DIVERSO DA CHI?

UN PERCHE’ DELLA POESIA

di Zairo Ferrante

 

Maria_Magdalene_crucifixion_detail.jpgE’ da tempo che promuovo l’utilizzo della Poesia come mezzo d’introspezione.

Un’introspezione non fine a se stessa, non puro egoismo.

Guardasi dentro significa si… cercare di capirsi, vuol dire certamente prendere atto dei propri limiti e dei propri “daimon”; ma la vera introspezione si compie solo quando si proiettano le proprie conclusioni all’esterno.

Introspezione vuol dire capirsi per capire, un pensiero è realmente positivo solo quando produce dei frutti tra la gente e per la gente.

Capire se stessi senza sforzarsi di comprendere, se non di aiutare, il prossimo è un lavoro vano ed in alcuni casi addirittura controproducente, perché può rendere schiavo dei propri limiti senza aiutare a superarli.

Ecco che la lettura di una Poesia con annesso lo sforzo cui siamo obbligati a sottoporci per comprenderla e per comprendere chi l’ha scritta, può regalarci un valido sistema per entrare in sintonia con i nostri possibili interlocutori, al fine di evitare che la società si divida sempre di più tra chi non è compreso e tra chi non vuole comprendere.

L’Anima esiste, è una qualità di tutti e se La si riesce a leggere e decriptare può davvero donare tanto.

A tal proposito vi propongo una lettera tratta dall’illuminante blog di Don Franco Barbero che, Lui stesso, con estrema gentilezza d’Animo mi ha permesso di “rubare”.

 

 

UNA LETTERA FIRMATA

Caro Don Franco

Sono una ragazza di 29 anni che ama una ragazza.

Non sono credente, purtroppo, a volte mi viene da dire, ma volevo ringraziarla con tutto il cuore per quello che fa, per quello che rappresenta, perché le assicuro che nelle sue parole di pace, di accettazione di accoglienza, tutti, credenti, non credenti, troviamo ristoro e serenità.

A forza di sentirsi appellare come esseri immorali, depravati e incapaci di amare, a volte si finisce per aver paura di essere veramente così, ci si pone la domanda “ma sarà vero, se tutti me lo dicono ci sarà un motivo!”e, in conseguenza di questo ci si auto emargina, ci si toglie importanza, come se si avesse meno diritto ad una dignità personale, come se la propria esistenza non avesse valore in quanto tale, ma in quanto tollerata da una produttiva, sana  eterosessuale cerchia della società. Ci si sente, in altre parole, realmente esseri umani di serie b.

Anche per questo e per quel che può valere, le sono vicina e la appoggio, sperando che sempre più esseri umani possano camminare fianco a fianco come fratelli, con rispetto, con tolleranza, nel comune sforzo di ricerca della libertà e della dignità di ogni individuo.

Con rispetto e affetto

Enrica

 

LA RISPOSTA

Cara Enrica,

la sua presentazione fuoriesce da tutte le definizioni e categorie, ma è ciò che dà sostanza e valore a tutta la nostra gioia e fatica di vivere.

Le auguro di essere sempre “una donna che ama”. Solo il pregiudizio e la violenza impediscono ad una donna di amare un’altra donna, ad un uomo di amare un altro uomo.

Trovo straordinariamente intelligenti e realistiche le sue considerazioni. Chi non rientra nel modello unico, deve compiere un lungo cammino per non lasciarsi seppellire sotto una montagna di pregiudizi, luoghi comuni, sguardi e parole sprezzanti. Ma, soprattutto, esiste una congiura per convincere il “soggetto sbagliato” che, al più, potrà guadagnarsi un po’ di tolleranza. Così ancora si esalta la magnanimità di chi tollera i “diversi”.

Quante volte, essendo un prete anomalo, mi sono domandato se non ero io fuori strada, se le mie non erano deviazioni mentali, se non mi ero messo fuori dal sentiero del Vangelo. I sorrisi sprezzanti, l’emarginazione istituzionale, la povertà economica, i richiami e le deplorazioni ufficiali… mi hanno spesso richiesto molto energie per conservare quel tanto di autostima, di pace e serenità che sono necessarie per una vita dignitosa. Poi la fiducia in Dio, il sostegno di tante persone come lei, il mio piccolo lavoro quotidiano e lo sguardo attento al crescente movimento internazionale per i diritti, mi hanno dato la possibilità di sentirmi una persona né inferiore né superiore. Oggi, ormai vicino alla fine della mia vita, sento che di una esistenza resta solo l’amore ricevuto e dato.

La ringrazio, carissima Enrica, per la sua vicinanza e per l’appoggio che mi è prezioso. Lei ha davanti una vita intera da vivere con intensità e fiducia; una vita intera con l’orizzonte e l’impegno per la fraternità e la libertà di essere se stessi, se stesse.

Con profonda stima e con tanto affetto

          don Franco

don Franco Barbero

 

 

DIVERSO DA CHI?ultima modifica: 2010-10-04T12:10:00+00:00da zairo-ferrante
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento