE ESSERE
( è arrivata l’ora di  riscrivere Parmenide e la filosofia? )
di
Zairo Ferrante

images.jpgNel VI – V Sec. A.C., Parmenide, da Elea, diceva: “ l’essere è e non può non-essere. Il non-essere non è e non può essere ”.
Semplificando: se A è l’essere unico e se B non è A, allora B è il non-essere. Seguendo questo ragionamento, se A si trasforma in B non è più essere ma diventa non-essere e, pertanto, risulta implicitamente negato anche un possibile divenire.
Secondo Parmenide, quindi, esiste un essere che è bello, perfetto, eterno e uguale a se stesso. Un essere che é e che non può mutare in altro senza trasformarsi in non-essere.
Tutto sembra avere un senso, logicamente e moralmente corretto ma, se esaminiamo la nostra odierna società, tutto cambia.
Crollati tutti i princìpi, morti tutti i miti, nulla di quello che ci circonda – sia esso un bene materiale o immateriale – è eterno, immutabile e uguale a se stesso.
Tutto – dietro la spinta delle mode, sotto la pressione del mercato e dell’economia, trainato dal capitalismo, dai media e dalle tendenze del momento  – è destinato a mutare.
Ed ecco che il non-essere, influenzato dai suddetti fattori – che per convenzione inizieremo a chiamare Forza X -, si trasforma in essere per poi ritrasformarsi, sempre a causa della Forza X, ancora una volta in non-essere.
Ovviamente, questo non-essere che diventa essere, non è certo un qualcosa che esiste, pertanto non lo possiamo neanche intendere come il “divenire”, come “ il tutto scorre ” di Eraclito. Il quale si riferiva alla realtà, a un qualcosa di reale e esistente, che, pur mutando, continuava comunque a essere reale e quindi a esistere.
Un esempio per chiarire il tutto potrebbe essere proprio quello delle mode.
Immaginiamo un determinato indumento che, sotto la spinta della Forza x, diventa di tendenza.
Beh, è facile intuire come questa tendenza del momento, proprio perché mutevole, temporanea e mai uguale a se stessa, è non-essere.
Eppure, chi l’abbraccia e la segue, pur non esistendo come singolo ma solo come numero uniformato ai tanti dalla Forza x, finisce per sentirsi parte del tutto, finisce per essere “di tendenza”. Anzi, diventa l’essere.
Poi, quando la Forza x, per ovvie ragioni economiche, si esaurisce e dirotta la sua attenzione su altro, l’essere diventa “vecchio” e, non per suo volere perché in realtà questo essere non esiste e quindi non può essere dotato di libero arbitrio, si ritrasforma in non-esser, in attesa che la Forza x  compia un nuovo miracolo, trasformando un altro non-essere in essere.
Ecco che, volendo provare a riscrivere Parmenide, si potrebbe tranquillamente enunciare una nuova formula che suonerebbe, più o meno, così:
Il “non-essere”, esposto alla Forza X, diviene “essere” inesistente che, sempre sotto l’azione della Forza x e dopo un Tempo indeterminato y, ritorna a essere “non-essere”.
Certo, tutto ha meno senso di prima, ma, purtroppo, questo è quanto.
E mi raccomando, ora non soffermiamoci a riflettere troppo su quanto appena detto, altrimenti potremmo essere pervasi dalla malsana voglia di chiamarci fuori dal sistema non-essere/essere e, così facendo, saremmo costretti a rivedere anche il “cogito ergo sum” del buon Cartesio.
Perché è chiaro, la “Forza x”, che nel frattempo sta meditando il golpe a Dio, impone anche un’altra regola: chi pensa, pur esistendo, non è e non deve essere.

14 – Agosto – 2001
Zairo Ferrante

Il Poeta non deve essere un artista ma un Uomo tra gli Uomini: il dinanimismo nelle parole del grande poeta Rainer M. Rilke.

il poeta,dinanimismo,parole di rilke,poesia,avanguardia,umanità, lettere a un giovane poetaPoche parole per ribadire un concetto portante del Dinanimismo: ” non c’è poeta e non esiste poesia che non sia fatta tra gli uomini e per gli uomini “.

Ecco che, a tal proposito, riproponiamo di seguito un estratto dell’ultima lettera che Rainer Maria Rilke scrisse al giovane, ufficiale e aspirante poeta, Kappus:

Parigi, Santo Stefano del 1908

Sì, mi rallegro di sapervi in questo mestiere stabile, con questo grado, questa uniforme, questo servizio, tutte cose tangibili e ben delimitate. In una simile cornice il vostro mestiere, esercitato su una truppa poco numerosa, e isolata anch’essa, assume un carattere di gravità, di necessità; non è più il gioco o la perdita di tempo della carriera delle armi, è un impiego vigilante che non solo non contraria la personalità, ma la fortifica. Un modo di vita che, a intervalli, ci provoca e ci oppone a grandi cose della vita: ecco quello di cui noi abbiamo bisogno.
Anche l’arte non è che un modo di vita. Ci si può preparare a essa senza saperlo, vivendo in una maniera o in un’altra. In tutto ciò che risponde a qualcosa di reale le siamo più prossimi che in quei mestieri che non si fondano su nulla della vita, mestieri detti artistici, i quali, scimmiottando l’arte, la negano e la offendono. Così è ad esempio del giornalismo, quasi di tutta la critica, di tre quarti di ciò che si chiama o vorrebbe chiamarsi letteratura. In una parola, mi rallegro che abbiate evitato tali vie e che siate solitario e coraggioso nella rude realtà. Che l’anno che viene vi mantenga su questa via e vi fortifichi.

Sempre vostro

Rainer Maria Rilke

* Estratto postato liberamente dalla Redazione del Dinanimismo e tratto da: ” Lettere a un giovane poeta ” R. M. Rilke ( Nova Delphi editore ) http://www.amazon.it/exec/obidos/ASIN/8890514922/viagingerm-21

**Foto e biografia di Rilke: http://it.wikipedia.org/wiki/Rainer_Maria_Rilke

PARTE DEL RACCONTO INTRODUTTIVO DE “I BISBIGLI DI UN’ANIMA MUTA” di Zairo Ferrante ( CSA – editrice 2011)

9788896703526.jpg<<Caro, mio Nonno!>> esclamò il giovane soldato. <<La mia
disperazione è dovuta al fatto che, in base a quanto mi è
possibile calcolare, ritengo sia difficile, se non impossibile,
restituire l’Anima all’uomo del mio tempo.
Potrò riportare in avanti tutti i romanzi, tutti i poemi e tutte le
poesie della storia, ma ormai ho paura che nessuno sarà in
grado di spiegarne il vero senso, le verità nascoste in esse,
l’essenza profonda di questo cumulo di parole.
Temo sul serio che l’anima sia perduta, perduta per sempre
nel senso della poesia, nella magia di un verso, nei righi di un
romanzo che nessuno potrà più spiegare e nessuno potrà più
capire.
Il modo, l’approccio, l’abitudine e la pazienza a ricercare la
vita e il cuore nelle parole si sono smarriti e con essi si è perso
anche il senso delle parole stesse, che risultano un inutile
susseguirsi di caratteri vuoti che non nascondono nulla e non
insegnano nulla a causa dell’incapacità dell’uomo nuovo di
coglierne il senso profondo.
Prego te ed i tuoi fratelli affinché salviate quest’anima,
affinché custodiate queste poesie e il loro significato
profondo… se vi sta a cuore il destino dei vostri figli.
Se volete davvero proteggere i vostri nipoti.

*Florilegio number one dinanimista per il promotore Zairo Ferrante, sintesi essenziale dei primi anni della nuova poetica: dal 2009, esperimento letterario, neoumanista e postavanguardia, già rilanciato -per la cronaca- da Style il mensile inserto de Il Giornale, a cura di Girolamo Melis, e dalla prestigiosa rivista poetico-culturale Isola Nera, diretta dalla celebre poetessa sarda Giovanna Mulas.

*Nota critica di Roberto Guerra tratta da: http://thefuturist.splinder.com/post/25025612/il-libro-del-dinanimismo-zairo-ferrante-i-bisbigli-di-unanima-muta

Note per l’acquisto:

A parte quelle librerie che hanno copie in conto deposito, il libro può essere acquistato o ordinato in tutte le Librerie fornendo il titolo e l’autore, e, se richiesto dal libraio, indicando uno dei seguenti Distributori nazionali: CSA PROMODIS (www.csapromodis.it) – EDIQ Distribuzioni (www.ediq.eu) – LS Distribuzioni (www.lsc.it).

Per ordinarlo alla CSA PROMODIS si può telefonare o mandare un fax al numero 080 4030109, o inviare una e-mail a ordini@csapromodis.it o compilare il modulo d’ordine su www.csdapromodis.it .

Il libro è anche acquistabile su tutti i maggiori siti specializzati online: www.ibs.it, www.unilibro.it, www.lafeltrinelli.it, ecc.

**Per acquistare il libro ora, accedere sito: AUTORI ITALIANI

** Per maggiori info sull’Autore: http://zairoferrante.xoom.it/

( CARATTERISTICHE VOLUME: Raccolta di saggi, racconti e versi intorno alla poesia – pagine 90 – prezzo 10,00 euro cod. ISBN: 978 – 88 – 96703 – 52 -6 )

 

 

 

 

Il Prof. Vecchioni dà lezioni di “dinanimismo” al festival di Sanremo 2011

kenya002_s.jpgQui, tra i link del dinanimismo, si lotta per una nuova Poetica, si combatte per la poesia della gente. Si cerca d’esortare i Poeti, affinchè “costruiscano” versi per l’Uomo, parole che lo costringano a riflettere e che lo sospingano verso il cambiamento. Sono convinto che le cose possono cambiare anche, se non soprattutto, con la forza della “Voce”. La voce di un popolo che è ancora in grado di farsi delle domande. Forse sono un illuso, ma poco importa, perchè sono sicuro di non essere il solo. Ecco che in tale contesto mi sembra doveroso sottolineare la grande Poesia che il Prof. Roberto Vecchioni ha presentato al festival di Sanremo 2011. Una canzone coraggiosa, parole che costringono a riflettere e che donano  speranza per il futuro. Una vera opera umanistica. Una grande dichiarazione d’amore verso l’Uomo e il suo pensiero. Probabilmente Vecchioni non lo sa ancora (e forse non lo saprà mai) ma, dopo questo capolavoro, nel mio cuore Lui è già dinanimista.

Perchè il suo è anche il mio sogno, quello di “difendere questa umanità restasse un solo Uomo”.

Perchè la sua è anche la mia speranza, “Che questa maledetta notte dovrà pur finire, perché la riempiremo noi da qui di musica e di parole”.

E tutto questo, miei cari Amici, cortesemente, “chiamatelo ancora Amore”.

Zairo Ferrante

*****

*Testo Roberto Vecchioni Chiamami ancora amore

E per la barca che è volata in cielo
che i bimbi ancora stavano a giocare
che gli avrei regalato il mare intero
pur di vedermeli arrivare;
per il poeta che non può cantare
per l’operaio che non ha più il suo lavoro
per chi ha vent’anni e se ne sta a morire
in un deserton come in un porcile
e per tutti i ragazzi e le ragazze
che difendono un libro, un libro vero
così belli a gridare nelle piazze
perché stanno uccidendo il pensiero;
per il bastardo che sta sempre al sole
per il vigliacco che nasconde il cuore
per la nostra memoria gettata al vento
da questi signori del dolore
Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
Che questa maledetta notte
dovrà pur finire,
perché la riempiremo noi da qui
di musica e di parole;
Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
In questo disperato sogno
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
anche restasse un solo uomo
Chiamami ancora amore
Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
Perché le idee sono come farfalle
che non puoi togliergli le ali
perché le idee sono come le stelle
che non le spengono i temporali
perché le idee sono voci di madre
che credevano di avere perso,
e sono come il sorriso di Dio
in questo sputo di universo
Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
Che questa maledetta notte
dovrà pur finire,
perché la riempiremo noi da qui
di musica e parole;
Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
Continua a scrivere la vita
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
che è così vera in ogni uomo
Chiamami ancora amore
Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
Che questa maledetta notte
dovrà pur finire,
perché la riempiremo noi da qui
di musica e parole;
Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
In questo disperato sogno
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
anche restasse un solo uomo
Chiamami ancora amore
Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
Perché noi siamo amore.

*Testo tratto da: http://www.sdamy.com/roberto-vecchioni-chiamami-ancora-amore-sanremo-2011-13871.html

**foto tratta da: http://www.vecchioni.it/roberto/biografia/

 

 

E’ DI CESARE PAVESE IL PRIMO SAGGIO DEL DINANIMISMO?

cesarepavese.jpgDa tempo, con il dinanimismo, sostengo l’importanza di una Poesia e di un’Arte rivolta all’Uomo, ritenendole, innanzitutto, pure ed essenziali voci ed espressioni dell’anima. Sin dalla sua nascita, il movimento ha esortato il Poeta e l’Artista a rivolgere all’Uomo il proprio lavoro, che, servendosi di linguaggi semplici ed immediati, ha il compito di accompagnarlo e sostenerlo attraverso il suo viaggio nel “divenire”. Poesia ed Arte intese come spinta verso una vera rivoluzione delle anime e come arma contro la superficialità. Poeti ed Artisti che lavorino per l’Uomo e sopratutto con l’Uomo.

Parole, quelle del dinanimismo, forse dimenticate ma, sicuramente, non nuove e, a conferma di ciò, di seguito vi ripropongo uno scritto del grande Maestro Cesare Pavese, segnalatomi dal poeta argentino Carlos Sanchez, che qui sinceramente ringrazio.

Il saggio in questione s’intitola “Ritorno all’uomo” ed è stato pubblicato sull’Unità di Torino nel 1945. Non un semplice scritto, ma una vera e propria professione d’Amore nei confronti dell’Uomo e della sua Dignità. Non un semplice articolo di giornale ma un profetico invito rivolto soprattutto ai Poeti, affinché finalmente si decidano, con serenità e per completezza d’animo e di obiettivo, a tendere il proprio cuore all’anima dell’Uomo per salvare l’anima del Mondo e per raggiungere il proprio, e tanto desiderato, “nirvana” artistico.

Parole che, se contestualizzate con la dovuta umiltà, possono tranquillamente essere considerate il primo vero manifesto poetico del Dinanimismo…

Zairo Ferrante 13-2-2011

…*Per leggere l’artico in versione integrale, compreso l’originale “Ritorno all’uomo” del Poeta Pavese accedere al sito: GUMWRITER

Che fine ha fatto la dignità dell’Arte-Cultura?

250px-Lorenzo_de_Medici.jpgDi seguito riporto una lettera del grande Poeta Beppe Costa, pubblicata sul sito dell’Artista, altrettanto grande, Giovanna Mulas (pluricandidata al premio Nobel e vincitrice di oltre 50 premi Nazionali ed Internazionali). In questo sito, voce libera di Arte e Poesia, la voglio riproporre, ed ovviamente sottoscrivere, nella sua versione integrale; non solo per i sentimenti di sincero affetto ed indiscussa stima che nutro nei confronti di Beppe Costa, Maestro, tra Pochi, della poesia contemporanea, e di Giovanna Mulas, grande Donna ed emblema di dignità, prima ancora che grande Scrittrice ed Artista. Ma anche perchè, disidererei che chiunque la leggesse, per caso o volutamente, si interrogasse non tanto sul perchè, ma sul come sia possibile che, in un Paese definito civile e “sviluppato” come il nostro,  la Cultura, l’Arte e l’Uomo Artista vengano, oggi, rilegati ai margini dalle Istituzioni e dal potere, quando per secoli hanno rappresentato una risorsa (tra l’altro immensa) sia per l’Italia che per il Mondo intero?
Quale futuro può avere un Paese in cui la figura del Professore scolastico e non, a cui spetta il compito di creare gli Uomini del domani, viene sistematicamente  svalutata, violentata ed emarginata proprio da quelle Istituzioni e da quel potere che dovrebbero, invece, valorizzarla e proteggerla?
Io stesso, e purtroppo come me tanti Altri, spesso ci ritroviamo a constatare ed  affermare, che chi intraprende una carriera di Studi Classici, in Italia, è costretto a non poter fare ed essere quello per cui ha studiato, sgobbato e sudato. 
Quindi, contro questa svalutazione istituzionale dell’Arte e contro questo “omicidio legalizzato” della Cultura, io (con dignità, umiltà  e controcorrente) reclamo il mio diritto ad eleggere “Manifesto in difesa dell’Arte e della Cultura” la seguente lettera, affinchè, nel XXI secolo, non esistano più “casi” come quello “Alda Merini”, ma solo Artisti e Poeti come Alda Merini.
Zairo Ferrante
(dal movimento Dinanimista)
29-12-2010 
LEGGE BACCHELLI PER GIOVANNA MULAS!

di Beppe Costa

Raccolgo gli appelli che arrivano da poeti e scrittori:
Giovanna Mulas scrittrice sarda ha bisogno di tutti noi. Sosteniamo cosi’ come fu fatto per Alda Merini che ha ricevuto il sussidio come scrittrice dopo infinite traversie e appelli in eta’ assai avanzata.

Caro Presidente, per dirla alla Gaber, sono orgoglioso di essere italiano, perche’ scopro, non grazie alla tv o ai giornali, che abbiamo musicisti, scrittori e poeti che, bistrattati e sconosciuti in vita, dopo la morte, a volte molto dopo, gli stessi critici che li hanno condannati li festeggiano, gli stessi giornali, gli stessi giornalisti.
Qualche volta si salvano per motivi che sono i piu’ strani, se Pasolini non fosse stato “misteriosamente” ucciso ci sarebbero 5, 6, 12 programmi all’anno sulla sua morte? Neppure mezzo sulla sua opera. E gli altri Pratolini, Vittorini, Berto, Sciascia, persino Moravia???
Possibile che alcuni dei nostri monumenti nazionali della letteratura valgano meno di un semaforo?
Ma i nostri monumenti letterari non hanno piu’ neppure quello spazio su RAI TRE fra le 3 e le 4 del mattino, almeno quello! No! Neppure quello!
Nel 1986 riuscii, durante il governo Craxi, con l’aiuto di Adele Cambria e di Dario Bellezza, a fare applicare per la prima volta la legge Bacchelli, in favore di Anna Maria Ortese, festeggiata oggi con tavole rotonde, libri, articoli su giornali, qualche volta dagli stessi che l’avevano emarginata in vita e che, durante la mia battaglia in suo favore, non si fecero avanti, salvo qualcuno come Leone Piccioni e qualche sparuto altro.
Quella lotta mi costo’ grande fatica e mi distrusse e allontano’ piu’ di quanto non fosse accaduto alla Ortese.

Fernanda Pivano, Arnoldo Foa’, Giovanna Mulas, il caso piu’ attuale, o Alda Merini sono e sono stati un onore per il nostro paese? Se si’, si pensi anche a loro, in vita, o almeno non si “festeggino” dopo.
Qualche volta li si vorrebbero senatori ma, accade che qualcuno poi protesti per la loro eta’ che non e’ molto diversa da quella di Andreotti! O no?

E’ possibile leggere altre lettere al seguente link: http://www.giovannamulas.it/lettera.html

Ritratto di “Lorenzo il Magnifico” tratto da wikipedia

 

 

POESIA MULTIUSO: L’AIKU-TERAPIA.

ANSIA,  ATTACCHI DI PANICO, FOBIE SPECIFICHE ED “AIKU-TERAPIA”*

 

di Zairo Ferrante

 

urlo.jpgL’ansia (da angère “stringere) è un disturbo molto diffuso.

A tutti è capitato almeno una volta nel corso della vita di sperimentare fisiologicamente tale “sentimento” di fronte ad una situazione nuova, relativamente difficile e personalmente inusuale.

La condizione patologica, a differenza di quella appena descritta, sembra essere dotata di una propria autonomia, manifestandosi apparentemente senza nessun motivo.

Inoltre la sua manifestazione patologica è di solito molto pronunciata, limitando l’esistenza ed interferendo normalmente con le normali attività quotidiane.

Si calcola che il disturbo ansioso insorge come sintomo unico ed intorno al quale si articolano vere è proprie costellazioni sindromiche, con una prevalenza, nell’arco della vita, del 30,5% nelle donne e del 19,2% negli uomini.

Il DSM IV  include nella classificazione dei disturbi d’ansia, insieme ad altre categorie, anche: gli attacchi di panico, l’agorafobia, la fobia specifica ed il disturbo ossessivo compulsivo.

L’attacco di panico viene di solito descritto come un episodio transitorio (di solito 20-30 minuti), in cui il soggetto sperimenta una sensazione di catastrofe imminente con paura di “imapazzire”o di perdere il controllo e che può associarsi all’agorafobia, in cui la condizione ansiosa si associa ai luoghi aperti.

La fobia specifica, invece, è rappresentata dalla paura intensa nei confronti di cose o situazioni che nella normalità non racchiudono nessun pericolo.

Infine, il disturbo ossessivo compulsivo è caratterizzato dalla presenza di pensieri, impulsi o immagini coatti (ossessioni) in grado di generare ansia; a cui seguono comportamenti o azioni mentali incoercibili che sembrano alleviarla (compulsioni), creando un circolo vizioso in cui ossessioni e compulsioni si susseguono andando ad influenzare non poco la vita di chi ne è affetto.1

Molte sono state  le terapie proposte ed attuate per queste patologie.

Si va da terapie farmacologiche (ad es. B-bloccanti, antidepressivi e IMAO) ad interventi psicoterapeutici.

Tra questi ultimi, molto utili si sono dimostrati i trattamenti cognitivo-comportamentali che consistono nell’esposizione,  reale o immaginaria, del soggetto ansioso allo stimolo o oggetto ansiogeno, come ad esempio la tecnica di Wolpe o desensibilizzazione sistematica (esposizione graduale in immaginazione ovviamente sotto guida psicoterapeutica esperta).

A queste tecniche se ne sono aggiunte altre con scopo terapeutico o preventivo, come il Training autogeno di Schultz, lo psicodramma analitico, la musicoterapia, la cromoterapia e, da poco introdotta, anche la poesia-terapia.

“La poesia-terapia o psicopoetry è una metodologia creativa ed alternativa a quelle tradizionali di aiuto alla mente, fondata su tecniche specifiche di utilizzo della scrittura poetica e della lettura di poesie, con finalità di consapevolezza e supporto a stati emotivi e cognitivi (pensieri) che sono importanti per la crescita ed il benessere psicologico di una persona e che può venire affiancata dall’utilizzo di altre tecniche, metodi e strumenti.”2

Ecco che in questa ottica vorrei introdurre il concetto, personale e per adesso non suffragato da studi scientifici (almeno per quanto mi è dato sapere), di Haiku-Terapia” nell’ambito dei disturbi d’ansia.

“L’Haiku è una poesia dai toni semplici che elimina i fronzoli lessicali e le congiunzioni e trae la sua forza dalle suggestioni della natura e le sue stagioni; fu creato in Giappone nel secolo XVII e deriva dal tanka, componimento poetico di 31 sillabe (o meglio, 31 morae) che risale già al IV secolo. Il tanka è formato da 5 versi di 5-7-5-7-7 morae rispettivamente. Eliminando gli ultimi due versi si è formato l’haiku che per l’estrema brevità richiede una grande sintesi di pensiero e d’immagine.”3

Sintesi che, a mio avviso, potrebbe essere utile (ovviamente associata alle comuni terapie e sempre sotto la sorveglianza di uno Specialista) per prendere coscienza della situazione scatenante il disturbo e rappresentare un utile aiuto proprio nell’ambito di quei trattamenti cognitivi comportamentali sopramenzionati che, sfruttando l’immaginazione, cercano di mettere in atto una desensibilizzazione.

Inoltre, a differenza degli altri componimenti poetici a schema libero, l’Haiku impone la conta delle sillabe, quindi impegnarsi nella sua composizione può spostare l’attenzione dallo stato d’animo e dalla situazione ansiogena, donando un sollievo momentaneo.

Infine, non dovrebbe essere sottovalutata neanche la valenza simbolica che l’Haiku potrebbe assumere a livello inconscio in queste situazioni e che consisterebbe nel riuscire a racchiudere l’oggetto ansiogeno e la propria ansia in un contenitore idealmente piccolo e finito come quello di tre versi, donando ulteriore forza e motivazione a colui che lo compone.

 

*Questo articolo non vuole assolutamente assumere una valenza scientifica.

Si tratta di una semplice considerazione/teoria puramente personale che non deve assolutamente essere scambiata o andare a sostituire le comuni terapie.

Inoltre è necessario che chiunque creda di essere affetto da queste o altre patologie si rivolga ad un Medico di fiducia o ad un serio Specialista, che rappresentano le uniche figure in grado di poter fornire un valido aiuto in tali situazioni.

 

Fonti:

1) Giberti, Rossi: Manuale di Psichiatria VI edizione casa editrice Piccin.

 

2) http://www.benessere.com/psicologia/arg00/poesia_terapia.htm

     La cui biografia è tratta da:

     -Bartalotta G., 2003, Manuale di arte terapia poetica. La poesia per liberare il nostro inconscio,        Edup, Roma.

     

     -Revault J.Y., 2005, Guarire con la scrittura, Red Edizioni, Milano.

     -Monaco M., 2006, Dei giorni di sole e delle notti di pioggia:dalla poesia alla poesia-terapia, in press, Palermo.

 

3) http://it.wikipedia.org/wiki/Haiku

 

**Quadro: “L’urlo” di Munch